La “Task force” di Colao bloccata dalla manleva legale (Ilva docet)

La “Task force” di Colao bloccata dalla manleva legale (Ilva docet)

Firmato documento di segretezza ma Il problema della manleva a tutela legale dei componenti della Task Force voluta dal Premier di fatto ha bloccato la discussione. Gli esperti chiedono tutti i dati disponibili venendo sommersi da montagne di materiale. Giovedì nuovo round. Ma già vengono alla luce i primi problemi sui ruoli e le competenze

ROMA – La prima riunione della task force di esperti guidata da Vittorio Colao, doveva essere veramente operativa ma ben presto la discussione si è inchiodata per ore su un tema: la manleva. A porre il problema sono stati proprio alcuni degli avvocati presenti nel Team, che hanno posto il problema su come tutelarsi dalla responsabilità penale delle decisioni assunte e da conseguenze patrimoniali negative. Il timore dei legali, anche se si tratta di un organo prettamente consultivo – che si sente spesso ripetere la frase “voi proponete, noi decidiamo” – è conseguente a possibili avvisi di garanzia e procedimenti legali derivanti dall’attività da svolgere all’interno della task force. Non sono bastate due ore di discussione per trovare una soluzione: la questione infatti è in mano agli stessi avvocati, che stanno studiando come risolvere questo problema. 

Due documenti sono stati sottoposti e contro firmati dagli esperti. Il primo è quello sul “non-disclosure agreement”, l’accordo di riservatezza e di non divulgazione molto stringente, che è stato siglato da tutti i componenti, compreso il presidente Vittorio Colao. Infatti alcuni dei membri della “task force” governativa nei giorni scorsi sono già usciti con alcune dichiarazioni pubbliche che hanno sollevato le lamentele di esponenti del Governo. Di qui la consegna del silenzio. Il secondo documento firmato è stato invece quello relativo a eventuali conflitti di interessi.

La task force ha chiesto nella seconda parte della riunione, di poter ricevere tutti i dati disponibili sull’andamento dell’epidemia, sullo stato attuale delle forniture, sul lavoro in corso per gli screening, sulle ipotesi già allo studio per il rientro al lavoro. Il materiale è moltissimo , considerato che molte Regioni a loro volta si stanno affidando a organismi che stanno producendo protocolli per la cosiddetta “Fase 2“: il rientro .

Un esempio su tutti viene dal Politecnico di Torino, che ha già predisposto un vademecum per la Regione Piemonte per consentire alle imprese di ripartire in sicurezza dopo il “lockdown“: istruzioni su come gestire ingressi, turni e spazi, sul rispetto dalla distanza interpersonale, sull’adozione di dispositivi di monitoraggio non invasivo, sulla suddivisione dei lavoratori in squadre, sull’uso dei mezzi di trasporto, sul supporto psicologico per il rientro al lavoro. Ci sono molti altri studi che si stanno producendo e che stanno girando via mail al vaglio degli esperti. A questi documenti si aggiungono i modelli disposti e in alcuni casi già discussi con i sindacati da alcune grandi aziende, che devono essere anche loro analizzati alla ricerca della migliore soluzione possibile per pianificare e disciplinare una “Fase 2” basata sulla prudenza.

Un’enorme massa di documenti che adesso gli esperti guidati da Colao dovranno studiare in vista della videoconferenza che è stata convocata per giovedì sera. Sarà in quella l’occasione che si terrà una prima analisi sui dati a disposizione della “task force” voluta da Palazzo Chigi .

All’interno della “task force” (i componenti sono 17) non è ancora stata decisa una distribuzione dei ruoli del team, né una divisione in squadre. Al momento sono soprattutto manager e tecnici ad essere concentrati sulla fase più immediata e urgente: cosa fare nelle prossime settimane. 

L’alto numero dei partecipanti alla task force complica già di per sé il lavoro da svolgere . Ma un altra altrettanta grossa difficolta che sta già venendo alla luce è l’incredibile dispersione su ruoli e competenze. Ad esempio, se servono dati o informazioni sull’andamento del contagio a chi si rivolgono ? Devono parlare con l’Istituto Superiore di Sanità e con la Protezione Civile. E se servono informazioni, chiarimenti o dati sugli approvvigionamenti di mascherine, guanti, gel disinfettanti a chi devono rivolgersi ? In tal caso dovranno chiedere al commissario Domenico Arcuri ed al suo staff.

A chi rivolgersi se servono dati o informazioni sugli screening, come i test sierologici o i tamponi? Il tal caso il numero di telefono necessario è quello del Comitato tecnico-scientifico. E se si valutano infine misure diverse da proporre e allora c’è un ministro competente a cui far riferimento. Nel frattempo le industrie boccheggiano, i commercianti rischiano di mettere a rischio le proprie attività. Ed il personale si sente sempre più precario.

Una catena di comando quindi estremamente lunga, a cui vanno aggiunte le Regioni che agiscono spesso in ordine sparso ed autonomo, e tutto questo che rende molto difficile e complicato il lavoro di analisi ancor prima di arrivare alla fase della proposta. Che Dio ce la mandi buona.

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