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29 Maggio 2026 22:44

ESCLUSIVA. La sentenza della Cassazione che ha spedito in carcere l’ex-pm Matteo Di Giorgio

Le motivazioni della sentenza che ha mandato in carcere l'ex-magistrato della Procura di Taranto Matteo Di Giorgio. Processo che ha visto confermare nei tre gradi di giudizio  la struttura accusatoria della Procura di Potenza. Nella sentenza di primo grado, ed in appello le pene erano diminuite soltanto per la sopraggiunta prescrizione di alcuni dei reati commessi.

di Antonello de Gennaro

ROMA – Ancora una volta è il Corriere del Giorno a pubblicare in esclusiva  la sentenza integrale della sezione feriale della Suprema Corte di Cassazione dello scorso 8 agosto, contenente le motivazioni depositate il 18 ottobre, che hanno mandato in carcere l’ex-magistrato della Procura di Taranto Matteo Di Giorgio. Un processo che ha visto confermare nei tre gradi di giudizio  la struttura accusatoria della Procura di Potenza, ed infatti nella sentenza di primo grado, ed in quella di appello le pene erano diminuite solo e soltanto per la sopraggiunta prescrizione di alcuni dei reati commessi.

Le motivazioni della sentenza della Cassazione (1a parte):

Il procedimento ha visto confermare nel merito le accuse al Di Giorgio precedentemente in servizio presso la Suprema Corte di Cassazione, con a capo il procuratore Aldo Petrucci. Da ricordare che il Tribunale di Potenza al termine del processo di primo grado ordinò ai sensi dell’ art. 207 c.p.p. la trasmissione degli atti alla Procura per procedere nei confronti anche dei magistrati tarantini Pietro Argentino ed il Petrucci  “per il reato di falsa testimonianza“, i quali alle rispettive udienze dibattimentali del 6 e 27 febbraio 2014 avevano reso “dichiarazioni che, alla luce delle altre acquisizioni processuali, venivano ritenute  non credibili dal Collegio giudicante“.

Le accuse processuali espresse e contenute nella sentenza del Tribunale di Potenza nei confronti  dei magistrati Argentino e Petrucci , come anche la decisione del pm dr.ssa Laura Triassi della Procura di Potenza ,  da noi pubblicata in precedenza, nella sua richiesta di archiviazione del 16 marzo 2015 , erano quindi fondate e veritiere, ed i due magistrati si sono “salvati” solo e soltantanto  grazie al proscioglimento conseguenziale ad un discutibile principio espresso da due sentenze della Corte di Cassazione secondo le quali “un testimone non è punibile in forza dell’esimente (art. 384 comma primo Cp) allorquando il testimone (è il caso dei magistrati Argentino e Petrucci – n.d.a.rende false dichiarazioni per evitare di essere a sua volta incriminato per un reato precedentemente commesso.

Le motivazioni della sentenza della Cassazione (2a parte):

 

Anche l’ “allegra” archiviazione della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura  del procedimento nei confronti di Argentino, successivamente diventato con il minimo dei voti necessari procuratore capo di Matera, circostanza ammessa e confessata al Corriere del Giorno da  alcuni dei componenti della sezione disciplinare del CSM che lo avevano prosciolto, i quali hanno dichiarato (a posteriori)  che “avremmo dovuto ascoltare il procuratore generale ed ascoltare i testimoni, e quantomeno sospendere il procedimento considerando delle attività giudiziarie in corso a Catanzaro che vede contrapposto Argentino ai magistrati di Potenza“.

 

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