In arrivo una “rivoluzione” nelle Forze dell’ordine. Ed a Taranto…

In arrivo una “rivoluzione” nelle Forze dell’ordine. Ed a Taranto…

Non serviva uno scienzato per arrivare alla conclusione che in Italia nell’organizzazione delle forze dell’ordine ci sono troppe cose che vanno sistemate. Appartengono ormai ad un lontano passato  i tempi in cui i carabinieri ed i poliziotti si ostacolavano e scontravano nel tentativo di catturare lo stesso criminale. Ma una cosa è ormai certa e mette d’accordo tutti: le duplicazioni e sovrapposizioni tra i corpi dello Stato sono diventati dei costi insostenibili per le casse dello Stato.

il compianto capo della Polizia, Antonio Manganelli

il compianto capo della Polizia di Stato, Antonio Manganelli

Anche perché i problemi sulla questione sicurezza per gli italiani,  sono cambiati:  fanno ormai paura più le minacce quotidiane, dalle rapine in casa ai piccoli furti. I terroristi non esistono più ed  i mafiosi, ndraghettisti e camorristi diminuiscono sempre di più.  Nel 2007 l’allora compianto capo della polizia Antonio Manganelli  sosteneva nei suoi incontri pubblici che “Il cittadino si sente utente di un servizio che giustamente pretende efficiente e tempestivo“. Ma da quegli anni ad oggi  la situazione però non è migliorata. Anzi, vi sono stati cinque anni di tagli lineari alle risorse finanziarie alle forze dell’ordine, che hanno causato il blocco degli arruolamenti, un crescente impoverimento dei fondi per i mezzi, ed hanno generato forti contraccolpi nel garantire la sicurezza sul territorio.

La riforma della pubblica amministrazione decisa varata a fine luglio dal Governo Renzi è diventata l’occasione ideale per riorganizzare il settore delle forze dell’ordine in lungo e largo per il territorio. I vertici delle tre forze principali ( Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato) si riuniscono e confrontano a Palazzo Chigi, per concordare e definire un piano di razionalizzazione . E’ stato chiamato  “il tavolo Gutgeld”, dal nome del consigliere a cui il premier Renzi ha affidato la “spending review“delle forze dell’ordine.  Ed incredibilmente si è creata una sintonia “storica” senza precedenti tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, inimmaginabile nel recente passato, anche perché tutti hanno e condividono le medesime problematiche ed hanno quindi tutto l’interesse a definire delle riforme condivise.

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I contatti con il “Palazzo” sono stati gestiti in maniera molto riservata da Emanuele Fiano, deputato del Pd,  che segue queste problematiche , anche se dietro le quinte il vero “regista” politico viene indicato Marco Minniti, il sottosegretario all’intelligence che con il suo passato di viceministro degli Interni ha acquisto esperienza ed una consuetudine con i dossier della sicurezza, sicuramente superiori all’attuale Ministro dell’ Interno Angelino Alfano, sin troppo occupato dalle problematiche interne al suo partito, che rischia di fare la fine degli uomini di Gianfranco Fini con il naufragio e fallimento politico di  “Futuro e Libertà“. Il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, da cui dipende l’ Arma dei Carabinieri, ha la massima fiducia del generale  Tullio Del Sette che  è stato il suo capo di gabinetto al Ministero, sino alla nomina a Comandante Generale dell’ Arma.

CC carabinieri_ROSL’accordo preliminare raggiunto è elementare, ma sicuramente molto efficace, in quanto prevede di riordinare le competenze, eliminando una serie di inutili 2fotocopie” che erano a dir poco assurde,  concentrando il personale ad impegnarsi sui problemi più essenziali. Non vi saranno più due nuclei di polizia che si occupano d’opere d’arte, infatti è prevista la scomparsa di quello della Guardia della Finanza, compito che sarà di esclusiva competenza dei Carabinieri. I quali a loro volta chiuderanno il reparto che si occupava della lotta alle contraffazione valutaria (cioè le banconote false) lasciando tale compito agli uomini delle Fiamme Gialle. La lotta ai crimini informatici – sempre crescente parallelamente alla tecnologia – sarà di fatto esclusiva competenza della Polizia di Stato, senza il doppione del Gat (Finanza) e Racis (Carabinieri) , e dovrà occuparsi la protezione delle reti strategiche dagli assalti degli hacker. In un prossimo imminente futuro, ogni corpo di polizia verrà potenziato secondo una vocazione e competenza precisa, evitando concorrenze inutili, accavallamenti imbarazzanti. In pratica le Questure investiranno e si occuperanno di più nelle metropoli; l’Arma dei Carabinieri presiederà e potenzierà la propria presenza nelle fasce periferiche e nelle province, irrobustendo la rete delle stazioni; la Guardia di Finanza si concentrerà con una sorta di “monopolio”, acquisito anche grazie alle competenze sviluppate, sui di natura economico-finanziaria e della pubblica amministrazione.

Cosa accadrà in concreto ? Per esempio, diminuirà progressivamente l’inutile schieramento di finanzieri per l’ordine pubblico durante i cortei e le partite di calcio. Il personale delle fiamme gialle contribuirà a combattere l’ evasione fiscale ed il mercato dei falsi. Nel prossimo anno i presidi sul territorio della Guardia di Finanza verranno potenziati , per essere laddove esistono dei problemi. In tutta Italia, seguendo la normativa europea,  sarà operativo un centralino unico al 112, per ora attivo e funzionante solo in Lombardia, che riceve le richieste dei cittadini, smistandole a chi deve intervenire per competenza:ambulanze, polizie, pompieri o vigili del fuoco.

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Grazie a questi provvedimenti si vuole raggiungere maggiore efficienza ma sopratutto ottenere risparmi tagliando costi inutili. La soppressione del Corpo della Guardia Forestale, introdotta dal ddl del Ministro Madia, è di fatto più un’iniziativa dal valore simbolico, in quanto sparirà solo il vertice del Corpo mentre i 7563 forestali, ad eccezione dei circa 600 uomini che si occupano di lotta agli incendi, al momento sembrano destinati a confluire nell’ Arma dei Carabinieri. Al momento vi è però una questione giuridica ancora da definire e risolvere: il passaggio del personale della Forestale da un’amministrazione “civile” allo status  di “militare”, problematica questo che ha visto  d’accordo quasi tutti i partiti da destra a sinistra, che hanno appoggiato e condiviso questa riforma, superando vecchie consolidate diffidenze.

CdG auto guardia-finanzaInfatti l’Arma dei Carabinieri  è di fatto l’unica struttura sul territorio in grado di integrare nella propria organizzazione le 1200 caserme della Forestale,  sparse su monti e parchi e spesso molto piccole. Peraltro saranno proprio i Carabinieri ad avere la competenza sul contrasto all’inquinamento e alle frodi alimentari, due problematiche in cui la Forestale ha oggi un ruolo importante, mentre la Guardia di Finanza dovrà lasciare il campo, andandosi ad occupare dellla prevenzione ambientale marittima. L’ipotesi più vicina a diventare la “soluzione” del problema, è quella di far confluire gli uomini provenienti dal Corpo Forestale in un  nuovo “ruolo speciale” dei Carabinieri, mantenendo quindi ben distinti le carriere, competenze ed i compiti .

Il settore più “combattuto” è  il mare. La Polizia di Stato ed i Carabinieri  lasciando la missione e competenze alle Fiamme Gialle. Al famoso  “tavolo Gutfeld” ed in Parlamento si era discusso negli scorsi mesi l’ ipotesi  sciogliere anche la Capitaneria di Porto, un altro organismo indefinito, condiviso tra il Ministero della Difesa ed il Ministero dei Trasporti, che negli ultimi vent’anni ha  ampliato silenziosamente le proprie competenze. Basti pensare, che al momento, codici in mano , può  occuparsi anche di polizia stradale! Su questo punto , come si suol dire, “sotto il tavolo” vi stata una battaglia navale di competenze tra la Marina Militare e la Guardia di Finanza,  scontro che ha consentito alla Guardia Costiera di restare operativa, ma depotenziata ai vertici in quanto non vi sarà più un comandante generale, e non solo, vedrà ridursi il numero degli alti gradi , ma anche e nei compiti operativi, dovendosi limitare al soccorso dei naufraghi, ma alle dirette dipendenze dell’ammiragliato della Marina Militare.

Intoccabile invece l’antimafia. Oltre venti anni fa era stato deciso di affidare il compito alla Dia, la Direzione Investigativa Antimafia, organo di polizia interforze, alle dipendente del Ministero dell’ Interno, ma contestualmente gli altre tre corpi specializzati dei Ros (Carabinieri), Gico (Finanza), Sco (Polizia di Stato) si sono sempre più rafforzati e specializzati. Ed oggi infatti la Dia appare come il “figliolo” minore delle forze dell’ordine nella guerra ai clan malavitosi, con risultati non sempre brillanti e mansioni operative che sembrano ridursi alle certificazioni ed alla protezione dei pentiti.  Non a caso  un  illustre magistrato come Nicola Gratteri provocatoriamente ne ha ipotizzato la chiusura. Ma l’argomento  è troppo delicato, con il rischio di conseguenziali polemiche politiche, e quindi il Governo Renzi governo ha ritenuto più opportuno lasciare operativo l’organizzazione specializzatasi nel contrasto alle cosche malavitose.

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La legge chiede un duplice impegno. Quello di ridurre i dirigenti e raggiungere una gestione unitaria per quanto riguarda acquisti, addestramento e caserme. Attualmente le stazioni dei carabinieri ed i  commissariati di Polizia hanno quasi sempre ubicazione in immobili affittati da privati a caro prezzo, mentre vi sono basi militari dismesse e immobili confiscati alle mafie che incredibilmente non vengono utilizzati: una vera “follia”  che non può e non deve più andare avanti. Le stessa cosa avviene negli appalti, dove vengono indetti   diversi bandi di gara per acquistare in realtà lo stesso tipo di auto o di velivolo. E più il mezzo da acquistare è attrezzato è sofisticato, e più aumentano i prezzi per l’assistenza, sia si tratti di computer che di imbarcazioni. Il vero paradosso, è quello dei contratti di manutenzione, che sono differenti per ogni singolo elicottero, che arrivano ad oltre 600mila euro l’anno, come ad esempio quelli della Capitaneria. Sono questi i doppioni dei centri di costo che si vuole azzerare uniformando i modelli e unificando i centri di assistenza tecnica. Quanto alla razionalizzazione delle gerarchie, i problemi e nodi da sciogliere sono diversi. Un dato statistico offerto dal dossier della spending review del Governo Monti segnalava che nella zona “Roma Centro” contro i 414 poliziotti previsti ne ne siano ben 7500.

Le resistenze  a tutti i livelli si fanno sentire. Mentre i  Carabinieri e la Guardia Finanza hanno il vantaggio di essere dei corpi militari militare, dove una volta ricevuti degli ordini, vi si obbedisce, la Polizia di Stato invece ha un’organizzazione che deve negoziare ogni cambiamento con la crescente nutrita schiera di sigle sindacali. Cioè gli stessi sindacati che  di fatto hanno bloccato la soppressione dei reparti navali, mentre invece l’Arma dei Carabinieri nel giro di cinque anni ha più che dimezzato seguendo una revisione autonoma dei propri costi.

 

il Ministro Madia

il Ministro Madia

Il ddl Madia impone una rivoluzione delle carriere per tutti i dipendenti pubblici , obbligando a valorizzare finalmente il “merito e professionalità” nelle promozioni, sinora troppo spesso condizionate dagli automatismi delle anzianità di servizio e dagli equilibri delle cordate interne o dalle influenze politiche, per i livelli superiori di comando delle forze dell’ordine . Sicuramente qualcosa di nuovo , con parametri e logiche ancora da definire. Anche perché in mancanza dei decreti attuativi la riforma resta ferma ai blocchi di partenza.

Quanto sarà  il reale risparmio sulla spesa pubblica non è ancora determinato. Delle stime iniziali parlano di risparmi dall’accorpamento delle attività sul mare per un valore di 42 milioni di euro, di altri 40 milioni risparmiati dagli affitti delle sedi e di 26 milioni dalla centralizzazione degli acquisti. Una volta a regime, i risparmi potranno andare molto più a fondo. Sulla base della radiografia dei bilanci realizzata a suo tempo per il governo Monti dal ministro Piero Giarda in carica all’epoca,  alcuni calcoli sono arrivati a poter prevedere un risparmio  di 360 milioni dalla logistica ( automezzi, immobili, manutenzione) e di ulteriori 180 milioni dalla razionalizzazione dei reparti speciali.

La legge Madia propone di lasciare alle forze dell’ordine sino alla metà dei risparmi: ma la decisione è di competenza del Ministero dell’Economia. E questa ipotesi non rappresenta certo un incentivo ai sacrifici. Anche perché la richiesta è sopratutto quella di  aumentare la sicurezza per i cittadini, spendendo di meno . Un proposito quasi impossibile alla luce degli  attuali stanziamenti e soprattutto dalla mancanza di personale negli organici: solo meno della metà dei pensionati è stata rimpiazzata negli ultimi quattro anni . Alla Polizia di Stato entro il 2018 mancheranno negli organici 21 mila uomini, 15 mila di meno alla Guardia di Finanza mentre al momento i Carabinieri sono già sotto in organico di 13.500. Nonostante questi tagli di personale la stragrande maggioranza delle risorse finanziarie viene utilizzata per pagare gli stipendi, lasciando pochi soldi da utilizzare  per i mezzi e l’addestramento. L’età media continua a salire: si è arrivati a 42 anni, un età un troppo  per un lavoro impegnativo come quello del poliziotto.

Di imitare il resto d’Europa, cioè di aumentare la presenza di impiegati civili a cui affidare le mansioni burocratiche e paghe minori per smaltire alcune pratiche, come i passaporti o i permessi per gli immigrati, non se ne parla proprio. Negli altri Paesi ormai cosituisocono un quinto dei ranghi, da noi sono appena il 5 per cento. Il Governo ha promesso di eliminare a partire dal 2016  il blocco del turnover e l’Arma dei Carabinieri confida di poter arruolare già a dicembre un contingente di giovani carabinieri, i quali sono già stati selezionati con un concorso ma mai assunti.

Schermata 2015-09-27 alle 03.30.43L’unica risposta concreta però può arrivare solo grazie alla razionalizzazione. Rivisitare la mappa dei presidi, dirottando gli agenti e carabinieri inutilizzati, laddove servono di più: inviare uomini e donne, che verranno reperiti eliminando doppioni e comandi, sulle strade, nelle stazioni e nei commissariati . Convincendoli che d’ora in avanti saranno solo i loro risultati a determinare la carriera. E questa sì sarebbe una vera “rivoluzione”.

Anche nel suo piccolo qualcosa finalmente dovrebbe cambiare nella Polizia Municipale di Taranto, che dovrebbe assorbire il personale della Polizia Provinciale di Taranto. E noi ci auguriamo, anche la sostituzione del Comandante del corpo della Polizia Municipale che allo stato attuale (col. Michele Matichecchia)  che  è come se non ci fosse !

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