L’ ANM a Taranto minaccia di denuncia un avvocato. Un rigurgito della “casta” dei magistrati ?

L’ ANM a Taranto minaccia di denuncia un avvocato. Un rigurgito della “casta” dei magistrati ?

Contestata dalla sezione tarantina dell’ associazione dei magistrati, la decisione di di rendere “pubblicamente noti gli indirizzi delle abitazioni di vari magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari tarantini” davanti alla Corte d’assise di Taranto. Ma i magistrati non sono cittadini come gli altri ?

di Antonello de Gennaro 

CdG processo ILVAL’edizione barese del quotidiano la Repubblica ha pubblicato ieri il rigurgito di lesa maestà della sottosezione di Taranto dell’ Anm (Associazione nazionale magistrati), attraverso il suo presidente locale  il Gip Martino Rosati, che contesta la strategia processuale dell’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, di rendere “pubblicamente noti gli indirizzi delle abitazioni di vari magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari tarantini” davanti alla Corte d’assise di Taranto nel processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva.

L’avvocato Annichiarico aveva prodotto  avvalendosi del diritto processuale  e mostrato in aula alcuni cartelloni con una legenda che indica i luoghi di residenza delle parti civili ammesse, che lamentano un danno da esposizione, e di alcuni magistrati, al fine di dimostrare processualmente che in alcuni casi abitano a poche decine di metri gli uni dagli altri e sarebbero quindi da considerarsi conseguentemente anch’essi parti danneggiate. Questo “al fine di sostenere – ricorda il giudice Rosati la sua istanza di rimissione del processo in altra sede”. La notizia, aggiunge il Gip “ovviamente è stata pubblicata da vari organi di stampa“. Piccolo particolare: nessun giornale ha pubblicato gli indirizzi.

CdG casta magistratiL’Anm non intende esprimersi sulla discutibile – si legge nella nota –  conformità alla legge dell’acquisizione e del trattamento di quei dati personali sensibili da parte dell’ avvocato, che sarà semmai valutata dalle competenti autorità giudiziarie o amministrative. Merita, invece, la più ferma censura l’inopportunità della ‘declamazione’ di quei dati in pubblica udienza, tanto più perché del tutto gratuita: semmai quel difensore avesse voluto portare gli stessi a conoscenza della Corte, ben si sarebbe potuto limitare a produrle i documenti anagrafici che già si era procurato“.

Il rappresentante tarantino dell’Anm continua sostenendo che con “il suo comportamento, invece, quell’avvocato ha inutilmente esposto numerosi magistrati tarantini, abitualmente impegnati anche in procedimenti di criminalità comune e organizzata, a pericoli per la tranquillità e l’incolumità personale, propria e dei rispettivi familiari. Spetterà ai competenti organismi professionali di categoria (Ordine degli Avvocati, Camera penale o quant’altri) valutare la conformità o meno di una simile condotta alle regole deontologiche professionali e, se del caso, sanzionarla come merita“. L’Anm, conclude la nota si riserva “di valutare le più opportune iniziative nelle competenti sedi istituzionali, auspica che analoghi comportamenti tanto deplorevoli quanto, per fortuna, senza precedenti nel Foro tarantino non si ripetano più. Mai più“.

CdH magistratiNon spetta a noi valutare la deontologia dell’ avvocato Annichiarico, ma è nostro diritto come quello di tutti i cittadini,  di criticare i magistrati secondo quanto ha sentenziato la 5a sezione penale della Suprema Corte di Cassazione: “”La legittima critica dei cittadini non deve limitarsi soltanto alle decisioni assunte ed alle motivazioni che le sorreggono, ma può investire anche i comportamenti assunti nell’esercizio della funzione giudiziaria. Comportamenti che, come è noto, debbono essere improntati non solo ad imparzialità, ma anche ad equilibrio e sobrietà“.

Non possiamo esimerci dal ricordare ai magistrati dell’ ANM della sottosezione di Taranto ed al loro rappresentante il Gip dr. Rosati, che i “dati sensibili” per la Legge non sono quelli relativi al catasto immobiliare che peraltro è pubblico, ma bensì a quelli della salute.

CdG magistrati responsabilità

Così come non spetta ai magistrati decidere le strategie processuali di un collegio difensivo, e le produzioni o esibizioni documentali. E’ semplicemente assurdo sostenere di aver esposto “numerosi magistrati tarantini, abitualmente impegnati anche in procedimenti di criminalità comune e organizzata, a pericoli per la tranquillità e l’incolumità personale, propria e dei rispettivi familiari” allorquando ad un malintenzionato basterebbe piazzarsi davanti all’uscita del garage del Palazzo di Giustizia tarantina ed aspettare l’uscita delle auto dei vari magistrati e giudici e seguirli per scoprire dove abitano. Inoltre è bene che l’ ANM ricordi che le indagini sulla criminalità organizzata su Taranto, vengono istruite e gestite dalla DDA di Lecce.

Ci sarebbe piaciuto molto di più vedere l’ ANM di Taranto più sensibile all’etica dei magistrati, al rispetto delle norme deontologiche dei magistrati previste dal CSM cioè il Consiglio Superiore della Magistratura, che a Taranto sembrano non essere molto conosciute ed applicate. Dov’era l’ ANM quando l’ex- procuratore capo di Taranto Franco Sebastio, prossimo candidato sindaco, esercitava le sue funzioni mentre nello stesso foro giudiziario tarantino esercitava la professione di avvocato suo figlio ? Dov’era l’ ANM quando un magistrato della locale Procura di Taranto veniva arrestato e condannato a 17 anni, e quando un giudice veniva del Tribunale di Taranto veniva arrestato con una tangente fra le mani ? Come mai l’associazione dei magistrati non ha proferito parola sulla imbarazzante vicenda processuale che ha visto coinvolto dinnanzi al Tribunale di Potenza (ed al CSM) persino l’attuale procuratore aggiunto Pietro Argentino ?

CdG toghe

E dov’era, cosa diceva l’ ANM che a Taranto  vantava la presenza dell’ex-segretario nazionale Maurizio Carbone, quando parenti diretti ed indiretti di magistrati e giudici venivano assunti a chiamata diretta dagli enti pubblici territoriali ? O quando qualcuno portava a casa laute consulenze ? Il passaggio finale del comunicato dell’ ANM in cui si riserva “di valutare le più opportune iniziative nelle competenti sedi istituzionali, auspica che analoghi comportamenti tanto deplorevoli quanto, per fortuna, senza precedenti nel Foro tarantino non si ripetano più. Mai più” suonano più che da monito, come una vera e propria “minaccia“.

Un rigurgito di una “casta” che a Taranto si sente intoccabile come “unti dal Signore”, dimenticandosi che in realtà  la Legge è costituzionalmente uguale per tutti.  Anche per i magistrati. Ma di tutto questo, come quanto già accaduto nella Procura di  Trani, se ne occuperà molto presto il Consiglio Superiore della Magistratura.

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