Arrestato Steve Bannon. Così sostenne il governo gialloverde

Arrestato Steve Bannon. Così sostenne il governo gialloverde

Un osservatore esterno, come amava definirsi, ma anche qualcosa di più visto che non ha mai nascosto di aver caldeggiato a Matteo Salvini un accordo con l’allora capo politico del Movimento Luigi Di Maio. Bannon vide nel governo gialloverde la realizzazione di un progetto politico a cui lavorava da tempo. E lui, teorico dell’ ‘alt-right’ americana, la destra alternativa, cominciò a spendere molto tempo in Italia, avamposto della rivoluzione populista in Europa. ALL’INTERNO IL DOCUMENTO DEL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA AMERICANO

di Redazione Politica

Nelle settimane successive alla nascita del governo gialloverde Steve Bannon era un fiume in piena: “Roma oramai è il centro della politica mondiale. Quello che sta accadendo qui è straordinario. Non c’è mai stato in tempi moderni un vero governo populista. Ora c’è”. Pochi come l’ex stratega di Donald Trump, arrestato oggi negli Usa con l’accusa di appropriazione indebita, manifestarono con tanta energia il proprio entusiasmo per l’accordo politico che fece nascere il primo governo Conte.

Steve Bannon e Matteo Salvini

Un osservatore esterno, come amava definirsi, ma anche qualcosa di più visto che non ha mai nascosto di aver caldeggiato a Matteo Salvini un accordo con l’allora capo politico del Movimento Luigi Di Maio. Che qualcosa in Italia stesse cambiando Bannon lo respirava nell’aria. A poche ore dall’apertura delle urne, il 4 marzo 2018, fu intercettato per le strade di Roma: “Passerò molto tempo in Europa. Qui c’è l’avanguardia del populismo. Sento il clima che portò all’avvento di Trump. Quest’elezione è cruciale per il movimento populista globale“.

L’Italia “centro dell’universo della politica”

Bannon vide nel governo gialloverde la realizzazione di un progetto politico a cui lavorava da tempo. E lui, teorico dell’ ‘alt-right’ americana, la destra alternativa, cominciò a spendere molto tempo in Italia, avamposto della rivoluzione populista in Europa. Aumentarono le sue interviste, i suoi interventi a conferenze e manifestazioni di partito: “Il mondo intero sta guardando all’Italia. è arrivato il momento di celebrare questo grande cambiamento“. Bannon ha sempre manifestato apertamente il suo apprezzamento per leader dei due partiti che hanno sostenuto il primo governo Conte: “Salvini e Di Maio sono bravissimi. Il popolo italiano ha dimostrato di volersi riprendere in mano il proprio destino. Il voto ha dimostrato che le persone sono stanche dell’establishment. E l’èlite ha gettato la maschera per mostrare il suo vero volto”.

L’èlite, il suo principale nemico: l’establishment, o ‘il partito del diavolo’ come era solito definirlo. Quello che a suo avviso dall’Europa stava dando battaglia al governo gialloverde in Italia e che vedeva in Emmanuel Macron il suo esponente principale. Un partito che per Bannon aveva le ore contate, schiacciato dal vento dell’antipolitica: “Gli esponenti del M5s non hanno una formazione politica”, aveva detto intervistato a Roma dalla Cnn. “Il leader, Luigi di Maio, è un ex cameriere mentre il sindaco di Roma, una donna, giovane, penso sia una ex segretaria“, riferendosi a Virginia Raggi, ma ignorando la sua laurea in Legge.

Il discorso ad Atreju, il sostegno a Salvini

In quel periodo l’unica amarezza dalla politica romana per Bannon venne dal mancato coinvolgimento di Fratelli d’Italia nel governo Lega-M5s. “L’Italia ora è il centro dell’universo della politica“. disse ed aggiunse ancora: “Sono venuto qui per dirvi che non siete soli. La Brexit, l’elezione di Trump e quello per cui avete votato a marzo 2018… è tutto collegato“.

Da qui il motivo di scegliere l’Italia come patria politica d’adozione: “L’Italia è il centro dell’universo della politica”. Poi un appello ai ‘patrioti’ italiani: “Alzatevi e combattete il partito di Davos”. Il palcoscenico italiano gli servi’ per il lancio di ‘The Movement‘, la sua creatura politica, una coalizione transnazionale di sovranisti. Non solo l’Italia. Qualche soddisfazione Bannon l’ha avuta anche dai suoi legami con altri Paesi. La vera delusione però arrivò con la crisi di governo aperta da Salvini ad agosto 2018.

La Certosa di Trisulti, la sua scuola di sovranismo italiana

Eppure la fiducia nel leader leghista non venne a mancare: “Ha commesso un paio di errori ma nei prossimi sei mesi farà un grande ritorno”, profetizzava lo scorso giugno. L’Italia sarebbe rimasta comunque al centro del suo laboratorio politico. Anche perché è in Italia che Bannon ha progettato la sua scuola internazionale dei sovranisti: la Certosa di Trisulti, nel comune di Collepardo, Frosinone. Qui doveva nascere la sua accademia del nazionalismo tramite la sua associazione Dignitatis Humanae Institute

La Certosa di Trisulti

Ma il progetto non è mai decollato, frenato anche dalla richiesta di revoca della concessione da parte del Governo. Nel dicembre 2019 il Tar ha bloccato lo sfratto della scuola sovranista. Partita che ora rischia di ingarbugliarsi ulteriormente con i guai legali della mente della destra alternativa americana. 

Secondo le imputazioni contenute nell’incriminazione depositata presso la Corte federale di Manhattan, Bannon, uno dei principali esponenti dell’alt-right, o “destra alternativa”, e i tre soci Brian KolfageAndrew Badolato e Timothy Shea, “hanno escogitato una truffa ai danni di centinaia di migliaia di donatori” in relazione alla campagna di crowdfunding che ha raccolto oltre 25 milioni di dollari.

Sul sito del Dipartimento di Giustizia Usa si legge: “Kolfage, 38 anni, di Miramar Beach, Florida, Bannon, 66 anni, di Washington, D.C., Badolato, 56 anni, di Sarasota, Florida, e Shea, 49 anni, di Castle Rock, Colorado, sono accusati dei reati di frode e associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro, ciascuno dei quali comporta una pena massima di 20 anni di carcere. Le pene massime previste dalla legge sono prescritte dal Congresso e sono qui fornite solo a scopo informativo, poiché qualsiasi condanna degli imputati sarà determinata dal giudice“.

“Non solo hanno mentito ai donatori, hanno tramato per nascondere la loro appropriazione indebita di fondi creando fatture e conti fittizi per riciclare donazioni e coprire i loro crimini, senza mostrare alcun rispetto per la legge o la verità”, ha sottolineato Philip Bartlett, a capo della divisione che ha lavorato all’indagine.

We Build the Wall” era stata lanciata come campagna GoFundMe alla fine del 2018, con l’obiettivo di raccogliere direttamente dal pubblico il denaro necessario per costruire un muro anti migranti alla frontiera del Messico, malgrado l’opposizione del Congresso a quella che era una delle maggior promesse elettorali del presidente americano Donald Trump.

Brian Kolfage, Il veterano dell’Air Force, aveva dichiarato di essersi impegnato gratuitamente per la causa e che il 100% dei fondi raccolti sarebbero serviti a costruire il muro. In realtà avrebbe utilizzato a fini personali oltre 350mila dollari. A sua volta Steve Bannon si è appropriato di più di un milione di dollari tramite una organizzazione no profit da lui controllata.

Secondo l’atto d’accusa del Gran Giurì, Kolfage avrebbe utilizzato il danaro per ristrutturare la sua casa, per pagare una barca, un Suv, una golf cart, gioielli, chirurgia estetica, pagamento di tasse e delle spese della carta di credito. Bannon e gli altri imputati, hanno usato i fondi per viaggi, alberghi, carte di credito, in ogni caso nulla che avesse a che fare con la costruzione del Muro, e poi verso un società fantasma, grazie a fatture false

Jared Kushner e la moglie  Ivanka Trump

Steve Bannon, 66 anni, ad agosto 2017 fu sollevato dall’incarico di capo stratega alla Casa Bianca . Dopo essere tornato a dirigere Breitbart News, lasciò nel 2018 dopo l’uscita del libro “Fire and fury” in cui lui criticava Ivanka Trump e suo marito Jared Kushner. Ad oggi, Bannon sostiene molti movimenti di destra e populisti europei come il Rassemblement National francese, il Partito per la Libertà olandese, l’Alternativa per la Germania, ed in Italia la Lega di Matteo Salvini.

La procuratrice di New York Audrey Strauss “ha elogiato l’eccezionale lavoro investigativo dell’USPIS degli agenti speciali dell’ufficio del procuratore degli Stati Uniti e per l’assistenza, l’ufficio della procura del distretto settentrionale della Florida”.

Documento-arresto-Bannon

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