RECOVERY FUND: LA LEGA VOTERA’ A FAVORE AL PARLAMENTO EUROPEO

RECOVERY FUND: LA LEGA VOTERA’ A FAVORE AL PARLAMENTO EUROPEO

La Lega quindi si allinea così a Pd, M5S, Forza Italia e Italia Viva, che hanno confermato il loro assenso al meccanismo di governance del Recovery, rompendo l’alleanza con Fratelli d’Italia, che ha scelto invece l’astensione.

di REDAZIONE POLITICA

IL PRIMO VOTO DELLA LEGA a favore di Mario Draghi arriva al Parlamento europeo, con il sì compatto dei 28 europarlamentari leghisti al Recovery Fund. Una svolta fino a qualche giorno fa inimmaginabile che si fatto rompe il fronte sovranista a Bruxelles con conseguenze ancora tutte da esplorare negli equilibri tra i gruppi dell’Europarlamento.

Gli europarlamentari della Lega al Parlamento Europeo Marco Zanni, presidente del gruppo Identità e democrazia, e Marco Campomenosi, capo delegazione del carroccio , mettono nero su bianco annunciando il voto favorevole al Recovery “per dare concretezza alla fase nuova che sta per iniziare”.“Preso atto dell’impegno che non ci sarà alcun aumento della pressione fiscale, che la stagione dell’austerity è finalmente archiviata, che si ridiscuteranno i vecchi parametri lacrime e sangue e che si aprirà una stagione nuova per l’utilizzo dei fondi del Recovery, prendiamo l’occasione per riportare l’Italia protagonista“.

Poco prima era stato lo stesso Salvini dopo il faccia a faccia con Draghi a Roma nel secondo giro di consultazioni, a dettare in videoconferenza la linea alla delegazione leghista a Bruxelles. “Il nostro obiettivo – è stato il messaggio del leader della Legaè che l’Italia torni protagonista in Europa, ci interessa che si faccia l’interesse nazionale. Siamo in Europa per cambiare alcune regole europee che lo stesso Draghi ha riconosciuto non corrispondere allo spirito del tempo. Non stiamo in Europa per cambiare magliette, guardiamo alla sostanza”.

l’eurodeputato leghista Antonio Maria Rinaldi

Al dibattito in plenaria all’Europarlamento tocca al leghista Antonio Maria Rinaldi ripercorrere i punti delle critiche sovraniste al regolamento sulla ‘Recovery and resilience facility’, regolamento che entrerà in vigore a partire dal 18 febbraio, momento utile per gli Stati per cominciare a inviare i loro piani di ripresa nazionali a Bruxelles, spiega in aula il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. Ma il regolamento, ricorda Rinaldi, “fa riferimento alle raccomandazioni specifiche per Paese del 2019 e 2020” e “seguendo questo schema, il Patto di stabilità sospeso si riproporrebbe in tutto il suo vigore pro-ciclico”. Ma, ed è questo l’appiglio per tentare di tenere insieme la critica con il voto favorevole, queste “condizionalità” dovranno essere “interpretate in modo sufficientemente flessibile”, altrimenti “potrebbero creare problemi agli Stati membri, che decideranno di attivare la Recovery and Resilience Facility, sia sotto forma di trasferimenti che di prestiti”.

Il voto favorevole di stasera della Lega segna un vero e proprio ribaltamento rispetto alle precedenti astensioni, fatta eccezione per l’unico sì al programma ReactEu. La Lega quindi si allinea così a Pd, M5S, Forza Italia e Italia Viva, che hanno confermato il loro assenso al meccanismo di governance del Recovery, rompendo l’alleanza con Fratelli d’Italia, che invece ha scelto l’astensione.

Ma con il voto al Recovery Fund la Lega entra soprattutto in rotta di collisione con gli altri colleghi sovranisti al Parlamento Europeo. Tra bocche cucite e no comment, dal gruppo Id trapela un forte imbarazzo: i francesi del partito di Marine Le Pen sono rimasti in silenzio, mentre i tedeschi di Alternative fur Deutschland hanno già alzato la voce quando il loro eurodeputato (e numero due del gruppo) Joerg Meuthen si era scontrato con Zanni proprio sulla figura di Mario Draghi.

Non è un mistero che per il futuro l’intento della Lega , sotto la regia dietro le quinte di Giancarlo Giorgetti, è quello di lasciare i sovranisti per aderire al Ppe, la famiglia politica più grande in Europa, che comprende dalla Cdu della Merkel a Forza Italia di Berlusconi fino a Fidesz di Orban, pur sospeso dal partito da ormai due anni per le violazioni dello stato di diritto in Ungheria. Ci sarà posto anche per Salvini ?

L’eurodeputato tedesco Manfred Weber presidente del gruppo dei Popolari, non si sbilancia ma non chiude la porta. “La mia speranza – dice – è che la gente capisca che viviamo in un mondo globalizzato e che nessuno può governare un Paese come l’Italia o la Francia, la Spagna o la Germania, senza un approccio favorevole a riforme costruttive e senza la volontà di dare contributi pro-europei. Se ci sono persone disposte ad avere un comportamento costruttivo e pro-europeo, io come leader Ppe lo accoglierò sempre con favore. Questo vale per tutti, anche per la Lega”.
   

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