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6 Ottobre 2022 16:31
6 Ottobre 2022 16:31

Arrestati 7 appartenenti alla Marina Militare per concussione

Questa mattina all’alba i Carabinieri della Compagnia di Taranto guidati dal colonnello Giovanni Tamborrino hanno arrestato per concussione, in concorso tra loro, cinque ufficiali della Marina Militare italiana, un sottufficiale e un dipendente civile del Ministero della Difesa.  Gli arrestati sono stati catturati presso i luoghi ove dimorano e prestano il loro servizio (Roma, Napoli e Taranto).

 L’operazione è stata eseguita su ordinanza di custodia cautelare del GIP presso il Tribunale di Taranto, dott. Pompeo Carriere, a seguito di un’articolata indagine diretta dalla Procura jonica nella persona del Sostituto Procuratore dott. Maurizio Carbone.

L’indagine ha preso avvio nel marzo del 2014, in occasione dell’arresto in flagranza di reato di Roberto La Gioia, 45enne tarantino, un Capitano di Fregata della Marina Militare, Capo del V Reparto di MARICOMMI Taranto,  che avvenne all’interno del suo ufficio, sorpreso dai militari dell’ Arma,  dopo aver riscosso una tangente da un imprenditore locale, che aveva denunciato qualche giorno prima ai Carabinieri quanto subiva ormai ininterrottamente da anni. L’ufficiale nell’occasione fu indagato per concussione nei confronti di una serie di imprenditori locali, assegnatari di servizi per conto della Pubblica Amministrazione nell’ambito degli appalti gestiti dalla direzione di Commissariato per la Marina Militare di Taranto.

Dopo l’arresto del graduato, furono perquisiti il suo ufficio e l’abitazione, con conseguente sequestro di copioso materiale informatico e cartaceo, nonché di una somma di denaro contante, suddivisa in singoli mazzi, per un ammontare complessivo pari a 44.000,00 euro.

L’analisi del materiale sequestrato, gli interrogatori nei confronti dell’indagato, le numerose perquisizioni eseguite presso le sedi delle ditte che avevano rapporti commerciali con la Marina Militare, l’escussione di persone informate sui fatti (imprenditori soprattutto), l’acquisizione di documenti, nonché l’ascolto di utenze telefoniche intercettate, hanno permesso di costruire un quadro investigativo tale da individuare le responsabilità penali in capo a quei comandanti, succedutisi nell’arco degli ultimi dieci anni in reparti che trattano la gestione degli appalti con le imprese che forniscono servizi per la Marina Militare in Taranto.

In pratica, se gli imprenditori non avessero pagato una tangente pari al 10% del valore dell’importo dell’appalto assegnato, avrebbero subito ritorsioni come il ritardato pagamento delle fatture o, addirittura, l’ingiusta esclusione dalle gare.

La tangente riscossa dall’ufficiale preposto veniva suddivisa in quote in base al numero di soggetti protagonisti dell’iter amministrativo che seguiva la pratica in oggetto: vi era da remunerare colui che dal comando di vertice assicurava la copertura finanziaria sui relativi capitoli di bilancio; occorreva ringraziare chi autorizzava l’atto di spesa; si doveva condividere l’introito con chi sottoscriveva l’atto dispositivo; bisognava accattivarsi chi materialmente contabilizzava assegni e provviste; per, infine, mantenere una quota destinata al manovratore dell’apparato, che si interfacciava direttamente con la vittima del sistema. Il tutto naturalmente suddiviso in percentuali formulate in base all’importanza che rivestiva nel procedimento ogni singolo attore.

La macchina inquirente, in cinque mesi di indagine, ha scoperto un “vero e proprio pizzo – come letteralmente recita il GIP nella sua ordinanza – imposto in modo rigido e con brutale e talora sfacciata protervia, e che ha causato nel complesso danni notevoli sia alle singole imprese che all’intera economia locale, sostanzialmente alla stregua dell’agire della malavita organizzata, ma con – in peggio e in più – l’aggravante dell’essere tali deplorevoli condotte poste in essere da dipendenti (civili e, in massima parte, militari) dello Stato, che hanno giurato fedeltà alla Repubblica e all’osservanza delle regole, innanzitutto deontologiche, dell’ordinamento di appartenenza.

In pratica, il “sistema” ideato faceva si che gli imprenditori concussi fossero vittime di una “vera e propria prassi illecita che si trasferisce da un comandante all’altro, in un ideale passaggio di consegne, più o meno tacito”.

Questa mattina sono stati arrestati il Vice-Direttore di MARICOMMI Taranto, due ex Vice-Direttori, un ex Capo Reparto, un sottufficiale Capo Deposito, un dipendente civile addetto alla contabilità del reparto e un Capo Ufficio del settore logistico dello Stato Maggiore della Marina Militare con l’accusa di concussione, tutti a vario titolo, poiché in concorso tra loro abusando delle loro qualità e dei loro poteri, con la minaccia di ostacolare la regolare emissione dei mandati di pagamento per la esecuzione dei lavori di manutenzione e forniture di servizi e materiale loro affidati per conto della MM, costringevano vari imprenditori a versare materialmente al capo del V Reparto di MARICOMMI, in tempi diversi, più somme di denaro non dovute per importi variabili e altre utilità, per un valore complessivamente comunque equivalente al 10 % circa dei profitti derivanti dai servizi svolti. Somme che il Capo Reparto provvedeva a distribuire successivamente in diverse parti percentuali secondo gli accordi tra loro intervenuti.

Chi sono gli arrestati. Le sette persone tradotte in carcere dai militari dell’ Arma nell’ambito dell’indagine sulle tangenti imposte sugli appalti della Marina Militare, sono cinque ufficiali attualmente in servizio a Napoli, Roma e Taranto, un sottufficiale e un impiegato ( entrambi in servizio a Taranto). Sono tutti indagati in concorso con il capitano di fregata Roberto La Gioia, di 46 anni, ex responsabile di Maricommi, arrestato il 12 marzo del 2104 ed attualmente e sottoposto all’obbligo di firma. A finire in carcere carcere sono stati il capitano di fregata Riccardo Di Donna, di 45 anni (in servizio presso lo Stato Maggiore della Difesa-Roma); il capitano di fregata Marco Boccadamo, di 50 anni (anch’egli presso lo Stato Maggiore Difesa-Roma);  il capitano di vascello Attilio Vecchi, di 54 anni (in servizio presso il Comando Logistico di Napoli);  il capitano di fregata Giovanni Cusmano, di 47 anni (in servizio a Maricentadd Taranto); il capitano di fregata Giuseppe Coroneo, di 46 anni (vice direttore Maricommi Taranto); il luogotenente Antonio Summa, di 53 anni (V reparto Maricommi Taranto); e Leandro De Benedectis, di 55 anni (dipendente civile di Maricommi Taranto).

Nel corso delle operazioni sono state eseguite diverse perquisizioni che hanno consentito di sequestrare materiale informatico, cartaceo e buoni carburanti.

La nota della Marina Militare In merito a quanto accaduto, in una nota diramata dall’ Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione della Marina Militare si rappresenta che “ribadendo il proprio pieno sostegno all’azione della Magistratura, la Marina Militare ha incrementato al proprio interno le attività ispettive e di controllo finalizzate a prevenire e contrastare il fenomeno della corruzione, a salvaguardia del personale che presta quotidianamente servizio con spirito di sacrificio e senso dello Stato, compiendo il proprio dovere anche a rischio della vita“.

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