Due persone sono state arrestate a Roma per spionaggio in favore della Russia e accesso abusivo a sistema informatico o telematico. Il principale indagato è Gavino Raoul Piras 59enne nato a Sassari, ex appartenente al comparto di intelligence nazionale e già sottufficiale dell’ Arma dei Carabinieri, era in pensione da oltre dieci anni, aveva alle spalle un lungo curriculum. Laureato in Scienze Politiche ed in Relazioni Internazionali, è l’autore della «Teoria sul Capitale Informativo». Da quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del Ros di Roma, era lui a gestire le informazioni da vendere ai russi. Numerate e catalogate con il nome di “Federazione“.
Piras si definiva analista indipendente dell’intelligence fin dalla fine della sua professione, culminata nel 2012 con l’assegnazione della “Legione al merito”, in genere conferita a membri dell’esercito americano o degli stati alleati e a lui concessa per attività in Afghanistan e Iraq Nella formazione di Piras, figurano anche la scuola Nato di Oberammergau, in Germania, e specifiche esercitazioni internazionali all’estero della Nato note come “Unified Blade“. Durante la sua attività in Italia ed all’estero, aveva approfondito studi sul modus operandi dello spionaggio ed il controspionaggio. Il suo collega Vincenzo di Pasquale 59enne originario di Matera, è anche lui un ex agente Aisi attualmente in pensione.

Ad eseguire le due misure cautelari è stato delegato il ROS – Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, con il supporto in fase esecutiva del GIS- Gruppo di Intervento Speciale e del comando provinciale di Roma dell’Arma. Le accuse nei confronti degli indagati arrestati sono di spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione e accesso abusivo a sistema informatico o telematico. L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice aggiunta della procura militare di Roma Antonella Masala, dal pm militare Enrico Peluso e dalla sostituta procuratrice della procura di Roma Lucia Lotti.
L’operazione odierna porta alla luce quanto le attività clandestine degli apparati di intelligence russi costituiscano sempre più una minaccia concreta e attuale per l’Italia e conferma anche “l’efficace presidio a tutela della sovranità nazionale assicurato dalle Istituzioni”. Si è trattata dunque di un’operazione di controspionaggio da parte dell’intelligence italiana. Durante le indagini sono stati svolti servizi di osservazione, controllo, pedinamento e perquisizioni, anche informatiche. E nel corso di una perquisizione ad una delle persone coinvolte sarebbero stati trovati ventimila euro in contanti di cui non è stata giustificata la provenienza.


Nell’ambito dello stesso procedimento sono stati eseguiti decreti di perquisizione personale, locale e informatica, a carico dei due indagati e di ulteriori cinque persone, indagate, a vario titolo, per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione. Gli altri cinque indagati, a vario titolo, per «procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato», «spionaggio politico o militare», «rivelazione di segreti di Stato», «rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione». sono Antonio Guerra, barese di 69 anni., Gianluca Nardella, foggiano di 47 anni, Davide Piantanida, foggiano di 46 anni, Sergio Romeo, messinese di 57 anni, e Giuseppe Tempesta, barese di 55 anni.
E’ stata l’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) a far partire nel 2025 l’attività investigativa , dopo aver scoperto che i russi erano riusciti a reclutare un ex agente italiano. Gli elementi raccolti dall’Agenzia erano stati comunicati al ROS dei Carabinieri, che dopo aver informato la Procura di Roma e la Procura militare presso il Tribunale militare della Capitale, ha avviato un’indagine di polizia giudiziaria, sviluppata da quel momento in sinergia con la stessa Aisi, anche a causa delle rilevanti implicazioni per la sicurezza nazionale connesse con l’accertato interesse russo delineatosi nel corso delle indagini, ad ottenere informazioni sensibili in merito alla produzione industriale italiana nel settore della Difesa.

La misura cautelare rappresenta l’esito di un’indagine avviata nel maggio del 2025, che ha dato origine a due procedimenti penali, rispettivamente instaurati presso la Procura distrettale e militare di Roma, tra loro collegati ex art. 371 cpp. Le indagini, sviluppate principalmente attraverso attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento, hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti del principale indagato, il 59enne, sull’attività di spionaggio svolta in favore e per conto di un presunto agente dei servizi di intelligence russi, Mikhail Astakhov, addetto alla marina dell’ambasciata russa a Roma, coperto da immunità diplomatica sul territorio nazionale, che in realtà un ufficiale dei servizi militari di Mosca, il GRU, il quale si muoveva sicuro delle garanzie e dei contatti assicurati e protetti dal suo status di “diplomatico”.
Le indagini hanno documentato pizzini nella tasca di una camicia da srotolare, cellulari nascosti nel microonde, schede di memoria digitale nella crepa di un muro in strada. Nascondigli segreti, gli stessi metodi di occultamento e depistaggio che le spie russe durante la guerra fredda chiamavano “dead drop“.

Il principale indagato, Gavino Raoul Piras unico interlocutore dell’ agente russo, secondo l’accusa, acquisiva e rivelava le notizie di interesse per il tramite di sei fonti, tra cui quattro militari in servizio impiegati in incarichi connotati da un alto grado di riservatezza, ritenute responsabili, a vario titolo, di aver fornito informazioni che nell’interesse della sicurezza dello Stato e/o nell’interesse politico, interno o internazionale, dello Stato debbono rimanere segrete o ritenute di vietata divulgazione. In particolare, le indagini hanno consentito di documentare diverse interlocuzioni tra il presunto agente straniero e il principale indagato, nel corso delle quali, mentre il primo esplicitava le sue esigenze informative, il secondo forniva, dietro compenso in denaro, informazioni relative alle richieste recepite dall’altro negli incontri precedenti e acquisite per il tramite delle sue fonti.
Nell’ambito del coordinamento investigativo ex art. 371 c.p.p., la Procura militare di Roma, alla luce degli elementi probatori emersi nel corso dell’indagine nei confronti dei quattro militari in servizio, indagati a vario titolo anche per i reati di rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio, ha emesso altrettanti decreti di perquisizione personale, locale e informatica, eseguiti contestualmente a quelli emessi dalla magistratura ordinaria.
Da quanto si apprende, ai russi sarebbero state fornite informazioni sulla strategia nazionale militare, sull’approvvigionamento di carburante, sulle risorse energetiche e sulle posizioni politiche riguardo alle sanzioni. All’elenco sembrano aggiungersi anche delle preziose indicazioni sugli acquisti di armi nella Nato, sui sistemi di armamento e sugli aiuti dell’Italia all’Ucraina. Secondo le accuse degli investigatori, gli indagati avrebbero rivelato l’identità (così “bruciandoli”) di alcuni agenti 007 italiani attivi nelle attività di controspionaggio, così esponendo il personale operativo che lavorava su dossier particolarmente sensibili.
Informazioni queste riservatissime, ottenute attraverso alcuni militari del mondo cyber della Difesa e vendute in cambio di poche migliaia di euro. Qualcuno degli indagati, intercettato dagli investigatori, si lamentava persino di essere ricompensato troppo poco. Sono stati sequestrati cellulari, computer e altri dispositivi e ora l’obiettivo è ricostruire i contatti, l’eventuale presenza di ulteriore materiale riservato, accertare l’entità delle informazioni trasmesse. A casa di uno degli infedeli italiani coinvolti, sono stati trovati anche ventimila euro in contanti
Copasir chiederà informazioni a governo e procure
A quanto apprende il Corriere del Giorno, il Copasir si attiverà con la richiesta di trasmissione di tutti gli elementi di informazione al governo e delle procure – di Roma e quella militare – rispetto alla notizia di questa indagine. Il Comitato, quindi, procederà come di prassi in questi casi. “Come sempre va prestata la massima attenzione alle attività di spionaggio contro i nostri interessi nazionali realizzate da Stati esteri, in particolare dalla Russia. L’attività malevola russa, finalizzata ad ottenere informazioni che pregiudicano la nostra sicurezza nazionale, è nota al Comitato e seguita con il massimo impegno al fine di contrastarla da tutti i soggetti istituzionali a vario titolo interessati (apparati di informazione e sicurezza, forze dell’ordine, magistratura) che credo sia doveroso ringraziare per l’attività a favore della sicurezza del Paese”, ha dichiarato alle agenzie di stampa il presidente del Copasir Lorenzo Guerini.





