La Prefettura di Taranto consegna all’ASL oltre 10mila mascherine sequestrate dalla Guardia Finanza

Alessandro Melone e Tonino Albanese

ROMA – Un nuovo provvedimento di requisizione per 10.170 mascherine FFP2 è stato disposto  dal Prefetto di Taranto dr. Demetrio Martino. Il materiale sanitario è  oggetto del sequestro operato nei giorni scorsi dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto nei confronti della PolyEdil s.r.l. di Massafra (società controllata dalla Polibeck spa, partecipata al 100% dal Gruppo CISA spa) società amministrata da Alessandro Mellone,  nipote del rag. Antonio Albanese e rese disponibili per iniziativa della Procura della Repubblica di Taranto con provvedimento del 30 marzo 2020. Operazioine questa le cui modalità e responsabili sono stati pubblicati soltanto dal CORRIERE DEL GIORNO, mentre tutta la cosiddetta stampa locale che notoriamente (e pubblicamente) vive di “mancette pubblicatarie” dispensate dal gruppo CISA,  si è auto-censurata.

I dispositivi di protezione individuale sono stati consegnati oggi dal T.Col. Antonio Marco Antonucci all’ Avv. Rossi, Direttore Generale dell’ASL di Taranto per essere destinati, nel più breve tempo possibile, al personale sanitario, al fine di fornire concreto aiuto e valido supporto agli operatori degli ospedali e del servizio di intervento urgente 118, in relazione alle condizioni di particolare difficoltà in cui versano in questo delicato momento emergenziale. E’ stato possibile concretizzare l’iniziativa, in soli tre giorni, grazie alla tempestiva autorizzazione rilasciata dal Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, che, con Ordinanza ns/2020, ha nominato, già dal 26 marzo la Prefettura soggetto attuatore per la Provincia di Taranto per le attività emergenziali previste dall’ art. 6 del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020.

Fattura mascherine CISA

Nel frattempo proseguono le indagini della Guardia di Finanza per accertare che fine abbiamo fatto le altra 20mila mascherine presenti in fattura (il totale di quelle acquistate dalla Polyedil sono 30.000) visto e considerato che all’atto del sequestro dalla Fiamme Gialle ne sono state trovate e sequestrate soltanto 10.170.

La consegna delle mascherine della Guardia di Finanza all’ ASL Taranto




I Carabinieri confiscano a Taranto beni al clan Catapano ed a una coppia di insospettabili

ROMA –  I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, hanno notificato ieri  Palagiano , Castellaneta e Ginosa, comuni in provincia di Taranto delle informazione di garanzia, emessa dalla Procura della Repubblica di Taranto, nei riguardi di un 58enne di Mottola, Presidente di una cooperativa agricola di Palagiano e di sua moglie 50enne,  originaria di Varese; di un 70enne di Taranto, anch’egli ex Presidente della detta Cooperativa; e di un funzionario 65enne di Massafr, istruttore della Regione Puglia – Area Politiche per lo Sviluppo Rurale.

Gli indagati sono ritenuti responsabili di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falsità materiale ed ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici.

Le indagini concluse ad ottobre del 2017, hanno accertato come il primo degli indagati, coadiuvato dagli ex Presidenti della Cooperativa Agricola, abbia deliberatamente prodotto false attestazioni alla Regione Puglia, indebitamente avallate dal Funzionario istruttore, prontamente ricompensato per il determinante contributo apportato.

La truffaldina prospettazione dei requisiti richiesti permetteva alla Cooperativa di conseguire l’assegnazione di finanziamenti messi a disposizione dalla Regione Puglia, nell’ambito del Piano di Sviluppo Regionale 2007 / 2013, grazie ai quali venivano acquistati, in agro di Palagiano, terreni della Regione – ex ERSAP, sottoposti a vincolo idrogeologico e paesaggistico, compresi tra il Mare Jonio, le foci dei fiumi Lenne e Lato e la Riserva Naturalistica ‘Romanazzi’, con l’intento di realizzare un’area naturalistica attrezzata per la fruizione pubblica, mai portata a pieno compimento.

Alla formale contestazione dei reati seguiva  l’emanazione di un Decreto di sequestro preventivo per equivalente emesso dal Gip del Tribunale di Taranto, che ha interessato i beni intestati alla Cooperativa, in primis i terreni siti in agro di Palagiano, a cui si aggiungevano quelli intestati ai coniugi indagati. La misura cautelare reale ha interessato, nel complesso, 17 immobili (fabbricati e terreni), quote di capitale di una società, ed Euro 100.389,76 rinvenuti su depositi bancari e postali, per un valore totale di circa  Euro 600.000,00.

Tale attività è immediatamente successiva ad altro filone d’indagine che pochi giorni addietro ha consentito, sempre ai militari del Nucleo Investigativo di Taranto, di dare esecuzione a un provvedimento di confisca emesso dalla Corte d’Appello di Lecce – Sezione distaccata di Taranto, reso definitivo dal pronunciamento della Corte di Cassazione, riguardante il procedimento di prevenzione avviato dalla D.D.A. di Lecce, a carico del noto pregiudicato Aldo Catapano, 40enne , al momento detenuto in espiazione di pena comminata nell’ambito dell’Operazione “Neve Tarantina”.

Nella circostanza, sono stati confiscati al pregiudicato beni, mobili ed  immobili, del valore complessivo di circa Euro 105.000,00.




Arcelor Mittal deposita la sua controreplica in Tribunale. E la trattativa sull’ex-Ilva continua

ROMA – Lo stop alle trattative  era stato fissato per ieri, ma di fatto si tratterà fino all’ultimo minuto disponibile della prossima settimana per definire l’ipotesi di accordo di 5 pagine ancora troppo lontana per garantire semaforo verde al proseguimento del negoziato sull’ex Ilva.

Il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha comunicato che l’eventuale accordo con Arcelor Mittal dovrà necessariamente essere un preaccordo vincolante fondato su alcuni punti essenziali e rigorosi, tra cui il ritiro della richiesta dell’esercizio di recesso da parte di Arcelor Mittal e del procedimento ‘cautelare’ intrapreso dai commissari di ILVA in amministrazione straordinaria.Il Governo ha un progetto importante per il sito di Taranto che deve diventare un nuovo progetto di siderurgia compatibile con l’ambiente a sostegno anche della filiera dell’acciaio. È quello a cui puntiamo e crediamo che ci siano le condizioni per arrivare a questo risultato” ha spiegato Patuanelli

Quanto non è stato sinora detto sull’ accordo tra il Governo e ArcelorMittal lo si capirà dal contenuto  delle controrepliche che la multinazionale ha depositata ieri sera al Tribunale di Milano in relazione al ricorso d’urgenza presentato dai legali dell’ Ilva in Amministrazione Straordinaria  lo scorso novembre, a seguito l’annuncio di addio (che sembrava in realtà più un ricatto occupazionale-economico)  avanzato dai franco-indiani.

il Tribunale di Milano

Le repliche di Arcelor Mittal non sono state certamente “morbide” dopo le espressioni velenose scritte da parte dei legali dell’ Ilva in Amministrazione Straordinaria , anche perché qualora l’intesa non dovesse essere raggiunta il 7 febbraio si discuterà in udienza ed ArcelorMittal, dovrà giocoforza reagire alle accuse di fare del “capitalismo d’assalto” e di divulgare “conclamate falsità” sullo scudo penale,per trovare una giustificazione al proprio disimpegno.

La multinazionale franco-indiana leader mondiale nella produzione dell’acciaio era  già ritornata sui suoi passi con la firma del protocollo di massima, firmato in tribunale lo scorso 20 dicembre dai commissari ILVA in AS e dall’ad Lucia Morselli , per definire un accordo che possa garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Taranto.  E ieri era l’ultimo giorno utile stabilito .

MEMORIA AM_ILVA

Arcelor Mittal, andando ben oltre i propri obblighi contrattuali, sarebbe disposta a concordare, in buona fede e anche sotto la supervisione del Tribunale le modalità per garantire la più agevole restituzione dei Rami d’Azienda e venire incontro alle esigenze di Ilva (mentre quest’ultima si è limitata a opporre il proprio pervicace rifiuto a riprendere la gestione)”. E’ quanto si legge nella memoria di 67 pagine, con cui i legali del gruppo franco-indiani hanno replicatp a quella dei commissari nell’ambito della causa civile.

il Tribunale di Milano

AM non ha affatto depredato il magazzino per restituire un impianto privo delle materie prime necessarie ad assicurare la continuità produttiva. – continua la memoria difensiva –  AM ha anche fornito un quadro di consistenza del Magazzino veritiero ed esaustivo, concernente le quantità complessive di materie prime in giacenza al 31 ottobre 2019″.  “AM non ha mai detto che” prosegue la memoria che accusa i Commissari di aver “travisato” il paragrafo della memoria del 16 dicembre 2019 ” nel momento in cui è legittimamente receduta dal Contratto, il ‘deposito di materie prime […] era sostanzialmente quasi vuoto’” .

Sempre nella replica viene evidenziato che i commissari dell’ex Ilva, “non escogitano nulla di meglio che aggrapparsi alla solita, sgonfia ciambella della ‘inutilità’ dello scudo penale quale ‘doppione’” di quanto prevede il codice penale.  “Sostenere che lo scudo  non servisse a nulla e che fosse perfettamente legittimo” eliminarlo, prosegue, “è tesi idonea per la moltitudine di trionfanti dichiarazioni politiche”.

Il gruppo Arcelor Mittal nella propria memoria continua: ”È smentito dai fatti (..) il ‘processo di progressiva dismissione’ suggestivamente descritto dalle ricorrenti. Al contrario, ArcelorMittal ha adeguato la gestione dei propri impianti alla crescente concorrenza, alla ridotta domanda di acciaio in Europa e alla relativa sovraccapacità produttiva globale sulla base di una razionale scelta”.” Eliminarlo” prosegue la memoria, “è tesi idonea per la moltitudine di trionfanti dichiarazioni politiche”.

Il gruppo smentisce ILVA in AS: ”È smentito dai fatti (..) il ‘processo di progressiva dismissione’ suggestivamente descritto dalle ricorrenti. Al contrario, ArcelorMittal ha adeguato la gestione dei propri impianti alla crescente concorrenza, alla ridotta domanda di acciaio in Europa e alla relativa sovraccapacità produttiva globale sulla base di una razionale scelta”  inoltre, aggiungono ancora i legali,”come si fa seriamente a sostenere che la protezione legale sarebbe inutile o irrilevante per l’attività produttiva se anche nei giorni scorsi la Procura della Repubblica di Taranto “ha chiesto di non procedere per tre fascicoli di indagine aperti negli anni scorsi (per disastro ambientale, per inquinamento dell’acqua e dell’aria)” proprio perché “era in vigore” tale protezione all’epoca dei fatti”. E “tali procedimenti avevano ad oggetto ipotesi di reato intimamente connesse alle obbligazioni contrattuali di Am”.

Gli avvocati di ArcelorMittal così replicano: “Non occorre essere giuristi di chiara fama (quali sono gli autori dei pareri prodotti da Am, ai quali la ricorrente non è riuscita a contrapporre una sola riga) per capire che la protezione legale – attenendo all’attività produttiva in se e non soltanto all’attività esecutiva del piano ambientale – non aveva, e non ha, bisogno alcuno di essere esplicitamente menzionata nella clausola del recesso”. Secondo i legali “il passaggio da “protetta” a “meramente lecita” dell’attività produttiva – ed era “protetta” anche nel corso della procedura di gara! E poi al momento dell’aggiudicazione! E infine al momento della stipula di entrambi i contratti! – è tale da alterare profondamente (ben più profondamente di una modifica del Piano ambientale!) l’assetto del contratto”.

“Costituisce  una banale mistificazione (stavolta il termine è pertinente) sostenere che nulla è successo perché, in se considerato, il piano ambientale è rimasto immutato” – aggiungono ancora gli avvocati nella memoria”“più che una mistificazione, poi, è una vera e propria assurdità affermare che “il c.d. scudo penale è del tutto neutro ed estraneo alla gestione industriale dello stabilimento di Taranto.

ArcelorMittal ha ribadito nel proprio atto inoltre l’intenzione iniziale di restituire lo stabilimento ex-Ilva Taranto. “Am, andando ben oltre i propri obblighi contrattuali, sarebbe disposta a concordare le modalità per garantire la più agevole restituzione dei rami di azienda e venire incontro alle esigenze di Ilva (mentre quest’ultima si è limitata ad opporre il proprio pervicace rifiuto a riprendere la gestione)”. sottolineando che “quand’anche il temporaneo spegnimento degli impianti avesse qualche ripercussione, non sussiste alcun elemento idoneo a dimostrare un “pericolo imminente e irreparabile” per lo stabilimento che giustifichi l’intervento cautelare ex art. 700 c.p.c” (cioè il ricorso presentato da ILVA in AS).

Si contesta infine che i lamentati rallentamenti della capacità produttiva sono dipesi da fattori indipendenti dalla volontà di Am, fra cui le vicende relative ad Afo2 e il generale andamento del ciclico mercato dell’acciaio e le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime conseguenti al sequestro del molo 4”.

La difesa arriva al termine della ricostruzione puntigliosa di tutte le accuse girate ad ArcelorMittal circa la chiusura di altri centri siderurgici in Europa messe in relazione al dossier Taranto. “Ancora più incoerenti e diffamatorie sono le affermazioni avversarie sulle inquietanti e sinistre analogie con la storia di altri centri siderurgici gestiti dal gruppo AM in Europa“, si legge nella memoria che rispedisce al mittente anche le accuse di “capitalismo d’assalto” formulate da ILVA in As.

Per il colosso mondiale dell’ acciaio è paradossale che, ” invece di chiedere un sequestro o pretendere la restituzione degli impianti, le ricorrenti insistano affinché AM sia obbligata a continuare a eseguire il Contratto nonostante la ritengano inidonea a svolgere la relativa attività industriale e a preservare l’impresa a causa dei molteplici (inesistenti) inadempimenti che le hanno attribuito anche nella memoria difensiva“. Infatti, si legge ancora, con la minacciosa richiesta “di un’inammissibile penalità di mora dall’iperbolico importo di 1 miliardo di euro, le ricorrenti pretendono che sia ordinato ad AM di eseguire il Contratto (incluse le prestazioni relative all’attuazione del Piano Ambientale) e di gestire un impianto gravemente deficitario, così esponendosi a seri rischi di responsabilità anche penale in conseguenza dell’eliminazione della Protezione Legale“. E tutto questo, continua ancora ArcelorMittal, perché ILVA  “si dichiara improvvisamente ‘inidonea’ a riprendere la gestione dello stabilimento e a portare a termine il Piano Industriale ed Ambientale“.

“AM andando ben oltre i propri obblighi contrattuali, – si legge ancora -,  sarebbe disposta a concordare – in buona fede e anche sotto la supervisione dell’Ecc.mo Giudicante – le modalità per garantire la più agevole restituzione dei Rami d’Azienda e venire incontro alle esigenze di Ilva (mentre quest’ultima si è limitata a opporre il proprio pervicace rifiuto a riprendere la gestione)“, scrivo i legali di Arcelor Mittal al termine di un ragionamento legale (chiaramente di parte) sull’irrilevanza attuale di un programma di fermata graduale degli impianti.

Senza aver raggiunto un accordo di reciproca soddisfazione sugli esuberi, partecipazione statale, ingresso di banche nell’equity , anche se di fatto nessuno in realtà vuole arrivare ad una rottura e lasciare il destino dell’Ilva nelle mani del giudice Claudio Marangoni. Pertanto la trattativa continuerà anche nel corso della prossima settimana, allorquando si ipotizza un incontro definitivo faccia a faccia tra il premier Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal il  Ceo di ArcelorMittal .  Dopo due mesi di trattative allo stato ferme a delle generiche intenzioni si potrebbe arrivare anche alla rottura.

L ’intesa manca principalmente sul numero di lavoratori che ArcelorMittal riterrà di voler impiegare nel 2023 con lo stabilimento una volta a regime . I franco-indiant ne voglio almeno 3mila in meno degli attuali 10.700,  mentre il Governo cerca una soluzione temporanea sostenuta dalla cassa integrazione e il reintegro totale fra tre anni.

Sarà questo il crocevia fondamentale che determinerà se si arriverà ad un accordo definitivo o si dovrà affrontare una guerra legale nelle aula dei tribunale.




Ex-ILVA: il Tribunale del Riesame deciderà entro il 7 gennaio sull’ altoforno AFO2

ROMA – Ieri mattina presso il Palazzo di Giustizia di Taranto si è svolta l’udienza sul ricorso,  durata circa un’ora, che si è svolta in un clima definito “sereno” dai legali delle parti costituite,  rispetto alla precedente udienza del settembre scorso allora quando il Riesame esaminò un altro ricorso di ILVA in A.S.  sull’altoforno AFO2, i cui avvocati  impugnarono la mancata facoltà d’uso dell’altoforno a seguito della decisione di fine luglio del giudice Maccagnano. Provvedimento che successivamente venne superato dalla decisione del collegio giudicante del Tribunale del Riesame del 20 settembre.

Ieri in udienza hanno parlato soltanto gli avvocati Filippo Dinacci e Angelo Loreto difensori di  ILVA, . Erano presenti i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria che non sono intervenuti avendo già depositato una loro memoria al Riesame  nei giorni scorsa. Non era presente in udienza la Procura della Repubblica di Taranto che lo scorso il 9 dicembre aveva già espresso il proprio parere favorevole per la nuova proroga richiesta da dall’ ILVA in Amministrazione Straordinaria .

I giudici del Riesame del Tribunale di Taranto al termine dell’udienza sull’uso dell’Altoforno AFO2 dello stabilimento siderurgico tarantino attualmente sotto la gestione di ArcelorMittal. si sono riservati la decisione avendo tempo fino al 7 gennaio per esprimersi, in sede di appello, sul ricorso presentato dall’ ILVA in Amministrazione Straordinaria in veste di proprietaria degli impianti, contro la sentenza di spegnimento emessa il 10 dicembre scorso dal giudice Francesco Maccagnano. La decisione del collegio del Riesame potrebbe essere depositato nelle prossime ore.

 Il 7 gennaio è considerata la data “ultima” in quanto è il giorno che precede l’avvio delle operazioni cruciali di fermata dell’impianto così come dal cronoprogramma indicato dal custode giudiziario Barbara Valenzano. Una data che nel procedimento del Tribunale del Riesame,  è soltanto un termine ordinatorio e non perentorio, ed è soprattutto un tempo tecnico per evitare lo step decisivo della fermata dell’altoforno AFO2, uno dei tre attualmente operativi.

I legali dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria alla presenza in aula dei commissari straordinari, hanno ribadito i motivi del ricorso e della memoria integrativa: è necessario altro tempo per ottemperare alle prescrizioni del custode giudiziario (tra cui l’automazione del campo di colata), mentre altri interventi di sicurezza sono stati già realizzati, ed infatti  all’AFO2  non ci sono più stati incidenti.

Soltanto la decisione dei giudici del Riesame di Taranto può fermare o far avanzare verso le fasi successive il cronoprogramma di spegnimento di AFO2 che è già stato avviato da un paio di settimane. Ma  fonti vicine all’ Amministrazione Straordinaria ILVA, sono del parere che il Tribunale non attenderà il 7 gennaio per esprimersi in merito al ricorso, ed il verdetto del Riesame è atteso a cavallo di Capodanno.

In caso di rigetto resterebbe confermato il sequestro senza facoltà d’uso e quindi il cronoprogramma di fermata e spegnimento andrebbe avanti sino alla fine  .

 




Lunedì il Tribunale del riesame di Taranto decide sullo spegnimento dell’ altoforno AFO2 dell’ ex-ILVA

ROMA – Si svolgerà lunedì 30 dicembre dinnanzi al Tribunale del Riesame di Taranto la discussione del ricorso presentato dai legali dell’ ILVA in amministrazione straordinaria , contro la decisione  assunte dal giudice Francesco Maccagnano di respingere l’istanza di proroga della facoltà d’uso dell’Altoforno 2 dello stabilimento ArcelorMittal., nonostante il parere favorevole in tal senso espresso dal pm dr.ssa Antonella De Luca e condiviso dal procuratore capo della  Procura di Taranto dr. Carlo Maria Capristo sulla base della relazione del custode giudiziario ing. Barbara Valenzano.

Parere Procura AFO2

Ancora una volta spetterà ad un Tribunale sicuramente più equilibrato e meno “ideologico” decidere le sorti dello stabilimento siderurgico e conseguentemente di un’intera economia jonica che si basa all’ 80% sulla produzione e l’ indotto dell’ ex-ILVA.

Rocco Palombella, segretario Uilm, in attesa della decisione  del Tribunale attacca il Governo M5S-Pd: “Nella conferenza di stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Conte ha parlato di modello Ilva ma non si capisce quale e in cosa consisterà questo modello vincente che vuole realizzare il Governo“.

“Le due visite del Presidente Conte a Taranto – continua il leader Uilmnon hanno spostato di una virgola gli effetti dirompenti che potrà avere la vicenda sulla vita di migliaia di lavoratori. Finora ci sono stati solo annunci ad effetto, compresa la conferenza stampa di fine anno di oggi. La presenza del presidente Conte e le sue parole non hanno rassicurato nessuno. Anzi rimane un clima pesante di grande incertezza e preoccupazione“.
“Mai come in questo momento migliaia di lavoratori – aggiunge Palombella –  e un’intera comunità della città di Taranto sono preoccupati per i risvolti che la crisi potrà avere sul loro futuro. Si parla della salvaguardia della produzione di acciaio, di svolta green,  di reindustrializzazione e garanzia di tutti i livelli occupazionali, di creare nuovi posti di lavoro, ma al momento conosciamo solo la drammaticità della situazione che stanno vivendo i lavoratori e cittadini” .

La relazione del custode Giudiziario ing. Barbara Valenzano | 1a parte

ILVA riscontro A prescrizioni AFO2-1-7_compressed (1)

 

” Nessuno parla della sentenza del Riesame del 30 dicembre sull’Afo 2 – aggiunge il leader Uilm ma lo spegnimento dell’impianto potrebbe portare a gravissime e irreversibili conseguenze produttive e occupazionali. Con lo spegnimento dell’afo 2, ci sarebbero anche le fermate di due cokerie , dell’acciaieria 1, di due colate continue, di un treno nastri e conseguenze sui tubifici. Si arriverebbe a una produzione, con solo due altoforni, a circa 3 milioni di tonnellate e 6 mila lavoratori in cassa integrazione“.
“All’incontro del 24 dicembre scorso Conte è stato accompagnato solo dai rappresentanti degli Enti e Autorità locali, con l’assenza di tutti i parlamentari di Taranto e della Puglia, e questa è l’ennesima conferma della contrapposizione e dissidi presenti all’interno della maggioranza e la solitudine del Presidente del Consiglio“. prosegue Palombella Noi continueremo a batterci per evitare che, oltre al disastro, ci sia la beffa . Si sta giocando col fuoco. Non vogliamo essere complici di chi impunemente sta giocando sulla pelle di migliaia di lavoratori e cittadini italiani“.
” Riguardo la trattativa in corso tra Governo e Mitttal e di quella che ci sarà nel prossimo mese non sappiamo nulla – continua il leader Uilm Al momento non conosciamo i dettagli del piano industriale del Govermo e dopo il pre accordo tra le due parti siamo più preoccupati di prima.  Sono stati bloccati investimenti di ambientalizzazione, è stata prorogata, senza accordo sindacale, a partire dal 1 gennaio la cigo a 1400 lavoratori, che si sommano ai 1900 in cigs in Amministrazione straordinaria e il cui destino è legato alla ripartenza della produzione. Poi ci sono migliaia di lavoratori del sistema degli appalti che in questi giorni hanno ricevuto la lettera di messa in cassa integrazione e che non ricevono lo stipendio da oltre 3 mesi.

La relazione del custode Giudiziario ing. Barbara Valenzano | 2a parte

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Rocco Palombella

“Vogliamo essere convocati per tempo ed effettuare un confronto–  conclude Palombellasulla base dell’intesa già raggiunta il 6 settembre 2018 Qualsiasi altro accordo non farebbe che nuocere alla produzione siderurgica in Italia e avvicinerebbe lo spettro della cassa integrazione per migliaia di lavoratori senza garanzie occupazionali future. È bene che sia il governo che il Presidente del Consiglio sappiano che si deve trovare una soluzione duratura che ridia dignità a migliaia di lavoratori e a un intero territorio. Un mese è troppo poco per decidere sulla produzione di acciaio in Italia, sul destino ambientale e occupazionale di migliaia di lavoratori e della comunità ” .

 

 




Ex-ILVA: le proposte del premier Conte per riaprire la trattativa con il gruppo Arcelor Mittal

ROMA – Partendo dalla consapevolezza molto chiara che la controparte e cioè il gruppo Arcelor Mittal, è lontana dal tavolo, per aprire una trattativa basata sul dialogo è necessario farla ritornare seduta, e le proposte vanno rivelate sul tavolo perché in una trattativa è fondamentale sondare gli umori e le decisioni della controparte in tempo reale.

Conte commentando la sua presenza a Taranto ha detto: “Dobbiamo lavorare con tutto il sistema Italia, io non sono un venditore di fumo, non sono un superuomo, se avevo una soluzione in tasca l’avrei già portata. Qui c’è una tragedia ambientale e sociale e questa comunità, e da qui dobbiamo ripartire, dobbiamo offrire un’occasione di riscatto e dobbiamo risolvere la situazione con una cabina di regia 24 ore su 24 per garantire tutti i diritti che sono in gioco, con tutto il sistema Italia, non solo con il governo. “.

Solo queste le dinamiche e valutazioni  che spingono il lavoro del governo in queste ore  sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. Fra i propositi di Palazzo Chigi , che sollecitato dal Quirinale, ha preso in mano la situazione esautorando di fatto il Ministero dello Sviluppo Economico dove aleggiano ancora le scorie e lo staff di Di Maio, quello di stendere una bozza di proposta di accordo da sottoporre ad ArcelorMittal nell’arduo tentativo di riaprire la trattativa che per i franco-indiani sembra essersi già conclusa.

Queste sarebbero le proposte del Governo da presentare ai Mittal: la riduzione degli esuberi, un maxi-sconto sul prezzo dell’affitto dell’azienda e sull’acquisto finale dello stabilimento, ed una nuova forma di scudo penale, sulla quale in Parlamento potrebbe essere posta addirittura la fiducia. La proposta di Palazzo Chigi si baserebbe su due punti: il primo, che la trattativa con chi è già andato via è la strada obbligata, ed il secondo che riguarda uno dei temi più caldi, e cioè gli esuberi richiesti, non può essere ininfluente.  Viene valutata anche la possibilità di un intervento finanziario dello Stato “a tempo”  attraverso la Cassa Depositi e Prestiti dello Stato o in altre modalità , con una quota di minoranza.

Ma questa è solo una bozza della proposta allo studio, in quanto le visioni discordanti interne al Governo non permettono di arrivare ancora a una proposta compiuta.  Basti pensare che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il commercialista Mario Turco, eletto senatore del M5S a Taranto, ha sempre sostenuto la chiusura dell’ ILVA. a chiari fini elettorali. E tutto ciò peraltro in pieno conflitto d’interesse, ricoprendo contestualmente al suo incarico politico delle cariche sociali in aziende tarantine che lavorano in appalto per Arcelor Mittal, oltre che a prestare consulenze per la Procura della repubblica di Taranto !

Ma ancor prima di provare ad avviare la trattativa con Arcelor Mittal, il Governo deve innanzitutto riuscire a trovare una quadra nella trattativa interna, con l’ex steward dello Stadio San Paolo di Napoli,  ora leader del M5S Luigi Di Maio, giorno dopo giorno  cerca in tutti i modi di contrastare e delegittimare l’importanza del ripristino dell’immunità per i manager dell’azienda, usando sempre toni durissimi, probabilmente nel tentativo di far dimenticare all’opinione pubblica di essere stato proprio lui  ad accendere la miccia della “bomba” sociale che aleggia dietro la “questione” Ilva-Arcelor Mittal.

“ArcelorMittal ci ha detto che licenzia cinquemila dipendenti anche con lo scudo penale” dice Di Maioquindi questo tema è un distrattore di masse. Ora non esiste che un’impresa che sbaglia i conti fa pagare le cambiali, che ha firmato, allo Stato. Se le paga lei e deve rispettare i patti” dimenticando di essere stato proprio lui il primo a violare il contratto controfirmato con Arcelor Mittal. Il Pd, a sua volta, invece vuole un accelerazione in senso contrario a quella del M5S. Il problema dello scudo penale è fondamentale nel ventaglio di proposte da offrire alla multinazionale franco-indiana, leader mondiale nella produzione dell’acciaio.

La soluzione si baserebbe su una misura valida per tutte le aziende, basandosi sul fondamento per il quale chi è impegnato in un piano di risanamento ambientale non è perseguibile penalmente. Una sorta di scudo penale “leggero”, che però ha già registrato e continua a registrare la contrarietà delle fronde grilline composte dagli scontenti ed esuli della compagine governativa del Governo Conte 1 come ad esempio la senatrice salentina Barbara Lezzi (quella che faceva i bonifici sui rimborsi e poi li annullava…) . E questo è uno dei principali problemi che al momento rende impraticabile la presentazione di una proposta di accordo consolidata e sicura.

La conferma che la proposta di Palazzo Chigi è ancora in una fase di preparazione molto complicata la fornisce la mancata agenda. La famiglia Mittal infatti al momento in cui scriviamo (sabato sera) non ha ricevuto alcuna convocazione per un nuovo incontro. Fonti vicine alla vicenda raccontano che un nuovo vertice a Palazzo Chigi è “molto probabile” nei primi giorni della prossima settimana. Un lasso di tempo necessario al premier Conte,  per potersi presentare al tavolo della trattativa con una proposta certa e sopratutto politicamente solida.

Lo scudo penale però non è il solo problema che necessita di una condivisione comune dentro il governo. C’è anche lo scottante tema degli esuberi. Mittal ne avrebbe chiesti 5.000, mentre il Governo intende chiederne la metà. I numeri sono al momento “ballerini” in quanto secondo il M5S meno indolore sarà la decisione finale ed altrettanto inferiore sarà il contraccolpo in termini di consenso elettorale (in Puglia si vota per le regionali a giugno 2020) .

Al momento internamente al Governo si sarebbe arrivati un accordo di massima, da proporre ai Mittal, e cioè arrivare al massimo a 2.500 esuberi che si vorrebbero peraltro addolcire attraverso la cassa integrazione che garantirebbe la tutela dei posti di lavoro, auspicando che nel giro di uno, massimo due anni, una volta risanata lo stabilimento siderurgico ed aumentata la capacità produttiva, e sopratutto che il mercato dell’acciaio registri un trend di aumento della produzione a tal punto da poter riassorbire a pieno titolo i lavoratori interessati dalla cassa integrazione.

Una proposta che ha lo scopo di ottenere da Arcelor Mittal il ritiro dell’azione civile presentata dinnanzi al Tribunale di Milano e di tutte le procedure relative al disimpegno , già avviate per la restituzione degli stabilimenti di Taranto e Nervi all’ ILVA in amministrazione straordinaria.

Chiaramente ogni proposta in una trattativa, contiene una parte funzionale ad accontentare la controparte – e di questo il premier Conte è ben consapevole –  sopratutto dopo che  mercoledì scorso  il Ceo e il Cfo di Arcelor Mittal hanno lasciato l’ incontro di Palazzo Chigi, dicendo che la loro decisione sarebbe rimasta tale a meno di significativi cambiamenti, e quindi  convincere una controparte che   già sta iniziando ad abbandonare Taranto, a seguito di una propria decisione supportata anche dal consenso ottenuto dai mercati finanziari mondiali, comporta qualche concessione “pesante” ed importante.

Come dicevamo, sulla base di fonti attendibili bene informate, il Governo Conte starebbe valutando di proporre anche un maxi-sconto sul prezzo di affitto che Arcelor Mittal deve pagare per l’affitto dell’azienda ex-Ilva,  per passare poi all’acquisizione definitiva prevista a fine 2020. Arcelor Mittal si era aggiudicata una gara pubblica internazionale a cui aveva partecipato, che vedeva un solo concorrente, e cioè “Acciai Italia“,  la cordata guidata dagli indiani Jindal che avevano avanzato una proposta  da 1,8 miliardi molto più bassa di quella di Mittal . Il maxi-sconto del Governo potrebbe essere di ridurre per circa la metà, per un totale di 180 milioni di euro la quota l’affitto, così come si è disponibili trattare anche sul prezzo finale di vendita, e questo sarebbe la proposta di Conte per trattenere il gruppo franco-indiano in Italia.

Ma Conte sa molto bene che sul tavolo di una trattativa ciò che conta realmente sono solo le proposte che hanno una consistenza, e quindi per presentarle deve prima riuscire a chiudere la trattativa interna, quella più difficile, interna al M5S dove le competenze tecniche ed il senso dello Stato notoriamente latitano.




Tragedia ex-Ilva. La Procura di Taranto indaga

TARANTO – Il 28 novembre 2012 Simeone Piergianni era miracolosamente scampato all’incidente quasi identico in cui perse la vita Francesco Zaccaria, restando per due ore appeso a una gru, mentre mercoledì si è trovato a dover assistere impotente a un’altra tragedia, avvenuta nello stesso punto del porto a causa di un improvviso ed imprevisto tornado di vento e maltempo
“Ha chiamato tre volte alla radio, diceva che non riusciva a scendere, – racconta Simeone Piergianninonostante il forte vento imponesse ai gruisti di smettere di lavorare, perché qualcosa nella cabina della gru si era bloccato” e continua “abbiamo seguito tutta la procedura per salvare le persone che erano sulle macchine gli altri sono stati avvisati, sono andati alla passerella dove c’è la scala e sono scesi e si sono salvati tutti. Cosimo ha avuto l’anomalia che la cabina si è bloccata e via radio ripeteva che la cabina era bloccata. Se la cabina non cammina c’è la scaletta di emergenza che lui ha fatto, ma a quanto pare ha ceduto tutto“.
“Ho sentito le vibrazioni e poi la voce di Mimmo che diceva non funziona, non funziona” – aggiunge  Simeone Piergianni poi la voce è andata via. Tutto era avvolto da una nube di sabbia: quando si è diradata, la terza gru era sparita in mare. E il nostro collega è andato giù con lei . Sono state queste le ultime parole di Cosimo (per tutti gli amici “Mimmo” ) Massaro, 41anni di Fragagnano (Taranto) l’operaio gruista di Arcelor Mittal  disperso dal tardo pomeriggio del 10 luglio. Il suo corpo non è stato ancora trovato.

Simeone Piergianni  diventerà uno dei testimoni chiavedell’inchiesta che è stata aperta attualmente  con l’ipotesi di incidente sul lavoro dalla Procura della Repubblica di Taranto. Le indagini sono state affidate ai sostituti procuratori Raffaele Graziano e Filomena Di Tursi, sotto la supervisione del procuratore capo di Taranto, Carlo Maria Capristo, che si è recato ieri sul posto.

Le ricerche continuano e Cosimo Massaro ufficialmente è disperso e  le speranze di trovarlo vivo sono pressochè inesistenti. Per tutta la giornata di ieri le motovedette della Guardia Costiera coordinate dal comandante Gianluca Traversa hanno ispezionato la rada del Mar Grande dove è avvenuto il crollo della gru, di fronte a quel maledetto quarto sporgente, che a fu teatro di un incidente in cui morì Angelo Fuggiano, dipendente di una ditta che effettuava in appalto dall’ ILVA in Amministrazione Straordinaria  la manutenzione della stessa gru.
I sommozzatori dei Vigili del Fuoco non sono ancora riusciti a riprendere le ricerche subacquee a causa del rischio crollo delle altre due gru, spostate dal vento ed appoggiate su quella adiacente al mare. È stato immerso sott’acqua un robot che ha individuato il posizionamento della cabina della struttura metallica della gru, ma per poter intervenire ed operare Arcelor Mittal dovrà prima mettere in sicurezza l’area in cui si è verificato l’incidente, che peraltro è stata sottoposta a sequestro probatorio, così come le gru dalla Procura della repubblica.
Gli accertamenti sono stati delegati alla Guardia Costiera e allo Spesal, il servizio dell’ASL Taranto a cui competono le verifiche della sicurezza sui luoghi di lavoro. Infatti il punto centrale delle indagini è  la sicurezza, e bisognerà  controllare e verificare le condizioni delle gru, il loro funzionamento, senza dimenticare che in un recente passato hanno già causato due morti. Secondo il racconto degli altri operai che l’altro pomeriggio si trovavano al quarto sporgente, qualcosa potrebbe non aver funzionato nella gru su cui si trovava Massaro, ma chiaramente queste sono solo ipotesi che dovranno trovare i necessari riscontri . Andrà considerato anche che  al momento della tragedia il vento era improvvisamente aumentato fino a toccare i 130 nodi di velocità, altri due gruisti si sono messi in salvo, e bisognerà capire e determinare probatoriamente  cosa sia successo alla gru su cui stava lavorando Cosimo Massaro.

Alcune immagini tratte dalla rete sul ciclone di vento e maltempo che ha colpito Taranto

La Protezione Civile nella mattinata di mercoledì scorsoaveva diramato un’ allerta meteo sul quale non era previsto o indicato l’arrivo di una burrasca forte, ma soltanto burrasca,  secondo quanto hanno riferito alcuni operai in servizio nell’ufficio che gestisce le gru. Un’indicazione che significa che il lavoro sulle gru poteva proseguire tranquillamente, così come è proseguito, sino al momento in cui i tre manovratori, dai loro 40 metri di altezza, hanno visto avanzare la tromba d’aria  da nord verso il mare. Ed il pericolo sarebbe stato immediatamente comunicato dai gruisti all’ufficio.
“Dopo una consultazione con il caporeparto – racconta sempre il gruista Piergiannigli abbiamo detto che potevano scendere” . Due di loro ce l’hanno fatta, mentre purtroppo Cosimo Massaro invece no. “Ha chiamato tre volte alla radio, diceva che era bloccato, probabilmente c’è stata un’anomalia alle tenaglie della cabina“, ha aggiunto Piergianni. I colleghi  hanno riferito che lo sentivano urlare, perché capiva di essere in trappola, ma loro purtroppo non potevano fare niente per aiutarlo salvarlo, e la tragedia si è consumata sotto i loro occhi disperati.

Il Ministero dello Sviluppo Economico con uno scarno freddo comunicato  ha reso noto di seguire ” con la massima apprensione le ricerche condotte dalla Capitaneria di Porto e dai Vigili del Fuoco, con cui il contatto è diretto e costante, a seguito dei tragici avvenimenti accaduti ieri a Taranto. In relazione al comunicato stampa di Arcelor-Mittal e con la massima comprensione della situazione, estremamente critica, che la città di Taranto sta vivendo in questo momento, il MiSE invita la proprietà e le organizzazioni sindacali alla massima responsabilità“.

 




ArcelorMittal: un tornado di vento butta giù una gru a Taranto. Un operaio disperso in mare

BARI – A causa del maltempo che si è abbattuto lungo la costa in mezza Italia, da nord a sud, delle forti raffiche di vento che hanno colpito la Puglia,  hanno fatto precipitare in mare una gru operante sul quarto sporgente dello stabilimento ex Ilva, ora ArcelorMittal, a Taranto ed al momento una persona risulta dispersa.  Lo ha reso noto l’azienda.

L’incidente si è verificato alle 19.30 di questa sera quando si è abbattuto improvvisamente sulla città di Taranto quello che molti definiscono un “tornado” che si è poi spostato in provincia.  E’ accaduto quando sulla città si è abbattuta una tempesta di acqua e di vento, peraltro preannunciate da giorni con un’allerta meteo. L’operaio 40enne di Fragagnano, della provincia di Taranto,  attualmente disperso, da quanto si è appreso, si trovava nell’abitacolo della gru sul quarto sporgente dello stabilimento nell’area portuale e si trovava da solo.

Sulla base di una prima ricostruzione del tragico evento, causato dal di maltempo che ha ha flagellato tutta la Puglia, una fortissima raffica di vento avrebbe causato lo scontro tra due gru,   la “DM 5” e la “DM 8“che in quel momento erano in movimento: la prima a seguito del forte urto,  è finita in mare portandosi dietro la cabina all’interno della quale si trovava il “gruista” 31enne, mentre l’altra è precipitata sulla banchina.

(foto tratte da RTM TV via Google)

Purtroppo questa non è la prima volta, che si verificano incidenti del genere proprio al quarto sporgente: nel 2012, sempre in seguito a un tornado che si abbattè su Taranto, morì un operaio Francesco Zaccaria, di 29 anni, che si trovava nella cabina della stessa gru “DM 5”  successivamente all’incidente ricostruita, che venne trovato e ripescato in mare priva di vita a trenta metri di profondità. Il dettaglio che si tratta della stessa gru è stato ricordato e commentato da Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl su Twitter: “Non c’è tregua per il siderurgico ionico“.

Cosimo Massaro

Secondo voci al momento non confermate ufficialmente  il lavoratore precipitato in mare con la gru nella quale stava lavorando questa sera, al momento del violentissimo nubifragio che ha colpito la città di Taranto,  è Cosimo (Mimmo) Massaro, di 40 anni un’operaio  specializzato di Fragagnano  che lavorava nell’ ex-ILVA di Taranto dal 2002 .

Sul posto sono al lavoro i sommozzatori dei Vigili del Fuoco partiti da Bari alle 20:30 di questa sera, la Polizia di Stato, personale e mezzi della Capitaneria di Porto per cercare di recuperare l’operaio probabilmente finito a mare. La Procura della Repubblica di Taranto ha inviato sul posto lo Spesal,  il servizio ASL per la sicurezza sul lavoro, per una prima verifica della situazione. In tarda serata le operazioni di ricerca sono state sospese per mettere in sicurezza la zona in presenza del rischio di cedimento di un’altra gru. Il Sostituto Procuratore della Repubblica di Taranto dr. Enrico Bruschi, che coordina le indagini, ha disposto il sequestro di tutta l’area.

AGGIORNAMENTO

Questa mattina sono riprese le operazioni di ricerca le ricerche in mare dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Bari, per ritrovare il corpo del lavoratore Cosimo Massaro precipitato in mare con la gru nella quale stava lavorando questa sera, al momento del violentissimo nubifragio che ha colpito la città di Taranto.  Sul luogo del tragico incidente si è recato anche il procuratore capo di Taranto dr.  Carlo Maria Capristo.

La Capitaneria di Porto, che coordina le operazioni di messa in sicurezza dell’area ha reso noto che “L’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro dell’intera area e la Capitaneria di Porto ha emesso un’ordinanza di interdizione alla navigazione, in considerazione delle condizioni di pericolo in atto, nello specchio acqueo per un raggio di 250 metri dalla sommità del molo ove è avvenuto l’incidente”, che ha coinvolto un operaio di ArcelorMittal disperso dopo il crollo avvenuto ieri di ben tre gru per il forte vento.

La gru dove Massaro si trovava di turno nella cabina di guida, “crollata in mare” insieme alle altre due “a seguito delle condizioni meteo avverse che si sono abbattute in zona” prosegue la Guardia Costiera ed era al “IV sporgente in concessione alla società ArcelorMittal”, ed era “una gru di scaricazione presente lungo la banchina del predetto sporgente“.  La sala operativa della Capitaneria di porto – Guardia Costiera ha subito inviato una squadra di personale via terra e una motovedetta, oltre che personale e mezzi portuali,  disponendo anche l’impiego dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco.

L’Amministrazione Comunale di Taranto attraverso una nota si è stretta alla famiglia ed ai colleghi del giovane Cosimo Massaro. “Siamo sgomenti per un incidente che ha replicato esattamente la tragedia di alcuni anni fa, segno che qualcosa su quel pontile non funziona a dovere, segno che ancora tanto si deve fare all’interno delle aree dello stabilimento siderurgico per tutelare la vita umana“.

Si rispetti oggi il dolore di una intera comunità – prosegue la nota  – nessuno violi e strumentalizzi un momento così drammatico. Taranto è stanca di soffrire e di essere usata, la terra ionica tutta merita risposte e attenzione, a cominciare proprio dai luoghi di lavoro. L’Amministrazione Comunale proclamerà il lutto cittadino” conclude la nota.

Arcelor Mittaal rallenta la produzione

A seguito del tragico incidente, Arcelor Mittal Italia ha immediatamente avviato un rallentamento della produzione a Taranto con l’obiettivo di mettere in sicurezza lo stabilimento nel pieno rispetto delle normative ambientali. “È fondamentale che in questo momento tutti lavoriamo in modo efficace e collaborativo: serve massima condivisione tra l’azienda, i sindacati e gli stessi lavoratori per evitare la fermata di Afo1, che è l’unico Altoforno ancora in marcia e per garantire condizioni di massima sicurezza all’interno di tutti gli impianti”.

Nel pomeriggio un incendio doloso all’interno della fabbrica

Nel pomeriggio all’interno dello stabilimento siderurgico ex-ILVA di Taranto  vi è stato un’incendio doloso all’interno della zona degli spogliatoi dello stabilimento, sul quale sta  indagandola Polizia di Stato intervenuta sul posto con la Polizia Scientifica . Incidente questo che dimostra la situazione di tensione che aleggia all’interno dello stabilimento all’indomani delle note vicende che stanno mettendo a rischio l’economia ed occupazione di un’intera provincia.   Nel silenzio assordante di una politica locale sempre più screditata e squalificata. Pressochè inesistente, a partire dal primo cittadino di Taranto, troppo impegnato nelle sue “vacanze romane”… con staffista-portavoce al seguito.

Altoforno 2, Arcelor Mittal valuta soluzioni

il top management italiano di Arcelor

I legali di ArcelorMittal hanno avviato uno “studio sulle ipotesi” di iniziative, eventualmente anche congiunte con l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva, per affrontare la disposizione di ieri dell’ Autorità Giudiziaria che ha ordinato quale atto dovuto lo spegnimento dell’Altoforno 2. Viene ipotizza una richiesta comune alla magistratura da parte dei due soggetti aziendali  per ottenere una sospensiva della disposizione della Procura, e l’intervento dei legali che studiano le carte giudiziarie è attualmente l’unica iniziativa  avviata dall’ azienda dopo la notifica ricevuta dalla Procura Taranto .

La disposizione di ieri della Procura è effetto del rigetto deciso dal Gup nei giorni scorsi per una istanza di dissequestro dell’Altoforno 2 dove, nel 2015, morì un operaio, travolto da una colata incandescente. Nell’inchiesta sull’incidente, infatti, l’Afo 2 (uno dei tre altoforni produttivi dello stabilimento  siderurgico di Taranto) venne sottoposto a sequestro preventivo. Lo spegnimento comporterebbe significativamente la capacità di produzione , che potrebbe portare Arcelor Mittal  ad adottare decisioni drastiche come quella di restituire lo stabilimento all’ Amministrazione Straordinaria ed intraprendere una causa miliardaria allo Stato italiano.

 




Operazione “Dirty Money” la Polizia di Stato esegue otto ordinanze per usura, estorsione e rapina

TARANTO – La Polizia di Stato in esecuzione di un provvedimento emesso dal Dr. Benedetto Ruberto Giudice delle indagini Preliminari del Tribunale di Taranto, su richiesta del Dr. Remo Epifani Sostituto Procuratore della Repubblica di Taranto, alle prime luci dell’alba  ha dato esecuzione a otto ordinanze di custodia cautelare (di cui tre in carcere e cinque ai domiciliari), emesse a carico di altrettanti soggetti, tutti di Grottaglie, i quali, al termine di una complessa e lunga attività d’indagine, denominata “Dirty Money” condotta dal Commissariato P.S. di Grottaglie, sono stati ritenuti indiziati, a vario titolo, dei reati di usura, estorsione e rapina commessi, in concorso tra loro, dal 2015 ad oggi, ai danni di un imprenditore agricolo della città delle ceramiche in provincia di Taranto.

La misura della custodia cautelare in carcere è stata applicata nei confronti degli indagati Francesco Vitale e due suoi figli, Alessio e Riccardo. Altri due figli del  Vitale, Marco e Ciro, sono invece ai domiciliari, come anche Ciro D’Angello, Francesco Marinelli e Diego Vestita. “La forza intimidatoria del gruppo – scrive il giudice Benedetto Ruberto nella sua ordinanza di perquisizione e custodia cautelare – derivava anche dalla disponibilità, in capo ai membri della famiglia Vitale, di armi da fuoco che alcuni di essi, in particolare Vitale Riccardo e Vitale Alessio, non avevano avuto remore a mostrare alla vittima, per soggiogarne la volontà“.

Alle operazioni di esecuzione hanno partecipato oltre 40 agenti, con il supporto del personale della Questura di Taranto, di Unità Cinofile della Polizia Frontiera di Brindisi e del Commissariato di Anzio Nettuno, in provincia di Roma dove si trova uno degli arrestati. Nel corso delle attività sono state eseguite anche numerose perquisizioni nei luoghi   utilizzati dagli indagati.

Al dell’indagine un  grottagliese di 57 anni Francesco Vitale,  noto alle forze dell’ordine e conosciuto in paese con il soprannome di “Tiaulicchio” nei cui confronti è arrivata la denuncia di quell’imprenditore agricolo che stanco dei soprusi, vessazioni ed emorragie continue di denaro che hanno ulteriormente complicato la crisi di liquidità che lo aveva convinto a rivolgersi al mondo dell’usura per reperire dei finanziamenti più veloci,  si è deciso a chiedere aiuto alla Polizia dopo aver vissuto mesi di angosce e minacce,

La vittima degli usurai chiese e ottenne dal Vitale un prestito di 14.000 euro , impegnandosi a restituirne 20.000 dopo solo sei mesi . Un accordo usuraio con il quale sperava di riuscire a risalire la propria crisi economica, ma che invece lo ha fatto sprofondare nel girone dell’usura con interessi esagerati che hanno fatto da moltiplicatore al prestito ricevuto, non soltanto per il denaro da restituire, ma sopratutto  per i guai conseguenti .

La vittima infatti sarebbe stata aggredita in due occasioni in cui gli venne sottratta anche un auto, peraltro non sua, che gli era  stata prestata da una coppia di amici. Nel tempo, a nulla sono serviti gli sforzi fatti per soddisfare le richieste del’usuraio, in quanto dopo l’arresto Francesco Vitale , per un’altra vicenda, le minacce ed attività usuraie di intimidazione vennero intraprese dai suoi  figli.

 

Da qui la saggia decisione di denunciare il tutto, da cui sono partite le indagini della Polizia di Stato culminate negli arresti di ieri mattina.  Durante l’operazione gli agenti hanno sequestrato 22.000 euro in contanti, diversi oggetti preziosi, alcuni Rolex e una rigogliosa pianta di marijuana, alta già due metri, che uno degli indagati aveva nella sua abitazione.  Il dr. Rosato dirigente del commissariato di P.S. Grottaglie ha spiegato  durante la conferenza stampa di ieri mattina in Questura che “ inizialmente è stato imposto alla vittima un tasso di interesse superiore all’80% annuo. che è gradualmente successivamente arrivato schizzato al 120% all’anno“.

Il questore di Taranto Giuseppe Bellassai ha aggiunto che “purtroppo indagini di questo genere rappresentano casi più unici che rari. L’usura è un fenomeno radicato fortemente nel territorio jonico e non solo. La lotta a questa piaga è particolarmente ardua perché le vittime non hanno la forza ed il coraggio di denunciare. Lo “strozzino” il più delle volte viene percepito come un salvatore e non come un delinquente, venendo ritenuto come chi che aiuta a superare un momento difficile, mentre in realtà altro non è  uno che specula sulle crisi finanziarie, inquinando il tessuto economico della comunità“.




Taranto: “Resta nuda sotto la toga se vuoi laurearti”. Docente universitario (ora in pensione) accusato di proposte sessuali alle studentesse

ROMA – Un docente universitario di 73 anni, da tempo andato in pensione,  è accusato dalla Procura di Taranto di essersi reso responsabile presso l’Università degli Studi Aldo Moro, Dipartimento di Taranto, nel periodo compreso fra il 2012 e il 2016 di un duplice tentativo di concussione, molestie con abuso di potere e di autorità, violenza sessuale e abuso d’ufficio per aver alterato l’esame di una studentessa alla quale aveva aumentato il voto, fissato in trenta e lode, rispetto a quello (di 28) che le aveva assegnato altro docente.
Secondo l’accusa rappresentata  dal pm Antonella De Luca della Procura della Repubblica di Taranto il professore  avrebbe manifestato  anche morbose passioni nei confronti di quattro giovani studentesse universitarie che il magistrato ha già identificato e indicato come “persone offese“, richiedendo il rinvio a giudizio del docente universitario. la cui decisione adesso passerà al vaglio del giudice delle udienze  preliminari di Taranto. Parte offesa nel procedimento è  anche l’ Università degli Studi Aldo Moro, Dipartimento di Taranto, la cui reputazione ha probabilmente risentito della serie di episodi squallidi il primo dei quali risale al 2012, per i quali sono rimaste vittime alcune studentesse.
Nel 2012 una studentessa che adesso ha 27 anni era finita nelle attenzioni morbose del professore , che l’aveva invitata a raggiungerlo in un incontro privato nel suo studio, minacciandola che se si fosse rifiutata di accettare di avere dei rapporti sessuali con lui, non le avrebbe farro superare superare un’ esame , richieste queste che vennero rifiutate, e  la ragazza peraltro venne costretta a restare nello studio del professore con la porta chiusa a chiave, e a subire le offese verbali dell’uomo con l’uso di espressioni volgari, quanto di fronte al rifiuto della studentessa il docente universitario l’avrebbe umiliata ed offesa anche verbalmente dicendole “Non fare la stronza altrimenti ti denuncio, facendo credere che hai compiuto atti osceni in luogo pubblico“.

pm Antonella De Luca

Sulla base della ricostruzione della pm De Luca, a questo episodio, ne avrebbero fatto seguito altri quattro, ai danni di 3  diverse studentesse. La pm De Luca nella richiesta di rinvio a giudizio bei confronti del docente universitario parla di atti di palpeggiamenti al seno e di inviti alla giovane di “recarsi nello studio di Bari per la correzione della tesi in abiti succinti”, preferibilmente in bermuda e maglietta color salmone. Sempre ai danni di quest’altra ragazza, che adesso ha compiuto trent’anni, il professore le avrebbe detto che se voleva laurearsi, doveva presentarsi in sede di laurea “completamente nuda, indossando la sola toga“. La studentessa si era rifiutata rivolgendosi ad un’assistente universitaria.

Due altri episodi contenuti nella richiesta di rinvio a giudizio sono relativi a fatti più recenti avvenuti a marzo e settembre 2016. Il docente universitario è accusato di aver molestato sessualmente nel marzo 2016 una studentessa di 26 anni. Mentre è accusato di aver mostrato interesse sessuali nei confronti di una di una 24enne, a settembre 2016 facendole prima dei complimenti fisici inadeguati e non graditi dalla ragazza che si è vista modificare anzi il voto finale in sede di esame, nonostante fosse stato diretto da altro docente.
Gli approcci sessuali, di cui sarebbe responsabile il professore, sono contenuti agli atti del procedimento che la pm De Luca ha condotto nel riserbo più assoluto, supportati dalle indagini della polizia giudiziaria, dalle documentazioni acquisite nel 2017 dall’Università degli Studi di Bari , sulla base di una relazione del novembre 2017 dei Carabinieri della Stazione di Leporano (Taranto) , a cui ha fatto seguito di una querela presentata in Procura dallo stesso docente nel gennaio 2018.
Il professore universitario adesso in pensione assistito dall’avvocato Salvatore Maggio,  ha negato qualsiasi tipo di approccio illecito con le studentesse, sostenendo a sua volta di essere vittima un complotto ai suoi danni, che a sua volta ha denunciato.

 




Operazione anticaporalato dei Carabinieri a Taranto. Arrestati il titolare di una azienda agricola e 3 “caporali”.

ROMA – La scorsa notte i Carabinieri della Compagnia di Castellaneta (Taranto)  coadiuvati nella fase esecutiva dai colleghi della Compagnia di Pisticci, hanno dato esecuzione, nei comuni di Ginosa e Pisticci, ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Taranto, Dott.ssa Paola Incalza, su richiesta del Pm Filomena Di Tursi della Procura della Repubblica di Taranto, , nei confronti di un 58enne, titolare di una azienda agricola di Gioia del Colle (Ba) e  un 53enne, entrambi di Ginosa, e di un 49enne e un 53enne, entrambi di Pisticci, ritenuti responsabili, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, detenzione illegale e porto abusivo di armi e munizioni.

L’attività d’indagine, denominata “Radici ”  svolta dai Carabinieri della Compagnia di Castellaneta, ha documentato le attività illegali connesse allo sfruttamento del lavoro nei campi. I particolare, i militari hanno accertato che la “regista” nell’attività di sfruttamento è una 36enne di origine rumena, anch’essa colpita dall’odierno provvedimento con il quale il G.I.P. ha disposto nei suoi confronti il divieto di dimora nelle province di Taranto, Brindisi, Matera e Cosenza, che materialmente si adoperava per procurare il lavoro presso le aziende agricole con cui era in contatto, reclutando i lavoratori stranieri, sia connazionali che di origini africane. La donna, che veniva coadiuvata dagli odierni 4 arrestati, quando i lavoratori ricevevano la paga,  approfittando del loro stato di necessità, ne sottraeva la metà.

Da quanto è stato accertato grazie anche ai Carabinieri del NIL (Nucleo Ispettorato del Lavoro) di Taranto, con il loro intervento durante le indagini, è stato possibile accertare che  la paga giornaliera era di € 4,00 per ogni ora di lavoro nei campi, che veniva decurtata dalle spese per il vitto ed il viaggio per recarsi al lavoro, effettuato dalla rumena con un furgone.

 E’  stato scoperto nel medesimo contesto anche il possesso e l’utilizzo di armi da sparo (impiegate in campagna anche contro animali selvatici) da parte del 49enne che, a seguito di perquisizione domiciliare e veicolare, è stato trovato in possesso di 12 cartucce cal. 12, che sono state sequestrate, mentre il 53enne di Pisticci che ha aiutato il 49enne ad occultare le armi risponde anche di favoreggiamento, oltre del reato di caporalato.

Ulteriore riscontro all’attività d’indagine è emerso dal controllo mirato di un’azienda agricola di Gioia del Colle di proprietà del 58enne, sanzionata dai Carabinieri anche per violazioni in materia di assunzioni e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il 58enne e i due 53enni sono stati sottoposti agli arresti domiciliari mentre al  49enne il provvedimento è stato notificato presso il carcere di Matera dove si trova ristretto per altra causa.




Taranto. La Guardia Costiera sequestra due unità nautiche nel porto

ROMA – Nel corso della ordinaria attività di vigilanza e controllo dell’area portuale di Taranto, personale militare appartenente al Nucleo Operativo di Intervento Portuale, in forza alla Guardia Costiera di Taranto, ha individuato due unità nautiche in prossimità  della banchina ex Soico della darsena servizi del porto, utilizzate dalla Società Cooperativa Sommozzatori che opera in porto per l’esecuzione di lavori subacquei, prive di alcuna abilitazione alla navigazione perché mai iscritte nei Registri navi minori e galleggianti, quindi prive anche della relativa certificazione di sicurezza atta ad attestarne l’idoneità alla navigazione.

In particolare all’atto dell’accertamento uno dei due mezzi, dotato di un motore fuoribordo, era in esercizio nello specchio acqueo prospiciente la citata banchina,  con a bordo sei soggetti intenti in attività lavorativa di tipo subacqueo, mentre il secondo mezzo nautico era momentaneamente tirato a secco in banchina.

Verificato che entrambi i mezzi nautici appartenenti alla Società Cooperativa Sommozzatori  erano del tutto privi di alcun tipo di certificazione e quindi completamente abusivi, rappresentando un concreto pericolo per la sicurezza della navigazione e degli stessi utilizzatori, il personale militare intervenuto provvedeva ad intimare l’immediata interruzione dell’attività  lavorativa in corso, con lo sbarco del personale, provvedendo al successivo sequestro penale di entrambi i mezzi con obbligo di  deposito in custodia  all’interno dell’area portuale in concessione alla società cooperativa.

L’amministratore unico della Società Cooperativa Sommozzatori è stato quindi deferito alla Procura della repubblica di Taranto, prontamente informata dell’attività in corso, per le pertinenti ipotesi di reato contemplate dal Codice della Navigazione.

Un distinto accertamento condotto dal predetto personale militare della Guardia Costiera di Taranto aveva portato, pochi mesi fa, al deferimento dell’amministratore della società di che trattasi per abusiva occupazione di pubblico demanio marittimo realizzata sempre in ambito portuale a mezzo di altre unità nautiche appartenenti alla stessa ditta.

 




Chiuse le indagini sui rimborsi ai consiglieri comunali di Taranto: la Procura chiede il processo per 13 indagati

TARANTO – Il pm Daniela Putignano della Procura della repubblica di Taranto che aveva già richiesto quale magistrato di turno il sequestro per equivalente di beni per 240mila euro, disposto dal Gip dr.ssa Vilma Gilli , equivalente all’importo che il Comune di Taranto ha liquidato nel periodo intercorrente tra il 2012 e il 2014 per rimborsare alle imprese, come previsto dalla Legge,  gli stipendi lordi dei consiglieri che sarebbero state intascate indebitamente dagli ex consiglieri comunali di Taranto, attraverso la notifica agli indagati, ha chiuso  l’indagine avviata dal pm Lanfranco Marazia (ora trasferitosi ed in servizio presso la Procura di Bari) nei confronti degli esponenti politici e delle società che di fatto, come accertato dalla Guardia di Finanza, avevano simulato l’esistenza di un contratto di lavoro.

Nei confronti di alcuni degli ex consiglieri comunali gravano due accuse:  quella di aver certificato un lavoro fittizio, o in alternativa di aver aumentato di proposito gli emolumenti contrattuali,  per accedere con maggiore ampiezza ai rimborsi che la legge riconosce ai lavoratori dipendenti che vengono eletti il consiglio comunale.

13 le persone indagate per truffa e concorso: gli ex consiglieri comunali Cosimo GiganteFilippo Illiano, Rosa Perelli, Giovanni Ungaro, l’attuale consigliere comunale Mario Cito, i quali a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ricevuto potranno presentare memorie, richiedere interrogatorio, ed eventualmente  previa legittima motivazione chiedere delle nuove indagini supplettive.

CdG ACI Comune di Taranto

Fra gli indagati compaiono anche i presunti datori di lavoro: Alessandro Gigante, amministratore unico della “Laboratorio Analisi dottor Ragusa“, e il 64enne Cosimo Gigante (cugino ed omonimo del consigliere comunale) , amministratore della società “Laboratorio Analisi Teresa Di Giacomo”  per il consigliere comunale Cosimo Gigante . Il commercialista Andrea Castellaneta e Francesca Allegretti, entrambi amministratori e rappresentanti legali nel corso degli anni della società  “Data Entry Oregon” che si occupa di elaborazione dati, in concorso con  Filippo Illiano.

Richiesto il processo anche a carico  di Isidora Fasano, rappresentante legale della “Fasano Ottavio & C. Srl”, e di  Giovanni Sollima quale socio ed amministratore della “Forniture Servizi Generali Snc“, in relazione alle due assunzioni di Giovanni Ungaro contestate dalla procura nelle due rispettive società. Contestata ad Angela Seprano rappresentante legale della «W&B srl» l’ assunzione a tempo indeterminato dell’ ex-consigliere Rosa Perelli, che secondo la Procura sarebbe stata fittizia ed esclusivamente finalizzata per ottenere dal Comune di Taranto,  rimborsi per circa 11mila euro.

Chiude l’elenco degli indagati per cui viene chiesto dal magistrato  il processo,  Giovanni Mastrovito, rappresentante legale della società “Telebasilicata Matera srl” che gestisce l’emittente televisiva Tbm, al quale vengono contestati i pagamenti degli stipendi erogati dal 2002 in contanti “anche per importi eccedenti la soglia prevista dalle norme antiriciclaggio” a Mario Cito,  ai quali vengono i contestano rimborsi erogati dal Comune di Taranto per un importo di circa 19mila euro.

Tutta la documentazione sull’indagine, come sempre, è stata pubblicata integralmente ( leggi QUI) sempre e soltanto dal CORRIERE DEL GIORNO sin dallo scorso 3 luglio 2018




Il Comune di Taranto cerca di nascondere le proprie illegalità anche sulla “staffista”. Ma l’ indagine della Procura prosegue….

Rinaldo Melucci

ROMA – Ancora una volta il Comune di Taranto manifesta la propria avversione alla trasparenza, e guarda caso lo fa per “coprire” le leggerezze del Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci da Crispiano, nel rapporto fiduciario (solo ?) con la sua staffista del cuore cioè Doriana Imbimbo, che da “zarina” del gabinetto del Sindaco (mai etichetta più appropriata !) è tornata ad essere una semplice disoccupata che passa le sue giornate sui socialnetwork a dilettarsi con il suo cervello da tastiera.

Due giorni fa e cioè il 28 maggio l’ amministrazione comunale ha provveduto a pubblicare la delibera con la quale si è accertata la vera e propria “truffa” ai danni del Comune di Taranto , e quindi a tutti i contribuenti tarantini, da parte della Imbimbo la quale aveva consapevolmente “spacciato” il proprio diploma ottenuto dall’ Istituto Europeo di Design per  una laurea mai conseguita , ma la circostanza ancor più grave è che dal 29 settembre 2017 nessun dirigente, funzionario, impiegato, avvocato del Comune di Taranto abbia mai avuto  la dovuta accortezza di controllarne la veridicità . Altra circostanza a dir poco vergognosa è che nella delibera non viene mai indicato il nome della Imbimbo, che invece compariva ed era presente nelle precedenti delibere citate nell’ultimo atto del Comune !

Determina_IMBIMBO

E’ stato infatti grazie ad un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presentato da Francesco D’ Eri un sindacalista dell’ UGL di Taranto,  che si è accertato l’indebito avvenuto pagamento di oltre 28mila euro alla (ormai ex) “staffista del Sindaco Melucci, senza che quest’ultimo abbia sentito il dovere morale di dimettersi, o chiedere scusa alla città. Giusto per fare un esempio, a Roma, il sindaco Ignazio Marino è stato dimissionato a suo tempo dalla sua stessa maggioranza di centrosinistra per una vicenda di spreco di denaro pubblico un importo persino inferiore a quello della Imbimbo.

Ma evidentemente a Taranto i consiglieri comunali che sostengono e fanno da “stampelle” alla maggioranza comunale di centrosinistra che sostiene il Sindaco Melucci, non hanno avuto quella onestà intellettuale e morale, di chiederne le dimissioni, o ancora meglio di dimettersi tutti quanti insieme, facendo così decadere il consiglio comunale e mandando a casa l’intera giunta composta in maggioranza da “nominali” e cioè non eletti dai cittadini ed elettori di Taranto. Questa mancanza di onestà, morale e dignità politica della stragrande maggioranza dei consiglieri comunali di Taranto, in quanto è ben “noto” che il ruolo di consigliere comunale e/o assessore a Taranto, altro non è che uno “stipendificio” “pubblico” grazie al quale molto spesso questi politicanti da marciapiede vivono e sopravvivono.

Doriana Imbimbo la “staffista” di Melucci

Ma le dimissioni della Imbimbo non potranno sanare le responsabilità penali di chi ha commesso questa truffa ai danni del Comune di Taranto, e di tutti coloro che l’hanno avvallata (quindi la Giunta al completo) commettendo il reato di “omissione in atti ‘ufficio”. Restituire dei soldi “truffati” ad un’amministrazione comunale può al massimo ridurre la pena, ma il reato permane. Cosa ha aspettato il Comune di Taranto ad effettuare i dovuti accertamenti del caso e mandare dopo circa 9 mesi la mail per verificare la corrispondenza di quel curriculum vitae .

Come mai i “burocrati” del Comune di Taranto, cioè i dirigenti e funzionari comunali, i consiglieri comunali, non proferiscono una sola parola sulla richiesta di rimborso di spese presentata il 28 dicembre 2017 sostenute dal sindaco  Melucci nel suo viaggio-missione a Roma per il “Tavolo istituzionale Ilva“, all’interno del quale compare la richiesta di rimborso spese di un albergo, la cui documentazione fiscale però è stranamente intestata alla “staffista” Doriana Imbimbo ? Se poi i due hanno dormito insieme per far risparmiare il C0mune di Taranto allora è tutt’altra storia…che potremmo ben definire “Vacanze Romane alla crispianese” !

Un Comune che minaccia i propri dipendenti, i consiglieri comunali, che impedisce alla stampa di fare il proprio dovere e lavoro, impedendo persino il ricevimento dei comunicati stampa “per decisione del Sindaco”, che vive nel continuo conflitto di interessi, nell’affarismo occulto e nell’illegalità,  è un Comune che non merita alcun rispetto, e che andrebbe commissariato al più presto. Per salvare la città di Taranto e sopratutto l’onore di propri cittadini.

Nel frattempo confidiamo nell’operato delle Forze dell’ Ordine già al lavoro e sopratutto nell’operato della Procura della Repubblica di Taranto guidata da quel galantuomo che è il procuratore capo Carlo Maria Capristo.




Continuano i conflitti d’interesse all’ ASL Taranto. E la Procura della Repubblica di Taranto cosa fa…?

ROMAPinuccio l’inviato pugliese del Tg satirico di Antonio Ricci ha scoperto che nella stessa gara d’appalto del valore di 6 milioni di euro, che con ogni probabilità verrà sospesa dopo le irregolarità denunciate da Striscia la Notizia (Canale5),  ha partecipato anche la Pam Service, una cooperativa amministrata da Addolorata Orlando una dipendente (assistente amministrativa) dell’ASL Taranto dal 2010, la quale guarda caso ha dato le dimissioni il mese scorso, dopo circa un anno di aspettativa, proprio in coincidenza dei primi servizi di Striscia e del CORRIERE DEL GIORNO sulla “parentopoli” tarantina.

Striscia la Notizia ha scoperto che la stessa cooperativa Pam Service  partecipa anche a un altro bando per la concessione di una residenza socio sanitaria per un valore di circa 3 milioni e mezzo di euro. Bando in cui nella commissione aggiudicatrice erano componenti 2 dei 3 dirigenti dell’ ASL Taranto che facevano parte anche del bando annullato da 6 milioni di euro. Come meravigliarsi quindi di tutte queste illegalità , se questo era un vero e proprio “sistema” di illegalità regnante all’interno dell’ ASL Taranto ?

Visura Pam-Service.compressed

Inoltre la Pam Service Cooperativa partecipa anche ad una gara in corsa per l’affidamento in concessione della gestione in accreditamento della residenza socio sanitaria assistenziale di Grottaglie. E tutto ciò nell’indifferenza più totale della Direzione Generale dell’ ASL Taranto che sembra di fatto non effettuare alcun controllo sui partecipanti, ma ancor più grave sui propri dipendenti, preferendo perseguitare i giornalisti come nel caso di Nazareno Di Noi (vedi QUI).

Ma abbiamo scavato nel passato della Orlando ed abbiamo scoperto che, mentre era dipendente dell’ ASL partecipava con la Cooperativa in qualità di rappresentante legale a dei bandi di gara dell’ ASL TARANTO  sottoscrivendo persino un dichiarazione di insussistenza delle cause di esclusione, in un bando di gara del valore di oltre 100mila euro !

Verbale gara ASL TARANTO

Imbarazzante il silenzio di Michele Emiliano, che è bene ricordare non è soltanto Governatore della Regione Puglia,  detiene ad interim anche il ruolo di assessore regionale alla sanità/salute. Emiliano, infatti,  interviene e parla sempre di tutto e su tutto, ma su questa vicenda tace e non proferisce parola. Come mai ? Paura forse di qualche nuovo problema giudiziario che potrebbe coinvolgere i suoi “adepti” di corrente (Fronte Democratico n.d.r.) come Michele Mazzarano ?

Davanti a tutte queste rivelazioni, che peraltro il CORRIERE DEL GIORNO da anni denuncia e scrive, resta da chiedersi come mai la Procura della Repubblica di Taranto resti immobile senza affidare alcuna delega aperta come accadrebbe in tutt’ Italia alla Guardia di Finanza, preferendo aspettare che qualcuno dall’ ASL temendo il peggio… trasmetta delle carte in procura peraltro tardivamente, di fatto ammettendo le proprie omissioni ed abusi in atti d’ufficio.

Forse questo immobilismo è conseguente  alla “parentopoli” tarantina che coinvolge anche parenti di magistrati, giudici e dipendenti del Palazzo di Giustizia ?

Ma su questo state pur certi che presto ci saranno delle rivelazioni che faranno tremare anche il Palazzo di Giustizia di Taranto.




Striscia la Notizia scopre con una settimana di anticipo la ditta vincitrice di un appalto per conto dell’ASL di Taranto: la cooperativa DOMUS. Una vecchia “conoscenza” del CORRIERE DEL GIORNO !

di Antonello de Gennaro 

Il noto programma di Antonio Ricci ieri sera con un servizio del simpatico e bravo inviato Pinuccio  ha “scoperchiato” una vicenda allucinante, sulla quale a questo punto dovrebbero intervenire la Procura della Repubblica e la Guardia di Finanza di Taranto per fare luce su una serie di situazioni poco chiare che il CORRIERE DEL GIORNO ha iniziato a denunciare con i propri articoli sin dal gennaio 2017, nel silenzio sempre più vergognoso e connivente della stampa locale, sempre più asservita ad interessi di bottega sottostando agli interessi illegali di alcuni poteri occulti, ma che in realtà sono molto ben noti, andando a scavare fra i documenti, ed ancora più grave, nell’indifferenza di una certa magistratura spesso e volentieri collusa a vario titolo.

La redazione di “Striscia la Notizia” ha ricevuto nei giorni scorsi una segnalazione, che ha lasciato tutti quanti con gli occhi di fuori. In una mail ricevuta, un segnalatore si annunciava con un anticipo di diversi giorni, l’esito di una gara d’appalto dell’ ASL Taranto, l’azienda sanitaria locale che storicamente ha visto negli ultimi 20 anni la stragrande maggioranza dei direttori generali, amministrativi ed operativi ecc. finire sotto inchiesta e processo, da cui molti si sono salvati grazie alla prescrizione o a cavilli processuali, ed i loro figli, parenti diretti o acquisiti assunti a chiamata diretta dalle aziende fornitrici di servizi per l’ ASL Taranto.

Per non sbagliare Pinuccio ed i suoi autori hanno inviato una Pec (mail certificata n.d.a.) ad un avvocato il contenuto della mail ricevuta con cui si annunciava l’aggiudicazione di una gara di appalto del valore di 6 milioni di euro alla DOMUS Cooperativa, società della quale ci eravamo già occupati nel gennaio 2017, raccontando una vicenda che aveva lasciato insensibili i disattenti ( o distratti….?) magistrati in servizio nella procura di via Marche a Taranto.

Nella PEC era appunto indicata in anticipo l’indicazione del vincitore relativo alla “Procedura aperta comunitaria per l’affidamento del servizio a supporto dell’assistenza socio sanitaria assistenziale nelle cure domiciliari integrate (ADI) per l’ambito territoriale distrettuale e dipartimentale riabilitativo della ASL TA e della rete SLA ASL TA“.

Nella mail ricevuta da “STRISCIA LA NOTIZIA” veniva indicata come aggiudicataria del bando di circa 6milioni di euro oltre IVA , la Cooperativa DOMUS di Taranto controllata dai fratelli Maniglia, cioè la stessa società di cui ci eravamo occupati un anno fa, denunciando qualcosa di scandaloso senza che nessuno dell’ ASL Taranto, della Regione Puglia e dell’ Autorità Giudiziaria abbia avuto il minimo dubbio per andarci a vedere chiaro. Ma cosa scrivevamo un anno fa ? Ecco : ” Nessun magistrato della Procura della repubblica di Taranto intervenne a partire dal procuratore capo in carica, e cioè quel Franco Sebastio ora per fortuna pensionato, che guarda caso… ora il Vescovo Mons. Santoro ed i suoi amichetti di “Comunione e Liberazione” vorrebbero portare sulla poltrona di primo cittadino di Taranto attraverso un accordo politico con il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che  mantiene ad interim la delega alla sanità regionale”  aggiungendo: ” Nessun magistrato della Procura della repubblica di Taranto ebbe il coraggio ed il senso del dovere e sopratutto della Legge di aprire un procedimento d’ufficio, un fascicolo con notizia di reato. Nessuno fece nulla. Come non dare ragione quindi a chi definiva la Procura di Taranto il “porto della diossina

Il destino a volte è imprevedibile, infatti,  soltanto 10 mesi dopo,  il pm Maurizio Carbone  a seguito delle indagine svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Taranto  dovette giungere alla conclusione delle indagini svolte ed adottare la decisione di ipotizzare il reato di “concorso in abuso d’ufficio” nei confronti di quattro dirigenti dell’ ASL TARANTO : l’ex direttore generale Fabrizio Scattaglia, il direttore amministrativo  Paolo Quarato,   il dirigente istruttore Francesco Bailardi ed il direttore sanitario Maria Leone.

Eravamo stati profetici anche noi , e le sorprese non finiscono mai. Infatti il Corriere del Giorno un anno venne a conoscenza di altre vicende imbarazzanti dietro le quinte della Fondazione Cittadella della Carità, a partire dalla triste notizia che anche quest’anno, per il secondo anno di seguito i dipendenti, medici, impiegati non avevano ricevuto la 13ma ! E nel frattempo venivano stipulati contratti inquietanti   come il contratto della ASL per la scuola infermieri, e quello il fitto del ramo d’azienda alla cooperativa sociale Domus con sede in Taranto in via Acclavio 49, gestita di fatto dai fratelli Maniglia . Cioè la stessa società cooperativa che oggi, come rivelato dagli amici di STRISCIA LA NOTIZIA si è aggiudicata una gara da 6 milioni di euro dell’ ASL Taranto, che proprio nei giorni scorsi ha dimostrato con quale leggerezza vengono scritti e preparati i propri bandi di gara.

Nella nostra inchiesta di un anno fa evidenziammo  che era a dir poco inusuale che la ASL si accordi con una Casa di Cura (la Cittadella della Carità n.d.a)  nei confronti della quale vanta un credito un milione e seicentomila euro, attraverso manovra  di “compensazione” derivante dal fitto dei locali della Cittadella, il cui il fitto è stato convenuto in  100.000 euro all’anno, come si legge nella documentazione che il Corriere del Giorno  fu  in grado di pubblicare e che quindi comporterebbe un impegno da parte della ASL Taranto per ben 16 anni !  Peraltro secondo fonti ben informate e da noi verificate l’ intenzione dell’Università di Bari era quella di cambiare sede trasferendola presso l’ Ospedale vecchio (dove sono in corso i lavori di ristrutturazione dello stabile) o l’ Ospedale Militare ubicati entrambi nel centro della città di Taranto  e quindi più facilmente raggiungibili per gli studenti.

 

In quella occasione scrivemmo (senza mai essere sentiti, rettificati o querelati !) che “L’ accordo stipulato fra ASL Taranto e la Fondazione Cittadella della Carità è frutto in realtà di una stretta amicizia tra il dr. Rossi, Direttore Generale della ASL Taranto  ed il dr. Causo Direttore Generale,  della Cittadella.  I due infatti sono entrambi leccesi , e Rossi all’inizio della sua carriera ha lavorato sotto De Causo a cui è rimasto molto “legato” come il contratto di “favoritismo” stipulato comprova.  Per quanto riguarda il fitto di ramo d’azienda RSSA (che è un’attività extraospedaliera che fa capo alla Cittadella e che riguarda l’assistenza ai vecchietti con la presenza di un medico per poche ore la settimana), la cosa incredibile è che sia stata fittata per 8 anni alla Domus dietro  e dentro la quale ci sono i fratelli Maniglia (legati a Comunione e Liberazione)  e considerati molto “vicini” al Vescovo di Taranto, Mons. Filippo Santoro“.

l’avv. Stefano Rossi, direttore generale ASL Taranto

La nostra inchiesta del gennaio 2017 si concludeva spiegando ai nostri lettori che  “l’accordo deriva dal fatto che la Domus ( nella foto a lato la sua sede “diroccata” nel centro di Taranto) gestiva il ramo d’azienda RSSA  della Fondazione Cittadella della Carità e che aveva accumulato un credito di 800mila euro  ed a fronte di questo debito, la Cittadella ha pensato bene di affidare alla Cooperativa Domus l’intero ramo d’azienda per 8 anni  per un valore di oltre 2milioni e mezzo di euro all’anno, anziché raggiungere un più vantaggioso accordo economico e concordare un piano di rientro come avrebbe fatto chiunque. Il risultato della “malagestione” della Fondazione è che l’ultimo  bilancio di gestione  ha subito con una perdita secca di 2milioni e mezzo”.

E come avevamo indovinato noi, ha indovinato anche il “segnalatore” di STRISCIA LA NOTIZIA.  La gara bandita dall’ ASL Taranto è stata aggiudicata lo scorso 10 aprile ed  ha vinto proprio la DOMUS COOPERATIVA. Siamo quindi  tornati a fare delle ricerche sulla cooperativa di Taranto  ( e non solo…) ed abbiamo trovato anche in questo caso non poche coincidenze emerse dal certificato camerale.

Visura camerale DOMUS stampa

Infatti dando un’occhiata nelle 52 pagine della visura camerale della Cooperativa DOMUS, si fanno diversi incontri (tutti evidenziati in giallo) , oltre a componenti della famiglia Maniglia, in particolare emerge un nome: quello di Eleonora Coletta. La signora in questione nel novembre 1997 aveva vinto un concorso pubblico dell’ ASL Foggia (come si evince dal suo curriculum vitae) e  secondo quanto riferitoci da fonti attendibili, nella commissione esaminatrice vi sarebbe stato guarda caso l’ Avv. Stefano Rossi, attuale Direttore Generale dell’ ASL Taranto. Ma la Coletta non contenta del concorso vinto è anche “Sindaco supplente” della Cooperativa DOMUS in un conflitto di interessi che è durato diversi anni, sino al 2003.

COLETTA ELEONORA CV .pdf

Non è quindi un caso che la Coletta sia ritenuta persona molto “vicina” all’ Avv. Stefano Rossi, Direttore Generale, ancora per qualche mese, dell’ ASL Taranto, il quale è stato molto felice di ritrovarsela da Foggia a Taranto, non conoscendo ( ??? ) probabilmente forse la stretta “parentela” della Coletta nel frattempo sposatasi con Dario Maniglia. uno dei “dominus”  della Cooperativa DOMUS.

Mai come in questo caso è sempre valido il pensiero dell’ indimenticato Giulio Andreotti, il quale sosteneva che A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina“. Chissà che questa volta qualcuno dell’ Autorità Giudiziaria a Taranto, mentre Emiliano dorme…e non risponde alle nostre sollecitazioni giornalistiche ad esprimersi sulle vicende di questi giorni, nel vano tentativo di far scemare i riflettori accesi sulla vicenda che ha portato alle dimissioni (richieste) di Michele Mazzarano da assessore. Ma sono in molti coloro i quali adesso dovranno svegliarsi da un torpore…inusuale e sospetto,  e  indagare su cosa succede dietro le quinte della sanità pugliese e tarantina.

E probabilmente sarebbe anche ora ! 

 

 

 

 

 

 

 




La “Parentopoli” di Taranto: ecco tutti i nomi dei parenti illustri…assunti dalla SDS per l’ ASL Taranto

di Antonello de Gennaro

Continua l’inchiesta di Striscia la Notizia, affiancata dal nostro giornale, sulla “Parentopoli” tarantina  che si sta rivelando di giorno in giorno sempre di più un pozzo senza fondo, di connivenze fra esponenti della politica, dirigenti di enti pubblici e società private che erogano servizi profumatamente retribuite dagli appalti della ASL Taranto e quindi della Regione Puglia utilizzando soldi pubblici. Circa cinque anni fa, l’ ASL di Taranto chiese alla SDS s.r.l. di Vincenzo Festinante un più ampio monte di ore per il CUP gestito dalla società di Festinante, e quindi di altro personale .

Un andazzo che andava avanti da oltre 10 anni, confermata dallo stesso consigliere regionale Michele Mazzarano, dimessosi dalla carica di assessore regionale a seguito dell’esplosione dello scandalo sul voto di scambio e sulla parentopoli su cui sta indagando la Procura della repubblica di Taranto che ha affidato le indagini in corso alla Digos della Polizia di Stato.

La S.D.S. di Taranto opera nel settore della progettazione ed erogazione di servizi informatici e telematici, come si legge sul loro sito “La nostra missione aziendale si concretizza nel supporto progettuale ed operativo alle organizzazioni pubbliche e private nella gestione delle relazioni con i clienti, attraverso l’erogazione di soluzioni call center inbound ed outbound e la gestione di sportelli al pubblico” operando a Taranto e provincia e lavorando quasi esclusivamente per l’ ASL Taranto.

Ecco i nomi delle “coincidenze”…per dirla alla Pinuccio. La signora Patrizia Chieppa  passata da infermiera a responsabile in una carriera durata 10 anni,  lavora presso la ASL come “coordinatrice del servizio CUP” ma è anche la moglie di Pasquale Melucci , responsabile della ditta SDS. Anna Russo moglie dell’ex assessore Vincenzo di Gregorio attualmente consigliere del Comune di Taranto e segretario cittadino del Pd, venne  assunta presso l’ S.D.S. srl circa sette anni fa nello stesso periodo in cui il marito ricopriva l’incarico di assessore nella giunta di centrosinistra guidata dall’ex-sindaco Ippazio Stefàno.

In quello stesso periodo venne “accontentato”…  anche il suo collega di partito Lucio Lonoce, all’epoca dei fatti vice sindaco ed assessore ai lavori pubblici, ed attuale presidente del Consiglio Comunale di Taranto, con l’assunzione di sua moglie Loira De Pasquale, entrambe assunte dalla S.D.S. srl  per prestare servizio come gli altri al CUP dell’ ASL Taranto.

 

Fra le assunzioni di casa PD nella S.D.S. risulta anche Carmela Loreto, che sarebbe la nipote dell’ex- senatore e sindaco di Castellaneta, Rocco Loreto, la quale  all’ultima campagna elettorale, guardate un pò di lato con i vostri occhi, chi sosteneva: Michele Mazzarano. Ah, quando si dice i casi…. della vita !

Come non definire “ridicole” le accuse rivolte a Striscia la Notizia da Maria Grazia Cascarano, esponente della corrente “Fronte Democratico” di Michele Emiliano,  candidata Pd al Senato alle ultime elezioni dello scorso 4 marzo, “trombata” (cioè non eletta) dagli elettori ? La “signora delle tessere” come viene definita a Manduria (Taranto) all’interno del Partito Democratico ,  la candidata “trombata”  del Pd che  ha dichiarato : “Sono numerosi gli elementi di perplessità in ordine alla vicenda di cui è vittima Michele Mazzarano, al quale ribadisco vicinanza personale e sostegno politico. A mio avviso si tratta di un’ operazione mediatica costruita per screditare la sua figura, la sua attività di assessore regionale e di esponente del Pd. Sono sicura che la Magistratura farà piena luce. Pur trovandosi nel mezzo della bufera, Mazzarano ha dato prova di grande responsabilità e senso delle Istituzioni, rassegnando le dimissioni nelle mani del presidente Emiliano”.

Gianfranco Lopane, Michele Mazzarano e Maria Grazia Cascarano

La Cascarano nel suo delirio da “trombatura” elettorale ha aggiunto: “Il mio timore è che dietro questa vicenda ci sia il malcelato intento di delegittimare e screditare un’area politica che sta faticosamente tentando di costruire percorsi nuovi e mi rattrista constatare che Taranto oggi è meno protetta. Mazzarano, infatti, aveva messo in campo una serie di strumenti per rendere più competitivo il territorio ionico. Ora sarà più difficile recuperare il gap economico tra Taranto e le altre aree della Puglia e dell’Italia”.

Come non meravigliarsi davanti a certe dichiarazioni a dir poco ridicole, se il Pd a Taranto, così come in tutta la Puglia è stato “asfaltato” dagli elettori ? Nessun commento della Cascarano però sulle assunzioni facili delle moglie dei suoi “compagni” di partito e di merende. Sarà un caso…ma guardo caso anche la figlia della Cascarano lavora per il CUP di Taranto. Della serie “casa Pd: tutti in famiglia” !

Abbiamo scoperto qualcosa di poco chiaro sulla S.D.S. Infatti all’interno del sito nella “pilicy della privacy” viene scritto che “A seguito della consultazione di questo sito possono essere trattati dati relativi a persone identificate o identificabili. Il “titolare” del loro trattamento è la società S.D.S. s.r.l., che ha sede legale in Taranto (Italia), via Cataldo Nitti 45/A -74123″, ma Stranamente sempre sullo stesso sito viene indicata in calce (come previsto dalla Legge) la propria sede legale, che però viene indicata “Sede legale: Piazzale Dante (Bestat), 2 – 74121 – Taranto (TA)”. La domanda che ci si pone conseguentemente  è: ma dove ha sede realmente la S.D.S. srl ?

In relazione alle dichiarazioni di Emiliano dello scorso 26 marzo (cioè due settimane fa) all’ inviato Pinuccio di “Striscia la Notizia“: “Voglio fare anche un appello. Se ci sono situazioni opache nella gestione della Regione Puglia, parlatene, parlatene anche con Striscia la Notizia, con i Carabinieri, con me” dimenticandosi che lui è anche assessore regionale alla sanità ad interim sin dal primo giorno della sua Presidenza alla guida della Regione Puglia, e queste cose le sa. Quindi come mai tace ? Abbiamo contattato oggi la portavoce di Michele Emiliano alla Regione Puglia, la quale si è limitata  a riferirci che “al momento Emiliano ritiene di non dover fare dichiarazioni pubbliche“, e che “quando le farà vi terremo informati“. Della serie: “meglio che me ne sto zitto !” . Ma noi al  suo contrario continueremo a parlare !

 

Fra le varie “beneficiarie” delle assunzioni privilegiate da parte della SDS di Festinante, che chiaramente paga le sue dipendenti grazie agli introiti incassati dall’ ASL Taranto e quindi dalla Regione Puglia, compare anche Luisa Caracciolo nipote del dottor Paolo Quarato, ex Direttore Amministrativo dell’ASL Taranto. Ciliegina sulla torta..l’assunzione nel 2011 alla SDS  anche di Giuseppe Conserva , figlio di Michele Conserva assessore all’ambiente della Provincia di Taranto, coinvolto nello scandalo dei favoreggiamenti all’ILVA, ma dichiarato assolto il 27 settembre 2016, dalle gravi accuse a suo carico, dal Gup Pompeo Carriere con la formulazione “perchè il fatto non sussiste”, a seguito dall’accusa di associazione per delinquere e concussione formulata dal pm dr. Remo Epifani dalla Procura di Taranto.

Le accuse formulate nei confronti di Conserva vennero modificate in quanto secondo il giudice delle udienze preliminari non si era raggiunta la prova della contestata concussione: gli imprenditori ascoltati avevano escluso infatti che Conserva abbia mai chiesto denaro o abbia esercitato pressioni. La nuova ipotesi accusatoria della presunta corruzione (e quindi non di una concussione) a carico di Conserva è confluita nel procedimento-parallelo a quello-madre di “Ambiente Svenduto” si prescriverà a fine maggio 2018.

Secondo fonti confidenziali interne all’ ASL di Taranto, alle dipendenze dell’ S.D.S. srl  gestore del CUP di Massafra dell’ ASL di Taranto, vi sarebbero anche  Debora (detta Nota) Notaristefano candidatasi nelle liste del PD alle Comunali di Massafra, e persino sua sorella Patrizia  ( ???) grazie alla parentela “politica” di quest’ultima essendo la moglie di Mazzarano

In serata Michele Mazzarano ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il seguente post: “Ieri Striscia la Notizia ha pubblicato questa notizia: parentopoli pugliese spunta la cognata dell’ex assessore Mazzarano. La notizia è falsa tanto è vero che la stessa Striscia è corsa a cancellarla dal suo sito come si evince negli screen shot che pubblico qui di seguito e ad eliminarla dal servizio andato in onda. Tuttavia il danno è stato fatto perché è rimasta on line per alcune ore, cosicché la rimozione è stata tardiva, essendo stata già copiata e ripresa da innumerevoli altri siti giornalistici e pseudo tali. Ho meritato finora ben 12 servizi in due settimane da un gigante come Striscia, nonostante non solo non sono indagato per nessun reato ma al contrario sono stato vittima di un tentativo di truffa come risulta dalla mia denuncia alla Procura della Repubblica di Taranto e dalla documentazione che lo dimostra”

Mazzarano così continua nel suo post : “Nonostante il mio avvocato abbia più volte illustrato la verità dei fatti alla redazione e abbia inviato tutte le carte che provano la truffa contro di me, non solo Striscia non ne ha tenuto conto ma ha addirittura aumentato la dose pubblicando una notizia falsa. Purtroppo non ho né i mezzi né la forza di Striscia la Notizia per competere sul piano mediatico. Quello che ho è una incondizionata fiducia nella giustizia. Per questo non ho altra strada che denunciare Striscia la Notizia per diffamazione confidando con serenità nell’unico verdetto che conta davvero”.

Leggere Mazzarano che scrive oggiho incondizionata fiducia nella magistratura” dopo che in un recente passato dopo essere stato rinviato a processo per ben due volte si è salvato solo e soltanto grazie all’intervenuta prescrizione, senza quindi essere mai stato scagionato da una sentenza assolutoria, ci fa letteralmente ridere. Risponda Mazzarano al nostro quesito: se si processava innocente nei due procedimenti che lo vedevano imputato, come mai non ha rinunciato alla prescrizione per ottenere invece una piena assoluzione ? Altri rappresentanti del PD come Filippo Penati a Milano lo hanno fatto ! O forse Mazzarano si è “tuffato” nell’intervenuta prescrizione,  ben sapendo che gli assegni lasciano sempre traccia…???

Mazzarano aggiunge di confidarecon serenità nell’unico verdetto che conta davvero“. E quale sarebbe ? Forse la prescrizione a cui si è abbonato salvandosi come già detto in due processi ?

Marrano si auto-assolve dichiarandosi  ” vittima di un tentativo di truffa come risulta dalla mia denuncia alla Procura della Repubblica di Taranto e dalla documentazione che lo dimostraignorando che alla fine sono le risultanze delle indagini della Magistratura a stabilirlo e non certamente il contenuto di una querela (di parte !). Piuttosto Mazzarano ci spieghi, chi sono le”8 persone che ho messo lì dentro”  come lui stesso ha dichiarato ??? E sopratutto a che titolo “le ha messe”  essendo l’ S.D.S. srl una società privata ?

Il nostro giornale oggi pomeriggio ha cercato di contattare Mazzarano, inutilmente in quanto non risponde alle telefonate , e si è quindi rivolta telefonicamente al suo legale Avv. Fausto Soggia (come i tabulati potranno facilmente comprovare) a cui è stata da noi inviata una mail via Pec alle ore 21:36 cioè ancor prima che Mazzarano pubblicasse alle ore 22:11 di questa sera il suo post che abbiamo riportato integralmente sopra.

Nella mail inviata abbiamo chiesto “ufficialmente” conferma se Patrizia Notaristefano cioè la moglie di Mazzarano o  sua cognata (cioè sua sorella ) Patrizia Notaristefano avessero avuto o abbiano rapporti di lavoro con società, associazioni o cooperative che prestano servizi retribuiti per l’ ASL Taranto. Attendiamo fiduciosi che questi accertamenti verranno disposti anche dalla Magistratura.

Nel Pd di Massafra compare anche  un altro Notaristefano di nome  Angelo (coordinatore dei giovani PD massafresi) il quale però incredibilmente ci risulta  alleato e considerato vicino alle posizioni dell’avversario storico di Mazzarano a Massafra, e cioè Vito Miccolis, “trombato” alle elezioni amministrative del 2011 in cui venne sconfitto da Martino TamburranoAbbiamo contattato telefonicamente anche Vito Miccolis, il candidato sindaco di Massafra nel 2011 ed ex consigliere provinciale del Partito Democratico cugino di Domenico Miccolis un altro “privilegiato da parentela” assunto dalla SINCON srl per lavorare per l’ ASL Taranto , per verificare  opportunamente le informazioni in nostro possesso che lo riguardavano, ma Vito Miccolis si è rifiutato di risponderci sostenendo di “non conoscerci“.

Paura forse di ritorsioni politiche di Mazzarano ? A Massafra si sa che succede di tutto e di più….

 

P.S. CHIARAMENTE IL CORRIERE DEL GIORNO E’ SEMPRE A DISPOSIZIONE DEI LETTORI O DELLE PERSONE CITATE PER EVENTUALI RETTIFICHE E/O PRECISAZIONI DA FORMULARSI NELLE FORME E TERMINI PREVISTI DALLE NORME DI LEGGE SULLA STAMPA.

 

 




Droga per il valore di 5 milioni di euro sequestrata dalla Guardia di Finanza di Bari

ROMA – Nell’ambito di un servizio d’istituto finalizzato al controllo del territorio, finalizzato alla prevenzione ed alla repressione dei fenomeni illeciti, le Fiamme Gialle, alle prime luci dell’alba di ieri hanno intercettato e fermato un furgone che procedeva a velocità sostenuta ed a luci spente sulla Strada Provinciale 65 Casamassima – Conversano nella provincia del capoluogo pugliese. L’immediata perquisizione del furgone ha consentito ai finanzieri di trovare occultati all’interno di  alcune taniche in plastica 5 kg. di hashish ed  1 kg. di marijuana. Il conducente del veicolo, Mario Matera di 52 anni, di professione grossista veniva immediato tratto in arresto in flagranza di reato.

Le successive ed immediate perquisizioni consentivano di rinvenire all’interno di un magazzino dell’azienda agricola di proprietà del Matera ubicata in agro di Castellaneta nel  Tarantino la parte più grossa dello stupefacente successivamente sequestrato, ulteriori 4 quintali di droga nascosta nel deposito dell’ azienda agricola  in balle e ovuli, 30.000 euro in contanti, una macchinetta “contasoldi” utilizzata probabilmente per gestire e contare gli elevati incassi, e materiale vario per il confezionamento dello stupefacente.

L’ipotesi degli investigatori è quella che l’arrestato stesse recapitando una consegna a uno dei clan cittadini dediti allo spaccio. Matera ha precedenti penali ma non per droga, risulta esercitare l’attività di bracciante agricolo, e  fino allo scorso agosto era proprietario di un’altra azienda agricola, ma conduceva un tenore di vita nettamente superiore alle sue dichiarazioni di reddito.

“Quello che sorprende di più  è il confezionamento della droga”   ha spiegato in conferenza stampa Pierluca Cassano comandante della Polizia Tributaria barese .  L’hashish infatti veniva nascosto internamente a dei  sacchi di iuta, mentre le infiorescenze della marijuana erano state occultate e conservate in sacchi neri di plastica. “Il ritrovamento di un quantitativo così elevato non deve meravigliare – ha aggiunto Cassanopoichè in Puglia viene sequestrato l’80 percento del totale degli stupefacenti a livello nazionale“.

La Guardia di Finanza sospetta che la marijuana sia stata coltivata in Puglia  considerato l’alto quantitativo di thc presente – e non all’estero. Scelta che, di fatto, ne aumenta il guadagno sulla vendita: “Questa tipologia – ha detto il comandante provinciale  di Bari, Gen. Nicola Altieroha un valore di mercato di 6mila euro. Le indagini proseguono per capire se Matera  che ha precedenti per falsificazione di denaro  abbia contatti con la criminalità organizzata locale, che potrebbe averlo aiutato a vendere la droga.“

Sono in corso investigazioni coordinate dalle Procure della Repubblica di Bari e Taranto affidate all’unità specialistica delle Sezioni Grandi Operazioni Antidroga del G.I.C.O., per ricostruire i canali e le dinamiche di approvvigionamento dell’hashish e della marijuana, di ottima qualità, confezionato in balle da circa 30 kg cad. e in “ovuli”, circostanza che lascia ritenere diverse tipologie di clientela.




Taranto. I Carabinieri arrestano la banda che per una guerra di spaccio uccise il pregiudicato Galeandro

Alle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, del nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Manduria e della Sezione di Polizia Giudiziaria dei  Carabinieri della Procura di Taranto, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari delle Compagnie Carabinieri di Taranto, Massafra, Francavilla Fontana, Casarano e Roma Trionfale, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri di Bari Palese ed unità cinofile antidroga ed antiesplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno, hanno dato esecuzione, nei comuni di Pulsano (Ta), Crispiano (Ta), Francavilla Fontana (Br), Taviano (Le) e Roma, a 6 provvedimenti cautelari (4 in carcere e 2 ai domiciliari) emessi dal GIP del Tribunale di Taranto dr.ssa Vilma Gilli, su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto

Gli arresti sarebbero in relazione all’omicidio di Francesco Galeandro, ( a destra nella foto)  pregiudicato 47enne ucciso in agguato il 22 luglio dello scorso anno in una stradina alla periferia di Pulsano (Taranto) in un agguato organizzato dai killer mentre rientrava nella sua villa di compagna alla periferia di Pulsano a pochi metri dalla sua abitazione. La sua Smart venne crivellata di colpi calibro 9×21.  Galeandro cercò di fuggire a piedi nel terreno accanto alla strada ma fu inseguito e colpito alle spalle in diverse parti del corpo , ma morì poco prima dell’arrivo dei soccorsi medici del 118.

Vi fu anche una risposta all’esecuzione di Galeandro  poco meno di due mesi dopo,  con il tentato omicidio di Maurizio Agosta ( a sinistra nella foto) e di suo nipote Francesco. Agguato questo al quale Mandrillo voleva reagire con una nuova azione armata,  ignaro di essere intercettato mentre parlava dai Carabinieri, ammettendo la sua partecipazione all’omicidio del rivale Galeandro. In occasione di un’altra telefonata intercettata Mandrillo sminuiva le capacità criminali dei rivali che non erano riusciti ad uccidere il suo capo Agosta, esaltandone il suo ruolo criminale e di “boss” dicendo. “Ha la malavita in testa e vuole avere le mani su tutto a Pulsano, dalla droga alle slot machines”. A casa del Mandrillo i Carabinieri  trovarono 7 grammi di cocaina e 9 proiettili di pistola. Mentre nella sua campagna, venne rinvenuta nascosta una pistola Bernardelli con la matricola abrasa .

Gli arrestati sono  Antonio Serafino , classe ‘44, residente a Pulsano (Ta), pensionato, pregiudicato; Giuseppe Giaquinto , classe ‘89, residente a Pulsano (Ta), operaio, con precedenti di Polizia; Vincenzo Caldararo, classe ‘71, residente a Crispiano (Ta), operaio, pregiudicato; Giuliano Parisi , classe ‘81, residente a Francavilla Fontana (Br), operaio, pregiudicato; Andrea Rizzo, classe ‘90, residente a Taviano (Le), commerciante, incensurato; Giovanni Rizzo , classe ‘68, residente a Taviano (Le), operaio, pregiudicato, ritenuti responsabili di concorso in omicidio premeditato aggravato, porto e detenzione in luogo pubblico di armi da sparo comuni e da guerra, ricettazione aggravata e favoreggiamento personale.

L’odierna attività è il risultato della prosecuzione delle indagini avviate a seguito dell’omicidio del pregiudicato Francesco Galeandro, avvenuto in Pulsano (TA) lo scorso 22 luglio 2016, e sulla scorta delle cui prime risultanze investigative, il P.M. inquirente della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto  aveva già emesso, in data 27 settembre 2016, un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di Vito Nicola Mandrillo , quale esecutore materiale dell’omicidio, di Maurizio Agosta ,detto “il biondo”, quale mandante e di  Giovanni Pernorio, quale favoreggiatore e custode delle armi, pertanto gli stessi erano stati catturati e trasferiti in istituto di pena, ove si trovano tuttora in carcere.

Dopo la convalida del provvedimento, a carico dei soggetti, era intervenuta l’applicazione di ordinanza cautelare. Nel corso delle citate attività di P.G. era stata inoltre rinvenuta e sequestrata una pistola semiautomatica calibro 7.65 parabellum con matricola abrasa e relativo munizionamento. Le indagini dei Carabinieri, tuttavia, non si sono concluse con il fermo dei tre inidiziati, ma sono proseguite allo scopo di individuare il secondo killer, la cui esistenza era apparsa da subito assai verosimile, atteso che Galeandro era caduto sotto il fuoco di una pistola cal. 9×21, ma anche di munizioni cal. 7.62 per Kalashnikov e che un agguato così efferato, posto in essere mentre la vittima era in movimento con la propria autovettura Smart, aveva sicuramente beneficiato di un sistema organizzativo più ampio. Gli approfondimenti investigativi condotti dai Carabinieri sotto la guida della Procura jonica hanno così consentito di delineare un quadro completo inerente all’organizzazione ed esecuzione del delitto, nonché di protezione dei killer nelle ore e giorni immediatamente susseguenti allo stesso, individuando, a carico degli odierni arrestati, ruoli ben specifici assunti nell’ambito del grave fatto di sangue, unitamente ai tre già fermati.

 

 

Gli inquirenti hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico del Parisi, quale secondo componente del gruppo di fuoco insieme a Mandrillo che, unitamente allo stesso, portò a termine l’agguato mortale a carico di Galeandro ; mentre Agosta,  MandrilloGiaquintoParisiCaldararo e Serafino cin concorso tra di loro, hanno causato la morte con premeditazione e per motivi abietti del Galeandro.  In particolare Maurizio Agosta l’ ideatore, mandante e finanziatore dell’omicidio voluto per il controllo criminale di Pulsano.

Secondo il teorema accusatorio, quindi Agosta  unitamente a SerafinoCaldararoGiaquintoMandrillo, procedeva ad organizzare l’omicidio effettuando sopralluoghi preventivi e riunioni organizzative riservate, fornendo ai “killer” le armi utilizzate per l’omicidio, che venivano detenute e trasportate . Giovanni Rizzo Andrea Rizzo,  rispettivamente padre e figlio, sono accusati,di aver aiutato i due sicari MandrilloParisi a sottrarsi alle investigazioni immediatamente avviate dopo l’esecuzione del delitto,  offrendo ospitalità ai due killer in fuga, presso la propria abitazione di Taviano al fine di evitare accertamenti tecnici per rinvenire addosso agli esecutori dell’omicidio tracce di polvere da sparo.

Le indagini, sotto la direzione della Procura tarantina, hanno quindi consentito di accertare l’esistenza di un vero e proprio “pactum sceleris”, finalizzato all’eliminazione fisica di Francesco Galeandro, diventato persona “scomoda” nella spartizione degli affari illeciti derivanti dallo spaccio di sostanze stupefacenti in Pulsano e comuni limitrofi, al punto tale che Agosta dette senza alcuna esitazione e con ferocia l’ “ordine” di eliminarlo,  con un omicidio eseguito dopo un’attenta ed accurata “fase organizzativa” condotta quasi  “militarmente” con incontri preparatori, individuazione e procacciamento delle armi e sopralluoghi sul posto ove si sarebbe eseguita l’azione di fuoco, condotta dai due sicari, dopo lunghe ore di attesa nascosti nella fitta vegetazione.

Gli arrestati sono stati tutti condotti presso la casa circondariale di Taranto ad eccezione dei Rizzo che sono stati posti agli arresti domiciliari.




Guardia di Finanza: arrestate 9 persone per associazione a delinquere finalizzata all’usura

Nelle prime ore della mattinata odierna finanzieri del Gruppo di Taranto comandato dal Ten. Col.  Domenico Mallia hanno eseguito, 9 arresti, in questa provincia ed in quella di Matera, dei quali 6 in carcere e 3 ai domiciliari, nei confronti di altrettante persone tutte indagate per i reati di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attività finanziaria ed all’usura.

I predetti provvedimenti, disposti dal G.I.P.dott. Filippo Di Todaro del Tribunale di Taranto su richiesta  della Procura della Repubblica di Taranto al termine di un’intensa attività investigativa eseguita dalle Fiamme Gialle con servizi di osservazione, pedinamento ed intercettazioni telefoniche, che hanno consentito di individuare un’organizzazione delinquenziale dedita ad un’intensa attività di finanziamenti a tassi usurari in danno di piccoli imprenditori in difficoltà economiche.

L’organizzazione faceva capo a  Cosimo Damiamo Surgo 53enne lizzanese già coinvolto in passato in vicende analoghe e già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con l’obbligo di soggiorno nel comune di Lizzano, al quale è stata notificato l’arresto in carcere ove è detenuto, e veniva affiancato nell’attività usuraia dai figli Pasquale Surgo (anch’egli già in carcere per precedenti condanne) e Christian Surgo,  e dal fratello Vittorio Surgo che sono stati incarcerati a loro volta.

Arrestati anche Giovanni Caniglia, Maurizio Leone  di Carosino, ed Ottavio Fornaro di San Marzano di San Giuseppe , e due usurai lucani che operavano nelle zone di Policoro e Bernalda in provincia di Matera, Marcello Iannuzziello e Marco Rago.

Le  operazioni di finanziamento illecite erano caratterizzate dall’applicazione di tassi d’interesse di natura usuraria pari al 10% mensile, a fronte dei quali venivano richiesti ed ottenuti in garanzia assegni ed effetti cambiari dagli usurati . Quando i malcapitati usurati non riuscivano a far fronte ai pagamenti degli interessi, si procedeva alla loro ricapitalizzazione, facendo così aumentare in modo esponenziale l’importo del capitale da restituire.

Una delle persone arrestate si è resa responsabile anche del reato di favoreggiamento personale, in quanto, mediante l’emissione di fatture fiscali riferite ad operazioni oggettivamente false, ha mascherato taluni prestiti usurari, facendo figurare come se i titoli di garanzia prodotti dagli usurati fossero riconducibili al pagamento delle predette fatture. Un imprenditore, al quale sono stati elargiti più prestiti in denaro a tassi usurari, opera nel settore della vendita ambulante presso i mercati rionali delle province di Taranto e Brindisi (da qui la denominazione data all’operazione di servizio). Nei confronti degli arrestati e dei loro familiari conviventi è stato altresì eseguito, sempre su disposizione del predetto G.I.P., il sequestro preventivo ex art. 321 C.P.P., di beni e disponibilità finanziarie, il cui valore complessivo è di circa 200 mila euro.

Surgo era stato già condannato nel processo antiusura  “Re Mida nato dalle verifiche patrimoniali sull’ex operaio , da parte  della Guardia di Finanza e la DIA Direzione investigativa antimafia di Lecce che nel 2015 avevano provveduto al sequestro nei confronti del lizzanese Cosimo Damiano  Surgo a seguito del sequestro emesso dal Tribunale di Taranto nel 2009, di nove  appartamenti, due ville lussuose, due locali commerciali, 17 ettari di terreni e sette autoveicoli per un valore di 7 milioni di euro . Il provvedimento di sequestro era stato emesso dai giudici della Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, i quali avevano confermato il sequestro emesso dal tribunale  di Taranto degli immobili ubicati a Lizzano, Pulsano, San Giorgio Jonico e Sava.