"Monnezzopoli": il 4 novembre Tamburrano e la "cricca" a processo

TARANTO – E’ stata fissata dal giudice Vilma Gilli la data della prima udienza dinnanzi al Tribunale di Taranto, per i quattro imputati dell’inchiesta “T-Rex” (da noi ribattezzata “Monnezzopoli“) , che avrà come protagonista “principale” l’ex presidente della Provincia Martino Tamburrano, imputato nella richiesta di giudizio immediato avanzata ed ottenuta dalla Procura di Taranto.

Il prossimo 4 novembre i quattro imputati Tamburrano, Lonoce, Natili e Venuti “principale” che si trovano attualmente agli arresti domiciliari, dovranno comparire dinnanzi al giudice, a meno che non decidano di optare per la scelta del rito abbreviato, che prevede in caso di condanna la pena ridotta di un terzo, secondo quanto previsto dal Codice.

Il Gip dr.ssa Vilma Gilli

La decisione del giudice Gilli,  è arrivata pochi giorni dopo ad un altro suo stesso provvedimento con il quale aveva concesso, nonostante il parere ostativo della Procura,  il beneficio degli arresti domiciliari ai quattro imputati che erano in carcere dal 14 marzo scorso,  a seguito della richiesta di giudizio immediato cautelare, avanzata dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dal pm Enrico Bruschi titolare del fascicolo d’indagine.

I magistrati nella loro richiesta hanno messo in evidenza le contestazioni rivolte ai quattro imputati che all’epoca furono destinatari della misura cautelare firmata sempre dal gip Gilli, , e cioè l’ex presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano (esponente politico di Forza Italia), l’imprenditore sanmarzanese Pasquale Lonoce, quale “amministratore di fatto” della società  2Lecologica srl, Lorenzo Natile, ex dirigente del quarto settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto, e quindi  Roberto Natalino Venuti procuratore speciale della società Linea Ambiente srl .

Il procedimento si basa su due ipotesi di corruzione, una delle quali contestata ai quattro, l’altra ed una di turbativa d’asta, contestata soltanto  agli imputati Tamburrano e Lonoce (accanto nella foto)

La procura di Taranto avanzando ed ottenendo la richiesta del rito immediato cautelare,  ha voluto “blindare” le evidenze probatorie acquisite nel corso dell’attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza, sulle quali vertono le contestazioni di “concorso in corruzione“, ritenute strumentali e funzionali  all’autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Taranto, per l’ampliamento della discarica di Torre Caprarica nell’area di Grottaglie, ottenuta grazie all’intervento decisivo e corruzione di Martino Tamburrano,  e per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, appalto aggiudicato attraverso la corruzione  dei due componenti della commissione aggiudicatrice Cangelosi e Natuzzi, sempre grazie all’interessamento di Tamburrano, appalto questo che è stato successivamente revocato in autotutela dall’amministrazione della cittadina jonica.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Sono stati questi in fatti i principali appalti d’interesse di Venuti e Lonoce, e che erano al centro del giro di tangenti che aveva come “regista”  e destinatario finale Martino  Tamburrano.

La richiesta dell’immediato cautelare chiesto ed ottenuto dalla Procura, aveva indotto i legali difensori di Tamburrano a rinunciare alla discussione del ricorso presentato al Tribunale del Riesame di Taranto, per cercare ottenere la sostituzione della misura cautelare.

Nel frattempo proseguono senza sosta le indagini della Guardia di Finanza coordinata della procura per altri filoni dell’inchiesta che riguardano altri ipotesi di reato, che da mesi non lasciano dormire tranquillamente alcuni politici e faccendieri locali che erano in contatto e facevano affari con la “cricca” capeggiata da Tamburrano.




Melucci & Emiliano: attenti a quei due

di Antonello de Gennaro

TARANTO – L’accoppiata Emiliano-Melucci che ha letteralmente “distrutto” la politica e le speranze della comunità jonica, è tornata ad amoreggiare dopo una separazione che ha avuto come effetto devastante la defenestrazione del vice sindaco Rocco De Franchi e dell’ingegnere Aurelio Di Paola, entrambi baresi, e facenti parte della prima giunta Melucci su indicazione del governatore Emiliano, anche se Melucci sosteneva da aspirante “Pinocchio“, che li avesse scelti da lui sulla base  dei rispettivi curricula.

I due “amoreggiavano” anche legalmente, dissipando denaro pubblico in spese legali utilizzando lo stesso studio legale (peraltro già coinvolto nello scandato delle Ferrovie Sud Est,  per presentare inutili ricorsi al Tar contro il decreto legge sull’ ILVA emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Governo Gentiloni), che volevano usare come “ricatto politico” per conquistare  aspirazioni politiche sul palcoscenico politico nazionale, senza però riuscirvi.

Una scelta legale poco fortunata quello della strana “coppia” in quanto non portò nulla, in quanto il TAR Puglia a cui lo studio legale barese (Vernola n.d.a. ) incaricato da Emiliano e Melucci,  spiegò che essendo Palazzo Chigi, cioè la sede dove era stato emesso il decreto legge a Roma, il TAR competente era quello del Lazio e non della Puglia.

La storia della politica e delle cronache giornalistiche parla da sè, e racconta che quando Melucci si invaghì e non solo politicamente dell’ex ministro Carlo Calenda, all’improvviso ruppe con Emiliano e senza informare nè la Giunta nè il Consiglio Comunale, ritirò il ricorso al TAR. Cosa volete che fossero 17mila euro di spese legali, quando a pagarli sono i contribuenti e non un anonimo cittadino di Crispiano ( paese ove Melucci risiede).

Come per incanto la società MELUCCI Shipping srl che si era trasformata in MERIDIAN Shipping, che esercitata attività di supporto portuale, all’improvviso diventòo subfornitore “profumatamente” pagato il trasporto su gomma (leggasi camion) dalla CIMOLAI , la società di Pordenone che ha realizzato la copertura dei parchi minerali dello stabilimento siderurgico di Taranto. Un incarico più che sospetto dato che la MERIDIAN , società nella quale risulta lavorare come “consulente” il padre di Rinaldo Melucci, non avesse le autorizzazioni necessarie per esercitare tale attività.

Secondo nostre informazioni furono i commissari dell’ amministrazione straordinaria dell’ ILVA (che erano stati nominati dal ministro Carlo Calenda, a cui rispondevano per il loro incarico n.d.a.) , a chiedere alla CIMOLAI di avvalersi dei servizi in subappalto della MERIDIAN. Tutte cose già scritte da questo giornale  e raccontate da chi scrive nelle sue dirette giornalistiche sui social, e mai rettificate o smentite dalle parti interessate.

Un ulteriore occasione di scontro fra Emiliano e Melucci fu l’elezione per la presidenza della Provincia di Taranto, dove il governatore pugliese mise in moto gli esponenti della sua corrente nella provincia tarantina, che sostennero e fecero eleggere il sindaco (di centrodestra) di Castellaneta, Giovanni Gugliotti che stracciò letteralmente il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci al punto tale questi si dimise (l’ennesima pagliacciata) da sindaco di Taranto, salvo poi ripensarci e ricordandosi di essere di fatto un disoccupato, ritirò le dimissioni.

Adesso la “strana coppia” si è ricomposta ed i due vanno d’amore e d’accordo, con una serie di azioni anche finanziarie della Regione Puglia a sostegno delle strampalate iniziative di facciata di Melucci (leggasi Giochi del Mediterraneo, Ocean Race ecc.) che porteranno solo debiti a carico dei contribuenti pugliesi.

La ciliegina sulla torta della ritrovata “unione” fra Melucci ed Emiliano è stata la presentazione del nuovo piano per la ristrutturazione dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie, avvenuta parte della Regione Puglia, con la puntuale conferenza stampa a Palazzo di Città di Taranto, che in realtà è solo una trovata propagandistica.

La stragrande maggioranza degli esponenti del mondo associativo e delle imprese, ritiene che sia solo un annuncio “bluff” cioè con inesistente concretezza, in quanto non vi alcuna compagnia aerea interessata ad attivare dei voli passeggeri . Michele Emiliano ha raccontato di aver chiesto alla compagnia Ryanair di fare base anche nello scalo di Taranto,  una dichiarazione di chiaro stampo “elettorale” che non generato alcun effetto. Nessun facile entusiasmo. Anzi al contrario, un maggiore e crescente scetticismo.

Resta da chiedersi quante pagliacciate politiche dovrà sopportare ancora la città di Taranto che in realtà andrebbe volentieri alle elezioni amministrative anticipate pur di liberarsi da un sindaco che si è manifestato per la sua arroganza e presunzione, e l’uso spregiudicato di denaro pubblico. E tanta, troppa attenzione per la sua “staffista” del cuore.




"Monnezzepoli". Martino Tamburrano resta in carcere: occorre tutelare le indagini in corso

TARANTO – Dopo il parere negativo della Procura della Repubblica  di Taranto rappresentata  dal procuratore aggiunto dr. Maurizio Carbone e il pubblico ministero dr. Enrico Bruschi, titolari dell’inchiesta della Guardia di Finanza, che hanno evidenziato la necessità di tutelare l’inchiesta in corso, in merito all’istanza di scarcerazione dell’ex-presidente della Provincia di Taranto  Martino Tamburrano, coinvolto nel procedimento sulle attività illegali che sarebbero state attuate dall’ex presidente della Provincia per controllare e “pilotare” le autorizzazioni in materia ambientale,  è arrivato il “no” anche dal Gip dr.ssa Vilma Gilli del Tribunale di Taranto, che ha pienamente accolto e condiviso le argomentazioni della procura, ed ha rigettato l’istanza della difesa avanzata dagli avvocati Giuseppe Modesti e Carlo Raffo, i quali puntavano almeno ad ottenere per Tamburrano la misura dei domiciliari in sostituzione della detenzione in carcere .

l’ ex Presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

La Procura aveva evidenziato nel suo parere negativo, confutando la tesi dei legali di Tamburrano, che verteva sulla tesi della presunta insussistenza delle ipotesi di corruzione, opposte dalla difesa dell’indagato, ed evidenziando la necessità di tutelare gli accertamenti investigativi in corso da ogni tipo di condizionamento ed inquinamento delle prove, che potrebbe avvenire in quanto vi sono altri  indagati liberi e quindi, di effettuare azioni di disturbo all’acquisizione delle Fiamme Gialle di ulteriori prove.

Il Gip dr.ssa Vilma Gilli

Il Gip Gilli  dopo aver valutato le argomentazioni della difesa e dell’ accusa,  sulla base degli atti in suo possesso , è arrivata al convincimento che non sarebbe stato possibile garantire la necessaria tutela per il prosieguo delle indagini, in caso di applicazione dell’eventuale rigettato beneficio degli arresti domiciliari. Il Giudice per le indagini preliminari  ha osservato che il quadro indiziario “non è mutato alla luce dell’alternativa lettura dei fatti offerta dalla difesa, nella propria istanza, posto che essa si basa non su dati probatori diretti, a confutazione di quelli indicati nell’ordinanza genetica ma su elementi presuntivi o deduttivi, non convincenti o difficilmente verificabili”   convenendo alle argomentazioni della Procura,  ha confermato la sussistenza esistenza di un “quadro cautelare immutato”.

Nella sua ordinanza il Gip ha motivato che la circostanza che Tamburrano non goda più di cariche politiche, non influisce minimamente in suo favore,  considerando che nel recente passato, anche dopo la sua decadenza di Presidente della Provincia di Taranto, aveva “proseguito a occuparsi di affari connessi con la materia dei rifiuti e delle discariche, vantando presso terzi di poter ottenere autorizzazioni e titoli” tutto ciò “in virtù della rete di relazioni personali e professionali che aveva intessuto durante l’esercizio delle sue funzioni pubbliche; rete che i fatti hanno dimostrato essere costituita anche da relazioni e attività illecite“. In pratica secondo il Gip la circostanza di assenza attuale di cariche istituzionali di Martino Tamburrano non assume alcun “carattere dirimente” e secondo la dottoressa Gilli, esiste il pericolo che possa reiterare analoghi reati,  e quindi una sua scarcerazione potrebbe arrecare danni e disturbo alle ulteriori acquisizioni probatorie degli inquirenti propedeutici alla conclusione delle indagini che proseguono senza alcuna sosta.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Analoga decisione è arrivata dal Tribunale del Riesame di Taranto , collegio presieduto dal Giudice Giovanni Caroli, che ha ha rigettato il ricorso avanzato dagli avvocati dell’imprenditore Natalino Venuti. accusato  di “concorso in corruzione” unitamente a Martino Tamburrano, l’imprenditore Pasquale Lonoce, Lorenzo Natile all’epoca dei fatti responsabile del 4° settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto,  per i rispettivi ruoli ricoperti nell’adozione della delibera di ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie, e per la ulteriore contestazione della Procura nei confronti di Tamburrano e Lonoce per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, dal quale potrebbero arrivate delle altre “sorprese”.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa, indagato dalla Procura di Taranto

Nel frattempo delle nostre fonti bene informate ci riferiscono che anche l’imprenditore massafrese Antonio (per tutti Tonino) Albanese, presidente della discarica della CISA spa di Massafra, sia molto agitato e preoccupato per la sua rischiosa posizione di “indagato”,  nello stessa indagine in corso della Guardia di Finanza sulla “monnezzopoli” tarantina , e per il blocco delle autorizzazioni concesse dalla Provincia di Taranto per il raddoppio del termovalorizzatore Appia Energy spa di Massafra, di cui è rappresentante legale e socio al 49%, che gli sono costate una recente richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Taranto.  E’ proprio il caso di dire: “E’ la monnezza, bellezza !

A volte non basta avere un parente ufficiale della Guardia di Finanza o ospitare nelle  strutture alberghiere i convegni dei magistrati…




"Boschetto" di Massafra: concluse le indagini della Procura di Taranto su Tonino Albanese presidente della CISA

Tonino Albanese

ROMA – La vicenda del bosco di Massafra era stata sollevata da Pinuccio  inviato del programma televisivo Striscia la Notizia e dal CORRIERE DEL GIORNO (leggi QUI) come i nostri lettori (e non solo…) ben ricordano, nel silenzio più totale della stampa locale, ad eccezione del solito giornalista Mimmo Mazza da sempre “vicino” agli interessi di Antonio (detto Tonino) Albanese, presidente e proprietario del Gruppo CISA spa di Massafra.

Fu proprio il giornalista Mazza con un suo “articoletto” sulla Gazzetta del Mezzogiorno ad arrivare persino ad accusare “Striscia” di cercare audience amplificando la storia del boschetto massafrese scomparso, una scomparsa che…piccolo particolare aveva consentito al suo “amico” Albanese di ottenere un’autorizzazione necessaria per il raddoppio dello stabilimento Appia Energy (51% Gruppo Marcegaglia, 49% Gruppo Cisa) . Coincidenze ? Per la Procura di Taranto, sembra proprio più che una coincidenza !

Il fascicolo d’indagine della Procura di Taranto, affidato al pm Mariano Buccoliero, coinvolge a vario titolo l’imprenditore massafrese Antonio Albanese, quale rappresentante legale della società Appia Energy, Luigi Traetta dirigente dell’ufficio di Urbanistica del Comune di Massafra, ed i verificatori  Saverio Riccardi e Anna Cecca peritiincaricati dal Consiglio di Stato.  Albanese è chiamato a rispondere del reato di “distruzione di bellezze naturali” (art. 734 C.P)  e di “falso ideologico” (art. 479 C.P) in concorso con gli altri indagati coinvolti.

Il pubblico ministero Buccoliero della Procura della Repubblica di Taranto, all’esito delle indagini effettuate dagli investigatori dei Carabinieri, ha fatto notificare nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai soggetti coinvolti. Il procedimento penale è relativo al progetto di ampliamento della centrale termoelettrica massafrese, sfociato in un contenzioso dinnanzi  ai giudici di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato.

Sulla base delle evidenze emerse nel corso delle indagini della procura di Taranto, Antonio Albanese avrebbe fatto scomparire un’area boschiva di circa 2900 metri quadrati, con l’obiettivo di poter ovviare al provvedimento di revoca della precedente Aia che era stata rilasciata dalla Provincia di Taranto e rientrare quindi nelle norme di legge previste e necessarie per sviluppare il progetto di raddoppio della centrale di Appia Energy.

La Procura di Taranto ritiene che il giudizio favorevole sarebbe stato agevolato e reso possibile soltanto a seguito  del “sostegno” ricevuto dai periti-verificatori Riccardi e Cecca che avrebbero alterato il contenuto della relazione, sostenendo ed attestando che i nuovi corpi di fabbrica ricadevano al di fuori dell’area annessa al bosco ed a quella dell’adiacente parco delle Gravine. I due verificatori secondo le indagini della procura tarantina hanno anche omesso di segnalare che in precedenza l’area segnalata conteneva circa 2900 metri quadrati di bosco eliminati notte tempore dall’intervento strumentale di qualcuno… Il dipendente del Comune di Massafra, Luigi Traetta, a sua volta nel 2014  avrebbe rilasciato una falsa attestazione alla società sui limiti del bosco agevolando la strategia “furbesca” dell’imprenditore massafrese.

Albanese, alle spalle del Sen. Luigi Vitali nel corso della sua ultima campagna elettorale, all’interno dello stabilimento di Pasquale Lonoce, imprenditore arrestato nell’inchiesta “Monnezzopoli”

Albanese a  seguito dell’avvenuta ricezione della notifica di conclusione delle indagini ha richiesto di essere ascoltato dalla Procura,  verbalizzando la propria versione dei fatti , assistito dai suoi legali di fiducia avvocati Antonio Raffo e Carlo Raffo. L’imprenditore massafrese chiaramente si è dichiarato estraneo alla scomparsa dell’area boschiva, ed ha sostenuto la legittimità degli iter amministrativi seguiti per l’ampliamento della centrale. Una giustificazione smentita documentalmente dalle precedenti indagini dei Carabinieri su cui si radica e basa la decisione del pm Buccoliero di chiedere il processo per i 4 indagati. Anche perchè l’autorizzazione “allegra” ottenuta era stata resa possibile proprio grazie alla scomparsa del boschetto.

 

L’imprenditore massafrese è indagato dalla Procura di Taranto (leggi QUI) anche in un altro procedimento penale accusato del grave reato di “favoreggiamento” nell’ambito della nota inchiesta “Monnezzopoli” che ha portato in carcere il suo caro amico Martino Tamburrano, ex sindaco di Massafra ed ex presidente della Provincia di Taranto, da sempre molto “vicino” ad Albanese come confermato da molte intercettazioni nella mani della magistratura.

 




Arrivano 90 milioni per Taranto dal tavolo tecnico con Mibac e Ministero del Sud

ROMA – Si è riunito negli uffici del Ministero per i beni e le Attività Culturali a Roma il Tavolo Tecnico Istituzionale Cis per sviluppare il progetto di assegnazione delle risorse “Cultura e Turismo” che ha assegnato alla città di Taranto 90 milioni attraverso il Cipe per la riqualificazione di aree culturali del centro storico.

Alla riunione, per il MIbac, oltre al ministro Bonisoli, hanno partecipato il Capo di Gabinetto Tiziana Coccoluto e la segretaria regionale della Puglia Eugenia Vantaggiato. Per il ministero per il Sud, il vicecapo dell’ufficio legislativo del ministero per il Sud, Fabiana D’Onghia.

Al tavolo istituzionale erano presenti esponenti del Comune di Taranto, della Provincia di Taranto, Regione Puglia e Prefettura.

Si trattava del primo incontro tra le parti che si rivedranno in tempi brevi, quando saranno state sviluppate le idee messe in campo ieri. “Abbiamo lavorato in maniera molto proficua e con identità di vedute e programmatiche. Sono certo che una volta che avremo definito le cose da fare nei dettagli andremo avanti speditamente. Taranto ha necessità di essere valorizzata e riqualificata. La riqualificazione culturale è solo un primo passo, altri ne seguiranno”.

Anche il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ha commentato positivamente l’incontro: “Ringrazio il ministro Bonisoli per l’attenzione e l’impegno che sta dedicando al Cis di Taranto. Nel Contratto ci sono risorse importanti, già stanziate, per cui è fondamentale fare presto e procedere quanto più rapidamente con i primi interventi. Taranto ha un estremo bisogno di segnali tangibili e questo deve essere la prima di una serie di misure dedicate alla città“​




ESCLUSIVA: le carte integrali dell'inchiesta "Monnezzopoli": la 7a puntata

ROMA –Tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto e come noto altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, e che vede fra gli indagati  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , l’imprenditore massafrese Antonio (detto Tonino) Albanese, l’imprenditore Pasquale Lonoce (un ex carabiniere, originario e residente a San Marzano di S. Giuseppe),  il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, per tutti Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Francesco Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Giuseppe Marzella (originario di Massafra).

Ordinanza TAMBURRANO copia

il CORRIERE DEL GIORNO vi offre in esclusiva la lettura integrale dei documenti pubblicati, da cui si evincono le prove della raccolta di fondi neri da utilizzare per le tangenti, e la promessa (sotto forma di tangente) di una abitazione pretesa da Martino Tamburrano a fronte di una concessione che la Provincia di Taranto aveva precedentemente rigettato. Molti soldi per ammissione dello stesso Lonoce sono stati utilizzati per la campagna elettorale della moglie di Tamburrano, Maria Francavilla, candidata al Senato della Repubblica.

Alla campagna elettorale della candidata di Forza Italia alla Camera dei Deputati, Stefania Fornaro (dipendente del Gruppo CISA spa di Massafra)  ci avrebbe pensato il suo datore di lavoro, onnipresente a tutte le sue costose manifestazioni elettorali, dove guarda caso spesso presenziava (l’ex) coordinatore regionale pugliese Luigi Vitali, candidato al Senato nel collegio brindisino, “trombato” dagli elettori ed eletto senatore grazie al “listino” bloccato”, cioè quello dei “nominati” voluti da Silvio Berlusconi, fra i quali anche il suo legale barese Francesco Paolo Sisto. Tutti al momento estranei a questa inchiesta della magistratura tarantina.

da sinistra Tonino Albanese e Luigi Vitali in una manifestazione elettorale nello stabilimento di Pasquale Lonoce

Nelle intercettazioni troverete i nomi degli indagati Federico Cangelosi, e Mimmo Natuzzi (entrambi posti agli arresti domiciliari) e del consigliere comunale ex-Pd  Piero Bitetti (non indagato nel primo “troncone d’inchiesta” ), e di un loro  incontro molto sospetto. Buona lettura quindi e mi raccomando…. tappatevi il naso. La monnezza è tanta !!!!

Ordinanza BIS TAMBURRANO




ESCLUSIVA: le carte integrali dell'inchiesta "Monnezzopoli": la 6a puntata

ROMA – Il CORRIERE DEL GIORNO continua la sua linea di “trasparenza” giornalistica documentale, pubblicando, unica testata in tutt’ Italia, tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto e come noto altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, e che vede fra gli indagati  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , l’imprenditore massafrese Antonio Albanese, il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, per tutti Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Francesco Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Giuseppe Marzella (originario di Massafra).

Ordinanza TAMBURRANO copia

Nei documenti pubblicati dal CORRIERE DEL GIORNO che vi offre in esclusiva la lettura integrale, si evincono le prove della raccolta di fondi neri da utilizzare per le tangenti, e la cessione (sotto forma di tangente) di un SUV Mercedes pretesa da Martino Tamburrano.a fronte di una concessione che la Provincia di Taranto aveva precedentemente rigettato. Buona lettura e tappatevi il naso….

 

AI LETTORI

Le precedenti puntate di questa inchiesta le trovate tutte in un apposita sezione del nostro sito (clicca QUI

 

 




ESCLUSIVA: le carte integrali dell'inchiesta "Monnezzopoli": la 4a puntata

ROMA – Il CORRIERE DEL GIORNO mantiene la sua linea di “trasparenza” pubblicando tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto e come noto altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, e che vede fra gli indagati  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, per tutti Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Francesco Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Giuseppe Marzella (originario di Massafra).

Ordinanza TAMBURRANO BIS

cliccando sul piede del documento è possibile sfogliare leggere tutti i documenti 

La nostra inchiesta continua con la pubblicazione del 4° “blocco” di pagine che potrete leggere sopra, che contengono le conversazioni intercettate nella cena di “festeggiamento” per l’avvenuta determina dirigenziale della Provincia di Taranto, voluta da Martino Tamburrano e firmata da Lorenzo Natile, a fronte delle tangenti pagate dalla “cricca”.

Nelle conversazioni si parla di Tonino Albanese… ma anche dei contatti della “cricca” con  Mimmo Mazza il giornalista capo servizio della redazione di Taranto della Gazzetta del Mezzogiorno contatti che, secondo noi come si evince degli atti d’indagine,  che di giornalistico hanno ben poco…..(vedi pagine 73 e 91 del documento). Lasciamo ai lettori ogni giudizio e commento in merito . Noi da parte nostra ci tappiamo il naso…




ESCLUSIVA: le carte integrali dell'inchiesta "Monnezzopoli": la 3a puntata

ROMA – Il CORRIERE DEL GIORNO mantiene la sua linea di “trasparenza” pubblicando tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto e come noto altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, e che vede fra gli indagati  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, per tutti Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Francesco Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Giuseppe Marzella (originario di Massafra). La pubblicazione continua con il 3° “blocco” di 27 pagine.

 Ordinanza TAMBURRANO 3parte.

In questo blocco sono numerose le conversazioni intercettate fra Pasquale Lonoce, il Luogotenente dei Carabinieri Tonino Bucci e Martino Tamburrano da cui è facile capre il modus operandi di questa cricca di faccendieri e tangentisti. Nelle intercettazioni compaiono anche telefonate con donne estranee alle indagini, ma che riportiamo essendo contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, e quindi se di interesse della magistratura, lo sono anche per i nostri lettori

La nostra trasparenza di informazioni è utile ai lettori per essere completamente informati sui fatti accaduti, senza qualcuno riporti su siti web e giornaletti locali solo quello che vuole. La “cricca” a Taranto non opera solo negli affari sporchi e nella corruzione di pubblici ufficiali, ma anche attraverso coperture e connivenze di pennivendoli e markettari.




ESCLUSIVA: le carte integrali dell'inchiesta "Monnezzopoli": la 2a puntata

ROMA – Il CORRIERE DEL GIORNO mantiene la sua linea di “trasparenza” pubblicando tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto ed altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, e che vede fra gli indagati  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, per tutti Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Marzella (originario di Massafra)  . La pubblicazione continua con il secondo “blocco” di 20 pagine.

Ordinanza TAMBURRANO 2parte

Anche il nostro giornale è entrato in possesso della relazione conclusiva della Guardia di Finanza alla Procura della Repubblica di Taranto, ma a differenza di qualche sprovveduto giornalista locale  (che per questo motivo è stato denunciato) noi non pubblichiamo alcun  stralcio di indagine quando è coperto dal segreto istruttorio. Non siamo abituati a fare i “primi della classe” come altri che si illudono poveretti… di esserlo.




ESCLUSIVA: Tutte le carte "integrali" dell'inchiesta Monnezzopoli: la 1a puntata

di Antonello de Gennaro

Ancora una volta il CORRIERE DEL GIORNO mantiene la sua linea di “trasparenza” pubblicando a partire da oggi tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto ed altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari. Chiaramente data la mole di documenti la pubblicazione avverrà a “blocchi” di 20 pagine alla volte.

Questa iniziativa non vuole diventare o essere una gogna mediatica, ma soltanto una corretta informazione a 360gradi. Quando arriveremo ai fatti specifici, i documenti verranno commentati e spiegati ai lettori affinchè il gergo giudiziario sia comprensibile realmente per tutti.

Ordinanza TAMBURRANO 1parte

Ci corre obbligo ricordare a tutti i nostri lettori, che attualmente siamo in una fase d’indagine, che ha condotto l’ Autorità Giudiziaria ad un’ordinanza cautelare, per fronteggiare l’inquinamento delle prove che stava accadendo a causa di tre militari (un luogotenente dei Carabinieri e due marescialli aggiunti della Guardia di Finanza) e del noto imprenditore Antonio Albanese, proprietario del Gruppo CISA, anch’egli indagato, che secondo gli investigatori e la magistratura si era attivato per allarmare la “cricca” che girava intorno a Martino Tamburrano , facendo loro sapere di essere “ascoltati”, cioè intercettati, dai finanzieri.

 




L' opinione del Direttore. Politica, tangenti e "monnezza". 1a puntata

ROMA – L’ ’opinione  del nostro Direttore Antonello de Gennaro, sullo scandalo delle tangenti di Taranto, all’interno del nostro programma “Sette e mezzo“, trasmesso giovedì 14 marzo 2019  in diretta  sulle piattaforme dei socialmedia Facebook, Twitter ed Instagram del CORRIERE DEL GIORNO.

ogni lunedì, mercoledì e venerdì diretta “live” sulle pagine Facebook, Instagram e Twitter del CORRIERE DEL GIORNO fondato nel 1947™




ESCLUSIVA. I nomi degli arrestati a Taranto per corruzione. Trema il "Palazzo" della politica

TARANTO – Arresti “eccellenti” quelli effettuati dal Nucleo di polizia economica finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto guidato dal Ten. Col. Antonio Marco Antonucci  nel corso dell’ operazione denominata “T.Rex”  per vari reati contestati sono, tra gli altri, quelli di corruzione, e turbata libertà degli incanti. L’inchiesta ha origine dal provvedimento di elevazione della discarica di Grottaglie. Delle 7 misure cautelari 4 prevedono la custodia in carcere, mentre le restanti 3 agli arresti domiciliari.

La richiesta di arresti porta la firma del sostituto procuratore della repubblica della Procura di Taranto, dr. Enrico Bruschi, accolta dal Gip dr.ssa Vilma Gilli che ha firmato l’ordinanza restrittiva.

Fra gli arrestati tradotti in carcere il “noto” politico Martino Tamburrano ex presidente della Provincia di Taranto e Sindaco di Massafra, ed il dirigente della Provincia  Lorenzo Natile (proveniente dal Comune di Massafra), a lui molto “vicino” da sempre, che aveva ruolo e  competenze nell’ente provinciale sull’ urbanistica, attività produttive, ambiente ed ecologia.

L’operazione vede impegnati finanzieri nelle provincie di Taranto, Roma, Bari e Milano, per l’esecuzione dei provvedimenti e delle perquisizioni presso uffici pubblici e numerose sedi societarie. Le indagini riguardano, in particolare, l’iter amministrativo per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica di Grottaglie–contrada Torre Caprarica, meglio nota con il nome “LaTorre Caprarica”, gestita dalla società  Linea Ambiente (exEcolevante) di Rovato (Brescia) controllata dalla Linea Group Holding.

Cosimo Natuzzi

Tutti i nomi degli altri arrestati: Pasquale Lonoce (carcere), il figlio Matteo Lonoce candidato in una lista civica facente capo a Tamburrano alle ultime elezioni amministrative del Comune di Taranto, in cui risultò primo dei non eletti, e la figlia Federica Lonoce (domiciliari), il procuratore speciale della società-gestore della discarica di Grottaglie Roberto Venuti, il dirigente dell’ AMIU Taranto Cosimo (Mimmo) Natuzzi presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani, l’ex presidente di AMIU Taranto municipalizzata Federico Cangelosi, commercialista, indicato e recentemente nominato dal Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci come componente nella commissione “tecnica” per il Termovalorizzatore dell’ amministrazione comunale jonica.

Il gruppo, costituito dall’ex presidente della Provincia Martino Tamburrano, e dal dirigente Natile dello stesso Ente e da imprenditori operanti tra l’altro nel settore dello smaltimento e gestione rifiuti, ha tratto vantaggi in denaro e beni attraverso atti corruttivi che hanno consentito notevoli indebiti guadagni. “Per me Martino è più mafioso di Totò Riina. Totò Riina è un coglione rispetto a lui”. Parole forti, forse esagerate quelle pronunciate dal “corruttore” Pasquale Lonoce presenti nelle 190 pagine dell’ordinanza cautelare contenente numerose intercettazioni.

Lo  sfogo di Lonoce con un altro indagato è eloquente : “Fatturato 700mila Euro con lui… 700/800 quelli che sono stati.. metà dei quali… sono andato a pagarli adesso. Trecentocinquantamila.. e per altri …Duecentocinquanta li ho dati a coglione per le elezioni e annessi e connessi … Solo di cene se ne sono andate 30mila euro al mese”. Nella tangente richiesta da Tamburrano era incluso anche il sostegno elettorale ed economico per la candidatura al Senato della moglie Maria Francavilla  in occasione delle ultime elezioni politiche, in cui  sostenuta dalla coalizione Lega-Fratelli d’ Italia-Forza Italia .

Secondo le indagini delle Fiamme Gialle, Tamburrano incassava la somma di 5mila euro al mese. Lonoce esasperato dalle sue continue richieste intercettato, si lamenta: “Quindicimila Euro al mese esco…. Ieri sera 800 euro con lei se ne sono andati. Per dirti, e tutte le sere e tutte le sere, quante volte quello va a mangiare e pago io, va con quelli e pago io. Oh! In media, quindicimila-ventimila euro al mese esco fatti i conti. Una cosa che siamo noi tre, perché siamo amici, un altro conto che quelli li hanno messi tutti a carico mio. Adesso questo altro fatto qua, dei terminali, là, i computer, i telefonini per i figli dei figli, le cose. Eh! Non li va a ritirare se non li pago. Weh coglione!”.

Per il pm Bruschi della Procura di Taranto i 5mila euro con il passare del tempo andava via via aumentando in quanto il presidente della Provincia avanzava richieste sempre più esose e pressanti”. Tra le tangenti compare anche un Suv  Mercedes 220 GLC  che Tamburrano ritira da un rivenditore di zona (D’ Elia) il quale a sua volta  era perfettamente a conoscenza della vicenda al punto che suggeriva a Tamburrano di adottare delle precauzioni: “Martino io direi due, tre mesi lasciala stare intestata a me… hai capito? Se no capi… si può pensare, hai capito? Se la è intestata prima lui, a fine anno, a dicembre, Puff e la…Quattro cinque mesi se no, perché poi la dobbiamo fatturare in un certo modo, noi a lui e conviene”.

Arrestati anche un membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani di del Comune di Sava ( Taranto ), di 2 imprenditori attivi nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, nonché del procuratore speciale di una società gestore di una discarica ubicata nel comune di Grottaglie.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Si è accertato, anche attraverso l’ausilio di intercettazioni, che la società proprietaria della discarica di Grottaglie – Contrada Torre Caprarica – aveva terminato la sua attività di raccolta in quanto il sito era ormai colmo, senza possibilità di poter conferire ulteriori RSU. Nell’agosto del 2017 la Provincia di Taranto, dopo i pareri negativi degli organi preposti, aveva respinto inizialmente la richiesta di ampliamento.

Il procuratore legale della società sfruttando i buoni uffici di un imprenditore sammarzanese,(cioè del Comune di San Marzano di San Giuseppe  in provincia di Taranto) ha iniziato a tessere stretti rapporti illeciti con il Presidente della Provincia di Taranto Tamburrano, finalizzati a valutare nuovamente, la richiesta “rigettata” di rilascio dell’autorizzazione per il sopraelevamento della discarica di ulteriori 15 metri rispetto al livello di colmata.

A fronte di tali accordi, l’ex Presidente della Provincia si è attivamente adoperato per nominare un nuovo comitato tecnico ed il compiacente Natile Dirigente del Settore Ambiente, figura fino ad allora ricoperta dal segretario provinciale. I pubblici ufficiali, a fronte di tale impegno contrario ai propri doveri, ricevevano denaro e altre utilità, tra queste ultime l’ex presidente della Provincia otteneva, tra le altre, contributi per finanziare la campagna elettorale della moglie Maria Francavilla alle ultime elezioni politiche per il Senato.

NOTA. Ai nostri lettori: precedentemente è stata pubblicata una foto che ritraeva l’ On. Avv. Gianfranco Chiarelli (totalmente estraneo alla vicenda giudiziaria da noi trattata) accanto alla candidata  Maria Francavilla. Ci scusiamo con l’interessato che ribadiamo non ha alcun coinvolgimento nell’inchiesta

L’accordo corruttivo era talmente esplicito che il ritardo nel completamento dell’iter amministrativo aveva generato le vibrate rimostranze del corruttore che lamentava, per ogni giorno di inattività un mancato guadagno costituito dai ricavi derivanti dal conferimento in discarica dei rifiuti.

Le modalità di corresponsione delle “tangenti” si sono rivelate particolarmente ingegnose e innovative e, per lo più, concordate nel corso di incontri conviviali tra gli indagati ignari di essere ascoltati e pedinati.

 

I fondi da destinare ai pubblici ufficiali infedeli venivano costituiti attraverso l’affidamento dei lavori di sanificazione della discarica alle società riconducibili all’imprenditore sammarzanese. I pagamenti per tali prestazioni, risultati sovrafatturati, erano in buona parte destinati a corrispondere il prezzo della corruzione.

Il rappresentante legale della discarica, attraverso l’intermediazione del titolare di un autosalone, donava all’ex presidente della Provincia di Taranto, quale ulteriore compenso illecito, una autovettura di lusso del valore commerciale di circa 50 mila euro.

Martino Tamburrano

La gestione degli affari illegali da parte dell’ex Presidente della Provincia di Taranto si è spinta fino all’affidamento diretto, all’imprenditore di San Marzano, di lavori per somma urgenza e necessità in occasione degli eventi di calamità naturale verificatisi nell’estate del 2018, facendo fruttare compensi per ulteriori 95 mila euro circa.

Infine, è stato accertato che Martino Tamburrano si è prodigato per pilotare anche la gara di appalto per i servizi di raccolta rifiuti del Comune di Sava, influendo sul giudizio tecnico di due professionisti corrotti, facenti parte della commissione di gara, permettendo di far vincere l’appalto allo stesso imprenditore amico, attraverso una delle sue imprese.

 

 

 




Alla Provincia di Taranto eletto il nuovo consiglio. Sconfitta "bis" del centrosinistra

TARANTO – Erano 36 i candidati in corsa per i dodici seggi di consigliere provinciali disponibili. Tre le liste in campo per il rinnovo del consiglio provinciale di Taranto : Patto dei Sindaci, Alleanza per la Provincia, Terra Ionica. Nel seggio allestito a Palazzo del Governo sindaci e consiglieri hanno votato ieri sera fino alle 20, quando sono iniziate le operazioni di scrutinio. Due le liste di candidati al consiglio facevano riferimento al presidente in carica Giovanni Gugliotti : Patto dei sindaci per la Provincia e Alleanza per la Provincia;  mentre Terra Ionica,  espressione del centrosinistra, risultata sonoramente sconfitta, a conferma della precedente “trombatura” subita dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci.

La campagna elettorale interna fra i vari consiglieri comunali e sindaci della provincia jonica è stata molto intensa ed ha fatto registrare incredibilmente anche internamente al Comune di Taranto delle preoccupanti tensioni per la tenuta della maggioranza che come ben noto si tiene in piedi grazie solo ad un voto di differenza dalle opposizioni. Non a caso in occasione dell’ ultima seduta del consiglio comunale, conclusasi anticipatamente a seguito della mancanza del del numero legale,  che ha visto alcuni consiglieri di maggioranza, attaccarsi  urlando  fra di loro divisi sull’approvazione di una delibera .

L’ulteriore attesa sconfitta del centrosinistra potrebbe determinare forti contraccolpi sui fragili equilibri in maggioranza ed infatti proprio per questo motivo in Consiglio Comunale a Taranto si è preferito approvare il bilancio di previsione prima del risultato delle urne. Secondo “rumours” la sconfitta è ancora più eclatante in quanto   il sindaco di Taranto, Rinaldo  Melucci secondo alcuni non si sarebbe speso per alcuno dei consiglieri della sua maggioranza,  per evitare dissidi con Gianni Azzaro (capogruppo PD al Comune) e sopratutto con Piero Bitetti, leader del gruppetto di consiglieri che tiene in piedi la maggioranza consiliare che lo sostiene. Ed avrebbe appoggiato secondo i bene informati  la candidatura  del sindaco di di Statte Francesco Andrioli che anch’egli non è risultato eletto e non ha ricevuto alcun voto “viola” (cioè del Comune di Taranto, che vale 1.060 voti ponderati) . Mentre in realtà secondo fonti bene informate ed attendibili il sindaco Melucci ha votato per la sua “stampella” Bitetti, senza del quale non avrebbe i numeri per governare la città. Anche in questo caso ci sono stati dei “franchi tiratori” in seno alla maggioranza che hanno dirottato i propri voti verso altri candidati, approfittando del segreto dell’urna.

Questi i consiglieri provinciali eletti che resteranno in carica per i prossimi 2 anni.

Eletti nella lista “Patto dei Sindaci” (33,32% dei voti) eletti Festinante con 4578 voti, Quarto con 4560 voti, Fischetti con 3935 voti e Fabbiamo con 3769 voti. Lasigna, sindaco di Palagiano è risultato il secondo dei non eletti con 3402 voti.

Nella lista “Alleanza per la Provincia” (38,24% dei voti), eletti Rochira con 5832 voti, Vietri con 5815 voti, Brisci con 4817 voti, Pontrelli con 4019 voti e Franzoso con 3473 voti.

Per Terra Ionica, la lista del centrosinistra che ha raggiunto il 28,44% dei voti, eletti solo 3 consiglieri : Bitetti (il più suffragato con 6171 voti), Di Todaro con 4692 voti e Azzaro con 4488 voti.

Alla luce del risultato elettorale di ieri sera, il presidente in carica Gugliotti, potrà amministrare la Provincia di Taranto potendo contare su una maggioranza solida e schierata di 9 consiglieri, contro la quale poco e nulla potranno fare le opposizioni che contano solo su 3 consiglieri.

Da segnalare il misero risultato elettorale che ha portato all’elezione di Festinante su cui sono andati i 4 voti da 1060 voti ponderati (totale 4.240) dei consiglieri comunali del gruppo Indipendenti per Taranto, mentre la capogruppo Floriana de Gennaro che ha corso praticamente da sola, ha ricevuto fra i consiglieri comunali della provincia jonica consensi ben 5 volte maggiori a quelli miseramente raggiunti da Festinante.

Un risultato che nelle prossime ore potrebbe riservare non poche sorprese.




Il Comandante Generale dell' Arma dei Carabinieri inaugura la Stazione San Cataldo a Taranto

TARANTO – Questa mattina si è svolta la cerimonia di inaugurazione della sede della Stazione Carabinieri Taranto San Cataldo, già intitolata alla M.O.V.M. – Mar. Ca. Ettore D’AMORE alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, del Comandante Interregionale Carabinieri “Ogaden”, Generale di Corpo d’Armata Vittorio Tomasone, del Comandante della Legione Carabinieri “Puglia”, Generale di Brigata Alfonso Manzo e delle massime autorità civili, religiose e militari della provincia jonica.

Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, accolto dal Comandante Provinciale dei Carabinieri di Taranto, Col. Luca Steffensen, ha rimarcato nel corso del suo intervento  come i Carabinieridebbano costantemente improntare il loro agire ai massimi valori etici e morali fungendo da esempio di rettitudine e fermezza, in quanto chiamati a vigilare quotidianamente sul rispetto delle leggi a garanzia della civile convivenza di ogni comunità”. Particolarmente delicato e oneroso è inoltre il compito dei militari in servizio presso la Stazione, unità di base dell’Arma, che con il loro “passo rassicurante” per i vicoli dei quartieri, costituiscono un punto di riferimento per la tutta cittadinanza.

 

il Comandante Provinciale di Taranto Col Stefensen, il Comandante Generale Gen. Nistri ed il comandante della Stazione Carabinieri Taranto San Cataldo, L.te Tomasi

Il ritorno sull’isola di un presidio di legalità è fondamentale per il sano sviluppo di tutta l’area ed il benessere della popolazione. A Taranto Vecchia, ciò è stato possibile grazie alla lungimiranza dei precedenti Comandanti, alla ferma volontà dell’Amministrazione Comunale a partire dall’ ex sindaco Ippazio Stefàno e alla proficua sinergia di tutte le componenti istituzionali, espressione di uno Stato coeso, che ha a cuore le istanze di sicurezza e la pacifica convivenza della comunità. Il presidio dell’Arma, con il suo trasferimento da via C. Giovinazzi nel Borgo a via Duomo nello storico “Palazzo Fornaro” nella città vecchia , antica dimora gentilizia risalente al diciottesimo secolo, garantirà una maggiore presenza istituzionale nei vicoli del borgo antico, a suggello della vicinanza dello Stato ai cittadini, che da sempre è tratto distintivo della Benemerita, contribuendo altresì a rivitalizzare l’intera area, che anticamente fu la prima zona cittadina ad accogliere i Carabinieri.

Ripercorrendo brevemente oltre 150 anni di storia infatti, appare d’obbligo ricordare che la Città di Taranto, già da pochi giorni dall’Unità d’Italia (17 marzo 1861), con ripetute suppliche e reiterati telegrammi, inviati a Torino al Ministro dell’Interno, aveva richiesto l’immediato invio, in sostituzione della vecchia ed odiata Gendarmeria Reale Borbonica, di una guarnigione di Carabinieri da insediare stabilmente nell’isola (ora Città Vecchia) che – recita un documento
dell’archivio storico di Taranto – “…con la loro disciplina moralizzasse questo popolo, tutelasse l’ordine, garantisse la proprietà ed invigilasse sulla vita dei nostri concittadini”.

 

La Compagnia dei Reali Carabinieri di Taranto si insediò proprio in Città Vecchia a pochi passi dall’attuale sede che oggi si inaugura, in seguito alla costituzione il 10 luglio 1861 della Legione di Bari, dalla quale dipendeva. Molteplici furono i compiti ai quali l’Arma dovette da subito far fronte: dalla lotta al brigantaggio che affliggeva soprattutto le zone rurali, a sedare i duri conflitti tra filo-borbonici e sostenitori del nuovo governo, a gestire il pericoloso clima di generale malessere diffusosi nelle contrade a seguito della mancata attuazione della promessa riforma agraria.

Con il passare del tempo, nel primo decennio del XX secolo, la città di Taranto si espanse oltre “l’isola” occupando una vasta zona denominata “Borgo” caratterizzata da bei palazzi in stile umbertino e così anche il Presidio dell’Arma dei Carabinieri si spostò nella via Giovinazzi, al centro del nuovo quartiere, ove si costituì successivamente il Gruppo Carabinieri di Taranto. Nell’anno 2014, dopo circa 100 anni, l’Amministrazione Comunale di Taranto guidata dal Sindaco Ippazio Stefàno , al fine di favorire uno stabile presidio di legalità nella “Città Vecchia” che potesse contribuire alla valorizzazione del patrimonio artistico-culturale nonché alla riqualificazione socio-ambientale del centro storico, propose di concedere all’Arma dei Carabinieri un’antica dimora gentilizia, denominata “palazzo Fornari”, da destinare a Comando Stazione ed a riportare  i Carabinieri  dopo un secolo “sull’isola”.

Fin da subito il progetto fu favorevolmente accolto dalla scala gerarchica che iniziò uno studio di fattibilità, riscuotendo anche il convergente consenso delle altre Istituzioni operanti sul territorio. Del resto, l’inaugurazione nella stessa “Città vecchia” del Monumento al Carabiniere, avvenuta il 27 giugno 2014 alla presenza del Comandante Generale in carica,  il Generale Leonardo Gallittelli (peraltro nato a Taranto) , aveva fornito le basi per un percorso virtuoso, il cui contenuto non poteva essere meramente celebrativo.

La realizzazione del progetto avrebbe anche risolto le annose problematiche della Stazione Carabinieri di “Taranto Centro”, sito, come detto, in via Giovinazzi (in un palazzo di proprietà della Provincia di Taranto), caratterizzato da costi di locazione particolarmente elevati e da ambienti in precarie condizioni strutturali che richiedevano importanti interventi di ristrutturazione e nel contempo avrebbe sanato talune criticità della “Città Vecchia” che priva di presidi di polizia, risultava sottratta ad una efficace ed adeguata azione di controllo del territorio a differenza della zona “Borgo”, caratterizzata invece da un’alta concentrazione degli stessi, è da considerarsi “area sensibile” sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Il Borgo Antico ( o città vecchia) di Taranto ospita peraltro importanti sedi istituzionali quali l’Arcivescovato, il Polo Universitario, il Tribunale per i Minorenni, il Palazzo di Città e vari Servizi Sociali nonché siti di particolare interesse storico-artistico ed archeologico, hanno indotto l’ Amministrazione Comunale grazie ai favorevoli riscontri pervenuti dai vari schieramenti politici nonché dalla locale cittadinanza,  a deliberate nel settembre 2015 la cessione per 30 anni a titolo gratuito dell’immobile all’Arma dei Carabinieri per la realizzazione del Comando Stazione.

In seguito, durante una riunione Comitato Prefettizio per l’ Ordine e la Sicurezza Pubblica, il Prefetto di Taranto ha avviato – per la su parte di competenza – le necessarie procedure Ministeriali per la costituzione del nuovo Presidio manifestando, anch’egli, il totale pieno consenso all’iniziativa. Ottenute le previste autorizzazioni ed effettuati importanti lavori di ristrutturazione ed adeguamento dello stabile alle specifiche necessità operative,  la Stazione Carabinieri Taranto Centro è stata spostata nel luglio 2018 all’interno dello storico “palazzo Fornari”, assumendo la nuova denominazione di Taranto San Cataldo, pur non variando le precedenti competenze territoriali che copre un’ area di 3 kmq, con una popolazione di circa 40.000 residenti.

Il Presidio ha da subito riscosso il plauso della popolazione che vede nella Stazione Carabinieri un punto di riferimento per la civile convivenza e finalmente, all’interno “dell’isola”, la parte più antica della città di Taranto per sin troppo tempo lasciata all’incuria ed al degrado, un simbolo di legalità per riportare ordine e sicurezza tra quei vicoli, finora malfamati. Durante la cerimonia – alla quale hanno preso parte anche una rappresentanza di alunni della scuola “Consiglio”, soci dell’Associazione Nazionale Carabinieri e delle altre Associazioni Combattentistiche e d’Arma con rispettivi Labari, l’attuale Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci ha consegnato il Tricolore al Comandante della Stazione, Lgt. C.S.  Mario Tomasi, che lo ha prontamente issato sulle note dell’inno nazionale suonato dagli allievi del “Conservatorio Paisiello”.

La manifestazione è proseguita con il taglio del nastro da parte della madrina della cerimonia, l’Avvocato Loredana Del Core, la benedizione dello stabile a cura dell’Arcivescovo Metropolita della città di Taranto, Monsignor Filippo Santoro e con un momento di raccoglimento in ricordo dei caduti. Subito dopo, le Autorità convenute ed i gentili ospiti hanno potuto visitare i locali del palazzo gentilizio, risalente al XVIII sec., nel cui interno sono custoditi veri e propri tesori d’arte, tra cui un ipogeo perfettamente conservato e soffitti lignei “a cassettoni” finemente decorati che fanno del presidio militare, oltre che una sede funzionale, anche un vero e proprio punto di riferimento storico – artistico della città vecchia di Taranto.

Per il Procuratore capo della repubblica di Taranto, dr. Carlo Maria Capristo  “Il generale Nistri è stato molto chiaro. È un presidio che aiuta tutti i tarantini. Fa onore non solo all’Arma ma rappresenta l’orgoglio di tutte le istituzioni che a Taranto lavorano in squadra. Oggi, infatti, abbiamo posto un altro tassello di questo lavoro di squadra“. Per l’arcivescovo di Taranto, Mons. Filippo Santoro, presente alla cerimonia. “Oggi è un momento straordinario per Taranto. Non c’era ricorrenza del patrono San Cataldo o altro avvenimento importante in cui non ricordavo la necessità di quest’opera“.




Tavolo di crisi in Prefettura a Taranto per la tv Studio 100, mentre a Roma la Guardia di Finanza indaga sui contributi pubblici

TARANTO – Il prefetto di Taranto, Donato Cafagna, ha convocato per il 3 gennaio 2019  alle 10 un tavolo con l’editore, i rappresentanti sindacali, il Comune  e la  Provincia di Taranto per discutere della crisi di Studio 100 Tv, emittente di Taranto che con i suoi servizi copre anche il brindisino, emittente che notoriamente non retribuisce da tempo gli stipendi al proprio personale.

Circa un anno fa venne proposta alle organizzazioni sindacali la stipula di un accordo per il passaggio in blocco dei dipendenti da Jet srl – società dichiarata fallita lo scorso 30 ottobre dal Tribunale di Taranto con sentenza numero 35/2018 (per la quale la Procura di Taranto ravvisando un ipotesi di bancarotta ha richiesto al Tribunale la trasmissione degli atti)  alla Mastermedia Club srl, società entrambe amministrate da Gaspare Cardamone, che avrebbe garantito l’ accollo da parte di Mastermedia delle somme dovute da Jet srl nei confronti dei dipendenti a titolo di retribuzioni non versate. Cardamone promise che la nuova società subentrate avrebbe avuto sin da subito una regolarità retributiva.

Così puntualmente non è stato, rivelandosi di fatto un tentativo quello di Cardamone di poter sottrarre ai creditori della Jet s.r.l., utilizzando la Mastermedia Club s.r.l. i contributi di Legge erogati dal Ministero dello Sviluppo Economico, concessi per l’anno 2016 e richiesti per l’anno 2017, peraltro proprio grazie alla presenza nella redazione giornalistica del minimo previsto dalla legge di  giornalisti assunti

Secondo quanto riporta l’ AGI-Agenzia Italia, sulla base delle dichiarazioni dei sindacati, nel corso degli ultimi 12 mesi la società Mastermedia Club s.r.l. in realtà non ha mai ha pagato gli stipendi regolarmente maturati dai suoi dipendenti, e non lo ha fatto nemmeno quando i dipendenti hanno accettato un contratto “part-time” per ridurre il peso economico a carico dell’editore.

La società Jet s.r.l. aveva ceduto il ramo d’azienda della frequenza televisiva della televisione tarantina posseduta alla Mastermedia Club srl società di fidelizzazioni commerciali e premi, che viene notoriamente gestita da tempo, dietro le quinte da Giancarlo  Cardamone ( nonostante una sua condanna definitiva per bancarotta ed affidamento ai servizi sociali ), fratello dell’editore, cessione che era stata sottoscritta dinnanzi al notaio il 27 novembre del 2017 e quindi soggetta a pressochè certa revocatoria da parte del curatore fallimentare dr. Cosimo Valentini nominato dal Tribunale.

ecco cosa faceva la Mastermediaclub, che adesso trasmette il segnale di Studio 100 TV

Giancarlo Cardamone

Nel frattempo siamo venuti a conoscenza di ripetuti incontri in un salottino “riservato” di un bar del centro di Taranto, avvenuti fra uno stretto  collaboratore di Giancarlo Cardamone (fratello di Gaspare), che sino a pochi mesi fa lavorava presso la società Mastermedia Club srl,  e da molti anni loro stretto collaboratore,  insieme ad un sindacalista locale del settore notoriamente “malleabile”…

Sulla vicenda “contributi dello Stato” il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di rivelare che il Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria della Guardia di Finanza presso l’ AGCOM, guidato dal Colonnello Marco De Fila,  si è già attivato  per fare chiarezza su questi passaggi di rami d’azienda e sui contributi richiesti dalla Mastermedia Club s.r.l., mentre il prossimo 29 gennaio 2019 si svolgerà presso il Tribunale Fallimentare di Taranto la rituale adunanza dei creditori della Jet s.r.l. in occasione della quale verrà valutata la massa debitoria ammessa alla procedura fallimentare.

Ecco la visura camerale che comprova il controllo della società MastermediaClub s.r.l. da parte dei fratelli Cardamone, cioè degli stessi proprietari della società fallita JET s.r.l. !

Visura Camerale Mastermedia




Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci si è dimesso

di Antonello de Gennaro

ore 12.30 del 1 novembre. Una data che potrebbe rivelarsi “storica” per la città di Taranto, il giorno dopo le elezioni per la presidente della Provincia di Taranto, che hanno visto sconfitto, umiliato ed in un certo qual modo ridicolizzato il Sindaco di Taranto, sconfessato dai consiglieri della sua stessa maggioranza.

Melucci non avendo il coraggio di esporsi, di parlare in pubblico in conferenza stampa,  si nasconde come di consueto dietro un comunicato breve ma nello stesso tempo equivoco  annunciando le sue dimissioni da Sindaco.

“Il risultato del voto per la Presidenza della Provincia – recita il comunicato – è inequivocabile da un punto di vista politico. Prendo atto che nonostante abbia chiesto e ricevuto dalla maggioranza il sostegno per la mia candidatura, questo sostegno è venuto meno con numeri inaspettati e considerevoli. Non posso che ascoltare questo messaggio e rassegnare le dimissioni da Sindaco nelle mani del Segretario Generale, secondo le modalità previste dalla legge. Taranto ha diritto a un governo coeso e a un Consiglio Comunale operoso”.

Melucci all’ultima cena della maggioranza di: “qualcuno mi tradira”

Dopo il voto “politico” espresso nel segreto dell’ urna dai consiglieri comunali di Taranto, che hanno di fatto “sfiduciato” pubblicamente Melucci, contribuendo a sedersi sulla poltrona di Presidente della Provincia di Taranto l’avversario Giovanni Gugliotti, il ritorno alle elezioni è di fatto inevitabile.

Emiliano telefona a tutti  ma il telefono del “sergente Garcia” 

Il governatore pugliese Michele Emiliano, con una nota della Regione Puglia, informa di aver sentito al telefono tutti i vincitori delle elezioni provinciali, Nicola Gatta (centro destra) a Foggia, Riccardo Rossi (centro sinistra) a Brindisi, Stefano Minerva (Pd) a Lecce, Giovanni Gugliotti (‘Patto dei sindacì”) a Taranto, facendo agli stessi gli “auguri di buon lavoro” e assicurando ai medesimi il suo “sostegno nell’esercizio del mandato istituzionale appena ricevuto”.  Mentre nella Provincia Barletta-Andria-Trani resterà in carica Nicola Giorgino per altri due anni.




E' Giovanni Gugliotti il nuovo presidente della Provincia di Taranto. Umiliante sconfitta per l'avversario Melucci

di Antonello de Gennaro

Melucci lascia la Provincia dopo essersi votato inutilmente

Nella sera di “Halloween” mentre tutti i bambini tarantini giravano gioiosi e divertiti per le vie del centro, travestiti in maschera, con delle zucche in mano, al motto di “dolcetto o scherzetto“, qualcuno non più bambino ha fatto in realtà un vero e proprio “scherzetto” al sindaco di Taranto Melucci che esce sconfitto e ridicolizzato da questa competizione elettorale.

 Il dato politico che esce dal risultato elettorale di stanotte, che vede sonoramente sconfitto il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, è che di fatto non può più contare su una vera solida maggioranza in consiglio comunale. Dei 32 consiglieri comunali di Taranto chiamati al voto, 17 di loro che di fatto costituiscono una maggioranza – hanno votato per Gugliotti. Un voto di evidente sfiducia politica dal quale Melucci non potrà sottrarsi, e che potrebbe  portare alle sue  dimissioni che potrebbe aprire nuovi equilibri politici.

Lo confermano ed attestano i voti ponderati “viola” cioè quelli dei consiglieri comunali di Taranto che “pesavano” 1.060 punti, alcuni dei quali nel segreto dell’ urna hanno votato a favore di Giovanni Gugliotti, eleggendolo Presidente della Provincia di Taranto, manifestando così il proprio dissenso “politico” nei confronti del sindaco Melucci.

Palazzo di Città, sede del Comune di Taranto

A nulla sono servite le sue “minacce” politiche espresse dal sindaco di Taranto in occasione di una riunione riservata dei consiglieri che tengono in piedi la sua maggioranza traballante, allorquando Melucci, secondo fonti confidenziali del CORRIERE DEL GIORNO, avrebbe detto ai partecipanti: “se non mi votate e non vengo eletto, io mi dimetto e torno al mio lavoro, e voi ve ne tornate tutti a casa“. Una vera e propria minaccia, al limite dell’ “estorsione politica” per più di qualcuno che sopravvive proprio grazie allo stipendio di consigliere comunale.

Cosi come a nulla sono servite le cenette elettorali fuori-porta insieme a quello che riteneva il suo grande alleato, e cioè Martino Tamburrano, che con questa elezione patisce la sua terza sconfitta politico-elettorale nel giro di appena due anni, dopo aver sostenuto e coordinato dietro le quinte la campagna elettorale di Stefania Baldassari alle ultime elezioni amministrativa del Comune di Taranto, e quella di sua moglie candidata al Senato in occasione delle recenti elezioni politiche, dove non è stata eletta.

la “cenetta” di Brisci, Melucci e Tamburrano

Per non parlare poi degli appelli inutili a mezzo stampa della segreteria provinciale del PD jonico, e degli assessori della Giunta comunale di Taranto, che rischiano di dover tornare presto a trovarsi un lavoro “vero”. I suoi assessori con una nota parlavano di “Modello Taranto” e scrivevano: “La Provincia di Taranto ha già mostrato di saper fare fronte comune, contando sulla guida di Rinaldo Melucci. Il sindaco della città capoluogo, infatti, ragiona in termini di territorio diffuso già dal primo giorno di insediamento a Palazzo di Città. Con il contributo della sua maggioranza, ha sempre considerato Taranto sistematicamente connessa con la sua provincia, riaffermando il valore del concetto di area vasta. Le elezioni del 31 ottobre, quindi, possono essere l’occasione per proseguire su questa strada. Il laboratorio di idee costruito a Taranto, inoltre, ha consentito di restituire alla politica il suo primato“. Ma nessuno li ha ascoltati e creduto loro.

la diretta scheda dopo scheda, voto dopo voto commentata

Come si faceva quindi a credere a dei “miracolati” eletti con 200-300 voti che si ritrovano a fare gli assessori ? O a qualcuno che fa l’assessore solo grazie alla mamma, o alle raccomandazioni della “staffista del cuore” di Melucci ? Con che faccia parlano questi oscuri “figuranti” e “burattini” della politica tarantina parlano di “Modello Taranto“, città che sotto la guida di Melucci è scesa al penultimo posto (perdendo ben 4 posti in classifica) fra i capoluoghi italiani nella graduatoria di vivibilità del Sole 24 Ore ?

Ha vinto il Patto dei Sindaci dei 29 comuni della Provincia di Taranto, che si erano riuniti e coalizzati già in occasione dell’assemblea del CTP , il Consorzio dei Trasporti Pubblici, dove la loro volontà aveva prevalso sulla manovre illegittime del Consiglio Provinciale “pilotato” ed indirizzato da Tamburrano (oggetto di indagini della Magistratura penale ed amministrativa) in occasione del quale Melucci capita l’antifona abbandonò l’assemblea per manifestare il proprio dissenso, frutto di un’ imbarazzante ed equivoca (a dir poco) alleanza trasversale a tre  siglato da Piero Bitetti – Rinaldo Melucci – Martino Tamburrano). Un patto che ha individuato in Giovanni Gugliotti il proprio rappresentante, e che ha vinto la propria scommessa elettorale.

Giovanni Gugliotti

Gugliotti ha vinto ottenendo 54.585 voti ponderati ( 250 schede in suo favore )  doppiando Melucci che invece ne ha ottenuti soltanto 33.888 (123 schede)

La “fuga” dal Salone del Consiglio Provinciale dove si è tenuto lo scrutinio dei voti, da parte prima di Bitetti e poi del segretario provinciale Giampiero Mancarelli, è stata non solo eloquente, ma sopratutto imbarazzante. Una vera e propria sconfitta che Mancarelli non ha voluto commentare chiudendosi in silenzio, abbandonando il salone della Provincia e scomparendo, così come aveva fatto poco prima, il suo ex-compagno di partito Piero Bitetti.

Così come di poco gusto e “stile” il comportamento di Melucci il quale veniva informato ed aggiornato telefonicamente da Bitetti durante lo spoglio delle schede, il quale non ha avuto dall’ alto della sua nota superbia ed arroganza, il dovuto garbo istituzionale di complimentarsi con il vincitore e riconoscere la propria sconfitta.

Adesso a questo punto non resta che aspettarsi le dimissioni da sindaco di Taranto di Rinaldo Melucci, in considerazione che il dissenso interno alla sua stessa maggioranza consigliare è finalmente venuto alla luce grazie al voto segreto con queste elezioni provinciali. Avrà Melucci un briciolo di dignità per rassegnare le proprie dimissioni ? In più di qualcuno ha più di qualche dubbio.

Non è bastato quindi a Melucci accontentare la sua “corte” composta da miracolati , venduti e comprati, veri e propri mercenari della politica, assegnando assessorati, incarichi, consigli di amministrazione, assunzioni di parenti a degli “yes men” ma anche “women” ( cioè donne) che sopravvivono con le mancette politiche garantendogli il voto in consiglio comunale.

Ieri sera Melucci ha avuto una sonora lezione politica, da cui la sua autoreferenziale autorevolezza politica esce letteralmente asfaltata se non ridicolizzata. Una lezione politica che deve far riflettere tutti coloro che fanno o cercano di fare politica a Taranto e provincia. E’ la politica, bellezza, non quella “monnezza” proveniente dagli interessi e portafogli dei proprietari delle discariche di Massafra (Cisa spa)  e Statte (Italcave spa)  .

Anche perchè sono in corso indagini della Magistratura su tutto quello che sta accadendo a Taranto e dintorni, dove più di qualcuno posso garantirvelo non dorme sonni sereni. Qualcuno in divisa una di queste mattine potrebbe bussare alla loro porta , e potrebbe non essere un risveglio piacevole…

“Grande affermazione del centrodestra, soprattutto di Forza Italia, a  Taranto , Foggia ed un risultato vittorioso anche nella Bat: il vento è cambiato, cari amici pugliesi, e finalmente soffia a favore del centrodestra” dichiara in tarda serata l’on. Mauro D’Attis nuovo commissario regionale di Forza Italia in Puglia che conclude. ” Guardiamo con ottimismo al futuro   nell’auspicio che sia fondato su basi di chiarezza, determinazione e serietà nei confronti degli elettori”.




Dopo le rivelazioni del CORRIERE DEL GIORNO, Ctp Taranto revoca le nomine "allegre" della Provincia

ROMA – Dopo la diretta del nostro direttore di ieri sera andata in onda sui socialnetwork, che ha rivelato l’ennesima nomina “allegra” della Provincia di Taranto (presidenza Tamburrano) in questa circostanza rappresentata dal consigliere provinciale Michele Franzoso, dell’ ampliamento dell’ Organismo di Sorveglianza di CTP Taranto ,  deliberata ancora una volta illegalmente dalla Provincia di Taranto, l’ avvocato Egidio Albanese nuovo amministratore unico di CTP Taranto, ha annullato in autotutela le nomine “allegre” dell’ organismo di sorveglianza della società dei trasporti pubblici della provincia di Taranto

Una delle due “nominate” è Alessia Gravina ( lato nella foto) nota alle cronache soltanto per essere stata un’ ex-fidanzata del consigliere comunale di Taranto Piero Bitetti, il quale l’ha candidata alle ultime elezioni amministrative del Comune di Taranto, in cui la Gravina è stata “trombata” (ma dagli elettori), ricevendo appena 123 volti della lista civica “Futuro Prossimo” che appoggiava la candidatura ridicola di Bitetti a sindaco… piazzandosi al 1° posto dei non eletti della sua lista.

Una nomina vergognosa e peraltro senza che queste “candidate” abbiano mai dimostrato a qualcuno di essere possesso delle competenze e dei requisiti previsti dalle norme di Legge. Pensate entrambe le “nominate” non hanno mai neanche depositato alla società CTP i loro curricula secondo quanto prevede la Legge !

Vedere quindi delle incompetenti allo sbaraglio mandate a “sorvegliare” la legalità di una gestione societaria,  senza aver maturato alcune esperienza pluriennale nel settore del trasporto pubblico, e peraltro senza aver loro rispettato la legge è una pura follia ancor prima di essere uno scandalo !

CTP delibera

Non è la prima volta che Piero Bitetti cerca di “piazzare” qualcuno a CTP, ma il destino è sempre lo stesso…Infatti quando Cosimo Rochira era direttore della società di trasporti, ( a pochi mesi dalla pensione) e successivamente passato a fare il tesoriere della campagna elettorale di Bitetti nella primavera del 2017 al Comune di Taranto, faceva il presidente della Commissione esaminatrice. del concorso ” ad hoc” per la signora Giulia Padovano, moglie di Piero Bitetti, ma anche in quel caso fu  il CORRIERE DEL GIORNO a fare emergere alcuni stranezze ed illegalità, che indussero il dr. Roberto Falcone , diventato in quel periodo amministratore unico di CTP Taranto, ad annullare in autotutela la gara confezionata su misura.

La signora Padovano in Bitetti però non si è arresa…ed fatto ben due ricorsi al Tribunale del Lavoro contro il CTP Taranto, cause  che ha perso entrambe, come potete verificare con i vostri stessi occhi.

Sentenza NEW Padovano Bitetti-compressed

Resta da chiedersi: ma come mai la signora Padovano-Bitetti ha tutta questa voglia di entrare in CTP…(forse a casa i soldi sono finiti…?) . E quale professionalità avrebbe mai potuto apportare a CTP un avvocato con appena 4 anni di professione…. ??? Anche perchè i risultati delle sue azioni legali parlano da soli.

Il consigliere comunale Piero Bitetti non è nuovo agli “appetiti” sulle nomine nel settore del trasporto pubblico tarantino, come peraltro conferma anche la vicenda Amat, dove è stata fatta dimettere dal precedente CdA la sua “amica” Giorgia Gira, facendo così decadere il consiglio ed il presidente Silvano Cavaliere (un vero “tecnico” del settore, che lavorava a costo “zero” per le casse della municipalizzata) come previsto da statuto, e successivamente “piazzarla” alla presidenza. Piccolo particolare è che il consiglio d’amministrazione dell’ AMAT si riuniva in media ogni dieci giorni e  che le decisioni adottate erano sempre state assunte all’ unanimità (cioè anche con il consenso ed il voto favorevole della Gira !).

Ma evidentemente la poltrona di presidente dell’ AMAT ed il relativo compenso, ben superiore ai precedenti modesti redditi professionali dell’ attuale presidente (vedi sotto la sua dichiarazione redditi ) valeva il gioco alquanto imbarazzante dell’ “amica” di Bitetti mandata a presidiare gli “affarucci” e gli acquisti e forniture… della società municipalizzata del trasporto pubblico a Taranto.

Dichiarazione_dei_Redditi_Giorgia_Gira

 

 

 




Melucci e l' ILVA: la Confindustria precisa. Il CORRIERE conferma e replica

ROMA – La nostra direzione ha ricevuto oggi una garbata lettera di precisazione ad un nostro articolo nel quale raccontavamo dei retroscena di una riunione organizzata da Confindustria Taranto,  circostanza che viene peraltro confermata,  a cui era presente anche il presidente (in uscita a fine mese ) della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, per discutere sui temi dello sviluppo del territorio,  svoltasi nella sede della delegazione confindustriale di Massafra, nel corso della quale il Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, rivolgendosi agli imprenditori presenti, ha fatto delle precise affermazioni, esortandoli a “non contattare i referenti della nuova gestione Ilva assicurando loro di poterli rappresentare personalmente con  “un certo peso specifico” in quanto “massima autorità sanitaria” del territorio jonico.

Rinaldo Melucci

Secondo la lettera di precisazione che pubblichiamo di seguito integralmente, i vertici di Confindustria Taranto,  sostengono di  “non ricordare” essere state proferite dal sindaco Melucci nell’occasione da noi  citata, sostenendo che ” una eventuale interlocuzione delle aziende nei confronti del management Ilva non andrebbe a investire il solo ambito ambientale e sanitario (a cui effettivamente il primo cittadino risponde in quanto massima autorità) ma soprattutto quello economico, produttivo e occupazionale“.

Il presidente Cesareo aggiunge nella sua lettera che la presunta reazione “dei vertici di Confindustria Taranto”, ovvero “di chi scrive, non sarebbero stati così veementi come riportato nel suo articolo” di fatto ammettendo e confermando che Confindustria Taranto, nche ella riunione suddetta, ha realmente accolto favorevolmente (dichiarandolo ai presenti) la disponibilità del Sindaco ad affiancare le imprese nel rapporto con il nuovo management della grande industria, pur ribadendo – ma in forma tutt’altro che polemica – il “compito” delle imprese di rappresentare i propri interessi attraverso l’associazione che li rappresenta, cioè Confindustria.

La nostra replica

(A.d.G) Il nostro giornale riconferma “parola per parola”, quanto scritto, affermazioni per le quali abbiamo un filmato e relativo audio che lo confermano, che al momento non possiamo pubblicare esclusivamente per non coinvolgere l’imprenditore che ce l’ ha mandato, che conferma e prova inconfutabilmente quanto segnalatoci da un altro associato di Confindustria Taranto , presente alla riunione a Massafra che ci ha telefonato e fatto ascoltare in diretta il “delirio” esistenziale-politico  di Rinaldo Melucci.

Quello che a qualcuno di Confindustria Taranto sfugge (nuovamente !) è che un Sindaco viene eletto dai cittadini “esclusivamente” per amministrare la città, cioè la vita “pubblica”  e non certamente per valer un presunto “peso” con la nuova proprietà dell’ ILVA o di rappresentare l’ impresa che è “privata“.  Ci permettiamo di ricordare anche al presidente Cesareo che la città di Taranto è scivolata al penultimo posto in Italia (perdendo 4 posti in graduatoria) della classifica per la vivibilità nella speciale analisi elaborata dal quotidiano SOLE 24 ORE ( di proprietà di CONFINDUSTRIA n.d.a.) .

ecco come la staffista Doriana Imbimbo promuoveva il ricorso al TAR di Melucci ed Emiliano. Ah…. la memoria !!!

Forse farebbe meglio il sindaco Melucci a pensare a ben altro, e non agli affari e gestione dell’ ILVA che negli ultimi mesi sembrano essergli particolarmente a cuore… dopo averla osteggiata anche attraverso la presentazione di un ricorso al TAR contro un decreto del presidente del Consiglio Gentiloni.

Agli amici di Confindustria ci permettiamo di consigliare una maggiore attenzione e sopratutto di esercitare meglio la propria memoria.