La scelta poco chiara di Mons. Santoro sulla Cittadella: quello che i giornali tarantini non dicono sulla “vicenda Cittadella”

La scelta poco chiara di Mons. Santoro sulla Cittadella: quello che i giornali tarantini non dicono sulla “vicenda Cittadella”

ROMA – “Dio è amore e noi abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi” – scrive in una nota Don Franco Semeraro, il nuovo presidente del Cda della Cittadella, che  per tanti lunghi anni, è stato il braccio di destro di mons. Guglielmo Motolese  E’ la chiave di lettura della scelta coraggiosa dell’Arcivescovo Mons. Filippo Santoro che reinserisce totalmente la Cittadella della Carità nel tessuto vivo della Chiesa di Taranto, promuovendola cosi’ a icona di tutti i gesti di amore che fioriscono tra i cristiani e gli uomini di buona volontà, ogni giorno, nelle nostre comunità; porta spalancata che permette alla comunità cristiana di mettersi in uscita per cercare, accogliere, consolare, guarire! Mons. Arcivescovo vuole fare della Cittadella il luogo piu’ alto ed emblematico delle attenzioni verso il fratello in stato di bisogno!”

Mons. Gugliemo Motolese

E la ripresa dell’idea originaria del fondatore, Mons. Guglielmo Motolese, proprio nel decimo anniversario della scomparsa di quel grande Pastore ( 5 giugno 2005). Quello compiuto dall’Arcivescovo e’ un passo coraggioso e non privo di preoccupazioni ma che disegna un altro tratto singolare e concretissimo del sua passione pastorale e della sua condivisione spirituale, culturale e umana con Taranto e l’intera area jonica. Il progetto è di rilanciare la Cittadella, custodendone il prezioso patrimonio valoriale, salvaguardare i posti di lavoro per chi opera nella struttura, riqualificarla nell’eccellenza delle prestazioni.

La Cittadella si avvarrà di una unità operativa compatta ed efficiente che supporterà il nuovo Consiglio di Amministrazione di cui è Vice presidente Mons. Emanuele Tagliente, Vicario Episcopale per gli Affari Economici dell’Arcidiocesi di Taranto. 

nella foto, Fabrizio Scattaglia

Il dott. Fabrizio Scattaglia ha accettato l’incarico di Direttore Generale della Cittadella: le sue capacità manageriali riconosciute e la sua alta professionalità sono garanzia per un cammino di rinascita. Le prime risposte che in queste ore stiamo cogliendo sono di grande apprezzamento, sia all’interno del presbiterio diocesano, delle comunità parrocchiali, come anche della città e della gente della terra ionica. Alle realtà ecclesiali mi permetto chiedere condivisione, affetto per la Cittadella, dono del consiglio e della carità. Un grazie va all’Associazione Monte Tabor- San Raffaele di Milano per l’opera svolta in questi decenni, che cede alla Diocesi di Taranto tutta la responsabilità gestionale e organizzativa della Cittadella. In questi mesi non facili la dottoressa Gianna Zoppei, i membri del Consiglio di Amministrazione, i revisori dei conti e figure professionali di valore, hanno compiuto una anamnesi non semplice della intera situazione amministrativa della struttura. Al centro della Cittadella vi sono non numeri, non “casi” ma volti, persone, storie umane, vi sono famiglie che chiedono di potere assistere e ospitare congiunti, bisognosi di cura e di accoglienza. Sono loro il perché stesso di questa realtà. Per loro il personale medico infermieristico, ausiliario, amministrativo, Suore Missionarie del Sacro Costato, vogliono sancire e consolidare un patto stretto di solidarietà e di responsabilità che ognuno vorrà onorare con paziente perseveranza. A tutto il personale della Cittadella, che offre cuore e competenza, il segno della stima e della fiducia: rimettiamo in volo il “Pellicano” per una nuova stagione di fiducia e di speranza”. 

Dichiarazioni a cui si sono aggiunte a ruota quelle del consigliere regionale di SEL Cosimo Borracino  :  La Cittadella della Carità ha rappresentato sempre un valido e qualificato presidio sanitario, sopratutto per le fasce più critiche della popolazione: gli anziani con criticità gravi, secondo i dettami del suo fondatore, il mai dimenticato Mons. Guglielmo Motolese“…..”La fresca nomina del Dott. Fabrizio Scattaglia (sino a pochi giorni fa D.G. dell’ ASL Taranto) a direttore generale garantirà certamente ai lavoratori e agli utenti la massima professionalità di un valido manager sanitario che saprà senz’altro traguardare importanti risultati per l’integrità ed il mantenimento dell’offerta sanitaria che da decenni la cittadella della carità ha sempre offerto alla nostra provincia. Al dottor Fabrizio Scattaglia persona integerrima, giungano i sinceri auguri di buon lavoro”  

Probabilmente Mons. Santoro ( accanto nella foto), don Franco Semeraro ed il “vendoliano” Borracino  ignorano che in realtà con la nomina dell’ “integerrimo dirigente sanitario” in questione, in realtà si stanno violando delle leggi vigenti. Infatti, la Legge 190 del 6 nov. 2012 (sulla prevenzione e repressione della corruzione) Art. 1, comma 42, lettera L, indica che all’ articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:  l) dopo il comma 16-bis e’ aggiunto il seguente: «16-ter. I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attivita’ lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attivita’ della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed e’ fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti». Quindi di fatto la nomina di  Scattaglia è fuori legge. Oltre che essere inopportuna ed incoerente.

Bene fanno i dipendenti della Cittadella della Carità quando rivolgono un appello “Le chiediamo di intervenire ancora una volta in nostra difesa” all’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro il quale invece di occuparsi essenzialmente di problemi cristiani e di fede  come l’azione di Papa Francesco insegna, ci risulta un pò troppo occupato nelle sue riunioni “cielline” con noti imprenditori e qualche rappresentante locale delle forze dell’ordine (mentre per le strade della città si spara ed uccide). L’ Arcivescovo di Taranto sui giornali sembra più attento ai decreti del Governo Renzi sull’ ILVA che ai diritti dei lavoratori della Cittadella che reclamano  la tredicesima non pagata, stipendi a rischio mentre si prospetta  l’applicazione dei contratti di solidarietà al personale. per non parlare poi del contenzioso con l’Asl Taranto avviato proprio dal “nominato” Scattaglia. Ed infatti non si leggono dichiarazioni di Mons. Santoro in merito alla delicata situazione della Cittadella.

I lavoratori della struttura socio-sanitaria  chiedono a monsignor Santoro di fare in modo che “non avvenga la nomina che taluni “nemici” della Cittadella già danno per certa proprio del dottor Scattaglia a nostro nuovo direttore generale. Veniamo a sapere sgomenti – scrivono i lavoratori – che lo stipendio di dicembre non ci verrà corrisposto per intero in quanto, con opinabile tempismo, il direttore generale dell’ Asl di Taranto, Fabrizio Scattaglia, ha richiesto alla Fondazione il pagamento immediato di somme milionarie per prestazioni rese dal 2003 al 2009 a loro dire indebitamente percepite, in ciò confortati da una sentenza del Tar che grida vendetta. Solo noi  sappiamo se è vero o non è vero che quelle prestazioni, rese a favore di pazienti con patologie complesse che ci venivano ricoverati dalla Asl per risparmiare i loro preziosi posti letto e raggiungere i livelli di deospedalizzazione che gli garantivano lauti premi, erano coerenti o meno con le somme che oggi ci chiedono indietro. Perché eravamo noi ad assistere, spesso fino alla fine del loro cammino, quei pazienti che il “pubblico” rifiutava”.

Il silenzio di Mons. Santoro a questo punto è sin troppo inquietante ( o eloquente ?).  E’ questo l’insegnamento di don Giussani, fondatori di Comunione e Liberazione ? Non ci sembra, onestamente.

Questo movimento cattolico, notoriamente “legato” alla Compagnia delle Opere,   si muove da sempre un pò troppo spregiudicatamente sulla scia dei comportamenti del loro uomo politico di punta: Roberto Formigoni , più propenso ad occuparsi degli affari che della fede cristiana.  E non siamo nè i primi, nè gli unici a scriverlo e sostenerlo. Ci consola sapere che a pensarla come noi sono alcune Procure della Repubblica, il fratello dal compianto valoroso magistrato Paolo Borsellino (vedi qui)  che ha sostenuto pubblicamente che “Oggi la vera massoneria in Italia è la Compagnia delle Opere, senza compassi e senza grembiulini“, importanti quotidiani nazionali come IL FATTO QUOTIDIANO e giornalisti del calibro di Eugenio Scalfari che a proposito della Compagnia delle Opere e di Comunione e Liberazione nel 2008 ha detto  nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere”.  Dobbiamo aggiungere altro … ?

P.S.  un nostro caro vecchio e vero amico, profondo conoscitore degli equilibri tarantini dopo aver letto questa nostro articolo, ci ha chiamato ieri sera, dopo aver letto la prima stesura di questo servizio,  e detto “state attenti a quello che scrivete…sono molto potenti…possono arrivare ovunque, anche molto in alto“. Lo abbiamo ringraziato, chiaramente per averci informato, di qualcosa che sapevamo gia. Ma noi però, cari lettori, non abbiamo paura di nulla e di nessuno. Abbiamo solo una missione: informare e raccontare quello che di vero (sulla base di documenti) sappiamo o veniamo a conoscenza. E siamo e saremo sempre dalla parte dei lettori, dei cittadini privi di rappresentanza e distanti dal potere. Siamo a saremo la  “voce dei tarantini”, per cui questo giornale nacque nel 1947 ed è stato rifondato 6 mesi fa. I “salotti buoni” o le riunioni in arcivescovado non ci interessano…. ( A.d.G.)

 

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