Arcelor Mittal deposita la sua controreplica in Tribunale. E la trattativa sull’ex-Ilva continua

Arcelor Mittal deposita la sua controreplica in Tribunale. E la trattativa sull’ex-Ilva continua

ALL’INTERNO IL DOCUMENTO INTEGRALE. E’ stato effettuato ieri il deposito delle controrepliche dei franco-indiani alle accuse di “capitalismo d’assalto” e “falsità” sullo scudo penale contenute nella memoria dei commissari dell’ Ilva in amministrazione straordinaria . Manca un accordo sugli esuberi, sull’eventuale partecipazione statale, il possibile ingresso di banche nell’equity. Nessuno vuole mettere il futuro dell’Ilva nelle mani del Tribunale di Milano. La trattativa continuerà ancora per una settimana.

ROMA – Lo stop alle trattative  era stato fissato per ieri, ma di fatto si tratterà fino all’ultimo minuto disponibile della prossima settimana per definire l’ipotesi di accordo di 5 pagine ancora troppo lontana per garantire semaforo verde al proseguimento del negoziato sull’ex Ilva.

Il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha comunicato che l’eventuale accordo con Arcelor Mittal dovrà necessariamente essere un preaccordo vincolante fondato su alcuni punti essenziali e rigorosi, tra cui il ritiro della richiesta dell’esercizio di recesso da parte di Arcelor Mittal e del procedimento ‘cautelare’ intrapreso dai commissari di ILVA in amministrazione straordinaria.Il Governo ha un progetto importante per il sito di Taranto che deve diventare un nuovo progetto di siderurgia compatibile con l’ambiente a sostegno anche della filiera dell’acciaio. È quello a cui puntiamo e crediamo che ci siano le condizioni per arrivare a questo risultato” ha spiegato Patuanelli

Quanto non è stato sinora detto sull’ accordo tra il Governo e ArcelorMittal lo si capirà dal contenuto  delle controrepliche che la multinazionale ha depositata ieri sera al Tribunale di Milano in relazione al ricorso d’urgenza presentato dai legali dell’ Ilva in Amministrazione Straordinaria  lo scorso novembre, a seguito l’annuncio di addio (che sembrava in realtà più un ricatto occupazionale-economico)  avanzato dai franco-indiani.

il Tribunale di Milano

Le repliche di Arcelor Mittal non sono state certamente “morbide” dopo le espressioni velenose scritte da parte dei legali dell’ Ilva in Amministrazione Straordinaria , anche perché qualora l’intesa non dovesse essere raggiunta il 7 febbraio si discuterà in udienza ed ArcelorMittal, dovrà giocoforza reagire alle accuse di fare del “capitalismo d’assalto” e di divulgare “conclamate falsità” sullo scudo penale,per trovare una giustificazione al proprio disimpegno.

La multinazionale franco-indiana leader mondiale nella produzione dell’acciaio era  già ritornata sui suoi passi con la firma del protocollo di massima, firmato in tribunale lo scorso 20 dicembre dai commissari ILVA in AS e dall’ad Lucia Morselli , per definire un accordo che possa garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Taranto.  E ieri era l’ultimo giorno utile stabilito .

MEMORIA AM_ILVA

Arcelor Mittal, andando ben oltre i propri obblighi contrattuali, sarebbe disposta a concordare, in buona fede e anche sotto la supervisione del Tribunale le modalità per garantire la più agevole restituzione dei Rami d’Azienda e venire incontro alle esigenze di Ilva (mentre quest’ultima si è limitata a opporre il proprio pervicace rifiuto a riprendere la gestione)”. E’ quanto si legge nella memoria di 67 pagine, con cui i legali del gruppo franco-indiani hanno replicatp a quella dei commissari nell’ambito della causa civile.

il Tribunale di Milano

AM non ha affatto depredato il magazzino per restituire un impianto privo delle materie prime necessarie ad assicurare la continuità produttiva. – continua la memoria difensiva –  AM ha anche fornito un quadro di consistenza del Magazzino veritiero ed esaustivo, concernente le quantità complessive di materie prime in giacenza al 31 ottobre 2019″.  “AM non ha mai detto che” prosegue la memoria che accusa i Commissari di aver “travisato” il paragrafo della memoria del 16 dicembre 2019 ” nel momento in cui è legittimamente receduta dal Contratto, il ‘deposito di materie prime […] era sostanzialmente quasi vuoto’” .

Sempre nella replica viene evidenziato che i commissari dell’ex Ilva, “non escogitano nulla di meglio che aggrapparsi alla solita, sgonfia ciambella della ‘inutilità’ dello scudo penale quale ‘doppione’” di quanto prevede il codice penale.  “Sostenere che lo scudo  non servisse a nulla e che fosse perfettamente legittimo” eliminarlo, prosegue, “è tesi idonea per la moltitudine di trionfanti dichiarazioni politiche”.

Il gruppo Arcelor Mittal nella propria memoria continua: ”È smentito dai fatti (..) il ‘processo di progressiva dismissione’ suggestivamente descritto dalle ricorrenti. Al contrario, ArcelorMittal ha adeguato la gestione dei propri impianti alla crescente concorrenza, alla ridotta domanda di acciaio in Europa e alla relativa sovraccapacità produttiva globale sulla base di una razionale scelta”.” Eliminarlo” prosegue la memoria, “è tesi idonea per la moltitudine di trionfanti dichiarazioni politiche”.

Il gruppo smentisce ILVA in AS: ”È smentito dai fatti (..) il ‘processo di progressiva dismissione’ suggestivamente descritto dalle ricorrenti. Al contrario, ArcelorMittal ha adeguato la gestione dei propri impianti alla crescente concorrenza, alla ridotta domanda di acciaio in Europa e alla relativa sovraccapacità produttiva globale sulla base di una razionale scelta”  inoltre, aggiungono ancora i legali,”come si fa seriamente a sostenere che la protezione legale sarebbe inutile o irrilevante per l’attività produttiva se anche nei giorni scorsi la Procura della Repubblica di Taranto “ha chiesto di non procedere per tre fascicoli di indagine aperti negli anni scorsi (per disastro ambientale, per inquinamento dell’acqua e dell’aria)” proprio perché “era in vigore” tale protezione all’epoca dei fatti”. E “tali procedimenti avevano ad oggetto ipotesi di reato intimamente connesse alle obbligazioni contrattuali di Am”.

Gli avvocati di ArcelorMittal così replicano: “Non occorre essere giuristi di chiara fama (quali sono gli autori dei pareri prodotti da Am, ai quali la ricorrente non è riuscita a contrapporre una sola riga) per capire che la protezione legale – attenendo all’attività produttiva in se e non soltanto all’attività esecutiva del piano ambientale – non aveva, e non ha, bisogno alcuno di essere esplicitamente menzionata nella clausola del recesso”. Secondo i legali “il passaggio da “protetta” a “meramente lecita” dell’attività produttiva – ed era “protetta” anche nel corso della procedura di gara! E poi al momento dell’aggiudicazione! E infine al momento della stipula di entrambi i contratti! – è tale da alterare profondamente (ben più profondamente di una modifica del Piano ambientale!) l’assetto del contratto”.

“Costituisce  una banale mistificazione (stavolta il termine è pertinente) sostenere che nulla è successo perché, in se considerato, il piano ambientale è rimasto immutato” – aggiungono ancora gli avvocati nella memoria”“più che una mistificazione, poi, è una vera e propria assurdità affermare che “il c.d. scudo penale è del tutto neutro ed estraneo alla gestione industriale dello stabilimento di Taranto.

ArcelorMittal ha ribadito nel proprio atto inoltre l’intenzione iniziale di restituire lo stabilimento ex-Ilva Taranto. “Am, andando ben oltre i propri obblighi contrattuali, sarebbe disposta a concordare le modalità per garantire la più agevole restituzione dei rami di azienda e venire incontro alle esigenze di Ilva (mentre quest’ultima si è limitata ad opporre il proprio pervicace rifiuto a riprendere la gestione)”. sottolineando che “quand’anche il temporaneo spegnimento degli impianti avesse qualche ripercussione, non sussiste alcun elemento idoneo a dimostrare un “pericolo imminente e irreparabile” per lo stabilimento che giustifichi l’intervento cautelare ex art. 700 c.p.c” (cioè il ricorso presentato da ILVA in AS).

Si contesta infine che i lamentati rallentamenti della capacità produttiva sono dipesi da fattori indipendenti dalla volontà di Am, fra cui le vicende relative ad Afo2 e il generale andamento del ciclico mercato dell’acciaio e le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime conseguenti al sequestro del molo 4”.

La difesa arriva al termine della ricostruzione puntigliosa di tutte le accuse girate ad ArcelorMittal circa la chiusura di altri centri siderurgici in Europa messe in relazione al dossier Taranto. “Ancora più incoerenti e diffamatorie sono le affermazioni avversarie sulle inquietanti e sinistre analogie con la storia di altri centri siderurgici gestiti dal gruppo AM in Europa“, si legge nella memoria che rispedisce al mittente anche le accuse di “capitalismo d’assalto” formulate da ILVA in As.

Per il colosso mondiale dell’ acciaio è paradossale che, ” invece di chiedere un sequestro o pretendere la restituzione degli impianti, le ricorrenti insistano affinché AM sia obbligata a continuare a eseguire il Contratto nonostante la ritengano inidonea a svolgere la relativa attività industriale e a preservare l’impresa a causa dei molteplici (inesistenti) inadempimenti che le hanno attribuito anche nella memoria difensiva“. Infatti, si legge ancora, con la minacciosa richiesta “di un’inammissibile penalità di mora dall’iperbolico importo di 1 miliardo di euro, le ricorrenti pretendono che sia ordinato ad AM di eseguire il Contratto (incluse le prestazioni relative all’attuazione del Piano Ambientale) e di gestire un impianto gravemente deficitario, così esponendosi a seri rischi di responsabilità anche penale in conseguenza dell’eliminazione della Protezione Legale“. E tutto questo, continua ancora ArcelorMittal, perché ILVA  “si dichiara improvvisamente ‘inidonea’ a riprendere la gestione dello stabilimento e a portare a termine il Piano Industriale ed Ambientale“.

“AM andando ben oltre i propri obblighi contrattuali, – si legge ancora -,  sarebbe disposta a concordare – in buona fede e anche sotto la supervisione dell’Ecc.mo Giudicante – le modalità per garantire la più agevole restituzione dei Rami d’Azienda e venire incontro alle esigenze di Ilva (mentre quest’ultima si è limitata a opporre il proprio pervicace rifiuto a riprendere la gestione)“, scrivo i legali di Arcelor Mittal al termine di un ragionamento legale (chiaramente di parte) sull’irrilevanza attuale di un programma di fermata graduale degli impianti.

Senza aver raggiunto un accordo di reciproca soddisfazione sugli esuberi, partecipazione statale, ingresso di banche nell’equity , anche se di fatto nessuno in realtà vuole arrivare ad una rottura e lasciare il destino dell’Ilva nelle mani del giudice Claudio Marangoni. Pertanto la trattativa continuerà anche nel corso della prossima settimana, allorquando si ipotizza un incontro definitivo faccia a faccia tra il premier Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal il  Ceo di ArcelorMittal .  Dopo due mesi di trattative allo stato ferme a delle generiche intenzioni si potrebbe arrivare anche alla rottura.

L ’intesa manca principalmente sul numero di lavoratori che ArcelorMittal riterrà di voler impiegare nel 2023 con lo stabilimento una volta a regime . I franco-indiant ne voglio almeno 3mila in meno degli attuali 10.700,  mentre il Governo cerca una soluzione temporanea sostenuta dalla cassa integrazione e il reintegro totale fra tre anni.

Sarà questo il crocevia fondamentale che determinerà se si arriverà ad un accordo definitivo o si dovrà affrontare una guerra legale nelle aula dei tribunale.

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