Il blogger massafrese Maraglino accusato di estorsione calunnia e diffamazione

di REDAZIONE CRONACHE

Il blogger massafrese Cosimo Maraglino, 37enne, già finito sotto inchiesta per tentata estorsione nei confronti del consigliere regionale Michele Mazzarano (Pd), definito “traditore” ed “infame“, adesso dovrà rispondere anche del reato di calunnia . Lo si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari che è stato notificato a Maraglino nei giorni scorsi il quale assistito dal suo legale Avv. Luigi Fabrizio Izzinosa, lo scorso 29 dicembre , ha chiesto ed ottenuto secondo quanto prevede il codice penale di essere interrogato una seconda volta per rispondere alla nuova imputazione a suo carico. 

il blogger massafrese Cosimo Maraglino

L’accusa più grave e pesante, cioè di tentata estorsione, secondo il pubblico ministero Enrico Bruschi della Procura di Taranto, titolare del fascicolo d’ indagine, ha origine da una presunta richiesta della somma di 3mila euro per porre termine agli attacchi e alle pesanti critiche rivolte al consigliere regionale dal Maraglino nelle sue dirette su Facebook attraverso la propria pagina personale, e quella denominata “Massafra Attiva

Il consigliere regionale massafrese del Partito Democratico nella sua denuncia presentata negli uffici della Squadra Mobile della Questura di Taranto, ha dichiarato non solo di aver rifiutato la richiesta, aggiungendo che suo cugino era in possesso dell’intera conversazione con Maraglino (non autorizzata dal consenso del magistrato competente) che dimostrerebbe la richiesta di denaro. 

La vicenda trae origine dagli attacchi del Maraglino a Mazzarano effettuati nei mesi di luglio e agosto attraverso la sua pagina Facebook, che secondo la denuncia dell’esponente del Pd di Massafra assistito dall’ avvocato Fausto Sogghia. Maraglino avrebbe detto al cugino di Mazzarano (che peraltro ha il suo stesso nome e cognome) che gli attacchi potevano terminare a fronte di un pagamento di 3mila euro. Richiesta questa non accolta per il rifiuto del politico.

Successivamente Mazzarano in vista delle elezioni regionali dello scorso settembre in cui è stato candidato e rieletto nelle liste del Partito Democratico in provincia di Taranto, avrebbe modificato la propria strategia. Suo cugino ha chiesto un nuovo incontro al blogger registrando l’incontro, e successivamente depositando l’audio alla Squadra mobile che ha immediatamente avviato le indagini sull’episodio. 

il consigliere regionale Michele Mazzarano ( Pd)

Maraglino, affiancato dal suo legale Izzinosa, è stato ascoltato la prima volta lo scorso 2 ottobre e in quella occasione ha negato ogni accusa nei propri confronti, giustificando i suoi contatti con il cugino del consigliere regionale Mazzarano , con un’amicizia ultracedennale dichiarando di aver collaborato insieme nei mesi di lockdown per organizzare delle iniziative benefiche a Massafra.

L’indagato ha ammesso che il cugino di Mazzarano alla fine di luglio, gli aveva chiesto un incontro, rivolgendogli delle strane ed equivoche domande cioè gli avrebbe chiesto se la presunta richiesta fatta in passato da Maraglino fosse sempre valida, a cui avrebbe risposto dicendogli di non avere minimamente idea di quale richiesta stesse parlando. 

Maraglino avrebbe consegnato agli inquirenti degli screenshot delle conversazioni avute con il cugino di Mazzarano ed anche gli audiomessaggi delle loro conversazioni, sostenendo nell’interrogatorio tenutosi lo scorso 1 ottobre, di essere stato avvicinato nei giorni precedenti agli incontri intercorsi, da due fratelli massafresi sostenitori del consigliere regionale, i quali lo avrebbero minacciato dicendogli che gli avrebbero spezzato le ginocchia se non avesse messo fine agli attacchi a Mazzarano.

Dagli accertamenti effettuati dalla Squadra Mobile di Taranto non è però emerso alcun elemento probatorio di queste affermazioni di Maraglino che hanno di fatto indotto il pm Bruschi ad un ulteriore incriminazione del reato di calunnia data l’infondatezza delle sue dichiarazioni, unitamente all’imputazione di diffamazione, conseguente ad alcuni ulteriori post che Maraglino ha pubblicato su Facebook dopo la prima notifica ed il primo interrogatorio con il magistrato.


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Maraglino in un suo ennesimo post-diretta questa mattina aveva annunciato una diretta nel pomeriggio di cui vi mostriamo il video integrale.

Dall’ascolto di questa diretta a cui ha partecipato anche il legale di Maraglino, abbiamo appreso che il pm Bruschi aveva richiesto nei suoi confronti l’adozione della misura cautelare di arresto domiciliare nei confronti del blogger massafrese. Richiesta che è stata rigetta dal Gip dr.ssa Rita Romano, del quale la stampa locale come sempre “ventriloqua” della procura di Taranto, si è ben guardata dal dare notizia.




Il consuntivo del 2020 della Questura di Taranto

di REDAZIONE CRONACHE

In occasione della tradizionale conferenza stampa di fine anno il Questore di Taranto dr. Giuseppe Bellassai nel delineare un anno particolare caratterizzato dal contagio da Covid-19 che ha dovuto ridelineare nuovi equilibri ha detto Mi piacerebbe che il 2020 venisse ricordato per l’impegno e la caparbietà della Polizia di Stato nel riuscire a dare coraggio alle comunità cittadine, ad essere vicina alla gente, diventando essa stessa parte integrante di quella comunità”.

I controlli finalizzati al rispetto della normativa per il contrasto alla diffusione del virus si sono affiancati a quelli più mirati legati alla prevenzione dei reati ed ad un controllo più capillare del territorio.

Il quotidiano impegno fa affidamento anche su una notevole capacità investigativa della Squadra Mobile, emerso in maniera chiara nell’arresto, nel volgere di poche ore, di due pregiudicati, presunti responsabili dell’efferato omicidio avvenuto nel quartiere Tamburi ovvero nel sequestro di 6 kg di droga tra cocaina ed eroina.

Particolare attenzione nel corso del 2020 è stata data al fenomeno dei parcheggiatori abusivi e della vendita illegale di mitili svolte congiuntamente alla Guardia Costiera.

Un ringraziamento particolare” –  ha concluso il Questore Bellassai  –  “va rivolto alle donne ed agli uomini della Questura di Taranto che dall’inizio della pandemia  hanno  lavorato con abnegazione e profondo impegno per venire incontro alle esigenze della comunità della Provincia e per garantire costantemente il rispetto delle regole imposte dal lungo lockdown”.




I poliziotti di Taranto donano un peluche ad un bimbo

di REDAZIONE CRONACHE

Quanto accaduto a Taranto è sicuramente una “storia” che accende i cuori, e sopratutto avvicina sempre di più il rapporto fra la Polizia di Stato ed i cittadini. Alcuni agenti di una Volante durante i loro controlli nelle strade del centro cittadino, disposti dal Questore di Taranto Giuseppe Bellassai, hanno incrociato per strada una donna insieme un bambino, che camminavano confusi senza meta.

La mamma che viene dalla Nigeria trascinava con sé una grossa valigia e un passeggino insieme al suo bambino Tommy, che ha appena più di un anno. I poliziotti l’hanno immediatamente tranquilizzata e rassicurata, avendo innanzitutto la premura di accompagnarla in un posto sicuro.

Arrivati in Questura a seguito degli accertamenti dell’Ufficio Immigrazione, la donna è risultata in regola con i documenti per il soggiorno in Italia, è stata assistita e destinata momentaneamente in un centro d’accoglienza.

Il piccolo Tommy è. diventato la “mascotte” della Sezione Volanti per qualche ora , e grazie all’orsacchiotto ricevuto in dono dai suoi nuovi amici poliziotti che hanno trovato il modo per strappargli un sorriso, dimostrando grande umanità ed empatia nei suoi confronti, ha finalmente vissuto qualche momento di gioia e calore umano.

Permetteci di fare i nostri complimenti ai poliziotti della Questura di Taranto, che dopo l’arrivo del nuovo questore, hanno dimostrato una ritrovata vicinanza alla cittadinanza, svolgendo un ruolo fondamentale per la tutela della sicurezza.




Tutti i retroscena dell’ appalto “allegro” della Consip sulle mascherine assegnato al faccendiere pregiudicato Micelli

di Antonello de Gennaro

Nell’inchiesta giornalistica sugli appalti gestiti in maniera anomala dalla Consip sulla fornitura di mascherine, realizzata condotta dai colleghi Nello Trocchia e Sara Giudice del programma “Piazza Pulita su La7,  è comparso il faccendiere tarantino Salvatore Micelli, 34enne pregiudicato pluriprotestato, che si è infilato ancora una volta nella maglie larghe della burocrazia statale per aggiudicarsi con la Cooperativa Indaco, che peraltro alcuni mesi fa è stata sfrattata per morosità dagli uffici di via Cesare Battisti, una gara appalto per la fornitura di 7 milioni e 100mila mascherine chirurgiche al prezzo di 0,64 centesimi l’una per un valore complessivo di 4 milioni 554mila euro. Ma Micelli dove avrebbe reperito i soldi per pagare a sua volta questa merce da fornire allo Stato ? Sinora  nessuno se l’è ancora chiesto !!!

Infatti è stato proprio lo stesso Micelli attraverso il suo legale tarantino Marcello Ferramosca (a lato nella foto) in un recente procedimento giudiziario a dichiarareo circa un mese fa al Tribunale di “essere disoccupato“, di “essere ospitato in casa dalla sua attuale compagna” e dopo lo sfratto subito  nella casa in cui conviveva con la sua ex-compagna, di ” sopravvivere  grazie  all’aiuto economico della madre” ! E questo sarebbe un “imprenditore”…. ?

Il nostro giornale si è dovuto occupare ripetutamente in passato di Salvatore Micelli a causa dei suoi coinvolgimenti in inchieste della magistratura ed indagini delle Forze dell’ Ordine, fra i quali ben 3 rinvii a giudizio riuniti in un processo unico attualmente in corso, per le sue gravi diffamazioni e la reiterata attività di stalking nei mie confronti, un attività delinquenziale che continua tuttora e che è stata nuovamente denunciata alla magistratura competente. Il pregiudicato Micelli che risulta condannato definitivamente ad 1 anno e 6 mesi di carcere, venne arrestato dai finanzieri il 20 dicembre 2018 per l’inchiesta “Quote Rosa 2”  avviata a seguito delle indagini svolte del tenente colonnello Antonio Marco Antonucci della Guardia di Finanza di Taranto,  venendo associato alle carceri per 3 mesi ed 1 settimana (misura cautelare) espiati nelle case circondariali di Taranto e Trani, e venendo successivamente scarcerato soltanto a seguito del suo rinvio a giudizio.

La Consip, l’agenzia statale che si occupa degli appalti in Italia, ha inviato una nota in serata, in cui fornisce precisazioni su quanto affermato dalla trasmissione Piazzapulita: “Consip ha svolto procedure di urgenza di selezione dei fornitori garantendo, da un lato, la massima trasparenza e dall’altro, la celerità dell’azione, con aggiudicazione fatta in 3-4 giorni dalla pubblicazione” autogiustificandosi di aver “svolto procedure di urgenza di selezione dei fornitori garantendo, da un lato, la massima trasparenza (documentazione tutta disponibile sul sito www.consip.it); dall’altro, la celerità dell’azione, con aggiudicazione fatta in 3-4 giorni dalla pubblicazione”

la sede della Consip a Roma

Poi, l’agenzia statale ha aggiunto:Una parte rilevante del lavoro di Consip è la prevenzione di frodi o altre irregolarità. Al riguardo i controlli circa la regolarità dei fornitori hanno consentito di escludere quelli non in possesso dei requisiti di qualità e professionalità richiesti, segnalando prontamente i fatti alle Autorità competenti. L’azione pur nell’emergenza è sempre attuata nel rispetto del Codice degli Appalti, anche per ciò che concerne l’esclusione dei fornitori per determinati reati o altre evidenze”.

Infine, la Consip ha chiarito che “il pagamento per la fornitura, in ogni caso, non verrà effettuato se non successivamente all’esito dei controlli e delle nuove verifiche effettuate, in quanto  non è consentito a Consip nessun pagamento verso i fornitori se non all’esito positivo dei succitati controlli”.

Il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha annunciato di aver presentato un’interrogazione parlamentare su questa vicenda e dichiara: “In piena emergenza coronavirus la centrale acquisti dello Stato ha affidato l’acquisto di milioni di mascherine ad una cooperativa sociale che si occupa di accoglienza immigrati, la Indaco Service di Salvatore Micelli, imprenditore arrestato poco più di un anno fa per associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni dello Stato”. Donzelli ricorda che, nel 2015, Micelli era salito sul palco della Leopolda a Firenze . E non a caso il deputato toscano di Fratelli d’ Italia nel suo filmato riprende ed utilizza i nostri articoli su Micelli, che dimostra ancora una volta che il nostro giornale viene letto anche in Parlamento. Altri si fermano a Massafra….

La storia giudiziaria di Salvatore Micelli

Micelli venne arrestato il 20 dicembre 2018 insieme a un’altra persona Loredana Ladiana, 52 anni, (moglie del noto pregiudicato Roberto Ruggieri n.d.r.) con la quale, secondo l’impianto accusatorio della Procura di Taranto, avrebbe costituito 17 imprese , esclusivamente a titolo fittizio solo per poter accedere ai fondi europei per l’occupazione femminile, cofinanziati dallo Stato e dalla Regione Puglia, con lo scopo in questo caso di finanziare alcune famiglie malavitose del territorio tarantino. Nell’operazione i denunciati sono 20, tra cui due ispettori della Regione Puglia incaricati di svolgere le previste verifiche presso le ditte che avevano avanzato le richieste di contributi pubblici. Verifiche che vennero effettuate in maniera mendace e fraudolenta-

La Cassazione a seguito di un ricorso presentato dai difensori del Micelli ha successivamente annullato con rinvio ad un altro Tribunale del Riesame la questione inerente esclusivamente il reato di “associazione a delinquere“. I provvedimenti notificati durante il blitz delle Fiamme Gialle rappresentano l’epilogo di indagini nell’ambito delle quali erano state individuate 17 imprese, tutte riconducibili agli indagati, costituite con il fine di poter accedere ai fondi europei cofinanziati dallo Stato e dalla Regione Puglia e destinati ad incentivare l’occupazione femminile, per poterseli metterseli in tasca propria. L’importo complessivo della truffa nei confronti della Regione Puglia e dalla Commissione europea, ammontava  a 3 milioni e 260mila euro.

Le segnalazioni alla Procura tarantina sulla truffa contestata al Micelli, erano parite  nel gennaio del 2014 da una solerte e scrupolosa funzionaria della Regione Puglia. La Procura di Taranto a seguito delle indagini della Guardia di Finanza di Taranto, ha contestato al Micelli (ritenuto il “dominus” cioè il principale responsabile)  insieme ad altre quattro persone,  anche l’ associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico. Micelli sin dall’interrogatorio di garanzia avvenuto nel carcere di Taranto  dopo l’arresto di dicembre scorso aveva respinto le accuse a suo carico. “Le pratiche che ho presentato erano tutte regolari”, aveva sostenuto dinnanzi al giudice per le indagini preliminari, non venendo minimamente creduto, e quindi ritenuto inaffidabile.

Il nome del 36enne Micelli era venuto fuori anche in altre inchieste giudiziarie. Il faccendiere tarantino è citato anche nella inchiesta giudiziaria denominata “Alias” con cui il pm Alessio Coccioli della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce coordinando le indagini  della Squadra mobile azzerò di fatto il clan mafioso tarantino dei boss Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis . Da quello che emerse nelle indagini degli inquirenti Micelli era uno dei “consulenti” vicini al D’Oronzo . Agli atti dell’ inchiesta sfociata poi in un processo compare una telefonata del Micelli che secondo gli inquirenti spiegava molto bene le sue mire affaristiche: “Io adesso, non è che sto giocando con le persone sono stato ad una riunione in Confindustria per un consorzio di cui facciamo parte, per entrare al porto a lavorare“.  Collegata al boss  D’Oronzo era  la Cooperativa Falanto la quale avvalendosi di Micelli aveva provato  in passato  ad infiltrarsi nel  ricco business dell’accoglienza e gestione dei migranti. Un’operazione non andata a buon fine soltanto grazie all’intervento provvidenziale della Questura di Taranto della Polizia di Stato, e della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.

Ma Salvatore Micelli non ha desistito, costituendo la Cooperativa Indaco insieme a sua sorella Barbara coinvolta da sempre nelle varie truffe dal fratello, ed a un socio Antonello Milella, anch’egli con precedenti penali. Con un’ operazione truffaldina (per la quale pende un giudizio in corso) Micelli era riuscito fraudolentemente a far scomparire dei suoi protesti bancari, diventando  presidente della Cooperativa Indaco con la quale aveva partecipato ad una delle gare d’appalto indetta dalla Prefettura jonica per l’accoglienza dei profughi. Dalle documentazioni che il CORRIERE DEL GIORNO ha avuto la possibilità di visionare vi era una relazione della Digos della Questura di Taranto, dalla quale emergeva la predisposizione a delinquere ed alla truffa del Micelli, che venne tenuta in dovuta considerazione dal Prefetto all’epoca in carica (e cioè Umberto Guidato, dal 2019 diventato Prefetto di  Brindisi ). Ma Micelli non desistette facendo ricorso al TAR Puglia vincendolo ed aggiudicandosi una gara per la quale avrebbe incassato oltre 3 milioni di euro l’anno.

il video con cui Micelli prendeva a bastonate i migranti a Taranto 

La gestione allegra e fuorilegge delle strutture della Cooperativa Indaco venne rivelata da un’inchiesta giornalistica del CORRIERE DEL GIORNO, indusse il comando centrale del NAS dei Carabinieri da Roma (guidato all’epoca dei fatti dal Generale Claudio Vincelli) a disporre un blitz presso uno dei centri di accoglienza , a seguito della quale il  27 giugno 2017  il successivo Prefetto di Taranto dr. Donato Carfagna, subentrato a Guidato, ne dispose con una propria ordinanza la chiusura. Una chiusura che ha conseguito alla cooperativa gestita dai fratelli Micelli, una valanga di cause e vertenze di lavoro dei dipendenti i quali avanzavano stipendi da mesi, qualcuno addirittura di anni.

Micelli ha provato più volte ad infiltrarsi anche nella politica, partecipando alla manifestazione della Leopolda di Firenze organizzata da Matteo Renzi, ma a Taranto non ha mai trovato spazio. Successivamente affiancato da un ex-consigliere comunale Alfredo Spalluto, il faccendiere Salvatore Micelli ha presentato una lista civica alle ultime elezioni Amministrative del Comune di Taranto, guidata da sua sorella Barbara Micelli, lista che per fortuna non è riuscita ad eleggere alcun consigliere comunale nel capoluogo jonico. La sorella del Micelli peraltro è affetta da disabilità per disturbi psichiatrici, come ha reso noto lo stesso “faccendiere” in una sua testimonianza resa dinnanzi al Tribunale di Taranto.

 

Alfredo Spalluto e Salvatore Micelli

Recentemente Micelli ed il suo degno “compare” Alfredo Spalluto, si sono iscritti al PSI di Taranto, partito del quale guarda caso era segretario provinciale un altro pregiudicato e cioè quel Fabrizio Pomes condannato per il “processo Alias” alla mafia tarantina, con sentenza definitiva della Corte di Cassazione lo scorso settembre ad 11 anni ed 8 mesi di carcere, e nel quale militava l’ex consigliere comunale Cosimo Gigante rinviato a giudizio per aver truffato l’amministrazione comunale per 94.000 euro !

Siamo sicuri che a questo punto il PSI a Taranto non cambi sigla in PPI, e cioè Partito Pregiudicati Italiani ?

 

 




Taranto. La Guardia di Finanza sequestra 7.000 mascherine protettive

ROMA – Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto ha orientato nei giorni scorsi la propria attività investigativa sul controllo dei prezzi di acquisto e quelli di vendita praticati prima e durante la pandemia, al fine di scongiurare possibili manovre speculative per fronteggiare l’emergenza sanitaria connessa al rischio da contagio da virus “COVID-19

Le attività sono state predisposte anche per il forte impulso ricevuto dal Prefetto di Taranto durante le numerose riunioni convocate in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica (C.P.O.S.P.).

E’ stato quindi organizzato un poderoso servizio di ordine e sicurezza pubblica in cui è coinvolto personale della Questura di Taranto e dell’Arma dei Carabinieri, fortemente orientato al rispetto delle prescrizioni normative emanate per ridurre il rischio di contagio per la popolazione, al cui interno la Guardia di Finanza ha mantenuto le proprie prerogative di polizia economico-finanziaria.

Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e della Compagnia di Taranto, coordinate dal T.Col. Antonio Marco Antonucci hanno sottoposto a controllo esercizi commerciali, tra cui anche farmacie e parafarmacie, che ponevano in vendita dispositivi di protezione individuale (DPI) utilizzati per la profilassi tesa a contenere il contagio da CODIV-19 al fine di valutarne le oscillazioni di prezzo in relazione alla notoria difficoltà di reperimento in questo periodo.

Sotto il coordinamento della Procura della repubblica di Taranto, i finanzieri hanno effettuato un’analisi dei prezzi praticati sia alle ASL che a soggetti privati nel periodo ante e post crisi sanitaria, con specifico riferimento alle mascherine protettive identificabili con le sigle FFP1, FFP2, FFP3 oltre a quelle comunemente definite “chirurgiche”.

Dai riscontri effettuati è stato accertato che la variazione in aumento dei prezzi in termini percentuali oscilla tra il 700% e il 1500% circa. Mascherine che nel 2019 venivano acquistate a 0,50 centesimi di Euro ora in piena crisi sanitaria sono proposte in vendita agli Enti pubblici ad oltre 5 € il pezzo ed ai privati anche a 35 €, prezzi frutto di una evidente attività speculativa.

Il business è risultato così conveniente che esercenti con oggetto sociale diverso da quello sanitario, come per esempio persino dei negozi di telefonia, si sono improvvisati venditori di mascherine chirurgiche (aventi un prezzo pre crisi tra i 2 ed i 5 centesimi) acquistando in un caso quantità per circa 15 mila € per ricavarne in pochi giorni guadagni per oltre 23 mila €.

Al termine delle attività di controllo sinora condotte sono state denunciate 8 persone all’ Autorità Giudiziaria, per il reato di cui all’art. 501-bis del c.p. (manovre speculative su merci) procedendo al sequestro di circa 7.000 mascherine D.P.I. : Giulio Ferone titolare di una farmacia del quartiere Paolo VI, Floriana Perone titolare di un parafarmacia, Vincenzo Fanelli titolare di una ditta di distribuzione merci a Talsano (TA) , Cristina Palumbo titolare di un negozio di telefonia, Irene Marinelli titolare di un negozio di informatica di Monteiasi (TA) ed un cittadino  cinese Su Zhounglong titolare di un negozio di utensili per casa

Le mascherine sequestrate, previo accertamento da parte dell’ ASL Taranto della loro conformità all’ utilizzo sanitario,  grazie ad apposito provvedimento della Procura della Repubblica di Taranto,  sono state messe a disposizione della Prefettura di Taranto e del Dipartimento di Protezione Civile per i necessari provvedimenti di acquisizione ai fini della successiva distribuzione agli Enti che ne abbiano necessità per far fronte alla contingente carenza come disposto del D.L. 18/2020 (Decreto “Cura Italia”). 

 

 




La Polizia salva un rottweiler abbandonato sulla Statale alle porte di Taranto

ROMA – Gli agenti della squadra volante della Questura di Taranto hanno salvato un rottweiler di 6 anni che era stato abbandonato  sul margine della carreggiata della Strada Statale 7 in direzione del capoluogo jonico, legato al guardrail da un cinghia da traino.

La sua presenza al lato della corsia e l’intenso traffico stavano provocando un serio pericolo per il cane e per sia per gli automobilisti in transito . I poliziotti hanno quindi messo in sicurezza la carreggiata ed hanno quindi liberato il rottweiler facendolo poi salire sulla loro auto di servizio.

Raggiunto un vicino centro commerciale il cane che era visibilmente impaurito e stremato, è stato dissetato ed affidato temporaneamente al canile municipale in attesa di rintracciare il proprietario e accertare  i motivi della sua presenza su quella strada statale..




Blitz della Polizia di Stato a Taranto Vecchia

TARANTO – Controlli a tappeto, ieri mattina, sono stati effettuati dal personale della Squadra Mobile della Questura di Taranto, in collaborazione con la Polizia Locale, i tecnici dell’ Enel e l’Unità Cinofila della Polizia di Stato di Bari, nella Città Vecchia.

Posti di controllo sulle principali vie di accesso al Borgo antico sul Ponte di Pietra ed sul Ponte Girevole, più di 150 i veicoli controllati e 200 le persone identificate, 20 i veicoli tra vetture e scooter sequestrati per mancata assicurazione.

Effettuate anche numerose perquisizioni domiciliari a pregiudicati da parte del personale della Squadra Mobile.

Sono state rinvenute grazie alla presenza ed ausilio dell’Unità Cinofila della Polizia di Bari, diverse quantità di sostanza stupefacente del tipo cocaina o hashish abbandonate per strada o nelle auto dagli spacciatori sentitisi “braccati” da questa imponente operazione di polizia. Rinvenuto anche, all’interno di uno stabile abbandonato, il castello di una pistola.

il questore di Taranto Giuseppe Bellassai

“I servizi svolti questa mattina in Borgo antico – ha dichiarato il Questore di Taranto dr. Giuseppe Bellassai – si inseriscono nel più ampio Progetto di Controllo Integrato del Territorio, con il coinvolgimento dei diversi settori di intervento propri della Polizia di Stato: il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti e/o alla detenzione illegale di armi e munizioni, il controllo ai detenuti domiciliari, la verifica sul possesso dei titoli di soggiorno“.

CdG Falchi Mobile Taranto

I Falchi della Squadra Mobile hanno tratto in arresto un 24enne “beccato” a vendere 4 dosi di cocaina suddivisa in involucri di cellophane ad un 36enne tarantino,  . All’interno del borsello in uso all’arrestato è stata ritrovata la somma di 252 euro suddivisa in banconote di piccolo taglio, quale provento dell’attività di spaccio effettuata. La perquisizione, è stata estesa anche al suo domicilio, dove la Polizia ha rinvenuto e sequestrato la somma di 780 euro, ritenuta anche questa provento dell’attività di spaccio.

Altro arresto, sempre per spaccio di sostanza stupefacente, da parte della Squadra Volante nei confronti di un pluripregiudicato sottoposto alla libertà vigilata, trovato in possesso di un involucro contenente cocaina per un peso complessivo di 26 grammi.

I Falchi hanno denunciato per spaccio anche un 20enne tarantino, trovato in possesso della somma di euro 110 suddivisa in banconote di piccolo taglio e le chiavi di un deposito situato nelle vie del borgo antico. La successiva perquisizione domiciliare ha consentito di rivenire una stecchetta di hashish del peso di circa 10 grammi.

Denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale un pluripregiudicato tarantino trovato in possesso di una bottiglietta di metadone a lui in uso che, all’atto del controllo da parte dei Falchi, ha cominciato a beffeggiarli ed offenderli.

La Divisione Polizia Anticrimine ha tratto in arresto un tarantino, già detenuto agli arresti domiciliari, sulla base di un provvedimento della Procura di Taranto dovendo espiare la pena di 3 anni e 2 mesi per rapina in concorso e la violazione della legge sulle armi.

La Volante ha denunciato per furto di energia elettrica una 32enne tarantina, titolare della licenza di un minibar in piazza Democrate allacciato abusivamente al palo della rete elettrica pubblica.

I proprietari di due appartamenti sono stati denunciati per furto rispettivamente di energia elettrica e di gas, avendo creato un passante per consentire l’allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica.

 

Il Commissariato Borgo ha tratto in arresto un cittadino russo, residente a Manduria su esecuzione dell’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Taranto. lo stesso, ricoverato presso l’Ospedale SS. Annunziata per una frattura al braccio provocata da una caduta accidentale, è risultato destinatario del provvedimento giudiziario per aver commesso diversi reati di minaccia aggravata e detenzione illegale di armi commessi a Manduria nel 2014.

Le violazioni al Codice della Strada, come il mancato uso del casco protettivo o delle cinture di sicurezza, – ha evidenziato il Questore Bellassaisono spesso il segnale di quel sentimento di illegalità e di assenza di senso civico che va avversato. I reati minori, molto diffusi, hanno ricadute notevoli sui cittadini onesti e corretti e sulla stragrande maggioranza dei cittadini di Taranto. Così, le strategie di contrasto al crimine potranno essere più efficaci ed incisive se preliminarmente si affermano la coscienza civile ed il rispetto dell’altro”.

La collaborazione con la Polizia Locale è fondamentale – ha concluso il Questore di Taranto – per aggredire su più fronti il fenomeno dell’illegalità, a volte legato anche a situazioni di degrado sociale: ognuno, per la propria parte, deve contribuire a migliorare le condizioni di vivibilità dei cittadini, per accrescere il loro senso di fiducia. Non a caso, questi servizi vengono svolti proprio in un Quartiere importante come Città Vecchia: è da qui che deve partire la rinascita di una città che ha tanto da raccontare, per restituire Taranto a quella parte di cittadini onesti e rispettosi, che amano la propria città e che si impegnano per la valorizzazione delle sue meraviglie”.




Sottoscritta l’intesa interistituzionale del “Protocollo per la Legalità” presso la Questura di Taranto

TARANTO – Presentazione ufficiale questa mattina presso la Questura di Taranto del Protocollo d’intesa per la realizzazione di azioni comuni per la lotta al bullismo e cyberbullismo e per la promozione della cultura della legalità. Alla sottoscrizione dell’intesa interistituzionale erano presenti: il Questore di Taranto, Giuseppe Bellassai; il Prefetto di Taranto, Antonella Bellomo; il Dirigente del Compartimento Puglia della Polizia Postale , Ida Tammaccaro,  il Sindaco di Taranto ; il Presidente dell’A.N.M. – Sezione di Taranto, Fulvia Misserini; il Direttore del Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari, Riccardo Pagano; il Sindaco di Taranto ed  il rappresentante dell’Ufficio VII – Ambito Territoriale per la Provincia.

Il Protocollo nasce con l’obiettivo di contrastare e prevenire fenomeni di bullismo, cyberbullismo o atteggiamenti che configurano reati, promuovendo in favore della popolazione jonica azioni volte a promuovere la cultura della legalità in genere ponendo l’accento sulla cultura di parità, sul contrasto alle discriminazioni e alle violenze di genere. “Con questa intesa – ha commentato il Questore Bellassaiabbiamo deciso di rafforzare tra le Istituzioni un percorso di cooperazione con un obiettivo comune: innalzare il senso di sicurezza percepita nei cittadini, partendo e coinvolgendo soprattutto i giovani, la linfa vitale della nostra società. La Polizia di Stato è da sempre in prima linea nell’attivare le giuste sinergie con tutti coloro che agiscono, a vario titolo, sul territorio ricercando sempre nuove strategie che possano veicolare la cultura della legalità tra i cittadini. Sottoscrivere questo protocollo da parte di tutte le Istituzioni della provincia di Taranto significa testimoniare concretamente che siamo pronti, ciascuno per il proprio campo d’azione, a fare la nostra parte, nel promuovere un modo nuovo di concepire l’impegno per Taranto incardinato sull’inderogabile valore del rispetto dell’altro

“Insieme, lo stiamo riscontrando nelle varie iniziative che la Questura di Taranto ha promosso nell’ultimo periodo – ha aggiunto il questore Bellassaisiamo più forti di coloro che delegano, che stanno a osservare isolandosi da ciò che li circonda, che puntano il dito verso ciò che non va. Taranto e la sua provincia sono invece un territorio creativo, dinamico, ricco di risorse umane, di valori, di impegno civico che va valorizzato e rafforzato attraverso un atteggiamento resiliente che promuova percorsi condivisi, come quello che abbiamo avviato oggi, che puntano al bene comune attraverso la valorizzazione di intese e intessendo rapporti tra pubblico e privato”.

Il Questore di Taranto ha poi evidenziato e ricordato che : “La legalità non è un concetto astratto. È la cifra distintiva del nostro agire come uomini delle Istituzioni, come poliziotti, come cittadini, come studenti. Per me la legalità è partecipazione ed è il coraggio di scegliere da che parte stare. Ed è quello che giorno dopo giorno cerchiamo di trasmettere ai nostri ragazzi, in particolare negli incontri che i tanti uomini e donne della Polizia di Stato tengono nelle scuole. Sono loro il futuro della terra jonica ed è per questo che il protocollo sottoscritto punta a programmare percorsi sperimentali di prevenzione mettendo a fattor comune conoscenze e professionalità che possano supportare questa progettualità. Ci confronteremo con loro sui temi che interessano la vita di tutti i giorni: bullismo e cyberbullismo, stalking, limiti della legittima difesa, l’età di perseguibilità dei reati, furti di identità, truffe on-line e off-line, violenza di genere, uso di sostanze stupefacenti, abuso di sostanze alcoliche, come guidare in sicurezza. Spiegazioni affiancate da efficaci materiali video che illustrano, con esempi concreti, come evitare di incorrere in situazioni a rischio e, nel caso si cada nelle trappole di chi on-line e nella vita reale compie reati, a chi rivolgersi e come potersi difendere. Consigli utili soprattutto a chi, come gli adolescenti, intrattiene un’intensa frequentazione sui social network.

Tra le azioni che saranno poste in essere per l’anno scolastico 2019-2020 vi sarà anche un concorso per la realizzazione di opere artistiche di vario genere, rivolto a tutti gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado della provincia tarantina. “La finalità del concorso è quella di agevolare la riflessione e la discussione degli studenti sul tema della legalità, sull’importanza della convivenza civile e sul rispetto reciproco delle regole della società affinché tutti gli studenti si facciano portatori di una nuova cultura della legalità” ha concluso il Questore  Bellassai.




Nuova condanna a Taranto per l’ex-finanziere Stabile ed i suoi complici

TARANTO – Il giudice per le udienze preliminari Giuseppe Biondi ha inflitto ieri pomeriggio quattro condanne inflitte dal  nei confronti dell’ex finanziere Piero Stabile e di altri tre imputati arrestati e finiti in carcere lo scorso anno in relazione al pesante stalking ed alle ripetute intimidazioni incendiarie nei confronti di un commerciante di Taranto.

pm Lucia Isceri

I quattro vennero arrestati il 17 aprile 2018 su ordine della Procura a seguito delle della Squadra Mobile della Questura di Taranto dalle quali era venuto alla luce che stavano per organizzare  dei nuovi attentati uno dei quali programmato per il 21 aprile, giorno in cui la povera vittima avrebbe festeggiato il suo 50esimo compleanno. La prima ritorsione richiesta dallo Stabile era stato compiuta nella notte tra il 17 e il 18 aprile utilizzando un’arma da fuoco ai danni del commerciante vittima di tutte le vessazioni del gruppo.

La sentenza ha visto infliggere pene più basse , conseguenti anche al rito abbreviato, rispetto a quelle richieste dalla Procura, ma ha condiviso e convalidato l’impianto accusatorio  del pubblico ministero Lucia Isceri. Il giudice per le udienze preliminari ha infatti condannato Piero  Stabile a 4 anni e 8 mesi di reclusione dimezzando di fatto la richiesta di 8 anni di carcere che era stata avanzata dalla Procura della Repubblica. Condannato a 5 anni Aldo (detto Alduccio) La Neve  per il quale erano stati richiesti 6 anni e 6 mesi di reclusione; Salvatore Stasolla a 4 anni e 8 mesi , e a 3 anni di reclusione, con rimessione in libertà, per l’avvocato Massimiliano Cagnetta .

Secondo l’impianto accusatorio il maresciallo Stabile, già degradato e sospeso dal servizio, aveva incaricato La Neve  di organizzare degli atti intimidatori nei confronti del commerciante tarantino, da tempo vessato dalle ritorsioni dell’ex-finanziere, compito che era stato assegnato a Stasolla, che per le spedizione “punitiva” aveva operato avvalendosi dell’avvocato Cagnetta che gli faceva incredibilmente da autista .

Per un episodio differente della stessa vicenda l’ex-finanziere era stato arrestato per estorsione dagli agenti della sezione Anticrimine della Squadra Mobile  in flagranza di reato,  il 18 giugno 2015  subito dopo aver ottenuto il denaro richiesto al commerciante.  I poliziotti  fermarono lo Stabile con in tasca la busta con i  5mila euro in contanti,  che  aveva preteso dalla vittima per aiutarlo a liberarsi dalle intimidazioni che da tempo subiva, fingendo di aiutarlo, quando invece le minacce subite in realtà erano effettuate notte tempore da lui.  Per questa vicenda lo scorso 31 maggio 2019Piero Stabile è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione in primo grado . Condanna che era stata preceduta da quella subita precedentemente nel  giugno 2017  ad 1 anno e 6 mesi, che è stata confermata anche in secondo grado dalla Corte d’Appello, sempre per degli altri episodi di “stalking” commessi nei confronti sempre del povero commerciante.

Sentenza Stabile PDF

I quattro condannati sono stati quindi ritenuti responsabili  come riportato nella convalida del fermo emessa dal gip Vilma Gilli , di una “insidiosa, pervasiva e sistematica intimidazione realizzata con concreti atti di violenza” della quale cui Piero Stabile era il mandante, La Neve l’organizzatore e Stasolla (che si avvaleva dell’assistenza di Cagnetta  come autista ) l’esecutore finale delle spedizioni punitive . Il Gup Biondi nella sua sentenza ha escluso il reato di “tentata estorsione” che era stato ipotizzato dalla procura ed è per questo che le pene inflitte sono state inferiori rispetto a quelle richieste dal pubblico ministero.

Il giudice ha disposto un separato giudizio civile per determinare il risarcimento nei confronti della vittima al quale Stabile dovrà però nel frattempo versare una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro.




Nuove accuse della procura alla “baby-gang” di Manduria

TARANTO – La Procura della Repubblica di Taranto e quelle dei Minori  che indagano su vicende di gravi violenze subite da due disabili manduriani ad opera di baby gang, hanno riformulato ieri le accuse a carico degli indagati aggravandole, nei confronti di tredici minori e tre maggiorenni, già colpiti da misure restrittive. Ai tre reati sinora  contestati (violazione di domicilio, lesioni personali e tortura), i sostituti procuratori della repubblica titolari dei fascicoli d’indagine dell’inchiesta, Pina Antonella Montanaro ( a capo della Procura dei minorenni) e  Remo Epifani, hanno aggiunto altri nove capi d’imputazione che vanno dalle lesioni alle percosse, alle molestie, furto, sequestro di persona, concorso.  Il capo di accusa più pesante di tutti, è il 613 bis previsto in casi di tortura aggravata che al quinto comma prevede : “Se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte quale conseguenza non voluta, la pena è della reclusione di anni trenta. Se il colpevole cagiona volontariamente la morte, la pena è dell’ergastolo“.



Al via a Taranto il progetto “Comunità Sicure” della Polizia di Stato

TARANTO. Il nuovo Questore di Taranto Giuseppe Bellassai dopo solo due mesi dal suo arrivo nel capoluogo jonico sta dimostrando di avere le idee molto chiare per restituire la sicurezza ai cittadini. Il suo mantra è chiaro : “Bisogna conquistare la fiducia della gente”. E’ questo l’obiettivo della nuova strategia sulla sicurezza varata dal nuovo questore  . Il numero uno della Questura  di Taranto ha illustrato il nuovo dispositivo di presenza della Polizia in città e nei comuni della provincia jonica che si basa su una ripartizione del controllo del territorio dopo un0attente analisi e valutazione dei fenomeni criminali.

il Questore di Taranto Giuseppe Bellassai

Il progetto sulla sicurezza a Taranto messo a punto dalla Polizia di Stato mira a riportare la legalità in città scandagliando un quartiere alla volta, e predisponendo azioni mirate nei comuni della provincia ove sono presenti Commissariati di P.S., colpendo la microcriminalità e l’illegalità diffusa. Senza dimenticare, il contrasto alle attività dei “clan”. Sono proprio la microcriminalità e l’illegalità diffusa i due fattori, secondo l’analisi del questore Bellassai, che inquinano la sicurezza e la legalità percepita dai cittadini, anche se va ricordato che negli ultimi 24 mesi, i reati a Taranto e provincia,  siano calati del 15,6%. Numeri sicuramente positivi che, però, non hanno garantito la sicurezza percepita dai tarantini.

Il questore Giuseppe Bellassai  vuole annientare questa contraddizione, e con il suo progetto “Comunità più sicure” chiede ai propri uomini un impegno ancora maggiore e più rigoroso del passato. Un programma ambizioso per ripristinare una legalità diffusa e capillare di cui tutta la città e la comunità jonica sentono da tempo il bisogno.

In città è stato reso già operativo il controllo integrato del territorio con il sistema attivato nei giorni scorsi nella zona compresa tra Lido Azzuro ed il quartiere Tamburi, dove si è constatata a vista d’occhio in strada la presenza capillare ed incisiva delle pattuglie di tutte le Forze dell’ Ordine, in una rinnovata e rinsaldata collaborazione , per controllare e colpire chi ritiene di poter vivere al di fuori delle regole, con comportamenti che rappresentano l’emblema dell’illegalità. A partire per esempio dal mancato uso del casco da parte dei motociclisti.Una vecchia “battaglia” giornalistica del CORRIERE DEL GIORNO che finalmente trova riscontro in un impegno concreto da parte delle forze dell’ordine, finora un pò troppo permissive.

Il Questore di Taranto presentando il suo progetto ha spiegato che “sono messaggi itineranti di illegalità che consegnano l’idea di poter aggirare le norme senza alcun controllo. E vanno combattuti ed annientati“. Con un controllo capillare e diffuso nei quartieri della città, l’intenzione del dr. Bellassai è quella di lanciare invece un messaggio opposto: di legalità. Quindi  maggiori controlli, più pattuglie e agenti per la strada, per garantire e far percepire ai tarantini una sicurezza reale e concreta . Non è un caso quindi che negli ultimi giorni siano stati destinati  al Commissariato di P.S. “Borgo” nuovi agenti che serviranno a contrastare quei fenomeni di illegalità che rende difficile la vita quotidiana dei cittadini. I primi fenomeni che verranno contrastati sono i parcheggiatori e gli ambulanti abusivi, ma anche chi ignora e calpesta le norme del codice della strada, come quelli che guidano le moto senza il casco, o guidano le auto parlando al cellulare, o girano senza assicurazione, per finire poi ai “furbetti” che rubano persino l’energia elettrica.

Un progetto ambizioso e da troppo tempo atteso in città, ed esteso ai comuni della provincia. “Vogliamo promuovere e rafforzare l’operatività della Polizia nella provincia e rafforzare il sentimento di fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Due obiettivi che passano dal miglioramento della presenza in tutta la provincia. Creando sinergie maggiori con il territorio” ha detto il Questore Bellassai che per per questo si sta confrontando da settimane  con tutti i sindaci. La Polizia di Stato chiede la collaborazione di tutti gli Enti preposti per attuare un piano il cui buon esito necessità di un coordinamento dell’azione.

La Polizia di Stato vuole essere presente anche nelle città in cui attualmente non ha un presidio. E lo vuole fare subito attraverso azioni mirate settimanali, pianificate sulla base delle peculiarità di ogni singola comunità.  Anche la provincia jonica è stata ripartita in quattro grandi zone. Ognuna di esse sarà al centro dei controlli che verranno pianificati attraverso un confronto ed un coordinamento con i comandanti della Polizia locale.

Ci sia consentito dirlo, ma finalmente a Taranto è arrivato un “signor Questore”. Ed il suo operato iniziale trova conferma nelle sue credenziali che ci erano state garantite dai vertici della Polizia di Stato che dal Ministero dell’ Interno ci dicevano: “Vedrete che Bellassai dimostrerà di essere un ottimo questore ed un signor poliziotto“.  E se il buongiorno si vede dal mattino, dobbiamo riconoscerlo, avevano ragione.




Caso Manduria: un altro anziano picchiato a morte: 9 ordinanze, 8 minori

TARANTO – Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Taranto affiancati dagli investigatori e tecnici del Servizio Centrale Operativo di Roma della Polizia di Stato hanno dato esecuzione a 9 ordinanze emesse dai Giudici per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario (dr. Romano) e quello per i minori Paola Morelli nei confronti di un maggiorenne Vincenzo Mazza, 18anni, e di 10 minorenni tra i 15 e 17 anni di età, ritenuti a vario titolo gravemente indiziati in concorso dei reati di tortura, lesioni, danneggiamento e violazione di domicilio aggravati, nei confronti Antonio Cosimo Stano, il 65 enne deceduto il 23 aprile scorso dopo essere stato picchiato e “bullizzato” da una baby gang a Manduria.  Sono in tutto 23 gli indagati, venti minorenni, tra cui una ragazza. C’è anche un tredicenne tra le persone coinvolte,   che però per l’età non è imputabile . Fra i gravi episodi contestati anche quello avvenuto l’1 aprile scorso ai danni di un altro anziano di Manduria, Fiorello Stano, 53 anni .

I dettagli dell’inchiesta sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal procuratore Carlo Maria Capristo, dal sostituto procuratore Remo Epifani titolare del fascicolo d’indagine, e dalla dalla Procuratrice Pina Montanaro capo della Procura della Repubblica per i Minorenni, dal Questore di Taranto Giuseppe Bellassai e dal capo della Squadra Mobile Carlo Pagano.”Con amarezza commentiamo il secondo atto di una storia agghiacciante, perché attraverso un’attenta e scrupolosa verifica tecnica sui telefonini immediatamente sequestrati dalla Polizia agli inizi di questa indagine, siamo riusciti a individuare addirittura un secondo gruppo di minorenni che aveva questo amarissimo, disgustoso atteggiamento nei confronti di persone con minorata difesa“.

Così il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, ha esordito in conferenza stampa per spiegare i particolari dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 9 misure cautelari nei confronti di un maggiorenne e 8 minorenni per aggressioni nei confronti di Antonio Cosimo Stano, il 66enne pensionato di Manduria morto il 23 aprile scorso e vittima di ripetute aggressioni da parte di più gruppi di giovani e per un pestaggio ai danni di un 53enne disabile avvenuto l’1 aprile scorso.    “Abbiamo scoperto – ha aggiunto Capristoquesto gruppo che era solito chiamarsi ‘L’ultima di Carnali’, che agiva accanto al gruppo della ‘Comitiva degli orfanelli‘, che ha imitato e riproposto queste turpi azioni. Nel caso dell’aggressione dell’1 aprile al 53enne hanno agito per puro passatempo, colpendo il malcapitato con calci e pugni fino a provocargli l’avulsione dei denti incisivi. Si ripropone tutta una serie di interrogativi sul ruolo di scuola, famiglia, servizi sociali, tutti aspetti questi sui quali continuiamo a mantenere accesi i riflettori e che ovviamente non possono non contribuire alla crescita dei nostri giovani”.

 

Il 30 aprile scorso la Polizia di Stato ha sottoposto a fermo altri 8 ragazzi, alcuni dei quali hanno ammesso le loro responsabilità, in presenza  dei video ritrovati sull’applicativo Whatsapp installato sui loro rispettivi smartphone, all’interno dei quali gli indagati conservavano le torture inflitte al povero pensionato che implorava invano richieste di aiuto, che venivano filmate con uno spaventoso cinismo sadico.

Quattro dei fermati  il 30 aprile scorso  sono presenti e coinvolti anche in questa seconda operazione ed a due di loro viene contestata l’aggressione al 53enne Fiorello Stano dell’1 aprile scorso, in concorso con altri, affetto da insufficienza mentale grave, che attirato in ore notturne all’esterno della sua abitazione, veniva violentemente colpito con calci e pugni per “puro passatempo” . Dopo il pestaggio la vittima perse i denti incisivi.

Si tratta di  un episodio ricostruito grazie alla disamina di un ulteriore video rinvenuto nel telefono di uno degli indagati  (colui che ha ripreso l’intera scena) ed agli ulteriori accertamenti compiuti dalla Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo, che attraverso l’analisi di tabulati prima ed i rilievi  (analisi morfologica) più tecnicamente avanzati operati dal Servizio di Polizia Scientifica (sezione indagini elettroniche) poi, hanno consentito di risalire all’identità dei responsabili. Ad aver confermato quest’ultimo episodio la stessa vittima, nonché il fratello e la badante del medesimo.

Il branco, composto da un maggiorenne il diciottenne Vincenzo Mazza e dai sei minorenni, è accusato dei due raid nell’abitazione di Antonio Stano nel periodo di Carnevale, agendo in maschera. Il 5 marzo era infatti l’ultimo giorno di carnevale. Da qui il nome dato alla chat di  gruppo su Whatsapp, denominato “l’Ultima di Carnali“, utilizzata in un primo momento come ha spiegato il procuratore capo Capristo, per organizzare l’aggressione e successivamente per condividere e diffondere i video dell’assalto all’abitazione dello Stano, che veniva umiliato, deriso, e bastonato anche con delle mazze.

Gli episodi sono stati scoperti grazie alle confessioni di alcuni degli indagati,  chiamati in correità dalle dichiarazioni di alcune persone informate sui fatti ascoltate dagli investigatori della Polizia di Stato e grazie all’analisi tecnica delle perizie disposte sullo smartphone di uno degli indagati, le cui evidenze hanno consentito di identificare tutti i partecipanti ai raid e successivamente acquisire i dati della loro geolocalizzazione.

La Polizia ha diffuso oggi un nuovo video “allucinante” relativo dell’assalto all’abitazione di Antonio Stano e la foto di gruppo, estrapolata dalla chat di whatsapp, della baby gang in maschera davanti alla casa del 66enne pensionato di Manduria morto il 23 aprile scorso dopo aver subito una lunga serie di aggressioni, angherie, rapine e vessazioni da parte di più gruppi di giovani.

 

Il filmato rinvenuto si riferisce ad una delle aggressioni effettuate del periodo di Carnevale avvenute il 3 a il 5 marzo scorsi, a cui ne è susseguita un’altra accaduta l’11 marzo, che sono state contestate nei provvedimenti cautelari restrittivi notificati oggi nei confronti di un’altra “baby gang” di Manduria che ha quattro minori in comune coinvolti con quella precedentemente identificata dagli inquirenti, che aveva portato all’esecuzione di 8 fermi il 30 aprile scorso.

Nel video diffuso dalla Polizia si vede Stano sull’uscio di casa che implora aiuto: “Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza”. vedendo deriso dai bulli di Manduria che gli dicevano: “Vedi che le persone dormono a quest’ora sai?“. Il pensionato cerca di attrarre l’attenzione ed aiuto dei vicini di casa urlando: “Sono solo, aiuto“. La baby gang con strafottenza gli ordinava: “Dai, la foto, mettiti in posa” con parole di scherno e insulti.

Si sentono perfettamente le urla di terrore dello Stano, che si rifugiava nel corridoio della propria abitazione, dove veniva inseguito, raggiunto e colpito con le mazze. Anche il gruppo “L’ultima dei Carnalì” (versione in dialetto locale dell’ “ultima di carnevale“) si scambiava fotografie e filmati relativi alle aggressioni ai danni del pensionato che erano soliti chiamare come “lù pacciù“».

“…Cè carnevali lu pacciu è impacciuto lu triplu”» (traduzione: “che carnevale, il pazzo è impazzito il triplo“) il  tenore dei commenti dei giovani arrestati oggi dalla Polizia  . Proprio grazie ai contenuti della chat “L’ultima dei carnali”  sono venuti alla luce altri violenti assalti alla casa di Antonio Stano con scene filmate di violenza e sopraffazione psicofisica, al solo fine di procurarsi materiale video da far girare su Whatsapp per quello che viene definito un “malvagio divertimento”, dal Gip che ha ordinato le misure cautelari. I gruppi individuati sinora dagli investigatori sono tre: “gli orfanelli”, “l’ultima di carnali” e “solo noi”. Quest’ultimo era un gruppo quasi tutto composto da ragazzine, delle quali al momento vi è solo una di loro, indagata .

Due minori e due maggiorenni già fermati dalla Polizia il 30 aprile scorso nell’ambito delle indagini sulla morte del 66enne Cosimo Antonio Stato, sono accusati anche dell’aggressione ai danni di Fiorello Stano un 53enne disabile di Manduria, avvenuta l’1 aprile scorso, che ha provocato alla vittima l’avulsione di denti incisivi e lesioni permanenti della masticazione. L’episodio è stato scoperto grazie all’analisi tecnica del telefonino sequestrato a uno degli indagati ed è stato poi denunciato dal fratello e dalla badante della vittima

I due minori in questione sono stati colpiti oggi da un nuovo provvedimento restrittivo . I quattro avrebbero attirato il 53enne, affetto da insufficienza mentale grave, all’esterno della sua abitazione non molto distante da quella di Antonio Stano, utilizzando “frasi denigratorie e provocanti”, colpendolo violentemente con un calcio che lo faceva cascare a terra venendo preso a pugni che gli hanno causato delle lesioni permanenti. Gli indagati sono stati tradotti in carcere  il diciottenne Vincenzo Mazza è rimasto associato alla casa circondariale di  Taranto, tutti gli altri sono stati trasferiti nel carcere minorile “Fornelli” di Bari.

 

 




Aumentano i controlli della Polizia a Taranto. Si danno alla fuga ed abbandonano una pistola

TARANTO – Una nuova ventata di sicurezza e controllo della Polizia di Stato sul territorio della provincia di Taranto, comincia a dare i suoi frutti. Ieri i “Falchi” della Squadra Mobile hanno recuperato nella zona di Lama in via dei Girasoli , una pistola abbandonata sul marciapiede.

L’arma priva di matricola e perfettamente funzionante, completa di caricatore con 8 proiettili di cui cinque incamiciati, è stata rinvenuta dagli agenti della Mobile a pochi metri dall’entrata di un circolo sportivo, ed è stata immediatamente sequestrata.

Con ogni probabilità è stata abbandonata da qualcuno, che preoccupato ed intimorito dalla presenza dei poliziotti che in zona stavano effettuando delle attività di controllo, ha deciso di liberarsene. La pistola è stata quindi consegnata al personale della Polizia Scientifica per gli ulteriori accertamenti balistici per verificare se sia stata utilizzata in fatti delittuosi.

“Il nostro obiettivo  è quello di aumentare la sicurezza dei cittadini attraverso controlli continui e sempre più capillari – – ha dichiarato il Questore Bellassaiquest’ultimo rinvenimento conferma l’ efficacia dei protocolli operativi per il monitoraggio di tutte le zone della città che continueranno senza sosta anche per le prossime settimane ed in futuro“.

il questore Giuseppe Bellassai

Un bel cambio di passo dopo un lungo periodo di immobilismo, che non potrà che fare bene alla cittadinanza di Taranto, che sembra aver ritrovato fiducia nelle forze dell’ordine per la propria tutela e sicurezza.




La Polizia di Stato sospende l’attività di un noto ristorante di Taranto

TARANTO – I poliziotti del Commissariato Borgo della Questura di Taranto, in collaborazione con i tecnici di Enel Distribuzione e con il personale dell’ Azienda Sanitaria Locale, hanno riscontrato nel corso di un controllo presso IL BRACIERE un noto ristorante del centro cittadino, alcune carenze strutturali della cucina, ed in quelli destinati a deposito di alimenti e negli spogliatoi.

Dai rilievi effettuati degli ispettori dell’ASL di Taranto,  sono stati rinvenuti dei generi alimentari con particolare riferimento ai prodotti ortofrutticoli, ed alla carne , alle confezioni di pasta ( soltanto 2 ) ed alcuni prodotti surgelati scaduti , che erano collocati in maniera anomala nei depositi e nelle cucine, e  che sono stati tutti posti sotto sequestro. A conclusione degli accertamenti effettuata è stata notificata, al titolare ed al gestore del ristorante l’ordinanza di sospensione immediata dell’attività. Ed eccovi copia del verbale dell’ ASL:

 

Dalla lettura attenta del verbale dell’ ASL che il CORRIERE DEL GIORNO è riuscito ad acquisire integralmente si evince solo la contestazioni di alcuni prodotti “mal conservati” secondo quanto sostenuto dagli ispettori dell’ ASL Taranto, di appena due pacchi di pasta scaduti da qualche giorno, e quindi non di merce alimentare avariata. A tale verbale seguirà un ricorso amministrativo e sarà quindi un giudice preposto a valutare e decidere se le valutazioni dell’ ASL Taranto siano state corrette o ancora una volta (e non sarebbe la prima !) esagerate.

Questa sarebbe la carenza igienica contestata: il piede di una cucina per la quale peraltro era stato già previsto un’intervento di manutenzione.

Da noi contattato il titolare dell’esercizio commerciale ci ha confermato di aver immediatamente incaricato delle ditte specializzate di ripristinare a norma le carenze contestate dall’ ASL Taranto, e che nelle prossime ore verrà effettuata la verifica da parte degli ispettori dell’ ASL previa istanza depositata presso gli uffici competenti, che dopo aver i controlli del caso rilasceranno autorizzazione alla ripresa delle attività di ristorazione.

Una procedura questa che rientra nella norma e che è stata già adottata dai numerosi ristoranti del centro cittadino e della riviera jonica colpiti da provvedimenti amministrativi. Contestualmente verrà ripristinata l’utenza elettrica morosa, ed infatti i lavori in corso sono effettuati attraverso l’utilizzo di un gruppo elettrogeno

Contestualmente i tecnici di Enel Distribuzione hanno provveduto a sospendere la fornitura elettrica del ristorante per un pregresso stato di morosità. Da ulteriori controlli gli agenti, coadiuvati dal personale di Rete Gas, hanno notato allacciato a un contatore di gas metano disattivato per morosità, sul terrazzo di uno stabile di via D’Aquino, un bypass con rubinetto che consentiva la fraudolenta fornitura del gas all’utenza morosa, il cui contatore è risultato intestata all’abitazione del gestore del ristorante controllato il quale è stato denunciato in stato di libertà per furto aggravato di gas metano.

 




La Polizia di Stato esegue 8 provvedimenti di fermo nei confronti della “Comitiva degli Orfanelli” di Manduria

ROMA – Ad esito delle indagini condotte dal pm dr. Remo Epifani della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Taranto, coordinate dal Procuratore Capo dr.  Carlo Maria Capristo, e della Procura della Repubblica per i Minorenni, guidata dalla Procuratrice Pina Montanaro, il personale della Polizia di Stato della Questura di Taranto ha dato esecuzione ad otto provvedimenti di fermo di “indiziato di delitto” nei confronti di altrettanti soggetti (6 minori di 17 anni e due maggiorenni  Gregorio Lamusta di 19 anni  ed Antonio Spadavecchia di 23 anni) ritenuti a vario titolo e gravemente indiziati in concorso dei reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati. Altri sei minori restano indagati in stato di libertà.

I provvedimenti di fermo sono collegati  sulla triste vicenda che ha visto vittima il povero Antonio Cosimo Stano, il pensionato 65enne ex-dipendente dell’ Arsenale M.M. di Taranto deceduto lo scorso 23 aprile per “shock cardiogeno” presso il reparto di rianimazione dell’Ospedale Giannuzzi di Manduria.

L’uomo era diventato il divertimento della “baby gang”. Si piazzavano davanti la porta di casa sua e lanciavano pietre alle finestre, davano calci alla porta per aprirla, e lo picchiavano, filmando tutto e condividendone il video sul gruppo WhatsApp. Nel frattempo, tutti gli abitanti di Manduria sapevano di questa situazione, ma nessuno faceva nulla, interveniva per proteggere ed aiutare il povero pensionato.

Alcuni vicini di casa di Stano e anche Don Dario, parroco della Chiesa di Don Bosco ubicata proprio di fronte alla sua abitazione, avevano denunciato alle forze dell’ordine l’incubo che stava subendo l’uomo. Lo scorso 6 aprile, alcuni vicini di casa avevano allertato le forze dell’ordine perché non vedevano l’uomo da parecchi giorni. L’uomo era stato trovato dalla Polizia di Stato del commissariato di Manduria barricato dentro casa timoroso persino di aprile la porta ai poliziotti. Era stato immediatamente trasportato in ospedale dove è deceduto due settimane dopo il ricovero a causa dei traumi subiti dall’ultimo pestaggio. I vicini di casa udivano spesso anche le sue urla con richiesta di aiuto  in piena notte, provenire davanti alla sua abitazione , e per questo avrebbero sporto denuncia contro ignoti.

La finestra della casa di Antonio Stano, vittima di violenze da parte di una baby gang che lo aveva più volte assalito in casa 

“Tutti zitti, in un silenzio assordante“, così ha commentato il prefetto Vittorio Saladino, uno dei tre commissari prefettizi del Comune di Manduria, amministrazione comunale che è stata sciolta e commissariata  per infiltrazioni mafiose. “Se i bulli invece che con quel pover’uomo se la fossero presa con un cane, ci sarebbe stata la rivolta popolare. Stano è stato chiuso e isolato in una casa, in una strada, in una comunità: un essere umano che abitava davanti a una parrocchia lasciato solo. Il prete ha detto di essere intervenuto più volte, ma perché non ha segnalato subito ai servizi sociali?”. Parole pesanti come pietre che riecheggiano come un monito di fronte all’omertà dei manduriani. “Le colpe le ha una comunità distratta, chiusa – aggiunge il prefetto Saladinocoi giovani bombardati dai media e da episodi negativi”.

 

 

Pamela Massari maestra della scuola elementare dove alcuni dei ragazzi hanno studiato, , accusa le famiglie: “Questi ragazzini vivono in un contesto di impunità sin da piccoli grazie a genitori pronti a difenderli sempre e comunque, pur davanti a evidenze vergognose. Mamme e papà che si sentono in diritto di inveirti contro perché hai osato rimproverare l’alunno”. La madre di uno dei ragazzini il cui nome compare nell’inchiesta, intervistata dall’Adnkronos, ha detto: “Mi sento responsabile io dell’assenza di umanità dimostrata da mio figlio anche solo per aver condiviso un video girato da altri. In casa viviamo male, non dormiamo. “Perché?” mi chiedo, dove ho sbagliato? Non abbiamo mai fatto passare liscia a nostro figlio una marachella, una mancanza di rispetto, una parolaccia in casa. È stato sempre un ragazzino timido, all’apparenza ancora più piccolo della sua età. Perché mio figlio si è divertito anche solo a vedere quelle scene raccapriccianti?

 

Un 17enne membro della “comitiva degli orfanelli”,  ha ammesso che tutti perseguitavano Antonio Cosimo Stano, ma ha anche aggiunto che i loro genitori non sapevano assolutamente nulla di quello che facevano quando erano fuori casa e che, soprattutto, nulla sapevano del fatto che importunassero pesantemente l’uomo. Una delle madri dei membri del branco, in lacrime, ha dichiarato di vivere il proprio “fallimento come genitore” non essendo stata capace di inculcare al figlio l’abisso di differenza e valori intercorrente tra il bene ed il male. Al contrario di un altra madre che invece giustificava il proprio figlio perchè” i ragazzi a Manduria non hanno niente da fare“.

Le misure cautelari adottate sinora non comprendono l’ipotesi di “omicidio preterintenzionale” in quanto la Procura di Taranto è in attesa del attende il responso dal medico legale Liliana Innamorato sull’autopsia eseguita per stabilire l’eventuale connessione di causalità tra le violenze subite ed il decesso, o se le percosse abbiano aggravato lo stato di salute di Stano al punto tale da cagionarne il decesso.
L’intervento della Polizia di Stato è avvenuto a seguito di una denuncia,  la prima ed unica  inoltrata al Commissariato di Manduria nonostante la popolazione del paese sapesse da tempo che il povero pensionato Stano era vittima di violenze e soprusi da parte della baby-gang. Come confermato dalla circostanza che i video girati dai ragazzini e diffusi tramite due chat – “Gli orfanelli” ed “Arancia meccanica”  stati condivisi e commentati  in realtà siano  anche da altre persone, compresi molti adulti, come è emerso dai primi riscontri investigativi sui telefoni sequestrati ai quattordici indagati.
L’ ufficio stampa centrale della Polizia di Stato ha diffuso da Roma,  tre  dei video delle aggressioni compite dalla baby gang  di Manduria al 66enne Antonio Stano, nelle cui immagini riprese dallo smartphone di uno dei gli indagati, il pensionato cercava di difendersi gridando “Polizia“, “Carabinieri“, mentre i farabutti divertiti lo deridevano cercando di colpirlo con calci al corpo. E tutto ciò nell’indifferenza del vicinato che non poteva non sentire.

Nel corso della conferenza stampa odierna tenutati questa mattina la procuratrice capo della Procura dei minori di Taranto,  dr.ssa Pina Montanaro, ha evidenziato che “la violenza è figlia di un uso distorto del web per esaltare, condividere, diffondere le loro nefandezze. La violenza aumentava in maniera esponenziale contemporaneamente alla diffusione dei video sul web” aggiungendo “Stano invocava aiuto e le sue urla sono rimaste inascoltate. –  ha aggiunto la Montanaronon spetta a noi affermare se Manduria è stata omertosa non è compito nostro giudicare ma riscontriamo che non c’è stato controllo sociale“.
A sua volta dr. Carlo Maria Capristo  Procuratore capo della Procura della repubblica di Taranto, ha commentato “Chi ha visto, chi ha sentito, non ha avuto la sensibilità di lanciare l’allarme” spiegando che  “Il nostro lavoro è solo all’inizio. Una prima risposta a cui seguiranno ulteriori indagini approfondite. Non lasceremo nulla al caso, compresi i silenzi che a volte uccidono” aggiungendo “Una piaga sociale in crescita esponenziale, quella delle baby gang. Da Taranto a Milano a Roma si registrano episodi di aggressione. E per viittime barboni, immigrati, giovani coppie



“Operazione Madame”: la Polizia di Stato esegue 13 arresti

TARANTO –  Il personale della  Squadra Mobile – Sezione Criminalità diffusa, extracomunitaria e prostituzione della Questura del capoluogo jonico  in collaborazione con le Questure di Lodi e Vibo Valentia,  a seguito di indagini dirette dal pm  Dr.ssa Antonella De Luca della Procura della Repubblica di Taranto, ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di 13 misure cautelari personali (8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari),  emessa dalla dr.ssa Paola Incalza Gip del Tribunale di Taranto nei confronti di soggetti ritenuti a vario titolo gravemente indiziati dei reati di associazione a delinquere, sfruttamento, favoreggiamento, agevolazione della prostituzione, ed estorsione.

Fra gli arrestati anche don Saverio Calabrese, parroco di Monteparano, 68enne di origini siciliane, finito nei guai per il rapporto allacciato con Nadia Radu, meglio nota come Smeralda.

A rendere pubbliche le generalità del sacerdote arrestato è stata  la Curia di Taranto con un comunicato stampa: “Se le autorità competenti lo consentiranno l’arcivescovo auspica che il provvedimento al quale don Calabrese è stato sottoposto, possa essere trascorso in un luogo diverso dal territorio parrocchiale per ovvie ragioni riconducibili alla serenità e al rispetto per la comunità monteparanese“.

Nel corso della conferenza stampa tenuta dal questore il capo della Squadra Mobile Carlo Pagano ha commentato: “Siamo rimasti sconcertanti  perché la prima cosa che abbiamo pensato è stata quella di un suo intervento caritatevole. Poi abbiamo visto che il rapporto era stato avviato proprio con la donna che avrebbe sfruttato le altre e quindi le valutazioni del caso sono state affidate ai magistrati“.

L’arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro, ha sospeso in via cautelativa, il sacerdote dal ministero pastorale ed ha chiesto per lui il trasferirlo in altra sede dove scontare la custodia cautelare ai domiciliari a cui è stato sottoposto.

Le indagine effettuate  anche mediante il ricorso ad intercettazioni, ha portato alla luce un sodalizio di ampiezza transnazionale – reso ancor più stabile e solido dai rapporti di parentela e di coniugio esistenti tra alcuni dei sodali (tutti di nazionalità rumena) –, dedito allo sfruttamento della prostituzione ai danni di alcune giovani ragazze prevalentemente provenienti dall’Est Europa, che venivano messa sulla strada, costrette alla prostituzione, e sottoposte a “protezione” dietro il pagamento di somme di denaro.

La vicenda trae origine dagli sviluppi di un servizio per il contrasto alla prostituzione, predisposto dalla Questura di Taranto nell’agosto 2017 , durante il quale effettuando dei controlli lungo la Via Alberto Sordi di Taranto (ex Strada Provinciale 105), ove notoriamente esercitano il meretricio numerose cittadine straniere, si è appurato come alcune di loro si vendevano sotto il controllo locale di una 30enne rumena, a sua volta prostituta, stabilmente radicata nel Comune di Faggiano in provincia di Taranto, nonché testa di ponte sul territorio.

Sottoposte al “controllo” della donna rumena, supportata nella sua attività da altri quattro soggetti anche loro di origine rumena, ma in posizione di sudditanza od intermedia rispetto alla stessa – tutti destinatari del provvedimento di cattura), le giovani ragazze corrispondevano settimanalmente somme di denaro (circa 400 euro) quale corrispettivo non solo della locazione del “posto letto” loro offerto all’interno dell’abitazione della maitresse, ma anche per poter esercitare la prostituzione nei luoghi assegnati senza correre rischi e senza alcuna ripercussione di sorta.

Oltre a coordinare e organizzare la prostituzione delle giovani ragazze, assegnando loro i posti da occupare, l’indagata provvedeva a creare rapporti con soggetti impiegati come autisti per raggiungere il posto di lavoro, risolvendo le controversie che potevano insorgere non solo tra le sue stesse “ospiti”, ma anche tra queste e altre concorrenti.

Diverse le condotte di induzione e sfruttamento della prostituzione esercitate dal sodalizio criminale in questione nonché da altri soggetti – comunque in contatto con i componenti dell’associazione –, che oltre ai territori di Taranto e San-Giorgio Jonico (Ta), si estendeva anche in quelli di Foggia, Melegnano (Milano) e Mornico al Serio (Bergano), in un periodo compreso tra l’agosto 2017 ed il settembre 2018.

Per garantirsi il “controllo” di almeno una delle ragazze, ovvero costringerla a consegnare danaro ed a prostituirsi, ne venivano trattenuti i documenti di riconoscimento, minacciandola pure di spedizioni punitive nel caso non avesse adempiuto.

Al momento dei fatti, due dei componenti del sodalizio – in posizione sovra-ordinata rispetto agli altri – risultavano ristretti presso il carcere di Lyon Corbas in Francia, per gravi reati contro la persona (fra cui anche quello di tratta di esseri umani ed associazione a delinquere).

Incredibilmente i due carcerati svolgevano persino dall’interno delle mura del carcere in cui erano detenuti,  le proprie condotte illecite, gestendo a distanza via internet l’attività di meretricio delle giovani donne dalle quali ricevevano parte dei loro ricavi.

L’analisi di alcuni video postati su profili Facebook a loro riconducibili – dalla cui visione si comprendeva chiaramente che nel corso delle registrazioni si trovavano entrambi all’interno di una stanza dalle caratteristiche di una cella carceraria –, ha consentito di appurare come i predetti avessero la disponibilità di apparecchi cellulari, impiegati per eseguire i collegamenti via web.

 I rimanenti indagati, tutti italiani e dimoranti a Taranto, ed in provincia a San Giorgio Jonico e Monteparano, la maggior parte dei quali destinatari invece della misura cautelare degli arresti domiciliari, rispondono esclusivamente di favoreggiamento ed agevolazione della prostituzione, essendosi prestati in maniera continuativa e stabile a fornire assistenza alle prostitute, ovvero piena disponibilità nei confronti dell’unica donna componente il suddetto sodalizio criminale, e di riflesso anche nei confronti delle ragazze da quest’ultima gestite.

Soltanto uno degli indagati, destinatario della più afflittiva misura della custodia cautelare in carcere, risponde per essersi organizzato con la locazione di vari immobili, siti in Via Crispi, peraltro in pessime condizioni di manutenzione, che provvedeva ad affittare a prezzi esorbitanti a prostitute e transessuali dediti alla prostituzione che lui stesso reperiva attraverso un lavoro di ricerca effettuato su siti internet dedicati.

Nei tre immobili, individuati ed ancora oggi occupati da persone dedite alla prostituzione , sono stati  sottoposti tutti a sequestro preventivo.




Taranto. Gli rifiutano l’asilo politico, 22enne migrante del Gambia si uccide

TARANTO – Un giovane migrante 22enne del Gambia, Amadou Jawo, che da due anni viveva in Italia, si è tolto la vita ieri, impiccandosi al cornicione della casa a Castellaneta Marina dove abitava insieme ad altri suoi connazionali.  L’associazione Babele, che ha lanciato una sottoscrizione per il rimpatrio della sua salma, il giovane “aveva avuto il diniego alla domanda di asilo politico e non poteva più restare in Italia. Desiderava tornare in Africa, ma temeva di essere additato come fallito e si vergognava. Ha pensato di non avere scelta“.

Ministero dell’ Interno

Il 22enne ragazzo gambiano era stato inizialmente in una struttura di accoglienza nel leccese e successivamente si era trasferito a Castellaneta Marina in provincia di Taranto.  Non sono serviti a nulla i tentativi di soccorso da parte del 118. L’associazione Babele sta raccogliendo delle donazioni anche attraverso  appelli diffusi anche tramite i social network “per riuscire a riportare la sua salma nel villaggio del Gambia in cui viveva”. Viene spiegato negli annunci  che “Servono in pochi giorni circa 5mila euro per pagare l’agenzia funebre che si occupa dello spostamento”.

Dal Ministero dell’Interno rendono noto che il permesso di soggiorno gli sarebbe scaduto a marzo del 2019. In Italia aveva chiesto lo status di rifugiato: era stato respinto il 7 dicembre 2016. Il ragazzo aveva poi fatto ricorso. Il 12 ottobre scorso il giudice si era riservato la decisione. In attesa della decisione, la Questura di Taranto gli aveva rilasciato un permesso temporaneo di soggiorno  .Ma due  giorni fa Amadou Jawo  è salito sul terrazzo dell’abitazione in cui viveva con altri ragazzi, si è legato una corda al collo e poi si è lasciato cadere, facendola finita con la vita.

I Carabinieri della Compagnia di Castellaneta, intervenuti sul luogo del suicidio, hanno raccolto le dichiarazioni dei suoi compagni i quali hanno imputato il gesto ad  un suo stato depressivo. Secondo gli inquirenti  il 22enne aveva anche manifestato la volontà di tornare in Gambia, usufruendo dei rimpatri assistiti.




La “tele-bufala” di Michele Mazzarano (Pd) a Striscia la Notizia: “I Carabinieri stavano nell’altra stanza…” FALSO !

ROMA – I nostri lettori ci hanno segnalato il contenuto della seconda puntata sulla “telenovela” su Michele Mazzarano, andata in onda nella puntata serale del 22 marzo scorso su Striscia la Notizia che contiene non poche falsità ed affermazioni di una gravità istituzionale che dovrebbero indurlo a dimettersi dal Consiglio Regionale. Le conversazioni rivelate da Striscia nella propria dettagliata ricostruzione dell’accaduto, non sono un “processo mediatico” come un giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno ha sostenuto ridicolmente, ma bensì inconfutabili  prove documentali di un avvenuto “voto di scambio” fra Pastore e Mazzarano.

 

 

Intervistato da Pinuccio l’ inviato di “Striscia“, il consigliere regionale massafrese Michele Mazzarano (Pd) esponente della “corrente” Fronte Democratico di Michele Emiliano, dice “Lo sai che quando questo quà è venuto nel mio ufficio io gli ho fatto trovare i Carabinieri ?” ed aggiunge “Stavano nell’altra stanza…che loro non hanno visto…stavano fuori con il registratore” precisando ” Io li ho denunciati” ed alla domanda di chiarimento dell’ inviato di StrisciaC’è una denuncia ?” il politicante del Pd risponde “C’è una denuncia” ma in realtà il servizio mostra una notizia pubblicata alle ore 16:24 del 22 marzo  dal sito della redazione barese dell’ ANSA sul proprio sito, riportante le dichiarazioni di Mazzarano: “In merito al servizio di Striscia, avendo riconosciuto il signore intervistato, ho provveduto a presentare querela nei suoi confronti“.

L’inviato di Striscia ricordando che l’ audio è di ottobre 2017 (quando Mazzarano sosteneva falsamente che nella stanza accanto c’erano i Carabinieri n.d.r.) si chiede giustamente”ma come aveva detto che l’aveva fatta prima, l’audio è di ottobre ! ” aggiungendo conseguenzialmente “questo vuol dire che i Carabinieri hanno la stessa nostra registrazione. Solo che a noi sembra strano che con i Carabinieri nell’altra stanza che registravano tutto, abbia detto determinate cose“:

Quindi Mazzarano nel video-audio della sua conversazione con il suo interlocutore Emilio Pastore,  così come ha rivelato da Striscia, spiegava al suo interlocutore  i meccanismi “clientelari”, il voto di scambio che imperversava nella Regione Puglia, sino all’avvento di Nichi Vendola (Sel) alla presidenza della Regione Puglia nella legislatura precedente all’attuale in cui Michele Emiliano ha preso il posto di Vendola alla guida della Regione pugliese.

Il cittadino (Emilio Pastore) che ha fornito  l’audio della registrazione a Striscia la Notizia, ad un certo punto chiede a Mazzarano se può mettere il suo secondo figlio a lavorare in una società che lavora con l’ ASL, ma come racconta Pinucciole cose sono un pò difficili ma gli lascia qualche speranza” come si evince dalla fotostory ricostruita sulla base del servizio di Striscia.

Pinuccio ricorda che a detta dell’ assessore (Mazzarano n.d.r.) “tutto avviene alla presenza dei Carabinieri”. Affermazione questa, del politicante massafrese,  che in realtà è FALSA come il CORRIERE DEL GIORNO ha rivelato contattando il Gen. Gianni Cataldo, Comandante Regionale dell’ Arma dei Carabinieri, che ha negato qualsiasi attività dell’ Arma e tantomeno che i Carabinieri fossero dietro la porta come fantasticava, mentendo ben sapendo di mentire Mazzarano davanti al microfono di Striscia la Notizia. Non a  caso da indagare sulla vicenda  su delega della Procura di Taranto, è la Digos della Questura di Taranto, e non i Carabinieri.

L’ inviato di Striscia evidenzia che “dall’audio ricevuto pare che l’ assessore abbia dato un posto di lavoro ad uno dei due figli di questo cittadino (Emilio Pastore n.d.r) in una società che lavora per l’ ILVA, “in un momento però” aggiunge ed evidenzia giustamente Pinuccioin un momento però strano in cui la Regione Puglia è in contrasto con lo stesso Ministro (Carlo Calenda, titolare del Ministero dello Sviluppo economico n.d.r.) proprio perchè l’ ILVA inquina ed i posti di lavoro non possono essere un compromesso per fare andare avanti l’ azienda ancora così“. Ma sentite cose dice l’assessore in merito….

Ma ci sono altri politici in questa storia, che vanno anche in contrasto fra di loro come si sente in questa “pillola”, in cui il massafrese Michele Mazzarano si lascia andare ad inquietanti “minacce” nei confronti di una donna, che lavora in un ente della Regione Puglia, sposata con un “renziano” quindi ostile alla corrente Fronte Democratico di Michele Emiliano, della quale il Mazzarano è diventato un “adepto” !

“Un clima meraviglioso”….chiosa Pinuccio. In realtà è lo specchio del comportamento ignobile di un politico come Mazzarano, che non sa neanche cosa sia la parola “legalità” o “etica”. Un comportamento che costituisce una vera e propria vergogna per l’ istituzione Regione Puglia che lo annovera fra i propri consiglieri, ma anche per il Partito Democratico. Come abbiamo più volte detto e raccontato in tempi non sospetti, e come il nostro archivio giornalistico può testimoniare,  comportamenti come quello di Mazzarano, che si salva sempre solo e soltanto grazie all’intervenuta prescrizione, sono una vergogna per la politica.

E non a caso i suoi “sostenitori” di Mazzarano nel mondo dell’informazione pugliese  hanno con lui molte cose in comune. A partire dall’utilizzo e frequentazioni di cappucci e grembiulini….

 

 

 

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Procura e Tribunale di Roma concordi: de Gennaro ed il Corriere del Giorno non hanno diffamato il poliziotto Annichiarico

di Antonello de Gennaro

ERA il 7 gennaio del 2015 quando il nostro giornale pubblicò un articolo che raccontava e commentava un fatto accaduto nel 2007  quando l’allora commissario della Polizia di Stato Giuseppe Annichiarico che dirigeva il commissariato di P.S. di  Manduria (in provincia di Taranto),  aveva indagato e fatto arrestare Agostino Dimitri, un medico neurologo professionista abbastanza noto e stimato a Manduria, unitamente ad Angelo Caroli, rispettivamente presidente e consigliere della Vis Nova Messapica, società dilettantistica di pallacanestro che militava in serie D , con l’accusa di estorsione nei confronti di due loro tesserati (secondo l’accusa avrebbero preteso denaro per lo svincolo del tesserino), che sono successivamente assolti.

Dopo tre anni  per Di Mitri e Caroli infatti è arrivata l’assoluzione “perché il fatto non sussiste, che confermò l’errore di valutazione giudiziaria compiuta a carico dei due dirigenti sportivi, i quali non dovevano essere indagati e quindi conseguentemente tantomeno arrestati. Conseguentemente all’arresto effettuato il 15 settembre del 2007 dagli agenti del locale commissariato che l’ Annicchiarico dirigeva all’epoca dei fatti, arrivò la gogna mediatica per i dirigenti sportivi con articoli dei giornali che senza le dovute cautele si buttarono sulla notizia distruggendo  la reputazione dei due.

Successivamente il commissario di P.S. Annichiarico venne indagato dal Gip dr.ssa  Anna De Simone  per “abuso d’ufficio”, di aver omesso in maniera parziale le evidenze delle indagini che effettuò nei confronti del Quaranta e Caroli inducendo conseguentemente il magistrato a decidere per l’arresto dei due dirigenti sportivi.

Accuse dalle quali l’ Annichiarico è stato prosciolto dal Gip del Tribunale di Taranto dr. Tommasino con una decisione che il legale difensore dei due dirigenti sportivi definisce “risibile”, e contro la quale è stato proposto appello.  Nell’articolo da pubblicato tre anni fa scrivevamo “Una vicenda questa che lascia pensare su come talvolta vengono svolte troppo approssimativamente e superficialmente  le indagini di Polizia da parte di alcuni inquirenti,  che pur di finire sui giornali, rischiano di rovinare la vita a delle persone che non hanno fatto nulla di illegale, e tutto ciò  dovrebbe indurre alcuni giornalisti a riflettere prima di sbattere degli indagati sui propri giornali. E come in questo caso, a chiedere scusa e restituire l’onore e la dignità al dr. Agostino Dimitri, ed a Angelo Caroli, che sono due dirigenti sportivi e non due delinquenti ! Lo faranno ? Abbiamo dei forti dubbi…

la Questura di Taranto

Invece di chiedere scusa ai due dirigenti sportivi l’ Annicchiarico ha deciso di querelarci, potendo contare sulla “solidarietà”… dei suoi colleghi della Questura di Taranto, dove successivamente era stato trasferito come Dirigente della DIGOS. Infatti ancora una volta nella Questura di Taranto qualcuno (e non è la prima volta) ha cercato di danneggiarmi, sostenendo nelle proprie memorie fatti e circostanze contrarie al vero, senza avere neanche la necessaria competenza giuridica per capire che la competenza giudiziaria sulla querela nei miei confronti non poteva che essere della Procura di Roma, in quanto la nostra testata giornalistica è registrata presso il Tribunale di Roma, città ove ha sede la nostra direzione e sede legale.

Infatti a fronte delle mie legittime contestazioni alla polizia giudiziaria tarantina  sulla loro incompetenza territoriale (che si volle far passare quasi come una mia reazione illegale), il pubblico ministero dr. Maurizio Carbone, magistrato serio e competente, il giorno dopo aver letto la relazione degli uffici di pg contro il sottoscritto, dispose l’immediato trasferimento degli atti alla Procura di Roma, dandomi quindi pienamente ragione.

la Questura di Foggia

Nonostante due relazioni pieni di palesi inesattezze, una a firma del dr. Antonio D’ Introno  (finito attualmente non a caso a dirigere un commissariato del foggiano) all’epoca dei fatti dirigente della DIGOS  di Foggia, cioè della stessa Questura in cui l’ Annichiarico per circa due anni anni ha diretto la Squadra Mobile prima di essere trasferito a Taranto, ed una fantasiosa relazione a firma del dr. Francesco Triggiani Dirigente della Divisione della Polizia Anticrimine della Questura di Taranto, il quale si è “allargato” nella sua relazione inviata alla Procura di Roma lo scorso 3 giugno 2016, sostenendo teoremi accusatori giuridici privi di alcun fondamento ed affermando gravi diffamazioni e persino circostanze contrarie al vero nei miei confronti , quale Direttore del CORRIERE DEL GIORNO, e delle quali i dirigenti della Polizia di Stato D’ Introno ed Annichiarico chiaramente saranno chiamati a rispondere in sede penale e civile, delle affermazioni gravi con cui hano evidenziato un’ inconfutabile incompetenza in materia di informazione, libertà di stampa, editoria e giornalismo ed abusato in atti d’ufficio.

la Procura di Roma

Per mia fortuna il pubblico ministero dr. Maurizio Arcuri della Procura di Roma , assegnatario del procedimento nei miei confronti (a seguito della querela dell’ Annichiarico) , è persona competente ed accorta, non si è lasciato ingannare dalle relazioni dei poliziotti “colleghi”  dell’ Annicchiarico, e lo scorso 3 luglio 2017 aveva disposto l’ archiviazione  degli atti giudiziari nei miei confronti, in quanto “dalle indagini espletate è emersa la sostanziale veridicità della notizia essendosi, invero, accertati come verificatisi i fatti di cui si duole il querelante (cioè Annicchiarico n.d.a. ). La notizia appare, dunque vera e di sicuro interesse sociale” aggiungendo che “si deve escludere che nella specie titolo dell’articolo di stampa possa assumere carattere diffamatorio non avendo sostanzialmente alterato la verità dei fatti e/o attribuito una condotta diversa da quella accertata, come risulta chiaro dalla lettura del provvedimento del Gup (la dr. Anna De Simone del Tribunale di Taranto n.d.a.)  acquisito agli atti e prodotto dallo stesso querelante“.

Archiviazione PM Arcuri_ Annicchiarico

 Giuseppe Annichiarico 

Ma l’ Annichiarico non si è rassegnato ed ha fatto ricorso al Gip, (come suo diritto) con udienza celebratasi la settimana scorsa in Tribunale a Roma. Ma anche il Giudice per le indagini preliminari dr. Massimo Di Lauro non è stato d’accordo con la sterile ed insussistente opposizione depositata e richiamata in udienza dal difensore dell’ Annichiarico , ed affermato nel suo dispositivo di definitivo proscioglimento ed archiviazione del sottoscritto, che “l’articolo incriminato appare espressione di un legittimo esercizio dei diritti di cronaca e di critica” richiamando una storica sentenza della Suprema Corte di Cassazione ( n. 43403 del 18 giugno 2009), affermando che “nulla questio sulla veridicità del fatto narrato, tenuto conto che la fonte appare particolarmente qualificata, essendo stato fatto cenno ad un provvedimento giurisdizionale (cft ordinanza che dispone l’imputazione coatta in atti). Evidentemente la gravità della condotta ascritta all’ Annichiaricocontinua la decisione del Gip Di Laurolasciava prevedere un commento critico da parte del giornalista che evidentemente in tale sede ha legittimamemte esercitato il diritto di critica“.

E qui arriva il più bello, per chi vi scrive.Quanto alla superficialità delle indagini (dell’ Annichiarico n.d.a.) il commento del giornalista è stato fin troppo benevolo atteso che il comportamento dell’ ex commissario di Manduria così come stigmatizzato dal Gip che ha ordinato l’imputazione coatta” scrive e motiva il Gip del Tribunale di Roma nella sua decisione aggiungendo “quanto poi al cenno della volontà di andare sui giornali appare un’eventualità più che concreta atteso che non risultano dagli atti processuali motivi di astio tra l’ex commissario ed i due arrestati a seguito delle sue indagini (lacunose  e poco veritiere come hanno confermato i giudizi definitivi n.d.a.) e tenuto conto del fatto che Manduria è una cittadina di provincia e era ampiamente prevedibile il risalto che i giornali locali avrebbero dato all’arresto di due dirigenti della squadra di basket del comune pugliese” ed il Gip dr. Di Lauro del Tribunale di Roma ha dichiarato inammissibile l’opposizione dell’ Annichiarico, disponendo la definitiva archiviazione del procedimento a mio carico.

Archiazione Gip_querela Annichiarico

Poichè il dovere del giornalismo è approfondire i fatti ricercando notizie, riscontri e prove, doveri professionali per chi esercita questa professione con passione e sopratutto serietà e correttezza professionale, ci siamo chiesti come mai l’ Annichiarico abbia querelato soltanto il sottoscritto e non ad esempio anche il collega e direttore del quotidiano online La Voce di Manduria che aveva scritto a suo tempo sostanzialmente le stesse cose scritte da noi, circostanza ben nota all’ex-commissario di Manduria come si evince dalle documentazioni processuali da lui stesso depositate contro il sottoscritto.

 

Probabilmente la risposta sta nella circostanza che abbiamo scoperto casualmente che il nostro articolo è finito negli atti di due procedimenti giudiziari dinnanzi al Tribunale di Bari ed a quello di Campobasso (città in cui l’ Annicchiarico ha prestato servizio) che vedono indagato l’ex-commissario, per delle torbide vicende giudiziarie ancora in corso che sono costate il posto ad un Questore Gian Carlo Pozzo ed al suo capo di gabinetto, che sono finite persino sul CORRIERE DELLA SERA.

“Per due volte le indagini sono state date alla Digos dal sottoscritto, e per due volte sono state fatte dalla Squadra Mobile violando una disposizione sulla quale nessuno può mettere becco” commentava il pubblico ministero della Procura di Campobasso dr.  Fabio Papa, vicenda a cui ha fatto seguito il trasferimento dell’ Annichiarico dalla Questura di Campobasso a quella di Foggia (“io non l’ho chiesto e non è stata una promozione” commentava a suo tempo Annichiarico )  per poi approdare a Taranto.

Sapete di chi era la responsabilità di quelle indagini ? Del dottor Giuseppe Annichiarico. Vicende sulle quali si indaga per intercettazioni abusive, abuso d’ufficio, diffamazione e rivelazione ed utilizzazione dei segreti d’ufficio, e sulle quali è stata presentata un’interrogazione parlamentare firmata da 17 senatori al Ministro dell’ Interno ed al Presidente del Consiglio . Ma questa è tutta un’altra storia che seguiremo con la massima attenzione.

Nei prossimi giorni verrà depositata una mia/nostra querela nei confronti dei dirigenti della Polizia di Stato,  Annichiarico e Triggiani, riponendo come sempre la massima fiducia nel corso della giustizia e della Magistratura. Perchè la Legge cari lettori, è e deve essere uguale per tutti. Sempre. Senza se e senza ma.




Gli “spifferi” della Questura di Taranto e la differenza fra gli avvocati penalisti di Lucca e quelli tarantini…

di Antonello de Gennaro

da sx, Argentino, Schimera e Carbone

Due anni fa circa in occasione di una conferenza stampa convocata a Taranto una domenica mattina alle 8, fissata per le ore 12, per l’arresto effettuato (grazie ad una “soffiata” di un confidente) dei responsabili di un omicidio nel giro del commercio della droga nel quartiere Salinella. In quella occasione ebbi a contestare con fermezza ed anche durezza (ma sempre educatamente) al Questore di Taranto Stanislao Schimera ed al pm Maurizio Carbone della procura tarantina, la fuga delle notizie che avrebbero dovuto essere rese note in conferenza, ed apparse online su due giornali, ad opera dei soliti “ventriloqui” della Procura di Taranto che all’epoca dei fatti era retta dall’ accoppiata Franco Sebastio (capo) – Pietro Argentino (aggiunto) .

 

 

Le reazioni furono ben diverse. Fu il CORRIERE DEL GIORNO l’unico organo di stampa a protestare, nell’indifferenza ed il silenzio imbarazzante della stampa locale, sempre pronta a piegare il capo pur di non mettere a rischio le “clientele” di ogni genere  Il Questore di Taranto Schimerra si irrigidì preoccupandosi solo di farsi intervistare dalle telecamere delle tv locali, chiedendo “sono venuto bene ? sono andato bene ? ” preso da un’incontrollata voglia di apparire, mentre l’educato e corretto pm Carbone al termine della conferenza stampa mi si avvicinò garantendomi che da lui non era trapelato nulla. Conoscendolo, e sopratutto ricostruendo quanto accaduto, gli credetti senza esitare un solo attimo. L’arresto era stato fatto alle prime ore dell’alba della domenica cioè ad uffici giudiziari chiusi, e quindi era chiaro ed evidente che la “soffiata” proveniva dalla Questura tarantina.

 

Nei giorni scorsi un’altra inchiesta tarantina, quella relativa alle “mazzette” degli agenti della Polizia Stradale di Taranto, che ha portato agli arresti ben 6 poliziotti, ha portato alla luce delle ennesime fughe incontrollate di notizie dagli investigatori, che avevano reso possibile ai poliziotti indagati, il tentativo di occultare le prove a loro carico e persino intimorire i poliziotti onesti, che sono la stragrande maggioranza, che indagavano su di loro. Il pm era sempre il dottor  Maurizio Carbone . Ebbene non abbiamo sentito alcun lamento della Procura, della Questura e Prefettura di Taranto, su queste fughe di notizie. Figuriamoci se parlavano gli avvocati penalisti componenti delle Camera Penale di Taranto ! “Chi sbaglia in divisa sbaglia due volte” è stato il commento del capo della Polizia di Stato, il prefetto Franco Gabrielli  sull’arresto dei sei poliziotti della Polstrada . “Non mi sono stracciato le vesti – ha detto Gabrielliper il fatto che nella mia famiglia qualcuno ha sbagliato” evidenziando invece “la capacità dei corpi sani di espellere le situazioni di criticità, individuare le criticità, e di sanzionare chi sbaglia“. Dichiarazioni apprezzabili, condivisibili, ma che restano al momento solo belle parole. Non va dimenticato infatti che la corruzione dei poliziotti della Stradale tarantina, emerse esclusivamente grazie ad una telefonata anonima.

Ben altro comportamento quello degli avvocati della Camera Penale di Lucca sull’ennesima violazione dell’art. 114 c.p.p. che hanno emesso un comunicato stampa di protesta in relazione all’inchiesta sul doping del ciclismo che ha coinvolto 17 persone delle province toscane fra le quali alcune colpite da misure cautelari, i quali hanno constatato e contestato che la notizia degli arresti e perquisizioni era apparsa pubblicata dalla stampa nazionale e locale (esattamente come avvenne a Taranto) ben prima della conferenza stampa convocata per il giorno stesso.  “E’ evidente – scrivono gli avvocati della Camera Penale di Luccacome ai giornalisti sia stato fornito materiale nella sola disponibilità degli inquirenti” (in particolare la registrazione integrale di alcune intercettazioni oltre ad un video che riporta il loro della Polizia di Stato pubblicate in contemporanea con l’esecuzione delle misure cautelari)  contestando altresì che “si assiste ad una spettacolarizzazione della giustizia che integra una pratica tanto diffusa quanto illecita: il circo mediatico a cui siamo ormai tristemente avvezzi” che “non solo comporta la violazione della privacy e della dignità delle persone non colpevoli fino ad una sentenza irrevocabile di condanna” 

I penalisti toscani ricordano nel loro comunicato stampa che “In attesa che entri in vigore la nuova normativa in tema di intercettazioni , basti ricordare gli articoli 114 e 329 c.p.p (codice di procedura penale n.d.a.) e 684 c.p. (Codice Penale n.d.a.) i quali vietano e puniscono la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, imponendo l’obbligo del segreto sugli atti di indagine fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza” cosi come ” l’articolo 10 CEDU (Corte Europea Diritti Umani n.d.a.)”  che, nel sancire il diritto della libertà di espressione ribadisce che tale diritto implica la contestuale assunzione di doveri e responsabilità, misure volte alla “protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario”.

A Taranto invece nessun avvocato disse ( e dice una parola) quando vi sono continuamente fughe incontrollate di notizie.  Per molti di loro è importante essere citati negli articoli di cronaca giudiziaria per farsi della pubblicità manifestando in realtà  il proprio noto “provincialismo” esasperato. O meglio della disperazione professionale. Così come è pressochè impossibile vedere la Procura di Taranto aprire delle inchieste per la violazione del segreto istruttorio, come invece è accaduto a Roma per il “caso CONSIP” dove il procuratore capo della Capitale Giuseppe Pignatone non ha esitato un attimo ad iscrivere nel registro degli indagati, magistrati, giornalisti e forze dell’ ordine.

Come non dare ragione quindi al collega romano Dimitri Buffa quando scrive in un suo articolo dal titolo “SONO UN GIORNALISTA E NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE.”  Ua domanda retorica: perché i giornalisti si sentono sempre defraudati di qualcosa se qualcuno osa giudicare il loro lavoro, specie se a farlo sono gli avvocati ! Che per caso tra i tanti o pochi clienti che si ritrovano in ipotesi ne possono avere qualcuno accusato di associazione mafiosa – ‘ndrangheta . Non sia mai poi che a qualcuno venga in mente di istituire un osservatorio sui rapporti tra la procura e i cronisti a quelle latitudini. “Attentato alla libertà di stampa”. Indignazione. E il sindacato che ne approfitta per far vedere che esiste e batte un colpo. Ma sempre alla porta sbagliata. E poi paginate dei giornali che strillano per l’indignazione che i consigliori dei boss abbiano l’ardire di mettere sotto processo loro, i “sacerdoti” autoproclamatisi della libertà di stampa.

Ma se tutta questa indignazione si rivelasse in realtà una farsa o una gigantesca esposizione di una lunghissima coda di paglia? “Il problema dei processi celebrati, anzi recitati, nei talk-show esiste eccome” aggiunge Buffa –  “Come esistono tante assoluzioni e tante inchieste flop che però quando erano ancora allo stato larvale di indagini preliminari venivano “pompate” da questi cronisti – o da altri simili a loroche ci lucravano carriere o comparsate televisive. Come esistono innocenti sbattuti per anni in carcere con accuse rivelatesi poi inconsistenti. E come esiste lo Stato di diritto, magari ancora per poco, e la presunzione di innocenza. E anche le condanne europee all’amministrazione della giustizia italiana o i mille e cinquecento e passa errori giudiziari annui che costano allo Stato cifre imprecisate intorno al mezzo miliardo di euro“.

il Procuratore Capo di Roma Giuseppe Pignatone

 

Soprattutto, esistono tribunali molto più autoritari i cui giudizi – contro i giornalisti e i loro editori che ricorrono alla scorciatoia “giustizialista” per vendere più copie – spesso sono inappellabili. “Sono i tribunali dei lettori – aggiunge Buffa e noi siamo d’accordo con lui – e di coloro che guardano la tivù la sera magari perché non hanno di meglio da fare. Se gli editori (e i giornalisti) confrontassero i propri dati di vendita attuali con quelli di solo una decina di anni orsono  scoprirebbero che tale giudizio, di condanna, è già stato emesso. E lo stesso discorso vale per le emittenti televisive pubbliche e private e i loro dati di ascolto“.

Da giornalisti ci rimane a dir poco difficile giustificare queste inutili difese corporative della nostra categoria in cui i sindacati danno il meglio di sé. Il collega Dimitri Buffa ha assolutamente ragione. In un Paese in cui ci sono giornalisti ricattati e sfruttati da editori senza scrupoli, minacciati dalla mafia e indicati come bersagli agli elettori da alcuni partiti politici tra i quali spicca uno affacciatosi da poco sulla scena politica italiana , e che nelle prossime elezioni però ne candida qualcuno. L’invenzione dell’ inutile osservatorio “Ossigeno” da parte del sindacato dei giornalisti,  ed i suoi intrecci mediatici in Italia appare onestamente passare in secondo piano.

Ma probabilmente, forse, c’è un requisito che a molti giornalisti manca da tempo e che influisce sensibilmente negativamente sulle vendite dei giornali per cui scrivono: si chiama onestà intellettuale.