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15 Giugno 2024 02:05
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I “fuorilegge” di Emiliano, novello garantista

Michele Emiliano dovrebbe secondo molti, e noi fra questi, iniziare a questo punto a porsi qualche domanda sui metodi con cui seleziona e sceglie il management e le persone di sua fiducia, e seguire con maggiore più coraggio gli ideali di giustizia che dovrebbero ispirare un Magistrato seppure in aspettativa. Nessuno va ritenuto colpevole sino ad una sentenza definitiva, ma in presenza di flagranza di reato o di ammissione dei reati commessi, il garantismo è inutile e peraltro dannoso.

di ANTONELLO de GENNARO

Nei suoi comizi in occasione delle campagne elettorali ho spesso sentito Michele Emiliano autoproclamarsi di “custode” della legalità, a partire dal noto processo “Ambiente Svenduto” sull’ ILVA di Taranto, così come l’ho visto arrampicarsi sugli specchi delle eccezioni procedurali dinnanzi alla Commissione Disciplinare del Csm guidata dal suo suo compagno di partito Legnini all’epoca dei fatti vicepresidente dell’organismo di autocontrollo…della Magistratura, che lo processava per il suo impegno “politico” che è notoriamente vietato ad un magistrato in servizio (seppure in aspettativa).

Ma quel suo millantato inno alla legalità si è infranto come un’onda sugli scogli, circondandosi di persone che tutto hanno hanno fatto fuorchè rispettare la legalità. Basta andare un pò indietro nel tempo, e ricordarsi quanti assessori si sono dimessi perchè coinvolti in vicende giudiziarie poco chiare. Come quella del consigliere regionale del Pd Michele Mazzarano, entrato nella 1a giunta regionale di Emiliano, nonostante un processo da cui si è salvato per intervenuta prescrizione. I fatti risalgono al 2008 quando Mazzarano, originario di Massafra (Taranto), era vicesegretario regionale del Partito Democratico. La vicenda riguarda i diecimila euro che Gianpaolo Tarantini (il noto “Gianpi” che procurava le escort a Berlusconi) aveva consegnato nell’aprile 2008 a Michele Mazzarano, per pagare il concerto di Eugenio Bennato in occasione dell’evento di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche.

Michele Mazzarano e Michele Emiliano

Il gup del Tribunale di Bari Sergio Di Paola a settembre del 2014, cioè un anno prima delle Elezioni Regionali del 2015, aveva  deciso per il rinvio a giudizio di Mazzarano ed il il processo a suo carico  nei confronti  di Mazzaranoe dell’imprenditore (fallito) Gianpaolo Tarantini, entrambi accusati di illecito finanziamento ai partiti, iniziato tre mesi dopo,  cioè 9 dicembre 2014. Mazzarano venne inoltre  rinviato a giudizio  anche per un episodio di millantato credito , mentre sempre per un altro millantato credito, il Giudice si dichiarò incompetente e dispose l’invio degli atti riguardati il politicante massafrese alla Procura della Repubblica di Taranto.

 Dopo due anni di indagini e altrettanti di udienza preliminare – dichiarò Mazzarano – finalmente un giudice di merito potrà raccogliere la prove che confermeranno la mia correttezza e la mia totale innocenza. Rimane l’agonia mia e delle persone a me più care per questi lunghi cinque anni di vera e propria via crucis. Quando la giustizia agisce così, rovina la vita delle persone oneste“. Peccato che il “giudice di merito” abbia potuto soltanto applicare l’intervenuta prescrizione, e Mazzarano  non abbia rinunciato alla prescrizione e si sia così salvato, da una condanna pressochè certa ! Che è arrivata più tardi per altre vicende giudiziarie.

Infatti Mazzarano ha subito una pesante condanna a 9 mesi ma sopratutto a 5 anni di sospensione dal diritto elettorale e da tutti i pubblici uffici, con la sospensione della pena, il giudice monocratico Paola D’amico ha emesso lo scorso 26 maggio 2021 una sentenza nei confronti di Michele Mazzarano, colpevole di aver promesso lavoro in cambio di voti e sostegno durante la campagna elettorale per le Regionali 2015. L’accusa rappresentata dal procuratore aggiunto facente funzione Maurizio Carbone , aveva chiesto 1 anno di reclusione.

Gianni Liviano e Michele Emiliano

Appena eletto Emiliano nominò assessore regionale della Puglia all’Industria turistica e culturale, il tarantino Gianni Liviano che dopo pochi mesi dalla sua nomina dovette consegnare una lettera di dimissioni al presidente della Regione, Michele Emiliano, dopo la pubblicazione di un servizio del quotidiano La Repubblica in cui si parlava di un appalto per organizzare gli Stati generali della cultura affidato dalla Regione con procedura diretta ad una società esterna di cui era responsabile un amico di Liviano, che aveva partecipato all’organizzazione e finanziamento della sua campagna elettorale .

L’appalto per l’organizzazione degli Stati generali della Cultura ammontava a 39mila euro ed era stato assegnato, con un ribasso di appena duemila euro, alla societa’ ‘Dijinima kiki consulenti & partners srl’,  di cui e’ responsabile Massimo Calo’ (il quale in realtà lo aveva  subappaltato e fatto realizzare dalla società Software s.n.c. di Taranto) , il quale aveva organizzato con Liviano numerosi eventi politico-culturali durante il corso della sua campagna elettorale.

Filippo Caracciolo, ex capogruppo del Pd alla Regione Puglia

A seguire fu il turno dell’ ex assessore Filippo Caracciolo, già capogruppo del Pd alla Regione Puglia indagato nel 2018 per corruzione e turbativa d’asta nell’ambito di una indagine della Procura di Bari su una gara d’appalto per 5,8 milioni di euro per la costruzione di una scuola media a Corato, nel Barese, nei confronti del quale la pm Savina Toscani ne ha chiesto il rinvio a giudizio, al termine dell’inchiesta della Guardia di finanza nata come costola di quella sugli appalti truccati all’Arca Puglia. Lo scorso gennaio 2021 la Gip Ilaria Casu ha fissato l’udienza per l’inizio di quest’anno.

l’ ex assessore regionale pugliese Giovanni Giannini

Subito dopo è stato il turno dell’ ex assessore regionale Giovanni Giannini, che secondo la Guardia di finanza e Carabinieri sarebbe stato coinvolto in un episodio di corruzione che lo coinvolgeva con un imprenditore di Polignano a Mare, Modesto Scagliusi, titolare del noto ristorante ‘Grotta Palazzese e del salottificio Soft Line srl di Modugno. Quest’ultimo avrebbe – secondo quanto emerso dalle indagini – corrotto Giannini con arredi domestici per la figlia dell’amministratore, “in cambio del suo interessamento per agevolare pratiche in corso con la Regione a beneficio del ristorante, riguardanti un finanziamento regionale pari ad oltre 2 milioni di euro.“

Vitangelo Dattoli, direttore generale degli Ospedali riuniti di Foggia

Per arrivare ai nostri giorni con l’eclatante arresto di Antonio Mario Lerario, capo della Protezione civile in Puglia, preceduto pochi giorni prima dal direttore generale degli Ospedali riuniti di Foggia Vitangelo Dattoli, a lungo “osannato” dirigente del settore sanità della Regione, che era stato nominato da Emiliano dapprima commissario al Policlinico di Bari e per questo aveva collaborato alla realizzazione dell’ospedale Covid alla Fiera del Levante. L’ospedale per la cui realizzazione con costi raddoppiati è finito in manette Lerario.

il dr. Pietro Quinto

Un’altra “perla” delle nomine di Emiliano è quella del manager lucano Pietro Quinto, ex direttore generale dell’Asm e dirigente dell’attività territoriale dell’azienda materana condannato a due anni e mezzo di carcere per la cosiddetta “Sanitopoli” lucana. il quale non pensava a doversi preoccupare del proprio futuro perché Emiliano lo ha recentemente nominato commissario dell’istituenda azienda sanitaria per la prevenzione della regione. Nomina “congelata” dopo la condanna. In ogni caso essere nominato al vertice di qualcosa che non esiste ancora dovrebbe far riflettere sullo “stipendificio” di Emiliano utilizzando i soldi dei contribuenti pugliesi.

Gianfranco Grandaliano direttore dell’ l’agenzia regionale pugliese che si occupa dei rifiuti

Sempre per restare sull’attualità è necessario soffermarsi su un altro “nominato” da Michele Emiliano: è il caso di Gianfranco Grandaliano indagato nell’ agosto 2020 perché accusato di essersi fatto pagare il ricevimento per il suo cinquantesimo compleanno da un imprenditore del settore, e ciò nonostante riconfermato da Emiliano all’ Ager l’agenzia regionale pugliese che si occupa dei rifiuti, con una proroga di tre anni del contratto nonostante sia coinvolto in un’inchiesta della Procura di Bari.

Lo scorso 6 luglio 2020 è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini e la pm Chiara Giordano aveva chiesto gli arresti domiciliari nei confronti degli indagati. Misura cautelare che è stata rigettata dal giudice per le indagini preliminari, Marco Galesi che si è soffermato sulla condotta di Grandaliano scrivendo nel provvedimento che “egli ha comunque venduto la propria funzione anticipando ai vertici della Er. Cav. srl la preziosa notizia relativa che di lì a qualche giorno avrebbe emesso un bando per finanziamenti di cui l’impresa privata avrebbe potuto beneficiare, in evidente violazione dei principi di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione“. Dopo il rigetto di tale richiesta da parte del Gip, a fine settembre, ha insistito, proponendo ricorso al Riesame: insistendo sulla richiesta di arresto.

Anita Maurodinoia assessore regionale pugliese ai trasporti

Va ricordata in conclusione l’inchiesta della Procura di Bari sui voti comprati a 50 euro ciascuno a Triggiano che vede indagato Sandro Cataldo a cui viene contestata dalla procura di Bari il reato di “associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale“. Cataldo è il marito dell’ attuale assessore regionale ai trasporti Anita Maurodinoia, definita “Lady preferenze” appellativo sulla cui origine adesso più di qualcuno ha un ragionevole dubbio .

Non c’è da meravigliarsi se ormai a questo punto alle urne a votare si presenta solo la metà della popolazione pugliese. Ha ragione chi sostiene che quando la “fedeltà” viene valorizzata più del merito e delle competenze, quando la spasmodica ricerca del consenso prevale sulla qualità del buon governo.

Prendere i voti di chi non si fida più dei partiti attraverso l’uso di molteplici liste spacciate come civiche scavalcando ideologie, coerenza, impegno politico e civile in nome di una politica che ha trovato la necessaria e redditizia folgorazione sulla strada del potere.

Michele Emiliano dovrebbe secondo molti, e noi fra questi, iniziare a questo punto a porsi qualche domanda sui metodi con cui seleziona e sceglie il management e le persone di sua fiducia, e seguire con maggiore coraggio gli ideali di giustizia che dovrebbero ispirare un Magistrato seppure in aspettativa. Chiaramente nessuno va ritenuto colpevole sino ad una sentenza definitiva, ma in presenza di flagranza di reato o di ammissione dei reati commessi, il garantismo è pressochè inutile e peraltro dannoso. Qualcuno lo spieghi ad Emiliano.

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Grazie, Antonello de Gennaro

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