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12 Marzo 2026 17:37

Il sindaco di Taranto Bitetti resta in carica: il Tribunale ha respinto la richiesta di decadenza avanzata da un noto faccendiere

Il Tribunale di Taranto ha rigettato l'azione legale avviata dal faccendiere Salvatore Micelli, noto pregiudicato ex carcerato, che da sempre cerca di influire ed infiltrasi nella vita politica tarantina con evidenti scopi affaristici.

Con la sentenza n. 419/2026 pubblicata lo scorso 10 marzo, i giudici del Tribunale di Taranto hanno respinto la richiesta di decadenza presentata contro l’attuale sindaco Pietro Bitetti, mettendo fine all’ultima capitolo di una dura battaglia politica nata per il controllo del Consiglio comunale. A tentare la spallata giudiziaria era stato Salvatore Micelli, un faccendiere, autore di truffe alla Regione Puglia, che più volte aveva cercato di ottente appalti e concessioni dal Comune di Taranto in particolar modo durante l’ amministrazione precedente guidata dal pluri sfiduciato ex Sindaco Rinaldo Melucci

Micelli che negli ultimi tempi si era legato all’ assessore Cosimo Ciraci , assistitito dalla sua ex-compafgna, avv. Serena Micoli e dall’ avv. Nicola Lonoce si era appellato a una severa norma sulle incompatibilità degli eletti. Tutto ha origine dalla vicenda del “caso Abbate” cioè del giornalista pubblicista Luigi Abbate eletto in consiglio comunale nella precedente consigliatura a capo di una lista civica, strenuo oppositore e fustigatore del sindaco Melucci sino allorquando scomparendo e nascondendosi a casa dell’ assessore Ciraci fece venire meno con la sua mancata firma, il numero dei consiglieri comunali che si erano recati dal notaio per firmare e sfiduciare Rinaldo Melucci, che lo ricompensò con la presidenza del consiglio comunale di Taranto.

Prima di venire eletto primo cittadino, Bitetti ricopriva il ruolo di presidente del consiglio comunale sino al 7 novembre del 2024, quando l’ex maggioranza consiliare Melucci, approvò una modifica al regolamento per abbassare il quorum necessario a sfiduciarlo insediando al suo posto il voltagabbana Luigi Abbate, a seguito della quale nomina Piero Bitetti ritenendo illegittima quella squallida manovra “politica”, un ricorso amministrativo al Tar di Lecce contro il Comune di Taranto e lo stesso Abbate.

Quel vecchio ricorso amministrativo si è trasformata in una trappola a rischio per Bitetti a seguito della sua elezione a sindaco, di Taranto, in quanto la legge ritiene incompatibile chi ha contenziosi aperti con l’ente pubblico che poi è chiamato ad amministrare. Approfittando di questa situazione, presente nell’articolo 63 del TUEL, il Testo unico sugli enti locali, lo scorso 3 settembre 2025 Salvatore Micelli che in campagna elettorale si era speso per la candidatura di Francesco Tacente a sindaco, uscito sconfitto nella competizione elettorale, assistito dagli avvocati Nicola Lonoce e Serena Micoli (ex-compagna del Micelli) , si era rivolto ai giudici civili del Tribunale di Taranto esercitando l’azione popolare per chiedere la destituzione del sindaco Bitetti.

L’ avvocato amministrativista Marco Vozza difensore di Bitetti, ha però dimostrato le proprie capacità professionali giocando d’anticipo depositando la rinuncia al giudizio davanti al Tar di Lecce , notificandola l’11 settembre 2025 (cioè il giorno dopo l’azione strumentale di Micelli e dei suoi avvocati) a tutte le parti coinvolte. Una iniziativa legale tempestiva effettuata arrivata ancor prima del giorno 30 settembre, quando al Sindaco Bitetti è stata notificata la causa civile avviata dal Micelli. La normativa di Legge infatti consente all’amministratore pubblico 10 giorni di tempo dalla ricezione del ricorso per rimuovere la propria eventuale situazione di incompatibilità.

Il collegio del tribunale Civile di Taranto presieduto dal giudice Claudio Casarano constatando il puntuale rispetto dei tempi per la rimozione dell’ostacolo legale, ha quindi rigettato la domanda di decadenza avviata dal Micelli, che ancora una volta è rimasto con il cerino acceso in mano, dovendosi occupare della valanga di condanne, processi e denunce in ambito penale e civile che pendono sulla sua testa.

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