Tempa Rossa. Il Cipe rigetta la proroga per Total

Tempa Rossa. Il Cipe rigetta la proroga per Total

L’investimento previsto per  Taranto è di 300milioni di euro per la realizzazione in raffineria di due serbatoi di stoccaggio da 180mila metri cubi, oltre all’estensione del pontile petroli dell’Eni di 515 metri . Attualmente erano in corso gli scavi preliminari per la realizzazione dei due serbatoi, lavori che dovrebbero durare tre anni, mentre per i lavori per l’allungamento del pontile in questo caso sarebbero dovuti durare due anni e mezzo. Ma adesso tutto ciò è a rischio.

ROMA  – Il CIPE – Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica presieduto dal premier Giuseppe Conte, e composto a maggioranza da ministri del M5S ha rigettato nelle riunioni del 15 e 20 maggio scorso, la richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità presentata dalla Total per il giacimento petrolifero Tempa Rossa in Basilicata, e quindi bloccato le opere di sviluppo del centro sul quale la multinazionale francese e la Shell hanno già effettuato investimenti per 1,5 miliardi di euro, ed ci potrebbero essere effetti a catena sui lavori per il completamento dell’opera, con riflessi anche per l’altro terminale del progetto che è  Taranto, dove è previsto lo stoccaggio del greggio.

Da qui ne consegue una difficoltà per i futuri espropri dei terreni che diventeranno più lunghi e costosi non potendo contare più sulla dichiarazione di pubblica utilità ripercuotendosi eventualmente anche su future richieste di ampliamento del Centro olio.

Il Cipe  il 5 giugno scorso ha così deliberato:  «non approva la richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità presentata da Total E&P Italia S.p.A. relativamente alle opere per lo sviluppo del giacimento di idrocarburi in Basilicata nei comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione“,uno stop che si riflette quindi anche sui lavori del progetto Tempa Rossa per il versante tarantino, che vede coinvolta la raffineria Eni che dovrebbe ricevere 20-30mila da subito per poi diventare a regime 50mila  barili di petrolio al giorno  dal giacimento lucano. Il trasporto complessivo di petrolio dallo stabilimento di Tempa Rossa in Basilicata, attraverso la condotta interrata che dal giacimento di Corleto Perticara dovrebbe collegarsi all’oleodotto Viggiano-Taranto, viene  stimato in 2,7 milioni di tonnellate l’anno.

L’investimento previsto per  Taranto è di 300milioni di euro per la realizzazione in raffineria di due serbatoi di stoccaggio da 180mila metri cubi, oltre all’estensione del pontile petroli dell’Eni di 515 metri . Attualmente erano in corso gli scavi preliminari per la realizzazione dei due serbatoi, lavori che dovrebbero durare tre anni, mentre per i lavori per l’allungamento del pontile in questo caso sarebbero dovuti durare due anni e mezzo. Ma adesso tutto ciò è a rischio.

Secondo Total, si tratta del maggior investimento privato in corso in Italia (1,6 miliardi) che avrebbe contribuito alla creazione in fase di costruzione di 300 posti di lavoro a Taranto, fornendo così una risposta immediata e concreta ai bisogni occupazionali che affliggono la comunità tarantina nel suo complesso. Il traffico navale prodotto da Tempa Rossa di circa 90 navi/anno, ma se ne prevedono fino a 140 alla rada in mar Grande, inoltre, secondo il gruppo francese, avrebbe contribuito al traffico marittimo oggetto di una forte contrazione negli ultimi anni (dimezzato del 40% dal 2008 ad oggi), contribuendo così ad aiutare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo strategico del porto di Taranto.

Lo stop del Governo porta ad ipotizzare  qualsiasi tipo di scenario, anche se al momento (come prevedibile…) non si registrino particolari reazioni da Taranto. Lo scorso 14 giugno, nonostante la delibera negativa del CIPE, si sono incontrati  il sindaco di Taranto ed il direttore della Raffineria di Taranto Michele Viglianisi, per trovare un accordo sulle royalties, e la delegazione dell’ Eni  si era recata a Palazzo di Città per sottoscrivere l’esecutività dei progetti di compensazione della Convenzione Tempa Rossa,  che era stata firmata fondandosi sulle prescrizioni indicate del decreto Via.

Da non dimenticare che nel 2014 la stessa maggioranza di centro-sinistra che amministrava il il Comune di Taranto, all’epoca guidata da Ippazio Stefàno, ed ora da Rinaldo Melucci, aveva formalizzato la sua opposizione al progetto  «Tempa Rossa» di Eni e Total approvando una delibera che ha la forma di un atto di indirizzo al Consiglio comunale, competente ad esprimersi per legge sulle questioni urbanistiche. La giunta ha ha dato il proprio parere favorevole ad una delibera con cui si invita la massima assise cittadina, nell’ambito dell’approvazione del Piano regolatore portuale, ad impedire la realizzazione delle opere comprese nel progetto denominato «Tempa Rossa»

Adesso diventano a rischio i progetti del Comune di Taranto finanziati da Eni, che   prevedevano diversi interventi di rifacimento del manto stradale e la riqualificazione degli arredi urbani, lavori questi finanziati per la quota parte a valere sul plafond di 6 milioni di euro messo a disposizione dall’ Eni, a seguito del un protocollo d’intesa sottoscritto dal Comune di Taranto,  il 19 aprile dello scorso anno, con la joint venture “Gorgoglione” partecipata dalla compagnia francese Total, Mitsui Italia e Shell Italia,  e dal partner logistico Eni, per prevedere degli effetti di ricompensa economica in favore della città di Taranto per il progetto Tempa Rossa. Ma tutto questo non si realizzerà, con l’esultanza dei 5 Stelle, sulla base di quanto deciso dal Cipe.

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A rischio quindi lo sviluppo dell’omonimo centro oli di Corleto Perticara (Potenza), che prevedeva l’estrazione e il trattamento del greggio che poi sarà inviato alla raffineria di Taranto, mediante il già esistente oleodotto Val d’Agri-Taranto, e infine spedito via mare attraverso le navi petroliere, conseguentemente viene messo in forte dubbio  . La Total  appena 7 mesi fa aveva inaugurato a Taranto la sua nuova sede operativa a Palazzo d’Ayala Valva, un punto strategico vicino alla raffineria e al porto, che affaccia sul canale navigabile della città dei due mari, dove era stata trasferita la direzione commerciale e di shipping da Roma .

 

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