E’ tornato in Commissione parlamentare d’inchiesta Covid l”affaire’ mascherine durante l’emergenza Covid del 2020. Al centro questa mattina dell’audizione di Marco Spadaccioli, dipendente della Adaltis Srl, che ha rilasciato alcune dichiarazione sul ruolo dell’avvocato Luca Di Donna, collega nello stesso studio dell’ex premier Giuseppe Conte. Il nodo il pagamento di 454mila per una consulenza. “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per – credo – la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste”, ha detto Spadaccioli rispondendo alle domande dei parlamentari.
Incalzato dalle domande della capogruppo di Fdi Alice Buonguerrieri, il general manager della società Marco Spadaccioli ha riferito di aver versato 454mila euro agli avvocati Luca Di Donna e Giuseppe De Luca, legali dello studio Alpa, dove il leader grillino ha svolto la professione. “Se gli adempimenti oggetto di contratto li ha effettuati la società – ha chiesto la Buonguerrieri a Spadaccioli in Commissione – questi 360mila euro che si aggiungono ai 93mila pagati in precedenza, per che cosa sono stati pagati a questi avvocati?”. La risposta di Spadaccioli è tanto chiara quanto secca: “Possono essere stati pagati per le attività di controllo dei documenti prima di incaricarli e credo per la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altra attività”. Quindi, 454mila euro per qualche controllo e una lettera, senza adempimenti ulteriori. È solo l’ultimo risvolto raccontato dall’inchiesta dell’organo presieduto da Marco Lisei, anch’egli di Fdi.
Sulla base di quanto emerso in Commissione, l’ avvocato Di Donna ha avvicinato più di un imprenditore, ricevendoli nello studio di Guido Alpa (giurista di fama nazionale, ora defunto, che con l’ex premier ha provato a strappare il simbolo grillino a Beppe Grillo). Di Donna a questo punto, ha chiesto “percentuali milionarie per risolvere problemi o procurare commesse con la struttura commissariale – ha fatto presente la Buonguerrieri – mascherando tutto, da quanto riferito dagli auditi, dietro una consulenza legale“. Adaltis, JC Electronis, R Safety e Jarvit Srl. La società Adaltis è stata l’unica che ha pagato la consulenza a Di Donna (il 10% della commessa, come richiesto in tutti gli altri casi) ed è anche l’unica non a caso quindi ad aver effettuato due forniture. Gli altri, che non hanno accettato di pagare le consulenze ( per non definirle tangenti…) richieste, sono rimasti a bocca asciutta.

Conte: “Fratelli d’Italia rimesta nel fango ma gli torna addosso”
Immediato l’intervento di Giuseppe Conte nella doppia imbarazzante veste di ex-premier e componente della commissione Covid “Cari esponenti di centrodestra: non perdete tempo, perché non troverete mai una mia attività illecita. Potete stare qui dieci anni, vent’anni, trent’anni. Anche perché io, a differenza vostra, quando ci sono state delle indagini e c’è stata l’opportunità, mi sono subito presentato al Tribunale di Brescia al Tribunale di Roma. Sono andato e ho spiegato tutto. È stato tutto immediatamente archiviato”. così il leader del Movimento 5 stelle. E su ciò che è accaduto oggi in commissione Covid l’ex premier aggiunge: “È successa una cosa gravissima rispetto a tutte le irregolarità commesse in commissione Covid. Ovviamente si sono presi un calcio sui denti perché chi è stato ascoltato ha spiegato che Conte non è mai intervenuto, non ha mai fatto avere una notizia, ha chiuso il suo studio quando è stato nominato presidente del Consiglio nel 2018“.
“Non ho mai suggerito di andare da un altro avvocato. Non ho mai avuto un rapporto societario o un contratto di società con altri avvocati, non sono più tornato in quei luoghi o materialmente in quello studio e non ho più ricevuto coloro che continuano a fare gli avvocati di cui si sta parlando in questi giorni. Quindi, cari esponenti di Fratelli d’Italia, voi potete rimestare nel fango, ma il fango vi viene addosso, perché solo la vostra malafede vi può far perdere tutto questo tempo”, conclude Conte rispondendo alle polemiche di Fdi sulla sua presenza nella Commissione parlamentare di inchiesta Covid.
Presidente Commissione: “Opposizioni? Sorprendono polemiche surreali e infondate”
“Tutte le attività sono state svolte in maniera assolutamente legittima seguendo tutte le regole previste per le Commissioni d’inchiesta; sono passate in ufficio di presidenza non una, bensì due volte senza che le opposizioni contestassero nulla di quelle attività quindi le polemiche di oggi sorprendono totalmente”. Lo ha dichiarato Marco Lisei (FdI), presidente della Commissione parlamentare di inchiesta Covid, replicando alle opposizioni che in polemica con la delega ai consulenti a “effettuare interrogatori di semplici cittadini in un commissariato di polizia” hanno abbandonato i lavori odierni dell’organismo parlamentare e chiesto le dimissioni del presidente.
“Si tratta di attività normalissime per le Commissioni d’inchiesta quindi trovo le polemiche surreali e totalmente infondate sia perché l’opposizione era informata di queste attività sia perché sono attività totalmente legittime”, continua Lisei esprimendo la sua “solidarietà ai consulenti attaccati in maniera poco consona” che aggiunge “Questa è la terza-quarta richiesta di dimissioni da parte dell’opposizione quindi non sono particolarmente preoccupato. Oggi c’erano due audizioni molto importanti e significative che secondo me meritano molta più attenzione di una polemica che non ha nessun fondamento”.

Conte nega e offende. Ma le carte lo smentiscono
“Ricostruzioni arbitrarie e fantasiose, Guido Alpa non ha mai tramato nelle vicende M5s dietro allusioni livide e pretestuose c’è la fragilità professionale di certo giornalismo”. Giuseppe Conte non ha preso bene la ricostruzione offerta ieri dal quotidiano Il Giornale, dalla quale emergerebbe un ruolo del suo mentore Guido Alpa nella vittoriosa scalata dell’ex premier al M5s, strappato al fondatore Beppe Grillo, che rivendica la proprietà di nome e simbolo.
Purtroppo per Conte le fonti giudiziarie della ricostruzione sono autentiche e verificate, talmente “pesanti” da smontare non solo la versione dell’ex premier e anche capaci di ricostruire la vera trama dei rapporti intorno allo Studio legale Alpa, intercettato durante il periodo Covid. Già, perché a parlare con colui che Conte definisce “giurista brillante e raffinato” era uno dei discepoli del mentore di Conte, vale a dire Luca di Donna. Sì, proprio l’avvocato che si sarebbe offerto come “mediatore” con la struttura commissariale di Domenico Arcuri per la compravendita delle mascherine, mascherando la sua moral suasion attraverso un ritocco dei prezzi dei dispositivi. Come ha confermato in commissione Covid uno degli imprenditori che a lui si è rivolto durante la pandemia.

La telefonata intercettata tra gli avvocati Alpa e di Donna è del 2 aprile 2021. quando da un paio di mesi Conte ha perso Palazzo Chigi , proprio il giorno prima è stato il suo “gran ritorno sulla scena” con la diretta streaming da 100mila like e soprattutto con la scelta di stare col Pd nell’area “progressista e riformista alternativa al centrodestra” e del ripensamento dei rapporti con Rousseau e Davide Casaleggio in cambio di un possibile addio al tetto ai due mandati, che invece Grillo aveva ribadito. I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma che ascoltano i due annotano: “Alpa e di Donna discutevano sull’operato di tale Giuseppe che si comprendeva essere l’ex presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte. I due riflettevano su come potessero aiutare Giuseppe nell’organizzazione di un partito“.
Pacifico che si parli del nuovo M5s 2.0. Alpa chiede a di Donna: “…Se poi se vuoi dargli una mano ad organizzare il partito?”. Di Donna: “Eh si io… capito… di opportunità ce ne ho diverse dal punto di vista anche di adesioni, di cose, insomma di persone”. E Alpa insiste sul punto, parlando al plurale: “Poi un giorno dovremo andarlo a trovare per parlare di questo, puoi andare tu separatamente…“, con di Donna che acconsente e aggiunge “eh ci ho tre ass… tre associazion… ci ho poi un sacco di… un sacco di persone”. La conversazione si interrompe.

Da queste intercettazioni che incredibilmente la Procura di Roma non ha ritenuto interessante, emerge che Alpa aveva in mente di aiutare Conte a rilanciare i Cinque stelle chiedendo a di Donna – persona da cui Conte ha voluto prendere le distanze dopo le accuse riferite alle mascherine – “di portare nuovi iscritti e associazioni”. Ma c’è una postilla molto interessante che i carabinieri annotano e che non sarebbe mai stata collegata alle indagini sulle mascherine. “Sempre con riferimento ai rapporti intrattenuti con le istituzioni dagli avvocati di Donna e Gianluca Esposito (l’altro legale dello studio Alpa che si era offerto di mediare con Arcuri in pandemia ad alcuni imprenditori, ndr), si segnala il “seguente sms, inviato, in data 12.3.2020 alle ore 8,51, da Esposito all’avvocato Alpa: “Caro Guido, ecco il numero di Domenico Arcuri, 33X 56XX se fai a lui un flash su di me per supportarlo ne sarà felicissimo. Grazie a presto“.

E’ comprovato quindi che il “mentore” Guido Alpa ben conosceva l’ avvocato di Donna, e che gli aveva chiesto di dare una mano a Conte per rilanciare i Cinque stelle e farlo diventare “il partito” dell’ex premier e a lui Esposito avrebbe dato il cellulare di Arcuri per metterlo in contatto il 12 marzo 2020, pochissimi giorni dopo il primo lockdown e prima dell’affaire mascherine cinesi farlocche da 1,2 miliardi con vari mediatori legati ad Arcuri. Ma questa è, per ora, un’altra storia su cui Conte tace…
Nello studio Alpa, per chiudere il cerchio, era di casa anche il notaio Alfonso Colucci – eletto nel listino M5s blindato e agguerrito fan di Conte, guarda caso…. componente della in commissione Covid – uno dei pochissimi ad aver partecipato fisicamente agli scontri privati tra Conte e Grillo sulla leadership. È lui ad aver redatto gli statuti M5s nel 2021 che hanno spianato la strada a Conte, è lui ad aver certificato come notaio il voto degli iscritti M5s sullo stesso statuto (che il tribunale di Napoli contesterà, accusandolo di “errati riferimenti normativi”. ) ed è lui ad aver collaborato al Commentario Ipsoa al Codice Civile curato da Guido Alpa e Vincenzo Mariconda (edizione 2013, Wolters Kluwer), di cui si vanta nel curriculum.

Non sappiamo se anche queste ricostruzioni verranno giudicate “pretestuose”, ma sui protagonisti delle trame che durante la pandemia hanno probabilmente fatto fuori Grillo è caduta non solo la maschera, ma anche qualche mascherina. Cos’altro aggiungere …?





