Cassazione: niente domiciliari per il mafioso Brusca

Cassazione: niente domiciliari per il mafioso Brusca

Udienza a porte chiuse, verdetto domani. La decisione anticipata dal Corriere della Sera. Maria Falcone: ‘I magistrati li hanno già negati e avanzato dubbi sul suo reale ravvedimento’

ROMA – ll mafioso Giovanni Brusca rimane in carcere. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto la richiesta presentata dai suoi legali per ottenere la detenzione domiciliare. Quindi Brusca dovrà dunque scontare sino alla fine la sua pena nel carcere di Rebibbia.

Giovanni Brusca, condannato per la strage di Capaci, difeso dagli avvocati Antonella Cassandro e Manfredo Fiormonti aveva presentato ricorso in Cassazione per chiedere gli arresti domiciliari, avverso la decisione dell’ ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma che lo scorso 12 marzo aveva respinto la sua domanda di ottenere la detenzione domiciliare.

La Cassazione non ha quindi concesso alcuno sconto di pena anche se Brusca è diventato un collaboratore di giustizia, nonostante il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho si era pronunciato a favore dei domiciliari  facendo levare alta la protesta dei familiari delle vittime contro la tesi, sostenuta dagli operatori penitenziari, che il boss abbia dato prova di ravvedimento e di “affidabilità esterna“, mentre la Procura generale della Cassazione aveva ribattuto che Brusca doveva restare in cella.

La notizia è stata anticipata dal Corriere della Sera nella tarda serata di ieri . L’udienza si è svolta a porte chiuse, senza la presenza dei difensori che hanno mandato memorie scritte.

Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone e presidente della Fondazione che porta il nome del magistrato assassinato dalla mafia, ha dichiarato: “Fermo restando l’assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione, voglio ricordare che i magistrati si sono già espressi negativamente due volte sulla richiesta di domiciliari presentata dai legali di Giovanni Brusca. Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento.

La sorella di Falcone aveva avvertito: “Brusca è ambiguo e spietato, merita solo il carcere”, mentre Nicola Di Matteo, fratello del bimbo ammazzato, aveva denunciato “Non ci ha mai chiesto scusa“.

L’ 11 gennaio del 1996 Brusca, detto “scannacristiani”, dopo aver saputo della sua condanna aveva ordinato: “Uccidete il canuzzo“. Il piccolo bambini venne messo faccia al muro,  il mafioso Chiodo gli mise una corda al collo e tirò e poi raccontò:”Non ha capito niente. Dopo averlo spogliato ho preso il bambino per i piedi, Monticciolo e Brusca per le braccia e l’abbiamo messo nell’acido. Poi siamo andati tutti a dormire“.

“Ricordo ancora che Giovanni Brusca proprio grazie alla collaborazione con la giustizia – continua Maria Falcone –  ha potuto beneficiare di premialità importanti: oltre a evitare l’ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso, e tra questi cito solo quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido a 15 anni,  ha usufruito di 80 permessi. Il suo passato criminale, l’efferatezza e la spietatezza delle sue condotte e il controverso percorso nel collaborare con la giustizia che ha avuto luci e ombre, come è stato sottolineato nel tempo da più autorità giudiziarie, lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici“.

Giovanni Montinaro, figlio del caposcorta di Falcone alla notizia della richiesta dei domiciliari, ha commentato: “Mio padre non sarebbe d’accordo con questo regalo. Ha ucciso più di 140 persone“, e criticato il superprocuratore antimafia: “Dà l’ok ai domiciliari per Brusca? È indegno della sua carica”. Sua madre, Tina, aveva confessato: “Mi sento presa in giro. Non conta il nostro dolore?“.

Il procuratore Cafiero De Raho si difende: la sua non era solo una valutazione discrezionale, ma in linea con il Codice e la Costituzione: “A seguito del contributo che ha dato e il ravvedimento evidenziato — spiega —  le condanne si sono mantenute sotto il tetto dei 30 anni, e con le riduzioni che ogni anno ci sono finirà di scontare la pena nel novembre 2021″

L’ ex ministro dell’ Interno Matteo Salvini leader della Lega,  in un suo intervento su Facebook, ha fatto un commento molto duro: “Un assassino, il killer della strage di Capaci, un mafioso libero di tornare a casa? Ma stiamo scherzando? In galera fino alla fine dei suoi giorni, non facciamo rivoltare nelle loro povere tombe i troppi morti per mano della mafia. Fare uscire Brusca dal carcere sarebbe disumano. Chi toglie una persona al padre, alla madre, alla moglie, ai figli, merita di tornare a casa? No. In galera fino all’ultimo giorno, lavorando

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