A proposito della valutazione d'impatto e di rischio sanitario delle emissioni ex-Ilva

A proposito della valutazione d'impatto e di rischio sanitario delle emissioni ex-Ilva

La Giunta regionale pugliese affida, a pagamento, ad una organizzazione esterna, addirittura straniera, l’ OMS, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, il compito di effettuare la Valutazione d’ Impatto Sanitario (V.I.S.) sulle emissioni di Ilva.  Non esiste nessuna valenza normativa che giustifichi tale incarico, che si configura come una commessa a terzi, una consulenza tecnica, fatta da chi non ha nessuna esperienza specifica. Prima di conferire un affidamento del genere, la dirigente regionale avrebbe dovuto acquisire almeno un lavoro analogo fatto dall’ OMS in qualche situazione similare.

di Giorgio Assennato*

Cari amici, scusatemi ma vi invito tutti a uno sforzo di approfondimento su un tema ostico ma di grande attualità. Si tratta della valutazione d’impatto e di rischio sanitario delle emissioni Ilva. Quello che scrivo è importante anche come elemento orientativo rispetto alle vostre scelte elettorali del prossimo anno.

Ricapitoliamo: Il 24 luglio 2012 la Regione Puglia approvò la legge n. 21 sulla Valutazione del Danno Sanitario (VdS) nelle aree industriali di Taranto e Brindisi. Era stato prodotto un immane sforzo tecnico-scientifico ( da parte di Arpa, Asl e ospedali, Aress) e normativo ( ìda parte dei consiglieri regionali, in particolare dal consigliere relatore, Alfredo Cervellera). Non era mai successo prima. Ancor oggi tutti riconoscono alla Puglia, questo primato. La VDS non si limitava, ad una valutazione ex post ma includeva, anche la valutazione preventiva del rischio residuo che si sarebbe verificato a fine AIA, al completamento di tutte le prescrizioni previste.

Fu così che si poté documentare che il rischio delle emissioni Ilva del 2010 era certamente inaccettabile ma che anche il rischio nel 2016 ( quando si prevedeva-erroneamente- che l AIA sarebbe stata completata) per otto milioni di tonnellate ( la capacità produttiva massima prevista dall”AIA) sarebbe stato, ancorché minore, cionondimeno ancora inaccettabile.  Il Governo, per annullare l’efficacia della VDS regionale, si inventò una nuova VDS valida solo per ILVA che fu pubblicata nell’estate del 2013 ( il decreto interministeriale n. 217).

In virtù della nuova VDS la Valutazione non era più preventiva, ma unicamente ex post, la componente epidemiologica della procedura non consentiva il riesame dell’ AIA e, soprattutto, l’ intera procedura si fermava in caso di valori bassi, sotto soglia, degli inquinanti atmosferici riproponendo così l’infausto principio del mero rispetto dei limiti ambientali, principio inadeguato.per la tutela della sanità pubblica. A quel punto si scatenò la guerra ai TAR, Puglia e TAR Lazio. Le aziende chiesero l’annullamento della Vds pugliese, Arpa ricorse per l’annullamento della VDS nazionale pro-ILVA.

Il TAR Lazio salomonicamente sentenziò che erano valide entrambe le VDS, quella pugliese per tutte le altre aziende inquinanti, quella nazionale per la sola ILVA. Di più: il TAR espresse il suo apprezzamento per la VDS pugliese che per la prima volta consentiva di risolvere un problema normativo italiano, legato al mero rispetto dei limiti ambientali senza valutazioni sanitarie. Ma ora che succede? Inopinatamente la Giunta regionale pugliese affida, a pagamento, ad una organizzazione esterna, addirittura straniera, l’ OMS, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, il compito di effettuare la Valutazione d’ Impatto Sanitario (V.I.S.) sulle emissioni di Ilva.

Non esiste nessuna valenza normativa che giustifichi tale incarico, che si configura come una commessa a terzi, una consulenza tecnica, fatta da chi non ha nessuna esperienza specifica.  Prima di conferire un affidamento del genere, la dirigente regionale avrebbe dovuto acquisire almeno un lavoro analogo fatto dall’ OMS in qualche situazione similare.

Va da sé che ciò rappresenta la totale delegittimazione delle strutture regionali deputate per norma allo svolgimento della VdS che non sono nemmeno richiamate nelle quattordici pagine della delibera di giunta. Ma c’è qualcosa di più grave nel testo della delibera. Si citano tutte le leggi nel settore, nazionali e regionali. Ma non si cita mai la madre di tutte le leggi, cioè la legge della V.d.S. pugliese, la n. 24 del 21 luglio 2012: un vero e proprio sfregio istituzionale, un harakiri incredibile. Quel che non erano riusciti ad ottenere per via giurisdizionale Eni, Enel etc, quel che il TAR Lazio ha ritenuto di voler preservare, è sprezzantemente calpestato dalla coppia Emiliano- Valenzano.

Qualcuno, in sede romana, ha persino ipotizzato la sussistenza di un danno erariale. Chissà cosa ne pensano consiglieri regionali di opposizione. Centomila e più euro affidati a un ente terzo che non ha mai fatto una Valutazione sanitaria di specifiche emissioni industriali, mortificando le strutture regionali che erano e sono.portate ad esempio a livello nazionale. Mementote, Pugliesi: nel 2020 ricordatevi di questo scempio.

*ex-direttore generale di Arpa Puglia. Opinione tratta dalla pagina Facebook del prof. Assennato

Il professor Giorgio Assennato è docente di Medicina del Lavoro presso l’Università degli Studi di Bari dove è direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro. Presidente del Cimedoc e membro del Comitato Tecnico Operativo dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale, il prof. Assennato ha  studiato e si è specializzato nell’università John Hopkins di Baltimora (Usa) e nelle università di Roma, Pisa, Pavia e Torino.

image_pdfimage_print
Please follow and like us:
error

Ti piace il Corriere del Giorno ? Fallo sapere !