Il decesso alla Cittadella della Carità a Taranto : storia di una morte prevedibile. Purtroppo…

Il decesso alla Cittadella della Carità a Taranto : storia di una morte prevedibile. Purtroppo…

Mele, presidente CdA Fondazione Cittadella

ROMA – La morte del paziente avvenuta nei giorni scorsi presso la struttura ospedaliera della Cittadella della Carità di Taranto,  ha purtroppo confermato  tutte le carenze organizzative  delle quali questo giornale si era occupato più volte, e che non possono non essere imputabili alla Direzione Generale . Infatti secondo fonti bene informate ed interne alla struttura ospedaliera,  risultano esigui gli infermieri in servizio a fronte di una tipologia di pazienti ad alto carico assistenziale (allettato, dementi ecc.).

Avere in servizio un solo infermiere ogni 30 malati di questo genere sono a dir poco insufficienti e peraltro ci risultano un notevole numero di infermieri assunti a partita Iva, cosa non prevista dalle vigenti normative di Legge e convenzione sanitaria con la Regione Puglia, considerando la tipologia di lavoro continuativo e subordinato. Per quanto riguarda i medici, ad esempio l’inserimento dei due medici dell’RSA nei turni della cardiologia per la nota carenza di cardiologi, determina, con i conseguenti riposi, la frequente assenza dal turno mattutino con  la mancanza di una continuità assistenziale medica. Tutto questo è  il frutto di una scellerata politica che non ha alcun interesse per il malato.
La procura di Taranto  ha avviato un’inchiesta per concorso in omicidio colposo, a seguito della denuncia sporta dai familiari della vittima deceduta lo scorso 19 agosto, un uomo di 76 anni, iscrivendo nel registro degli indagati ben 26 persone. Si tratta di medici e infermieri dell’Ospedale SS. Annunziata e della Cittadella della Carità. L’uomo era stato trasportato d’urgenza  dalla Cittadella al pronto soccorso dell’ Ospedale di via Bruno dove è stato visitato  e subito trasferito nel reparto di medicina interna dove è spirato poco dopo.  Secondo fonti ospedaliere in servizio in occasione del tragico evento,  il 76enne era arrivato al SS. Annunziata in condizioni gravi, e sembrerebbe fosse già in coma ed  ai medici del capoluogo la situazione era apparsa già disperata. Una versione questa però che non giustifica la sosta al Pronto Soccorso.
Il magistrato della procura tarantina di turno ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche sia all’ Ospedale SS. Annunziata che alla Cittadella della Carità ed ha firmato l’iscrizione nel registro degli indagati necessari all’accertamento irripetibile, cioè l’esame autoptico sulla salma , disponendo una consulenza al al medico legale dr.ssa Innamorato la quale, alla presenza dei consulenti di parte, è stata chiamata a fare luce sulle cause del decesso e accertare quindi delle eventuali responsabilità di medici e personale infermieristico, e dei responsabili dirigenziali della struttura sanitaria della Cittadella.

Stefano Rossi

In tutta questa triste e drammatica vicenda, vi è un silenzio imbarazzante: quello del direttore generale dell’ ASL di Taranto, Stefano Rossi. Come mai tace ? Come mai non ha disposto sulla base delle notizie di stampa degli accertamenti ed ispezioni sulla gestione della Fondazione Cittadella della Carità ? O forse Rossi ha preferito evitare tutto ciò e disinteressarsi per conquistare la benevolenza del Vescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, considerato che Rossi è inviso e criticato pressochè da tutta la politica locale, regionale e dai deputati nazionali tarantini ?

La situazione finanziaria della Fondazione Cittadella della Carità , è sempre più vicina al collasso economico, essendoci molti problemi di affidamento e liquidità con le banche a seguito delle segnalazioni e sofferenze presenti nella Centrale Rischi della Banca d’ Italia ed al Crif a nome della Cittadella. Una situazione che di questo passo potrebbe indurre la Prefettura di Taranto, secondo quanto previsto dalla Legge sulle Fondazioni, a commissariarla ed esautorare l’attuale gestione, che così come le altre precedenti ha dimostrato di non avere alcuna capacità manageriale, ma di penare solo a sistemare parenti e concludere affari strani di cui ci siamo già occupati.

Ecco i nostri precedenti articoli sulla Cittadella della Carità:

 

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