La commissaria della Polizia Locale di Milano Ilenja Sabato, 43 anni, e altri quattro agenti Denni Dileo, 27 anni, Mattia Rignanese, 28 anni, Rosario Piscopo, 35 anni, e il 54enne Vincenzo Compagnone sono stati arrestati e accompagnati in carcere a San Vittore con le accuse di peculato e una serie di falsi legati alla redazione dei verbali dell’intervento in cui hanno simulato una compravendita di hashish fuori dal territorio in cui potevano operare. L’accusa è di essersi intascati 1.450 euro durante un arresto per droga eseguito lo scorso 16 luglio a Milano. L’inchiesta del pm Giovanni Tarzia condotta dal Nucleo radiomobile della stessa Polizia Locale è nata dalla denuncia dell’avvocato del presunto pusher arrestato. La squadra è anche indagata per arresto illegale. La misura cautelare della custodia in carcere è stata eseguita nella mattina di ieri 6 agosto. Uno dei nomi non è nuovo alle cronache giudiziarie: l’agente Compagnone, 54 anni, è già finito a processo a Milano per lesioni nei confronti di Bruna, la donna transessuale aggredita a manganellate nel maggio del 2023.
L’episodio risale al 16 luglio. L’attività della squadra operativa era stata avviata — scrivono gli stessi indagati — da una segnalazione “ritenuta attendibile di una fonte confidenziale” che indicava un 29enne come “dedito all’attività di spaccio”, tra Milano e la confinante Corsico. Quel verbale che non sarebbe l’unico, in quanto sono in corso verifiche, era stato predisposto ad arte per “camuffare” quello che è stato a tutti gli effetti un arresto illegale.

Falso il luogo dell’arresto, avvenuto peraltro fuori “giurisdizione”: il pusher venne fermato dal gruppo di poliziotti fuorilegge, a Corsico in un parcheggio di viale Liberazione , e non a un distributore di via Ludovico il Moro, a Milano, dove pochi minuti dopo il gruppo aveva messo in piedi una messinscena per i colleghi. Così come era stato inventato poi di sana pianta il presunto tentativo di fuga, l’aggressione agli agenti, come le immagini delle telecamere hanno dimostrato, che documentano come il pusher non fosse stato bloccato perché, una volta “accortosi della presenza degli operanti (…), improvvisamente si dava alla fuga”. Le immagini registrate dai video di sorveglianza invece mostrano come venga avvicinato da un agente in borghese, che “mi ha chiesto se avessi un accendino, e subito dopo mi ha ammanettato”.
In realtà l’arresto del pusher, era stato preceduto dalla vendita di mezzo chilo di hashish “organizzata dagli indagati nei minimi dettagli al solo fine di trarre in arresto un soggetto che loro sapevano avere precedenti” specifici, scrive il gip Elio Sparacino nella sua ordinanza di custodia cautelare della “banda” della Polizia Locale di Milano. Una cessione di droga a un’ acquirente anche lei farlocca, e ora indagata, con cui un po’ tutta la “squadretta” dai metodi molto spicci ha dimostrato d’avere parecchia confidenza. Utilizzata come una specie di «agente provocatore». La la donna in realtà non è nemmeno un’agente. La donna che ha fissato l’appuntamento al quale si è presentata con un’auto «civetta», che ha pagato e che poi è andata via indisturbata, è la sorella di un presunto pusher, che era stato oggetto di perquisizione un paio di mesi prima. perché era stato segnalato da fonti confidenziali che in casa avvenisse cessione di droga, “perquisizione conclusa con esito negativo”. La Commissaria Ilenja Sabato, inoltre è accusata di “aver falsamente attestato una condotta di resistenza da parte” dello stesso pusher che ha quindi calunniato.

Nel pomeriggio di oggi si svolgeranno gli interrogatori di garanzia davanti al giudice Elio Sparacino. Gli appartenenti al corpo di piazzale Beccaria potranno, assistiti dai loro avvocati, dare la propria versione dei fatti. Finora le accuse riguardano un solo episodio, ma gli inquirenti ritengono il quadro sia molto più grave. Va poi approfondito — sostiene il giudice — l’eventuale “supporto di ulteriori soggetti”. Come fa nascere fondati sospetti la circostanza che proprio durante l’arresto contestato del 16 luglio, il movimento della telecamera che avrebbe potuto inquadrare la scena, fino ad allora “perfettamente funzionante”, d’improvviso si sia “inspiegabilmente bloccato in diversa direzione”, per poi ricominciare a “funzionare correttamente, grazie, con ogni evidenza, a un comando dato da remoto“.
“Dalla segnalazione ricevuta – commenta il comandante della polizia locale di Milano Gianluca Mirabelli – sono bastati quindici giorni per ricostruire, con la guida dell’autorità giudiziaria, una vicenda indubbiamente dolorosa, ma che dimostra quanto il corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni. Non saranno certo cinque singoli individui a compromettere l’onorabilità di oltre 3.300 donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio dovere con dignità, rigore e profondo senso del delle istituzioni“. E sottolinea: “Dalla segnalazione, sono bastati 15 giorni per ricostruire, con la guida dell’autorità giudiziaria, una vicenda indubbiamente dolorosa, ma che dimostra quanto il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni”.
Secondo il gip Elio Sparacino, i cinque infedeli servitori dello Stato, che saranno sentiti oggi a San Vittore, hanno agito “facendo spregio delle più basilari regole di deontologia e correttezza professionale”.





