“Fase 2 Coronavirus” arrivano i termoscanner all’ingresso di uffici e negozi

ROMA – Un altro passo importante per arrivare alla «fase 2», e il provvedimento che consente di tracciare le persone a rischio. L’accordo è in vigore dallo scorso 10 aprile e mette in condizione la ASL di poter avere i numeri telefonici di tutte le persone che sono entrate in contatto con soggetti risultati positivi al CoronaVirus.  Saranno le Questure a consegnare i dati, collaborando nell’identificazione di chi potrebbe essere stato contagiato.

Nel momento in cui gli attuali divieti di spostamento saranno allentati sarà fondamentale tenere controllo lo stato di salute dei cittadini, in particolare dei lavoratori che hanno a che fare con il pubblico. E per questo nuove regole sono allo studio per essere pronti al 4 maggio  cioè quando arriverà il tempo delle riaperture se la curva epidemica non avrà nuove risalite. Vi sarò l’obbligo di misurazione della febbre tra le principali misure di prevenzione, prima di entrare in servizio.

Il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri lo spiega chiaramente: “Negozi, uffici, aziende devono prevedere regole di protezione e soprattutto devono poter contare su medici che siano in grado di guidarli qualora ce ne fosse bisogno. Per questo bisogna attrezzare le ASL con specialisti al servizio dei lavoratori“.

La prima misura è già attiva a seguito di un’ordinanza firmata da Angelo Borrelli il capo della Protezione Civile che è anche commissario per l’emergenza, dopo aver ottenuto semaforo verde dal capo della Polizia di Stato prefetto Franco Gabrielli con cui viene disposto che le questure o i commissariati in caso di necessità possano mettere a disposizione le utenze fisse e mobili di rintracciare chi è entrato in contatto con una persona “positiva” . E’ possibile infatti che un cittadino risultato “positivo” al tampone sia in condizione di poter ricostruire gli spostamenti effettuati , ma nello stesso tempo che non conosca tutte le persone che ha avuto modo di incontrare.

Quindi solo ripercorrendo i suoi spostamenti si può rintracciare chi è a rischio e sottoporre anche lui al tampone. In questo modo, spiegano i tecnici, si potrebbe evitare l’accensione di nuovi focolai del virus, e contestualmente si cerca di impedire che persone potenzialmente contagiate continuino ad andare in giro. Si tratta di un’attività di prevenzione che anticipa quanto potrebbe accadere con la registrazione alla App allo studio del Governo in questi giorni. In quel caso il meccanismo sarà molto più dettagliato e preciso perché consentirà una vera e propria mappatura.

Proprio ieri il ministro Sileri ha sollecitato il comitato tecnico-scientifico a fornire il parere sui test sierologici che alcune Regioni, con in testa il Veneto, hanno cominciato ad eseguire. Si tratta infatti di una verifica che, se ne sarà confermata l’attendibilità, potrebbe contribuire ad individuare chi ha già avuto il coronavirus senza sintomi o con sintomi talmente lievi da averlo confuso con un raffreddore. “Ci aiuterebbe moltissimo a fare uno screening della popolazione ed è quindi molto importante capire al più presto se possiamo utilizzarlo” spiega Sileri




La “Task force” di Colao bloccata dalla manleva legale (Ilva docet)

ROMA – La prima riunione della task force di esperti guidata da Vittorio Colao, doveva essere veramente operativa ma ben presto la discussione si è inchiodata per ore su un tema: la manleva. A porre il problema sono stati proprio alcuni degli avvocati presenti nel Team, che hanno posto il problema su come tutelarsi dalla responsabilità penale delle decisioni assunte e da conseguenze patrimoniali negative. Il timore dei legali, anche se si tratta di un organo prettamente consultivo – che si sente spesso ripetere la frase “voi proponete, noi decidiamo” – è conseguente a possibili avvisi di garanzia e procedimenti legali derivanti dall’attività da svolgere all’interno della task force. Non sono bastate due ore di discussione per trovare una soluzione: la questione infatti è in mano agli stessi avvocati, che stanno studiando come risolvere questo problema. 

Due documenti sono stati sottoposti e contro firmati dagli esperti. Il primo è quello sul “non-disclosure agreement”, l’accordo di riservatezza e di non divulgazione molto stringente, che è stato siglato da tutti i componenti, compreso il presidente Vittorio Colao. Infatti alcuni dei membri della “task force” governativa nei giorni scorsi sono già usciti con alcune dichiarazioni pubbliche che hanno sollevato le lamentele di esponenti del Governo. Di qui la consegna del silenzio. Il secondo documento firmato è stato invece quello relativo a eventuali conflitti di interessi.

La task force ha chiesto nella seconda parte della riunione, di poter ricevere tutti i dati disponibili sull’andamento dell’epidemia, sullo stato attuale delle forniture, sul lavoro in corso per gli screening, sulle ipotesi già allo studio per il rientro al lavoro. Il materiale è moltissimo , considerato che molte Regioni a loro volta si stanno affidando a organismi che stanno producendo protocolli per la cosiddetta “Fase 2“: il rientro .

Un esempio su tutti viene dal Politecnico di Torino, che ha già predisposto un vademecum per la Regione Piemonte per consentire alle imprese di ripartire in sicurezza dopo il “lockdown“: istruzioni su come gestire ingressi, turni e spazi, sul rispetto dalla distanza interpersonale, sull’adozione di dispositivi di monitoraggio non invasivo, sulla suddivisione dei lavoratori in squadre, sull’uso dei mezzi di trasporto, sul supporto psicologico per il rientro al lavoro. Ci sono molti altri studi che si stanno producendo e che stanno girando via mail al vaglio degli esperti. A questi documenti si aggiungono i modelli disposti e in alcuni casi già discussi con i sindacati da alcune grandi aziende, che devono essere anche loro analizzati alla ricerca della migliore soluzione possibile per pianificare e disciplinare una “Fase 2” basata sulla prudenza.

Un’enorme massa di documenti che adesso gli esperti guidati da Colao dovranno studiare in vista della videoconferenza che è stata convocata per giovedì sera. Sarà in quella l’occasione che si terrà una prima analisi sui dati a disposizione della “task force” voluta da Palazzo Chigi .

All’interno della “task force” (i componenti sono 17) non è ancora stata decisa una distribuzione dei ruoli del team, né una divisione in squadre. Al momento sono soprattutto manager e tecnici ad essere concentrati sulla fase più immediata e urgente: cosa fare nelle prossime settimane. 

L’alto numero dei partecipanti alla task force complica già di per sé il lavoro da svolgere . Ma un altra altrettanta grossa difficolta che sta già venendo alla luce è l’incredibile dispersione su ruoli e competenze. Ad esempio, se servono dati o informazioni sull’andamento del contagio a chi si rivolgono ? Devono parlare con l’Istituto Superiore di Sanità e con la Protezione Civile. E se servono informazioni, chiarimenti o dati sugli approvvigionamenti di mascherine, guanti, gel disinfettanti a chi devono rivolgersi ? In tal caso dovranno chiedere al commissario Domenico Arcuri ed al suo staff.

A chi rivolgersi se servono dati o informazioni sugli screening, come i test sierologici o i tamponi? Il tal caso il numero di telefono necessario è quello del Comitato tecnico-scientifico. E se si valutano infine misure diverse da proporre e allora c’è un ministro competente a cui far riferimento. Nel frattempo le industrie boccheggiano, i commercianti rischiano di mettere a rischio le proprie attività. Ed il personale si sente sempre più precario.

Una catena di comando quindi estremamente lunga, a cui vanno aggiunte le Regioni che agiscono spesso in ordine sparso ed autonomo, e tutto questo che rende molto difficile e complicato il lavoro di analisi ancor prima di arrivare alla fase della proposta. Che Dio ce la mandi buona.




Coronavirus. Borrelli:”Oltre 80mila i contagi. Più vittime e guariti. Scordatevi Pasqua e Pasquetta”

ROMA – Sono complessivamente 80.572 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 2.937. Martedì l’incremento era stato di 2.107. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – è di 110.574. Il dato è stato fornito dalla Protezione Civile. Sono 16.847 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il CoronaVirus, 1.118 in più di ieri. Ieri l’aumento dei guariti era stato di 1.109.  Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile.

In base all’andamento della curva il capo della Protezione civile è stato netto: “Andare a fare Pasqua e Pasquetta” fuori? “Assolutamente no”.  “Dobbiamo stare a casa ancora – ha aggiunto – e rispettare il distanziamento sociale, che ci sta portando a risultati positivi“.

Dai dati della Protezione civile emerge che sono 25.765 i malati in Lombardia (641 in più rispetto a ieri), 11.489 in Emilia-Romagna (+536) 8.224 in Veneto (+374), 8.470 in Piemonte (+388), 3.456 nelle Marche (+104), 4.432 in Toscana (+206), 2.645 in Liguria (+137), 2.758 nel Lazio (+116), 1.976 in Campania (+105), 1.206 in Friuli Venezia Giulia (+46), 1.483 in Trentino (+94), 1.112 in provincia di Bolzano (-30), 1.756 in Puglia (+102), 1.544 in Sicilia (+52), 1.211 in Abruzzo (+20), 864 in Umbria (+13), 540 in Valle d’Aosta (-12), 675 in Sardegna (+18), 610 in Calabria (+4), 131 in Molise(+14), 225 in Basilicata (+9).

Il capo della Protezione civile Borrelli ha affrontato anche il caso delle mascherine sbagliate ai medici. “Le mascherine ai medici di base sono state distribuite per un errore logistico: erano state donate all’Italia dalla Cina, il carico era destinato alla collettività. Rimedieremo prontamente a rifornire i medici di base assieme al commissario Arcuri con le mascherine Ffp2“.Un nuovo stock di mascherine verrà consegnato alla Federazione degli ordini dei medicientro questa settimana. Lo assicura il commissario Domenico Arcuri in una lettera indirizzata al presidente Fnomceo Filippo Anelli in cui si dice “davvero amareggiato”. Arcuri nella propria lettera, resa nota dalla Fmnomceo, si scusa dopo l’errore nella consegna di dispositivi non idonei all’uso sanitario. Da oggi, afferma, “le forniture oggetto di ‘donazioni’ verranno sottoposte ad un controllo a campione” .

Affrontato anche il tema delle passeggiate. Il presidente della Società italiana di Pediatria e membro del Comitato Tecnico Scientifico Alberto Villan precisa che  “Se si esce di casa con un bambino rispettando le norme, per un motivo preciso e previsto dai decreti, si può fare”. Ma “non c’è alcun motivo per portare a spasso un bambino in carrozzina, non va fatto e può essere imprudente”. Così ha risposto a chi gli chiedeva quale fosse la corretta interpretazione della circolare del Viminale.“Esiste un Dpcm che dice che non è consentito uscire di casa se non per motivata ragione – ha aggiunto – e tutto resta esattamente come è”.

Le vittime da CoronaVirus

Quanto alle vittime, se ne registrano 7.593 in Lombardia (+394), 1.732 in Emilia-Romagna (+88), 499 in Veneto (+22), 886 in Piemonte (+32), 477 nelle Marche (+25), 253 in Toscana (+9), 460 in Liguria (+32), 148 in Campania (+15), 169 nel Lazio (+7), 122 in Friuli Venezia Giulia (+9), 129 in Puglia (+19), 116 in provincia di Bolzano (+40), 88 in Sicilia (+7), 123 in Abruzzo (+8), 37 in Umbria (+0), 59 in Valle d’Aosta (+3), 173 in Trentino (+9), 38 in Calabria (+2), 34 in Sardegna (+3), 10 in Molise (+1), 9 in Basilicata (+2). I tamponi complessivi sono 541.423, dei quali oltre 292mila in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Le vittime continuano a salire  sono 13.155 i morti dopo aver contratto il coronavirus, con un aumento rispetto a ieri di 727. Martedì l’aumento era stato di 837. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ancora nessun nuovo caso positivo a Codogno, dove si è sviluppato il primo “focolaio” di coronavirus in Italia.

La situazione in Lombardia – “Il dato dei deceduti lombardi” si mantiene costante lo ha detto Giulio Gallera assessore al Welfare della Regione Lombardia  in una diretta Facebook spiegando che oggi i morti sono stati 394 , mentre sono in frenata i ricoveri. Sono 44.773 i positivi, 1565 più di ieri; i ricoverati non in terapia intensiva sono 11927 (44 più di ieri) mentre 1342 in terapia intensiva (+18). In totale sono stati eseguiti 121.449 tamponi. 

Crescono i numeri dell’emergenza coronavirus nella provincia di Milano dove i positivi sono 9522, con un incremento di 611 nuovi casi, mentre ieri erano stati 235 e l’altro ieri 347. A Milano città i positivi sono 3815, con una crescita di 159, mentre ieri erano stati 96. Sono i dati resi noti dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. “Abbiamo ormai evidenza – ha detto Galleraanche nella città di Milano, dove i dati sembrano essere in controtendenza, che c’è una diminuzione netta della pressione sui pronto soccorso e sui presidi ospedalieri“. Crescono rispetto a ieri i dati anche a Bergamo (9039 casi) con un aumento di 336, mentre ieri erano stati 139, e a Brescia (8568 casi) con un aumento di 231, mentre ieri erano stati 154.

Il bollettino del Veneto. Sono arrivati a 8.159 i casi di positività al Coronavirus in Veneto, 258 in più di ieri sera. Lo rileva il bollettino della Regione Veneto. I nuovi decessi sono stati 12, portando a 448 il numero totale. I pazienti in terapia intensiva sono 356 (+2), i dimessi 828, i pazienti in area non critica 1680 (+14). Le persone in isolamento domiciliare sono 19.945. Le province che registrano il maggior numero di nuovi positivi sono Padova e Vicenza (+54 rispettivamente), seguite da Treviso (+52), Verona (+49) e Venezia (+37).

Su più di 105mila contagiati, sono oltre 77mila italiani tuttora “positivi” e quasi 12mila e 500 morti, l’Italia raggiunge il picco del contagio per il coronavirus. Ma l’apice non è una vetta quanto piuttosto un “plateau” un altopiano di montagna che va attraversato prima che si possa cominciare ad intravedere la discesa.

La situazione nei territori del nord resta la più drammatica, ma il sud è ancora a rischio, e nessuno può e deve pensare di poter abbassare la guardia. Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli intervistato dal Corriere della Sera, osserva che non si sa quando si uscirà dall’emergenza coronavirus, ma è certo che senza le misure messe in campo, ora si conterebbero molti più morti. E per Borrelli, quando sarà finita, sarà molto difficile ripercorrere quel metro che ora separa le persone: “Dovremo essere abili a riavvicinarci all’altro gradualmente, senza perderne la fiducia

TUTTI I DATI

Test rapidi a tutti e riavvio in 3 fasi – Un’indagine a larga scala sulla popolazione utilizzando test rapidi sierologici, che indichino cioè chi ha sviluppato anticorpi al nuovo coronavirus, per avere il polso reale della diffusione del contagio. A questo sta lavorando l’Istituto superiore di sanità (Iss),mentre già si pensa ai piani per la ‘riapertura’ del Paese e delle attività. Un riavvio che, dopo la proroga delle misure di contenimento almeno a dopo Pasqua, secondo gli esperti dovrà avvenire in modo scaglionato per tipologia di attività e per Regioni. In vista della ripartenza, però, fondamentale è riuscire ad avere un quadro reale dei casi di positività e anche di chi è certamente guarito avendo sviluppato anticorpi al virus SarsCov2.

Ma per fare indagini ampie di questo tipo sulla popolazione, ha spiegato il presidente Iss Silvio Brusaferro alla conferenza stampa all’Istituto per fare il punto epidemiologico sull’epidemia di Covid-19, “servono test più rapidi per la ricerca degli anticorpi”. I test con tamponi, infatti, richiederebbero tempi più lunghi ed un’organizzazione complessa. Dunque, ha annunciato, “stiamo pensando di fare questo tipo di indagine e stiamo mettendo a punto le tecnologie per poterlo fare. Stiamo cioè lavorando per poter fare a stretto giro un’indagine di prevalenza sierologica“. Infatti, “avere una stima in tempi rapidi su un campione significativo della popolazione è molto importante per avere una stima reale dei casi, mentre ad oggi dobbiamo accontentarci di modelli”.

Il punto del commissario Arcuri . L’Italia ha acquistato 300 milioni di mascherine e i dispositivi “arriveranno progressivamente nei magazzini della protezione civile e verranno distribuiti con il criterio che abbiamo concordato con la totalità delle regioni, anche per garantirci assoluta trasparenza ed evitare asimmetrie“. Lo ha detto il commissario Domenico Arcuri in conferenza stampa sottolineando che con questi numeri è stata “consolidata una sufficiente quantità di dispositivi“. Inoltre, ha aggiunto Arcuri, ieri è stata consegnata una “quantità sufficiente di mascherine all’ordine dei medici“. ” Pensiamo – ha concluso – che anche loro devono essere dotati di una sorta di ‘magazzino di scorta’, in modo da poter sopperire o aggiungere dotazioni che vanno direttamente a loro“.

“Abbiamo fatto molti passi avanti nella produzione nazionale di mascherine in una settimana. Le prime 25 aziende della filiera della moda da ieri producono 200 mila mascherine chirurgiche al giorno. Hanno un piano per andare a 500 mila al giorno la prossima settimana e a 700 mila quella successiva; le aziende del settore dell’igiene personale da ieri fanno 250 mila mascherine al giorno, arriveranno a 400 mila la prossima settimana, a 750 mila quella successiva“. “Stiamo inviando dispositivi soprattutto al centro-nord, ma pensiamo anche alle regioni del sud. Cerchiamo di mantenere queste due leve. Negli ultimi 3 giorni abbiamo distribuito 290 ventilatori alle Regioni, nei prossimi 3 giorni contiamo di distribuirne altri 599, il 40% di quanto distribuito finora. A ieri abbiamo distribuito 1.237 ventilatori polmonari. Con forniture così massicce andiamo anche verso sud, che dobbiamo assolutamente evitare si trovi in condizioni simili a quelle delle regioni del centro-nord più colpite dal coronavirus“. “Sono dotazioni massicce, ma ancora non riusciamo a raggiungere tutti i target: spero che la prossima settimana anche i farmacisti verranno riforniti di dispositivi di protezioneprecisa Arcuri

Aumentano i medici deceduti: salgono a 66 i camici bianchi uccisi dal Covid19

 La denuncia arriva da Francesco Rocca, presidente della Croce rossa italiana, I soccorritori di ritorno dalle zone rosse trattati come ‘untori’, minacciati di licenziamento o di ritorsioni dai vicini. che parla di “stigma intollerabile, assurdo e a dir poco autolesionista“. “Per fortuna – aggiunge Roccaè la netta minoranza quella dell’insulto e della paura rispetto a un’Italia migliore. E’ necessario, tuttavia, fare sentire doppiamente il nostro grazie a questi straordinari esempi di Umanità in azione“.




Coronavirus: l’Italia supera la Cina, 3.045 morti

ROMA  – Il numero di vittime in Italia per CoronaVirus ha superato quelle complessive della Cina: sono 3.405 le persone decedute, con una crescita di 427 vittime rispetto a mercoledì . In Cina le vittime registrate finora sono 3.245. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile nella conferenza stampa odierna.

Sono 2.498 i malati ricoverati in terapia intensiva, 241 in più rispetto a ieri. Di questi 1.006 sono in Lombardia.  Dei 33.190 malati complessivi, 15.757 sono poi ricoverati con sintomi e 14.935 sono quelli in isolamento domiciliare.  Ad oggi in Italia ci sono 300 bambini malati di coronavirus ma “non ci sono vittime né casi gravi. “Questo – ha detto il dr. Alberto Villani  presidente della Società Italiana Pediatria  durante la conferenza stampa – deve rasserenare moltissimo genitori e nonni, devono sapere che non è un problema pediatrico, quando ci sono sintomi va interpellato il pediatra e con lui stabilire il da farsi. Ma al momento il coronavirus di per se non rappresenta un problema per i bambini“.

Il commissario Angelo Borrelli ha reso noto di aver “firmato un’ordinanza per la dematerializzazione delle ricette mediche, con l’attribuzione di un codice; i cittadini non dovranno più andare da un medico di base, ma avranno un codice in farmacia per ritirare i farmaci“.

La lista dei decessi tra i medici è in purtroppo continuo aggiornamento.  Altri 5 medici sono deceduti  in Lombardia a causa del nuovo CoronaVirus , portando a 13 vittime il tragico bilancio tra i camici bianchi, secondo quanto riferisce la Fnomceo. Le ultime vittime sono Luigi Ablondi, ex direttore generale dell’Ospedale di Crema; Giuseppe Finzi, medico ospedaliero di Cremona, e Antonino Buttafuoco, medico di base di Bergamo. Altri due medici sono morti a Como: Giuseppe Lanati, pneumologo, e Luigi Frusciante, medico di famiglia. questi ultimi due erano entrambi in pensione ma operativi.

“Abbiamo disperato bisogno di infermieri e medici, oltre che di apparecchi di ventilazione e dispositivi di protezione individuale”. E’ l’appello espresso in lingua inglese, diretto anche all’estero, di Stefano Fagiuoli, direttore del Dipartimento di Medicina dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che si trova “in piena emergenza” per fronteggiare il CoronaVirus.

“Il nostro personale, medici e infermieri sta lavorando giorno e notte, innumerevoli ore, per combattere questa incredibile situazione – ha detto Fagiuoli in un video messaggio sulla pagina Facebook dell’Asst Papa Giovanni XXII -. Noi non sappiamo quando a lungo questa pandemia durerà. Ho due messaggi. Il primo è per la popolazione, per favore restate a casa. Il secondo è per chiunque voglia aiutarci. La ong Cesvi – aggiunge – ci sta aiutando con una raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme, quindi se potete aiutateci. E se siete personale sanitario siete più che benvenuti a unirvi a noi per combattere il coronavirus“.

“Abbiamo bisogno di medici, speravo che tra le call che avevamo fatto in questi giorni tra pensionati e specializzandi ci fosse più risposta e invece non c’è stata. Abbiamo carenza di medici, questi poveri crisi stanno cedendo fisicamente e sono pochi rispetto alle esigenze“, ha detto Attilio Fontana presidente della Regione della Lombardia .

“Oggi certamente parlerò al presidente del Consiglio per capire cosa si possa fare nel più breve tempo possibile” ha detto il presidente della Regione Lombardia sulle misure più rigide che vorrebbe fossero introdotte anche alla luce di quanto suggerito dalla delegazione cinese guidata da Sun Shuopeng vicepresidente della Croce Rossa Cina  . La sua richiesta è “che si prendano i provvedimenti che sono stati suggeriti” con stop di attività produttive e trasporto pubblico. “Stanno facendo un lavoro eccezionale i nostri medici e infermieri, che sono allo stremo e io sono preoccupato dal fatto che prima o poi anche loro possano cedere fisicamente e psicologicamente e se cedono loro sarebbero un disastro”, ha concluso.

Per quanto riguarda il decreto Cura Italiala mia sensazione“, dice Fontana, è che i 25 miliardi di euro previsti dal Governo “sono pannicelli caldi non prevedono minimamente la possibilità di una ripartenza economica e non prevedono il fatto che, spero di sbagliare, c’è il rischio che” questa emergenza “parta anche in altre regioni”.

“Abbiamo bisogno di fare invertire i numeri del contagio” ha concluso, ci sono troppe persone in giro. State a casa, solo per qualcosa di eccezionale se uscite fuori state da soli non avvicinatevi agli altri, ha aggiunto il governatore lombardo.

La Procura di Milano ribadisce che le violazioni delle norme sul Coronavirus sono reati. Ogni denuncia per “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”, a carico di coloro che vanno in giro in città senza un comprovato motivo, sarà valutata, caso per caso, e in caso di dolo, o anche solo di colpa, si infliggerà un decreto penale di condanna, che resta come un precedente penale. Così intende muoversi, da quanto si è saputo, la Procura di Milano nei confronti di chi viola le norme sull’emergenza Coronavirus.

Solo ieri in Procura sono arrivate 80 segnalazioni di violazioni e gli inquirenti precisano che si sta parlando di reati, che come tali vanno puniti.




“Zona Rossa” giorno 1: 3° intervento in 5 giorni di una classe dirigente che naviga a vista

ROMA – Il decreto con cui il Governo ha operato finalmente una stretta decisa per battere il CoronaVirus in Italia,  e’ entrato in vigore oggi fino al 25 marzo , disponendo la chiusura di nuove attività e servizi ritenute non essenziali: quindi chiusura ai bar, pub e ristoranti. Restano attivi tra gli idraulici, meccanici, benzinai, tabaccai ed edicole.

DPCM 11-marzo-2020

I trasporti continueranno a funzionare. Le industrie e fabbriche potranno continuare lavorare ma dovranno garantire i richiesti requisiti di sicurezza. Restano chiusi invece i reparti aziendali non ritenuti indispensabili. Le aziende e le fabbriche quindi lavoreranno sulla base di precisi accordi delle Regioni con i sindacati, perché non si può rischiare di mettere a rischio le due filiere che per nessuna ragione devono entrare in sofferenza: quella agroalimentare e quella sanitaria.

Si potrà uscire di casa solo per motivi di lavoro, di salute o di necessità. Non c’è un esplicito divieto di passeggiate nel decreto, ma permane l’invito a non uscire se non esclusivamente per comprovati motivi di necessità.

Che cosa chiude?

Sono sospese  secondo quanto contenuto nell’ultimo decreto di ieri (leggi sopra)  del presidente del Consiglio – le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità.  Chiusi i mercati su strada.  Chiusi i bar, i pub, i ristoranti.
Chiusi anche i servizi di mensa che non garantiscono la distanza interpersonale di un metro. Si incentiva la regolazione di turni di lavoro, ferie anticipate, chiusura dei reparti non indispensabili nelle aziende e fabbriche. Come previsto dal precedente decreto  resteranno chiusi fino al 3 aprile  cinema, musei, teatri, scuole e università.

 Ieri in Italia sono stati registrati oltre 2000 nuovi contagi. Il Governo ha stanziato fino a 25 miliardi per l’emergenza. Una decisione discutibile adottata del premier Conte quella di nominare Domenico Arcuri  un manager attuale amministratore delegato di Invitalia,  accanto al capo della protezione civile Angelo Borrelli nella gestione dell’emergenza coronavirus, pur di non nominare commissario straordinario Bertolaso che è un esperto consolidato di stati di emergenza, in quanto vicino al centrodestra che lo aveva proposto. Ma Conte non vuole cedere il palcoscenico “mediatico”.

Ogni regione deciderà caso per caso come organizzare il trasporto pubblico locale,  in base alle esigenze locali. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a sua volta potrà chiudere gli aeroporti (conseguenza anche della rinuncia di molte compagnie aeree a volare da e per l’ Italia !) e ridurre anche le corse interregionali di treni e autobus.

Occorre portare con sè il modulo di autocertificazione ogni volta che si esce da casa

Qualsiasi cittadino venga fermato dalle forze dell’ordine deve portare con sé il modulo di autocertificazione che trovate qui sotto, e che è scaricabile anche dal sito del Ministero dell’Interno, per  chi si muove con un mezzo pubblico o privato, ma anche chi va a piedi. Se hai difficoltà a visualizzare il contenuto nel box qui sotto, clicca su questo link per scaricare la versione pdf del documento completo

autodichiarazione Corona Virus

Non esiste alcun divieto di passeggiata. Al momento non è contenuto in alcuno dei decreti firmati dal ministero della Salute o dal Governo, compreso l’ultimo licenziato ieri sera a tarda ora e valido da questa mattina fino al 25 marzo.

Chi esce da casa per prendere aria e allentare la tensione, per raggiungere il tabaccaio e acquistare le sigarette, per consentire al cane di fare i bisogni, non è passibile di alcuna sanzione, contrariamente a quanto alcune forze dell’ ordine ed agenti di polizia municipale poco informati vanno sostenendo in giro per l’Italia

Lo confermano al CORRIERE DEL GIORNO fonti del Viminale che in queste ore stanno interpretando il Dpcm “11 marzo”. La stessa Protezione civile, interpellata, ha spiegato che non esiste alcun “divieto di passeggiata“, ma soltanto un forte invito a restare a casa.

(in aggiornamento)



Perchè occorre chiarezza su chi sono i morti col Coronavirus

ROMA – La percentuale tasso di letalità in Italia del Covid-19, a tutti meglio noto come CoronaVirus , si aggira intorno al 3,8% anche se questa percentuale, se analizzata a prima vista, ci dice ben poco dei deceduti.

Le persone che hanno contratto il coronavirus guariscono nella maggioranza dei casi  senza particolari cure o ricoveri. L’attenzione in ogni caso deve comunque  deve restare elevata, anche se dopo aver analizzato ai raggi X le vittime del virus è importante e necessario fare un distinguo tra i “i morti di coronavirus” e “le morti legate al coronavirus“.

Da questo punto di vista ci viene in aiuto l’identikit di 105 persone decedute fino allo scorso 4 marzo 2020 reso noto dall’Istituto superiore di Sanità . Leggerlo e capirlo è importante e diventa molto utile perché ci consente di identificare quale siano le persone più esposte a rischio e, più in generale, rende possibile fare il punto della situazione sulle vittime fin qui accertate.

Quale età hanno le vittime del coronavirus?

L’età media dei pazienti deceduti è di 81 anni. Come evidenzia il Corriere della Sera rifacendosi all’Istituto Superiore della Sanità, ci sono 20 anni di differenza tra l’età media dei deceduti e quella dei pazienti “positivi” al Covid-19.

La percentuale più alta dei decessi, il 42,2%, si colloca nella fascia di età compresa tra gli 80 e gli 89 anni. Subito dopo si riscontra un 32,4% di decessi situati a cavallo tra i 70 e i 79 anni. L’8,4% riguarda la parentesi 60-69 anni mentre il 2,8% quella tra 50 e 59. Infine, tra gli over 90, la percentuale si attesta al 14,1%.

Qual è il loro sesso?

La maggior parte delle vittime risultate positive al CoronaVirus sono per lo più uomini. Da questo punto di vista emerge una tendenza: le donne decedute dopo aver contratto il virus hanno un’età più alta degli uomini. L’età mediana per il gentil sesso è di 83,4 anni; per gli uomini di 79,9.

Quali e quante patologie preesistenti avevano?

Più di due terzi dei pazienti morti con il CoronaVirus dovevano fare i conti con tre o più patologie pregresse. La media è del 3,4. Scendendo nel dettaglio, il 15,5% del campione preso in esame non aveva patologie o una soltanto; il 18,3% ne presentava 2; il 67,2% ne aveva tre o un numero superiore. Tra le varie patologie, va per la maggiore l’ipertensione  con il 74,6% dopodichè la cardiopatia ischemica (70,4%) e diabete mellito (33,8).

Il rischio di morire è alto ?

Angelo Borrelli, il commissario straordinario per l’emergenza CoronaVirus ,  ha chiaramente spiegato che la percentuale dei guariti ammonta al 10,7% del totale di coloro che hanno contratto l’agente patogeno; i deceduti soltanto il 3,8%.

Tornando alle vittime, nella maggioranza dei casi ci si è trovati di fronte ad organismi deboli e non abbastanza forti per reagire adeguatamente ai sintomi provocati dalla malattia. Si può quindi affermare che che il CoronaVirus è stata una concausa del decesso e non la causa principale della morte. In poche parole chiare il Covid-19 ha indebolito un organismo già fragile a causadi preesistenti malattie e patologie, come tumori, diabete ed altro ancora.

Come proteggersi e cosa fare se abbiamo il coronavirus?

Se abbiamo più di 75 anni, o 65 non in buona salute, è consigliabile restare in casa per un po’ di tempo, almeno fino a quando l’emergenza non sarà passata. Per limitare il rischio contagio è bene non toccarsi naso, occhi e bocca con mani non igienizzate. È fondamentale lavarsi spesso le mani (nel modo giusto, almeno 20 secondi con acqua e sapone) e mantenersi a distanza da chi tossisce o starnutisce.

Chi sospetta di aver contratto il coronavirus ha di fronte a sé due strade. Innanzitutto telefonare al proprio medico di base, spiegargli la propria situazione e segnalare i sintomi sopratutto se siamo stati in aree particolari o a contatto con persone contagiate. In base alle risposte il medico consiglierà i prossimi step, compreso il trasferimento del paziente in ospedale. Dopodichè passaggio fondamentale è quello di chiamare il numero di emergenza attivo in ogni regione. Risponderanno degli operatori preparati  a dare informazioni ed eventualmente avviare procedure personali nei casi necessari.




Coronavirus, salgono a 6 le vittime, 229 i contagiati

ROMA – Adesso che il coronavirus è arrivato anche in Italia e ha mietuto le prime vittime, il Covid-19 fa davvero paura agli italiani. Soltanto una settimana fa, quando l’incubo del cosiddetto virus cinese sembrava essere “soltanto” una minaccia lontana, la popolazione plaudeva ai provvedimenti e all’operato del Governo nostrano, che dispose lo stato di emergenza sanitario e bloccò il traffico aereo con la Cina.

Qualcosa, però, nei sistemi di controlli deve non aver funzionato, visto che il coronavirus è arrivato in Pianura Padana, in provincia di Padova e di Lodi, gettando molto nel panico. La situazione è seria, ma la calma e la serenità devono essere le stelle polari per non farsi prendere da una psicosi controproducente.

Però c’è un però. Ed è un guaio aggiuntivo per il governo. Già, perché se soltanto sette giorni fa il 70% del campione intervistato da un sondaggio di Euromedia Research si diceva soddisfatto della reazione dello Stato italiano, oggi la fiducia nel Governo è crollata di 20 punti percentuali.

Alessandra Ghisleri

Lo ha reso noto Alessandra Ghisleri, direttrice dell’istituto demoscopico Euromedia Research, in occasione della propria partecipazione in collegamento video con la trasmissione “L’aria che tira” su La7, condotta da Myrta Merino che le ha chiesto quali siano gli umori della popolazione su come è stata gestita la l’emergenza,  ha risposto: “Ci sentiamo i malcapitati in Europa, sempre che all’estero i controlli non siano stati meno drastici…”, la Ghisleri ha aggiunto che “La paura e il timore li avevamo testati: erano al 50%, contro un 70% che plaudeva al governo. Ora i numeri si sono invertiti…”.

Ma c’è dell’altro, come racconta la nota sondaggista: “Inoltre, un dato fondamentale è anche quello della sicurezza delle proprie sanità regionali: Lombardia Veneto hanno tra i migliori servizi sanitari dello Stivale. Chi vive in regioni dove non ci sono casi, non sa se non ci siano effettivamente oppure siano stati fatti tutti i tamponi, i controlli e gli esami approfonditi come in Lombardia e Veneto, dove chiunque sia entrato in contatto con i contagiati o i sospetti contagiati, subisce un controllo a catena…”.

Uno sguardo finale è stato rivolto alla città di Milano, blindata da regione e comune: sotto la Madonnina è infatti arrivata l’ordinanza che chiude bar e pub alle 18 di sera, obbligando anche alla chiusura scuole, palestre, musei, cinema e altri luoghi di aggregazione. La Ghisleri, a tal proposito, chiosa: “A Milano c’è un controllo molto attento e come la buona informazione è cosa molto utile. Però per Milano sarà un problema: è una città che vive di locali, musei, attività commerciali quasi 24 ore su 24…”.

Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile

Nel corso della conferenza stampa quotidiana, Angelo Borrelli   capo della Protezione civilee commissario straordinario all’emergenza, ha annunciato la quinta vittima in Italia ha reso noto che “Sono 229 i contagiati e 5 i deceduti, si è aggiunto da pochissimo un decesso in Lombardia, un uomo di 88 anni di Caselle Landi.

Poco prima la notizia – smentita poi dalla regione – della morte di una paziente oncologica a Brescia. “In merito alla notizia diffusa dagli organi di stampa in relazione ad una morte agli Spedali Civili di Brescia, sentita la Direzione Sanitaria dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale, Regione Lombardia smentisce tale informazione, precisando che in tale struttura non si è verificato alcun decesso”. Lo spiega una nota della Regione stessa.

Si tratta in tutti i casi  di persone anziane con un quadro clinico generale compromesso in precedenza. È morta agli Ospedali civili di Brescia una donna di Crema che era stata trasferita ieri e risultata positiva al Coronavirus. Si tratta di una paziente oncologica e il quadro clinico era già compromesso.

Borrelli ha confermato che contagi e decessi si riferiscono sempre ai focolai già individuati e ha aggiunto: “I focolai sono ancora quelli indicati. Non ho conferma dalle strutture regionali di un collegamento tra il focolaio del Lodigiano e quello del Padovano“.

Angelo Borrelli ha quindi precisato che i casi di contagi accertati sono 172 in Lombardia (comprese le quattro vittime). Sommati ai 32 del Veneto ( compreso l’anziano deceduto), i 18 dell’Emilia Romagna (nove registrati oggi), 4 in Piemonte e 3 nel Lazio (la coppia di cinesi e il ricercatore già dimesso) si ha un totale di 229 casi confermati in Italia.

Novantanove sono le persone ricoverate con sintomi in ospedale sui 229 casi confermati,   23 dei quali sono in condizioni più serie in terapia intensiva e 91 non hanno sintomi e sono a casa in isolamento. A questi si aggiungono cinque 5 deceduti (quattro in Lombardia e uno in Veneto) ed una persona guarita, il ricercatore all’ Ospedale Spallanzani di Roma.

Con questi numeri il nostro Paese si conferma terzo al mondo per numero di contagi, subito dopo la Cina e Corea del Sud. Secondo gli esperti tale primato è da attribuire a un controllo più capillare su pazienti che presentavano sintomi di influenza. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel commentare le misure straordinarie varate dal Governo (il decreto è stato firmato ieri dal presidente Mattarella), ha ammesso che il numero dei contagi potrebbe crescere.

A chi chiedeva se è sicuro venire in Italia, Borrelli ha risposto: “In italia si è intervenuto con misure impegnative, c’è sicurezza e si può venire tranquillamente“. Nessuna previsione su quanto sarà necessario mantenere le zone di contenimento nel Lodigiano e le misure straordinarie: il  premier Conte ha infatti sottolineato: “non credo che le misure di contenimento si potranno allentare in qualche giorno“.

Da ieri su disposizione di una circolare del Ministero della Salute vengono sottoposti a tampone per la ricerca del coronavirus tutte le persone con sintomi “di malattia da sindrome simil influenzale e sindrome respiratoria acuta e casi sospetti di sindrome da coronavirus”.




Coronavirus. Le ultime notizie in Italia: quarto morto a Bergamo

ROMA – Ancora una volta è toccato a Giulio Gallera Assessore al Welfare della Regione Lombardia dare una nuova brutta notizia: “Stanotte è morto un uomo di 84 anni che era ricoverato all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo” .  Un dermatologo del Policlinico di Milano è risultato positivo al Coronavirus e si trova ora ricoverato all’ospedale Sacco. Si tratta del primo contagiato in città.

Si tratta della quarta persona morta in Italia, positiva al coronavirus , la terza in Lombardia. L’epidemia di coronavirus (Covid-19) è scoppiata in Cina alla fine del 2019 e da lì si è diffusa in 28 Stati. L’Italia è il terzo Paese al mondo per numero di contagi, subito dopo la Cina (oltre 77 mila) e la Corea del Sud (763): in base all’ultimo bollettino diffuso il 23 febbraio, sono 153 i casi accertati nel nostro Paese (contando anche i decessi e chi era malato ma è poi guarito).

Tre persone che avevano contratto il virus sono morte: un uomo di Vo’ Euganeo di 77 anni, una77enne di Casalpusterlengo e un’anziana di Crema, già debilitata a causa di un tumore e ricoverata in oncologia. Le misure attivate dalle autorità locali per contenere l’epidemia coinvolgono oltre 50 mila persone: i comuni in quarantena sono undici, in Lombardia è in vigore un provvedimento che prevede, tra le altre cose, la chiusura delle scuole .

In attesa del bollettino giornaliero diramato dal capo della Protezione civile e commissario straordinario all’emergenza, Angelo Borrelli, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha reso noto che i casi nella regione sono 165. Sommati ai 22 del Veneto, i 9 dell’Emilia Romagna, 6 in Piemonte ed uno nel Lazio (due persone sono guarite) si ha un totale di 203 casi confermati in Italia.

Il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha emanato un’ordinanza che dispone un protocollo di sicurezza per evitare la diffusione del coronavirus. “I cittadini provenienti da Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Liguria o che vi abbiano soggiornato negli ultimi 14 giorni dovranno rimanere in quarantena presso il proprio domicilio per 14 giorni”, si legge nell’ordinanza.

“Secondo me è sbagliato generalizzare”: il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha risposto in questo modo a Rtl a una domanda sulla decisione della Basilicata di quarantena per chi viene dalle regioni del Nord. “Per chi viene dalla zona Rossa ha senso, tanto è vero che anche noi abbiamo bloccato la mobilità dei cittadini” di quella zona, ha aggiunto, però per il resto della Lombardia “non ha molto senso. Significa bloccare il Paese“.

 In Lombardia e Veneto sono  in arrivo altri 500 donne e uomini delle forze dell’ordine per pattugliare 35 varchi nel lodigiano (10 comuni) e 8 varchi a Vo’ Euganeo, zone focolaio del contagio. I cittadini che sono passati o hanno sostato in queste zone in Lombardia e Veneto hanno l’obbligo di comunicarlo alle Asl di appartenenza.

Fs: mascherine a personale e disinfettanti sui treni

Installazione a bordo treno di dispenser di disinfettante per mani” e “consegna al personale di apposito equipaggiamento protettivo (mascherine con filtro e guanti monouso”. Sono alcune delle misure messe in atto dal Gruppo Ferrovie dello Stato che ha attivato “procedure particolari per garantire la gestione di situazioni riconducibili a possibili casi” di Coronavirus. Previsto anche un “potenziamento delle attività di pulizia disinfettanti a bordo dei treni della flotta di Trenitalia” e diffusione del vademecum del Ministero della Salute ai passeggeri.

La Commissione Ue stanzia 230 milioni di euro per aiutare la lotta globale contro la diffusione del coronavirus, che andranno a supportare misure di preparazione dei Paesi, anche extra Ue, finanziare la ricerca e permettere l’acquisto di materiale per favorire la prevenzione. Lo hanno annunciato i commissari europei alla salute e alla gestione delle crisi, Stella Kyriakides e Janez Lenarcic.




Il premier Conte a DomenicaIn…in Lombardia arriva il terzo morto

ROMA – Il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte è intervenuto nel corso della trasmissione DOMENICA IN su Rai1 per informare gli spettatori e aggiornare la situazione: “Signora Venier la preoccupazione è comprensibile, il panico no, lo dobbiamo scacciare via. Stiamo lavorando intensamente in costante aggiornamento con gli scienziati per adottare tutte le misure per cercare di contenere questa diffusione, la diffusione del Coronavirus, è importante cercare di contenerlo in modo da limitare quelli che potrebbero essere gli effetti negativi sulla popolazione. Comprendo il fatto che i cittadini sono preoccupati però stiamo adottando le misure più rigorose. Certo abbiamo scoperto tanti casi, ma li abbiamo scoperti perché facciamo controlli minuziosissimi e accurati, abbiamo operato migliaia di test con la prova tampone. Questo sul piano comparativo sembrerebbe svantaggiarci in realtà è una linea di massimo rigore, di massima protezione nei confronti dei cittadini italiani. È importante collaborare ed esprimere solidarietà verso le persone che sono dirette destinatarie di qualche misura restrittiva, che creerà qualche sacrificio personale, io ho appena firmato un decreto attuativo che dispone queste limitazioni per i prossimi 14 giorni soprattutto per le aree che sono direttamente state individuate come centri e fulcri di questo contagio. In queste aree si impongono queste misure che sono dei sacrifici per queste comunità. Chiediamo loro dei maggiori sacrifici ma li ripaghiamo con una maggiore assistenza, quindi con la massima attenzione per la loro salute. Chiedo fiducia ma do fiducia a loro””

“Siamo stati rigorosi,  in questi giorni solo all’aeroporto di Fiumicino abbiamo sottoposto a controlli più di 50mila passeggeri, ma per quanti controlli tu possa fare il problema è il periodo di incubazione, non puoi fare una prova tampone a 50mila passeggeri al giorno” ha aggiunto il premier Conte  “Non affidatevi a nessuna forma di panico, seguire le indicazioni delle autorità sanitarie, la comunicazione sarà importante, e affidarci anche alle regole elementari di igiene e maggiori cautele anche sul piano dei comportamenti personal soprattutto nelle aree più direttamente interessate dal contagio e vedrete che ce la faremo, conterremo questo contagio”.

Nel frattempo salgono a  3 i morti in Italia per coronavirus. Il primo decesso è stato registrato a Vo’Euganeo, nel padovano, nella serata di venerdì, dove è deceduto un pensionato di 78 anni che era ricoverato presso l’ospedale di Schiovonia con patologie pregresse. Saranno adesso gli esami autoptici, in programma per i prossimi giorni, a stabilire le cause della morte e a chiarire in che misura sia stata determinante la contrazione del nuovo virus.

Lo ha reso noto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, nel corso della conferenza stampa convocata questo pomeriggio a Palazzo Lombardia a Milano per fare il punto sui casi di coronavirus e per presentare le azioni di contrasto al contagio contenute nell’ordinanza regionale: “Abbiamo un altro decesso a Cremona. Una persona che aveva quadro clinico complesso“. Un vero e proprio bollettino di guerra.

Sono quindi 2 i casi di decesso nella Regione Lombardia dove, già nella mattinata di sabato scorso una pensionata di 77 anni, residente a Casalpusterlengo, nella “zona rossa” del lodigiano, è morta in seguito a complicanze respiratorie insorte presumibilmente dopo aver contratto il Covid-19. La vittima di quest’oggi, invece, era ricoverata in oncologia presso l’ospedale di Crema .

Si registra in Lombardia il numero più elevato di contagi: almeno 112 quelli finora accertati. “Abbiamo fatto più tamponi possibili, oltre 880. – conferma l’assessore al Welfare lombardo – 112 sono i casi positivi, con una media del 12%. Dei 53 ricoverati in ospedale, 17 sono in terapia intensiva”.

A confermare il trend negativo con picchi sempre più elevati nelle città-focolaio e ad esse limitrofe, è Angelo Borrelli capo della Protezione Civile che riferisce di 152 contagiati su tutto il territorio nazionale, dei quali 3 deceduti tra Veneto e Lombardia. Quanto alla distribuzione territoriale dei positivi, invece, in Lombardia sono 110, in Veneto 21, in Emilia Romagna 9, nel Lazio 2. I ricoverati con sintomi sono 55, 25 dei quali sono terapia intensiva, 19 quelle in sorveglianza domiciliare e 26 in verifica.

Quanto al bilancio mondiale del coronavirus, la stima si attesta attorno a quota 2.461 vittime. sulla base dei dati pubblicati dalla mappa online della Johns Hopkins University, i casi di contagio confermati alla giornata di oggi, domenica 23 febbraio,  sono 78.76676 dei quali  italiani. Le persone negativizzate, quindi presumibilmente guarite, in tutto il mondo sono invece 23.313 .

Nel frattempo  si lavora senza sosta giorno e notte,  nel laboratorio di analisi dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, punto di riferimento per il Nord Italia per effettuare gli esami dei tamponi che rilevano la positività al coronavirus, . Sono migliaia i campioni arrivati, stimati in 3000 al momento, e per fortuna la stragrande maggioranza sono negativi.

Maria Rita Gismondo, direttore responsabile del reparto di  Macrobiologia clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, in un momento di tranquillità si sfoga su Facebook: “Mio bollettino del mattino. Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni. A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così. Guardate i numeri. Questa follia farà molto male, soprattutto dal punto di vista economico. I miei angeli sono stremati. Corro a portar loro la colazione. Oggi la mia domenica sarà al Sacco. Vi prego, abbassate i toni! Serena domenica!”. Ed aggiunge: “Leggete! Non è pandemia! Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1!!!”

Ma arriva la replica del virologo Roberto Burioni che non fa mancare la sua replica. “Niente panico, ma niente bugie. Attenzione a chi, superficialmente, dà informazioni completamente sbagliate. Qualcuno, da tempo, ripete una scemenza di dimensioni gigantesche: la malattia causata dal coronavirus sarebbe poco più di un’influenza. Ebbene, questo purtroppo non è vero” scrive sul sito Medical Facts. “Leggete i numeri – indica – uno dei nostri cardini è stato il tentare di informare nella maniera più corretta i nostri lettori. Mai allarmismi, ma neanche si possono trattare i cittadini come bambini di 5 anni: in questo momento in Italia sono segnalati 132 casi confermati e 26 di questi sono in rianimazione (circa il 20%). Sono numeri che non hanno niente a che vedere con l’influenza (i casi gravi finora registrati sono circa lo 0,003% del totale). Questo ci impone di non omettere nessuno sforzo per tentare di contenere il contagio“.

Dall’Ospedale Spallanzani di Roma arrivano buon notizie. “La coppia di cittadini cinesi provenienti dalla città di Wuhan, casi confermati di Covid-19, continua a essere ricoverata nel nostro istituto“, affermano i sanitari dell’ospedale romano. “Il marito sta meglio, non necessita di terapia con ossigeno, si alimenta autonomamente e ha ripreso la deambulazione autonoma con appoggio. Risulta negativo ai test per la ricerca del covid-19. La moglie, vigile e orientata – aggiungono – è in respiro spontaneo è ancora ricoverata in terapia intensiva, e non necessita più di supporto ventilatorio. Ha ancora bisogno di monitoraggio per la presenza di patologie preesistenti. Il giovane studente italiano proveniente dalla città di Wuhan è ancora ricoverato ed è in ottime condizioni di salute e di umore”.

 




Protezione Civile: firmato programma operativo tra il Dipartimento e i Carabinieri per la Tutela della Salute

ROMA – È stato siglato ieri a Roma l’accordo tra il Dipartimento della Protezione Civile e i Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS) al fine di creare una virtuosa sinergia volta a ottimizzare le attività di gestione e somministrazione dei pasti in emergenza.

La convenzione  firmata dal Comandante dei Carabinieri per la Tutela della Salute, Generale Adelmo Lusi  e dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli,  svilupperà reciproche sinergie formative e operative volte ad accrescere il livello di assistenza alla popolazione in contesti emergenziali.

Il coinvolgimento dei NAS nelle attività di Protezione Civile, grazie a questo protocollo, ha un’importanza strategica per il Sistema, tanto nella riduzione del rischio quanto nella gestione dell’emergenza.

L’accordo si inserisce nell’ambito di un avviato percorso di collaborazione nazionale con l’Arma, quale struttura operativa componente del Servizio Nazionale di Protezione Civile,  e mira, in particolare, all’individuazione di aree per la somministrazione dei pasti, di depositi per le derrate alimentari, di aree di stoccaggio rifiuti e scarti sanitari e farmaceutici, di ambulatori e farmacie da campo, di aree per lo stoccaggio farmaci e dispositivi medici, di allevamenti e aree destinate ad animali randagi o d’affezione.

La collaborazione tra l’Arma e la Protezione Civile,   garantisce una rapida osmosi info-operativa tra gli attori del Sistema di Protezione Civile. Le parti, infatti, si impegnano a condividere esperienze per il miglioramento delle reciproche capacità di intervento, ad organizzare eventi per l’approfondimento e la diffusione dei temi di interessi comune e a incentivare percorsi di formazione dedicati alle organizzazioni di volontariato presenti sul territorio.




Etna: terremoto di magnitudo 4.8 nella notte, crolli e feriti

CATANIA – Alle 03.19 della notte una scossa di magnitudo 4.8 ha svegliato di soprassalto gettando nel panico diversi paesi, con famiglie subito scese per strada, ma anche Catania e grossi centri della sua piana, anche alla pendici del vulcano attivo più alto d’Europa . Pareti che vibrano, lampadari che ondeggiano velocemente nell’aria, la terra instabile sotto i piedi, mentre cadono  dai pensili a terra. Sono alcune delle scene vissute in una notte di paura sull’Etna, tre giorni dopo la nuova violenta eruzione con crolli nelle abitazioni e nelle chiese .

 

Sono 600 a fine giornata gli sfollati che la Regione ospiterà in strutture turistiche grazie a una convenzione con Federalberghi, mentre chi ha paura a ritornare a casa anche se agibile potrà dormire nei palasport attrezzati. Un “evento unico”, spiegano dall’Ingv, parlando del sisma che per la sua superficialità – l’ipocentro è stato calcolato a meno di un chilometro di profondità – ha sviluppato una grande energia, avvertita anche a Taormina, nel Siracusano e nel Ragusano. Il centro della scossa tra Zafferana Etnea, Acireale, Aci Sant’Antonio, Aci Catena, Aci Bonaccorsi e Santa Venerina: i sei comuni dove si sono ‘concentrati’ i danni. Con 28 persone che hanno fatto ricorso alle cure dei medici negli ospedali. Ma solo due in codice giallo: una 70enne di Pennisi con fratture costali, contusioni e schiacciamento toracico e lombare, e un 71enne di Fleri con un trauma cranico non commotivo. Sono diverse le case crollate e decine quelle danneggiate.

Fleri, frazione di Zafferana Etnea, mostra le sue ‘ferite’ con calcinacci per strada, caduti anche dalla sua antica Chiesa. Danneggiate anche le altre due chiese delle stesso Comune, mentre nella Maria Santissima del Carmelo di Pennisi, frazione di Acireale, sono crollati il campanile e la statua di Sant’Emidio, venerato perché ritenuto il protettore dai terremoti. Un altro ‘miracolo’ della nottata, dopo quello vissuto da una famiglia di Fleri, padre, madre e due figli minorenni, che, a letto, sono stati salvati dai mobili di casa che li hanno protetti a mo’ di scudo dai calcinacci delle mura dell’abitazione. Ora parlano del “miracolo di essere rimasti vivi”.

Salvati anche tre cuccioli di cane a Zafferana etnea, recuperati dalle macerie dai vigili del fuoco avvertiti dalla loro padrona. Chiuso per ore il tratto tra Acireale e Giarre dell’autostrada Catania-Messina per lesioni sull’asfalto, e anche la tratta ferroviaria lungo la litorale ionica. Preso d’assalto il centralino del 112, il numero unico di intervento a Catania, con oltre 200 chiamate per interventi di soccorso. Fleri, frazione di Zafferana Etnea, mostra le sue ‘ferite’ con calcinacci per strada, caduti anche dalla sua antica Chiesa. Danneggiate anche le altre due chiese delle stesso Comune, mentre nella Maria Santissima del Carmelo di Pennisi, frazione di Acireale, sono crollati il campanile e la statua di Sant’Emidio, venerato perché ritenuto il protettore dai terremoti.

Un altro ‘miracolo’ della nottata, dopo quello vissuto da una famiglia di Fleri, padre, madre e due figli minorenni, che, a letto, sono stati salvati dai mobili di casa che li hanno protetti a mo’ di scudo dai calcinacci delle mura dell’abitazione. Ora parlano del “miracolo di essere rimasti vivi”. Salvati anche tre cuccioli di cane a Zafferana etnea, recuperati dalle macerie dai vigili del fuoco avvertiti dalla loro padrona. Chiuso per ore il tratto tra Acireale e Giarre dell’autostrada Catania-Messina per lesioni sull’asfalto, e anche la tratta ferroviaria lungo la litorale ionica. Preso d’assalto il centralino del 112, il numero unico di intervento a Catania, con oltre 200 chiamate per interventi di soccorso.

Appena scattata l’emergenza la Prefettura di Catania, col prefetto Claudio Sammartino, ha attivato il Centro coordinamento dei soccorsi e lo stesso ha fatto la Protezione civile nazionale, con il capo dipartimento, Angelo Borrelli, che ha presieduto un vertice a Palazzo del governo. “I tecnici – afferma Borrellici dicono che si sta andando verso un raffreddamento della lava e ci dobbiamo aspettare una quiescenza dell’attività eruttiva il cui picco c’è stato a Natale, ora si va verso una diminuzione del fenomeno“. E annuncia che “un team del Dipartimento è in partenza per le aree colpite per operare a supporto dei comuni per l’assistenza alla popolazione”.

La situazione ricorda quella dell’ottobre del 1984 che provocò un morto a Zafferana Etnea: “è sempre la faglia di Fiandaca – osservano dall’Ingv che quando si muove è pericolosa“. Ma, ci tiene a sottolineare Privitera, “non c’è alcuna correlazione tra l’eruzione dell’Etna e la contemporanea attività dello Stromboli“. Dai crateri sommitali continua l’emissione di lava e cenere, ma l’aeroporto di Catania resta operativo. Solidarietà alle popolazioni del Catanese colpite dal terremoto e dall’eruzione dell’Etna è espressa in modo trasversale dal mondo politico. Il governatore Nello Musumeci anticipa che domani la sua giunta, da Catania, dichiarerà “lo stato di calamità, con la contestuale richiesta a Roma della dichiarazione di emergenza“.




Crolla a Genova il ponte dell’autostrada A10. 42 morti, fra cui 3 bambini. Numerosi i feriti

ROMAPonte Morandi, il ponte dell’Autostrada A10 che collega il ponente cittadino di Genova e da qui a Savona e Ventimiglia, che si trova tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano,  lungo oltre un chilometro e alto 90 metri,  questa mattina è crollato all’improvviso  per un cedimento strutturale, ed  un tratto del viadotto sospeso a diverse decine di metri è crollato sull’abitato sottostante. Decine di auto sono precipitate con vittime e decine di feriti . Il 118 ha dirottato al sul posto tutte le ambulanze disponibili.  Dal 112 raccontano che alla prima chiamata, avvenuta alle ore 11: 37, non ci volevano credere. “Abbiamo subito dato l’allerta ma speravamo in uno scherzo– ha spiegato il responsabile della centrale, Sergio Caglieris dopodichè si è scatenato l’inferno di telefonate e abbiamo capito che era vero. Purtroppo è presto per un bilancio dei feriti e delle vittime che ci saranno“.

Il viadotto collega l’autostrada A10 con il casello di Genova Ovest, da cui si raggiungono il porto commerciale e i terminal dei traghetti. È uno degli snodi principali dell’area: intitolato a Riccardo Morandi, l’architetto che l’ha progettato attraversa il torrente Polcevera, nella zona di Sampierdarena. Costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua, è noto come “Ponte delle Condotte” dalla società che lo costruì, ma anche “Ponte di Brooklyn” per una forma che richiama molto vagamente il celebre ponte americano. La struttura è realizzata in cemento armato precompresso per l’impalcato e cemento armato ordinario per le torri e le pile. Entrambe le carreggiate sono precipitate al suolo per circa 100 metri.  Era stato inaugurato il 4 settembre 1967 alla presenza dell’allora capo dello Stato Saragat, e negli anni è stato oggetto di diverse manutenzioni .

Le salme delle vittime saranno trasferite al Padiglione Specialità del Policlinico San Martino per l’identificazione di rito. La Prefettura di Genova ha istituito 2 numeri dedicati per informazioni e segnalazioni di eventuali persone disperse: 010/5360637 e 010/5360654.

Sono ancora numerosi i dispersi che i soccorritori stanno cercando tra le macerie. “Al momento del crollo transitavano 30-35 autovetture e tre mezzi pesanti“, ha reso noto il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli.

 

Il tratto crollato, diverse decine, forse centinaia di metri, transita sopra una zona densamente abitata, in particolare su  via Walter Fillak. Sono state attivate dai Vigili del Fuoco  anche le squadre cinofile e Usar, gli esperti di ricerca e soccorso tra le macerie urbane,  per intervenire a seguito al crollo del ponte  a Genova. Sono presenti sul posto e stanno già operando diverse squadre dei Vigili del Fuoco immediatamente intervenuti, insieme agli uomini della Polizia di Stato e  dei Carabinieri, Guardia di Finanza e tutti i mezzi di soccorso disponibili.

“La dimensione è epocale, decine di morti tra chi è precipitato dal viadotto chi è rimasto incastrato sotto le macerie. I vigili del fuoco insieme ai sanitari stanno tirando fuori i pazienti, qualcuno è già arrivato negli ospedali di Genova. Abbiamo l’appoggio pieno di Lombardia e Piemonte, tutti gli ospedali sono a disposizione. Siamo lavorando ma in questo momento non abbiamo ancora la dimensione piena del problema”  ha detto  Francesco Bermano, direttore del 118 di Genova all’Adnkronos.  

 

 

Sono trentacinque, al momento, le vittime accertate del crollo, secondo quanto reso noto dai Vigili del Fuoco. Da subito si è capito che il bilancio era destinato ad aggravarsi: fra le vittime ci sono anche una bambina di 9 anni e anche due operai dell’Amiu, la ditta che si occupa della raccolta rifiuti di Genova . I due lavoratori si trovavano all’interno di un capannone in un’isola ecologica: la struttura è stata travolta da uno dei piloni crollati.

Sono  quattro  le persone estratte vive dalle macerie,  mentre undici sono i feriti, tutti ricoverati negli ospedali genovesi. Diverse auto sono rimaste incastrate e schiacciate tra le macerie del ponte, mentre alcuni mezzi pesanti sono finiti nel torrente Polvecera.

Il crollo del viadotto ha sfiorato i capannoni di Ansaldo Energia, una delle principali industrie di impianti per la produzione di energia d’Italia. L’ingresso della fabbrica si trova proprio sotto il viadotto ma il crollo ha interessato una campata situata a pochi metri di distanza che è precipitata su un parcheggio che a quanto sembra in quel momento per fortuna era vuoto. In relazione al crollo di parte del viadotto Polcevera sull’A10, la società Autostrade per l’Italia ha reso noto che “sulla struttura – risalente agli anni ’60 – erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione“. “I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova“, dichiarano le Autostrade.

 

 

Al’ospedale Villa Scassi di Genova sono arrivate sette persone ferite gravi:Ci sono quattro codici rossi politraumatizzati e traumatizzati cranici e alla colonna vertebrale e tre soggetti soggetti fratturati – ha detto il direttore generale Asl 3 Carlo Bottaro. Dall’ospedale San Martino fanno inoltre sapere che due dei feriti gravi sono stati travolti nelle loro abitazioni schiacciate dalla struttura, ma la situazione è in continua evoluzione. “Ci sono poi traumatizzati psichici, cioè donne e bambini che hanno assistito al crollo del ponte” ha aggiunti Bottaro. È stata allestita, per questi pazienti, un’unità psicologica e psichiatrica ad hoc. Tra le vittime c’è un bambino, quattro feriti sono stati estratti dalle macerie.

Un’unità di crisi è stata allestita  per i feriti, a Villa Scassi. Al momento sono arrivati in cinque, un codice rosso, un traumatizzato e tre per traumi psichici. Il dg dell’ ASL Genova3  Reinaudo che si è immediatamente recato presso il  pronto soccorso spiega:  “abbiamo verificato se abbiamo scorte di sangue e chiesto potenziamento al san martino, allestito due sale per pazienti e per familiari e stiamo per mettere su linea telefonica diretta per emergenze”. La Protezione Civile ha istituito il numero verde 800.640.771 per informazioni e notizie.

“Ho visto la gente corrermi incontro, scalza e terrorizzata” ha raccontato Alberto Lercari, autista dell’ Atp, presente al momento del crollo sul ponte Morandi. “Uscito dalla galleria ho visto rallentamenti e sentito un boato. La gente scappava venendo verso di me. È stato orribile” ha detto. “Ho visto il ponte crollare. Eravamo fermi in coda e poi ho visto la tragedia alle mie spalle, poi più nulla” ha riferito un altro testimone.

 

 

La testimonianza: “Ho visto il ponte crollare davanti ai miei occhi”  I detriti del crollo sono arrivati a 20 metri di distanza dalla mia macchina – racconta Davide Ricci, che da Bolzaneto si stava recando a Nervi, e ha visto il crollo del ponte mentre guidava lungo l’argine del Polcevera in direzione Sud, all’altezza del bivio per corso Perrone -. Ho avuto come la sensazione che della corrente passasse dall’alto verso il basso, come se un tirante in sostanza sia stato colpito da un fulmine” dice Ricci, al momento bloccato insieme ad altri automobilisti,  all’altezza di Trasta  a seguito della necessità da parte delle forze dell’ordine di lasciare libera la circolazione sulla strada affinchè  i mezzi possano raggiungere il luogo della tragedia. “Prima si è sbriciolato il pilone centrale, poi è venuto giù tutto il resto“.

La società Autostrade informa sul suo sito sulla A10 Genova-Savona è stato chiuso il tratto tra il bivio A7 Milano-Genova e Genova Aereoporto in entrambe le direzioni. Sull’ A10 Genova-Savona tra il Bivio per l’ A7 Genova-Serravalle e Genova Aereoporto, in entrambe le direzioni si è resa necessaria la chiusura del tratto. All’ interno del tratto chiuso il traffico è bloccato con code. Inoltre per tale motivo si sono formate code sull’ a12 Genova-Rosignano Marittimo verso Genova a tra Genova ESt e il Bivio per l’ A7 verso Genova e sull’ A7 tra Bolzaneto e il Bivio per l’ A10 Genova-Savona. La circolazione ferroviaria è stata sospesa.

“Ringrazio la macchina dei soccorsi che, come sempre, si è attivata prontamente e continua a operare con grande umanità e professionalità“. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un post in cui si dice “profondamente colpito dalla tragedia che ha interessato Genova”  esprimendo la “vicinanza di tutto il Governo alle vittime di questa tragedia e ai loro familiari“.

Ringrazio i vigili del fuoco, i soccorritori i professionisti e i volontari che sono intervenuti sin dal primo minuto, che stanno ancora scavando e salvando persone. Purtroppo sono una trentina i morti accertati e molti feriti in gravi condizioni. Oltre all’impegno, ai soccorsi alle preghiere prendo l’impegno con gli italiani di andare sino in fondo ed accertare le responsabilità per un disastro inaccettabile perché non è possibile nel 2018 lavorare e morire in queste condizioni”, ha detto, a Catania, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Quel ponte l’ho attraversato centinaia di volte, però adesso da cittadino italiano farò di tutto per avere nomi e cognomi dei responsabili passati e presenti. È inaccettabile che in Italia si muoia così...”

 

Il cardinale Bagnasco: “Spero che la città abbia la forza e il coraggio di rialzarsi e guardare avanti insieme. Questo è un momento di lutto e di preghiera, ma confido che la consolazione possa scendere su tutti. Pur essendo ferita, Genova non si pieghi sotto questo colpo, e come è stato per le alluvioni e le altre tragedie trovi le forze migliori per ricompattarsi e andare avanti”. ha detto l’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco.

“Questo è il momento dell’impegno comune, per affrontare l’emergenza, per assistere i feriti, per sostenere chi è colpito dal dolore, cui deve seguire un esame serio e severo sulle cause di quanto è accaduto” ha affermato  il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in una dichiarazione sulla tragedia di Genova. “Nessuna autorità potrà sottrarsi a un esercizio di piena responsabilità: lo esigono le famiglie delle tante vittime, lo esigono le comunità colpite da un evento che lascerà il segno, lo esige la coscienza della nostra società nazionale“.

Almeno undici le vittime, cinque i feriti gravi  secondo il primo bilancio del Viminale, tra i morti c’è anche un bambino,  ed almeno 5 feriti in codice rosso. Un bilancio che sembra però destinato ad aggravarsi. “Qui c’è l’inferno” raccontano i soccorritori al lavoro per estratte vittime e feriti. Sono due le persone estratte vive dalle macerie. Secondo quanto appreso, entrambi sono stati avviati al Pronto Soccorso dell’ Ospedale San Martino. Nel frattempo è stato avviato il “protocollo sisma” per la ricerca dei dispersi.

Secondo quanto si apprende, tra le prime ipotesi al vaglio il tratto del viadotto sospeso sarebbe caduto a causa un cedimento strutturale. “Se c’erano avvisaglie sulle condizioni del ponte? Assolutamente no. Non abbiamo mai avuto segnalazioni di questo genereha detto Amalia Tedeschi, funzionaria dei Vigili del Fuoco a Rainews 24.

Sul luogo del disastro è arrivato il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio, facente funzioni di procuratore capo. “Disastro indicibile, i morti sono almeno 15, ma il bilancio è destinato a salire – ha detto il procuratore- . Dobbiamo ancora cercare persone tra le macerie e poi decidere come procedere con le indagini”

Il Comune di Genova ha proclamato per domani, mercoledì 15, e giovedì 16 agosto due giornate di lutto cittadino. Tutte le partite della prima giornata della Serie A rispetteranno un minuto di silenzio prima del calcio d’inizio e scenderanno in campo con il lutto al braccio.

Informazioni sulla viabilità

PER IL TRAFFICO IN USCITA DALLA FRANCIA E DALLA RETE STRADALE NORD-OVEST D’ITALIA, DIRETTO VERSO IL CORRIDOIO TIRRENICO:

Ingresso dal confine di Stato di Ventimiglia – A10 fino interconnessione con A26 e, successivamente, A26 – D26 Predosa – Bettole – A7 – interconnessione con A12 (o, in alternativa, per le lunghe percorrenze, proseguire in A21 – A1 – A15 – interconnessione con A12);

Ingresso dal confine di Stato del Frejus – A32 – A21 – A7 e, successivamente,  interconnessione con A12 (o, in alternativa, per le lunghe percorrenze, proseguire in A21 – A1 – A15 – interconnessione con A12);

Ingresso dal confine di Stato del Monte Bianco – A5 – A26 – A21 – A7 e, successivamente,  interconnessione con A12 (o, in alternativa per le lunghe percorrenze, proseguire in A21 – A1 – A15 – interconnessione con A12), o in alternativa A5 – A55 – A21 – A7 e, successivamente,  interconnessione con A12 (o, in alternativa, per le lunghe percorrenze, proseguire in A21 – A1 – A15 – interconnessione con A12);

 

PER IL TRAFFICO IN USCITA DALLA FRANCIA E DIRETTO VERSO IL CORRIDOIO ADRIATICO:

Ingresso dal confine di Stato di Ventimiglia – A10 fino interconnessione con A6 e, successivamente, A6 – A21 – A1 – A14;

 

PER IL TRAFFICO DA VENTIMIGLIA E DIRETTO VERSO MILANO E VERSO LE LOCALITA’ INTERCETTATE DALLA A4 TO-MI O DALLA A21 TO-PC:

A10 fino interconnessione con A6 e, successivamente, seguire le indicazioni per la A4 o A21 a seconda della destinazione;

 

PER IL TRAFFICO VERSO O IN USCITA DAL PORTO E/O DALL’AEROPORTO DI GENOVA:

Per chi è diretto al Porto/Aeroporto di Genova e proviene da Ventimiglia, percorrere la A10 ed uscire allo svincolo di “Genova Aeroporto”.

Per chi è diretto al Porto/Aeroporto di Genova e proviene da Milano o Livorno procedere lungo a A7 Milano – Genova e prende l’uscita autostradale di “Genova Ovest”.

Per chi proviene dal Porto/Aeroporto di Genova e deve proseguire verso Milano o Livorno può prendere la A7 in direzione nord.

Per chi, invece, proviene dal Porto/Aeroporto di Genova e deve raggiungere Savona o Ventimiglia, deve prendere la A7 al casello di “Genova Ovest” e poi la diramazione D26 Predosa – Bettole e infine la A26 direzione sud fino alla interconnessione con la A10.

 

Circolazione Ferroviaria

L ‘impresa ferroviaria il giorno 15 agosto, per favorire la mobilità nel nodo di Genova, ha istituito 23 corse aggiuntive tra Genova Brignole e Genova Voltri. Il dettaglio dei treni straordinari è disponibile su fsnews.it. e trenitalia.com .

Linea Genova Piazza Principe – Arquata Scrivia (direzioni Torino e Milano): circolazione attiva ma rallentata, con ritardi medi di 60 minuti con punte massime fino a 120, e alcune cancellazioni di treni regionali.

Linea Genova – Savona – Ventimiglia: circolazione attiva.

Linea Ovada – Genova Piazza Principe: circolazione ancora sospesa fra Genova Borzoli e Genova Piazza Principe. Trenitalia ha attivato un servizio sostitutivo con autobus fra Ovada e Genova Voltri.

Nelle stazioni del nodo di Genova, Torino e Milano è stato potenziato il servizio di  informazione e assistenza di Trenitalia e di Protezione Aziendale FS in supporto ai viaggiatori.

Tecnici di Rete Ferroviaria Italiana sul posto per ripristinare la completa funzionalità della circolazione ferroviaria.

Informazioni in tempo reale su fsnews.it, FSNews Radio, @fsnews_it e @lefrecce, i profili Twitter del Gruppo, e su viaggiatreno.it.

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(notizia in aggiornamento)




Maltempo: si cercano i dispersi a Livorno. Adesso i temporali si spostano al Sud

ROMA – Il cielo su Livorno è ancora grigio e continua a  cadere una  pioggia leggera  , quella che anticipa le schiarite del tempo. Dall’alba di questa mattina sono riprese le ricerche delle due persone disperse,un uomo ed una donna 34enne . Le strade rimangono sono chiuse impraticabili per le condizioni fangose, allagate. L’allerta meteo per pioggia è stato estesa fino a martedì,  ed è stato declassato da “arancione” a “giallo“.

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni con la sua solita pacatezza ha lanciato un appello: A Livorno invito tutte le istituzioni a collaborare senza fare polemiche, mettendo al centro la comunità. Alle vittime va non solo il pensiero ma la solidarietà di tutto il Paese“. E sullo scontro tra Comune e Regione è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti: “Abbiamo bisogno di un centro meteo nazionale. Non voglio tornare sulle polemiche legate alla revisione del titolo quinto della Costituzione e sull’attribuzione delle competenze, ma – ha sottolineato il ministro –  la legge oggi prevede che la meteorologia sia affidata alle regioni. Un centro nazionale con delle linee guida uniformi rafforzerebbe il sistema“.

Nella corso della nottata ha piovuto per un’ora sulla città di Livorno, e dopo ha smesso. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti è arrivato questa mattina in città per presiedere un vertice in Prefettura, dal Comune confermano che la priorità resta quella di liberare le strade dal fango il prima possibile. Il numero di richieste di aiuto ai vigili del fuoco stamattina è continuato a crescere, 250 gli interventi in attesa a Livorno e 270 a Pisa. Nelle ultime 24 ore i vigili del fuoco hanno effettuato in tutta la Regione,  521 interventi. A Pisa sono impegnate 40 unità a Livorno 90: nella città più colpita operano anche rinforzi provenienti dai comandi della regione, Arezzo, Firenze, Grosseto, Lucca, Massa e Siene, e anche da fuori. Personale è arrivato  in ausilio anche dai comandi di  Ancona, Bologna e Modena.

La Procura di Livorno ha aperto un’inchiesta per disastro colposo:  sei morti il bilancio spaventoso del temporale che si è abbattuto nella notte tra sabato e domenica, fra i quali una bambina, i genitori e il nonno che si trovavano nel seminterrato della loro villetta in via Sauro.

La quinta persona ha perso la vita sulle colline a Montenero in via Fontanella. E’ stato trovato in via Sant’Alò il corpo di un uomo di 64 anni . Una persona è morta in un incidente stradale, come hanno segnalato i vigili urbani , ma l’incidente non è ancora stato collegato al maltempo.

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha reso noto che nella seduta di oggi la Giunta regionale, verrà dichiarato lo stato d’emergenza, e verrà richiesto al Governo il riconoscimento dello stato di calamità. La Regione  ha messo a disposizione subito tre milioni di euro. “Ho parlato col presidente del consiglio Gentiloni“, ha dichiarato Rossi, “che mi ha assicurato la disponibilità del Governo a intervenire per Livorno e ho avuto colloqui anche col ministro dell’Ambiente e col capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli”. Oggi è previsto un nuovo sopralluogo di Rossi  insieme a Borrelli, per effettuare una prima verifica dei danni e stabilire degli interventi necessari per Livorno.

Il Comune di Livorno ha smentito le voci di una prossima chiusura dell’acquedotto del Cisternone. La società Asa, il gestore idrico, ha annunciato possibili cali di pressione dell’acqua che comunque sarà erogata regolarmente in tutti i quartieri. “È una strage, tecnicamente parlando” ha dichiarato il segretario del Pd  Matteo Renzi a Radio Capital, “certo i fenomeni naturali creano morti ovunque poi in Italia partono subito le polemiche politiche in una reazione scomposta“.




Terremoto a Ischia: 2 morti, 39 feriti e 2.600 gli sfollati dalle abitazioni

ROMA –  Alcune case sono crollate a Casamicciola, travolgendo diverse famiglie. Due le donne morte: una colpita dai calcinacci di una chiesa, un’altra travolta dalle macerie della sua casa. Una decina le repliche.

Momenti di terrore e paura quelli vissuti dai tanti turisti in vacanza sull’isola, ma in sindaci rassicurano: “Crolli localizzati, falso che siano in tutta l’isola. Nessun legame sisma-abusivismo”.geologi però evidenziano che si tratta di “crolli non normali per un terremoto di magnitudo 4“.

Due vittime, 39 feriti (di cui uno molto grave). Gli sfollati sono 2.000 a Casamicciola, 600 a Lacco Ameno secondo il bilancio fatto dal capo del dipartimento della protezione civile Angelo Borrelli, giunto sull’isola in mattinata.

Durante la notte, grazie a tre corse appositamente organizzate sotto il coordinamento del Comando generale delle Capitanerie di Porto, hanno lasciato l’isola 1.051 persone, accolte a Pozzuoli dai volontari della Croce Rossa Italiana prima di allontanarsi autonomamente.

Centinaia di persone sono ancora in fila in fila agli scali portuali per lasciare l’isola d’Ischia dopo la scossa di terremoto di magnitudo 4 che alle 20,57 di ieri ha colpito le acque a largo dell’isola di Ischia. Una delle vittime è un’anziana donna, Lina Cutaneo, che è morta dopo essere stata colpita da calcinacci caduti dalla chiesa di Santa Maria del Suffragio di Casamicciola. L’altra donna deceduta non è ancora stata identificata: non è ancora chiaro se sia rimasta travolta da un crollo o colta da malore.

Un’intera famiglia è rimasta sotto le macerie dopo il crollo della loro casa, a Casamicciola. I primi a essere estratti sono stati i genitori. È stata proprio la madre a indicare ai soccorritori dove cercare i figli.

Dopo una notte di lavoro, alle 4 di questa mattina i soccorritori hanno estratto vivo Pasquale, un neonato di appena sette mesi, il più piccolo dei tre fratelli, che una volta liberato dalle macerie è stato riportato con la madre all’ospedale Rizzoli, chiuso in un primo momento per la presenza di alcune crepe.

 

 

 

Gli altri due fratelli erano rimasti imprigionati dalle macerie, ma in salvo protetti sotto un letto.  I vigili del fuoco sono rimasti in contatto con loro per ore, riuscendo anche a far avere loro dell’acqua. Verso le 11 è stato estratto il secondo dei tre fratelli, Mattias, un bimbo di 8 anni. Prima di loro, i vigili del fuoco avevano tratto in salvo la madre Alessandra bloccata al momento del sisma e il padre Alessandro, con i soccorritori che hanno dovuto anche tagliare la lamiera di una macchina per raggiungerlo.

Sono servite altre due ore di paziente lavoro per trarre in salvo anche Ciro, 11 anni, il più grande dei tre fratelli, che è stato finalmente estratto dalle macerie della palazzina crollata a Casamicciola in seguito al terremoto di ieri sera a Ischia.Un lungo applauso dei vicini di casa ha incoraggiato i vigili del fuoco che lo hanno tirato fuori dopo 16 ore di lavoro ininterrotto. Mentre il bimbo veniva portato in ospedale per i primi controlli e soccorsi, i vigili del fuoco rimasti sul luogo del salvataggio si sono lasciati andare a gesti di esultanza e gioia per aver raggiunto il loro obiettivo.

 

 

E’ stato Ciro a salvare il fratellino Mattias. Dopo la scossa lo ha preso e lo ha spinto con lui sotto al letto, un gesto che sicuramente ha salvato la vita a entrambi. Poi con un manico di scopa ha battuto contro le macerie e si è fatto sentire dai soccorritori“. questo il commosso racconto del comandante della Tenenza di Ischia della Gdf, Andrea Gentile, che ha riportato il racconto di uno dei vigili del fuoco che lavoravano sul luogo del crollo.

 

 

Firmato il decreto di dichiarazione di «compromissione degli intreressi primari». Per il sisma di Casamicciola c’è il primo documento del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, firmato all’esito del Comitato Operativo nazionale della protezione civile al quale ha preso parte. Il documento rende pienamente operativo l’intero Servizio nazionale della protezione civile in attesa del perfezionamento della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha trascorso più volte periodi di vacanza a Ischia, ha espresso “profonda vicinanza” ai cittadini colpiti dal sisma e “ai soccorritori che stanno facendo il loro meglio“.

Il Ministro Beatrice Lorenzin  dalle prime notizie giunte sul sisma a Casamicciola, sull’isola di Ischia,  è in costante contatto con il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, garantendo il pieno supporto del Ministero della Salute e dell’intero Sistema Sanitario Nazionale, all’interno del meccanismo di Protezione Civile, al cui Comitato Operativo ristretto partecipa il Ministero della Salute, immediatamente convocato per l’emergenza. In particolare, il tavolo di coordinamento del Ministero della Salute, si è da subito attivato nella notte e gli uffici di Sanità marittima, aeroportuale e di frontiera del Ministero con sede a Napoli, si sono subito collegati col sistema regionale e locale per garantire la propria massima collaborazione. 

 Il Ministero della Salute ha seguito  nel corso della notte  le operazioni di soccorso per quanto di propria competenza, che hanno visto anche la partecipazione, per il settore sanitario, dell’ARES 118 Lazio, che ha messo a disposizione un proprio elicottero per eventuali necessità urgenti, che non si sono manifestate grazie all’impegno straordinario dei Vigili del Fuoco e del personale sanitario del 118 di Pozzuoli e dell’ Ospedale Rizzoli.

A tutti loro vanno i ringraziamenti del Ministro per l’alta preparazione professionale e capacità immediata di intervento – è contenuto in una nota stampa diramata nel pomeriggio odierno – che ha reso possibili in tempi rapidi il salvataggio e l’assistenza a tutta la popolazione coinvolta nell’evento sismico. Si hanno notizie anche della Residenza sanitaria isolana e del Centro di riabilitazione neuromotorio che non risulta abbiano riportato danni. Anche l’agibilità della struttura ospedaliera è di fatto ripristinata. L’immediata e generosa solidarietà della popolazione ischitana, dei volontari, ha permesso, poi, di utilizzare al meglio le risorse di accoglienza dell’isola, per cui non è stato necessario predisporre attendamenti“.

Per quanto concerne la gestione dei presidi fondamentali di sanità pubblica, relativi al ciclo dell’acqua, alla filiera alimentare e allo smaltimento dei rifiuti, non pare esservi al momento alcuna criticità. Il Ministro Lorenzin nel suo comunicato “desidera anche ringraziare il personale dell’Aeronautica Militare, della Capitaneria di Porto, della Marina Militare e della CRI per avere attivato immediatamente la propria capacità operativa, che si aggiunge alla sempre eccezionale azione dei Vigili del fuoco, capaci anche di localizzare e procedere all’estrazione in tempi brevissimi dei feriti e di quanti travolti dai crolli, come i bimbi di cui tutti hanno potuto seguire le operazioni di salvataggio“.

I piccoli allevamenti dell’isola – conclude il comunicato – saranno presto contattati dagli Uffici veterinari del Ministero, di concerto con l’autorità veterinaria locale e con la Protezione Civile, la cui tempestività è stata ancora una volta encomiabile”