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27 Maggio 2026 19:55

Omicidio Diviesti. 15 misure cautelari per metodo mafioso e riciclaggio internazionale

L’attività investigativa relativa al riferito gruppo dedito al riciclaggio internazionale è stata svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari, con il contributo delle Autorità Albanesi e dell’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza di Tirana.

Nella mattinata odierna è stata portata ad esecuzione un’operazione congiunta relativa ad indagini transnazionali condotte dai pm Daniela Chimenti e Vito Valerio, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Gatti della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana, effettuate nell’ambito di una Squadra Investigativa Comune costituita con il sostegno e il coordinamento di Eurojust. Le indagini hanno riguardato l’omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia (BT) il 25 aprile 2025, oltre che un gruppo strutturato organizzato – con sede a Tirana – dedito al riciclaggio internazionale di denaro contante dall’Italia all’Albania.

L’attività investigativa relativa al riferito gruppo dedito al riciclaggio internazionale è stata svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari, con il contributo delle Autorità Albanesi e dell’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza di Tirana. Per quanto riguarda l’omicidio di Francesco Diviesti, le indagini sono state condotte dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari con il coordinamento iniziale della Procura della Repubblica di Trani.

In particolare, sono state eseguite due misure cautelari personali, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari e dal Giudice presso il Tribunale Speciale di Primo Grado Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana nei confronti, complessivamente, di 15 persone ritenute responsabili a vario titolo di omicidio premeditato, attuato con metodo mafioso, di tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e munizioni, favoreggiamento personale, violazione delle misure di prevenzione personali nonché riciclaggio internazionale di denaro contante dall’Italia all’Albania nell’ambito di un gruppo strutturato organizzato con sede a Tirana.

Con il primo provvedimento, emesso dal G.I.P. di Bari, sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di tre presunti esecutori materiali dell’efferato delitto di Francesco Diviesti, e precisamente un albanese Igli Kamberi, residente a Barletta con sua moglie, autore materiale dell’omicidio, e degli italiani di Barletta, Nicola Dibenedetto, Antonio Lanotte, e Sabino Corvasce quest’ultimo si sarebbe occupato con Sofia Cafagna (agli arresti domiciliari) che avrebbero contribuito a cancellare le tracce del reato ed omesso di riferire all’Autorità Giudiziaria quanto a loro conoscenza. Lo stesso Diviesti, da quanto è emerso, sarebbe stato vittima di una tentata estorsione dall’ albanese Kamberi che avrebbe maturato da tempo la decisione di ucciderlo, a causa di quella che aveva considerato un’offesa, un affronto: Diviesti, che aveva con loro un debito di droga di 550 euro, si sarebbe prima offerto di ripagarli con un’auto a noleggio, ma poi avrebbe contestato il chilometraggio sbagliato, provando a ridurre il debito. Una contestazione’ che, per i capi albanesi, per il loro Kanun, è un’offesa da lavare col sangue. Ed infine, nello stesso ambito investigativo, è stata contestata anche la detenzione ed il porto in luogo pubblico di una pistola, successivamente sequestrata, utilizzata per effettuare, in aperta campagna, una esercitazione “a fuoco” con l’esplosione di 25 colpi.

Nella tarda serata del 25 aprile 2025, Francesco Diviesti era stato coinvolto in una colluttazione verificatasi la sera del 25 aprile presso un Bar di Barletta (Bat) tra un suo amico, Nicola Dibenedetto e suo padre Saverio. La spedizione punitiva partì da casa Kamberi: venne rintracciato Diviesti che fu fatto salire in auto, una Renault Capture, portato in giro alla ricerca del suo amico, e portato all’interno di alcune grotte in una zona isolata sull’alta Murgia, in agro di Canosa di Puglia (Bat) e Minervino Murge, in quella cava di tufo dove fu fatto inginocchiare e poi colpito, a distanza ravvicinata, da 5 colpi esplosi da due pistole prima di essere bruciato all’interno di alcuni copertoni, con l’intento di sopprimerne il cadavere, secondo una metodica che riporta alla memoria la tecnica già utilizzata negli anni ’90 nel territorio della BAT. Il suo corpo fu bruciato, assieme ai copertoni, perché nulla di lui doveva rimanere ai parenti.

Grazie ad una capillare attività investigativa è stato possibile ricostruire nel dettaglio la vicenda, che è maturata, secondo quanto emerso, nell’ambito del controllo delle attività di spaccio di sostanze stupefacenti, gestita dal cittadino albanese arrestato il quale, al fine di affermare – con metodo mafioso – la propria supremazia criminale nella città di Barletta, avrebbe commesso l’omicidio, con la complicità dei due cittadini italiani.

Considerate le modalità dell’esecuzione, l’attività investigativa venne presa immediatamente in carico dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Dopo 4 giorni, fu possibile localizzare il cadavere e successivamente, il 25 giugno, rintracciare nella città di Roshe in Ungheria, il fuggitivo albanese, che si era reso irreperibile già due giorni dopo l’omicidio. Una volta rintracciato, l’albanese veniva arrestato non per l’omicidio, ma per la detenzione di 24 chili di cocaina pura, nell’ambito di un procedimento trattato dalla Procura di Trani, alla quale venivano trasmessi dalla DDA quei gravi indizi che consentivano già allora di arrestarlo per quel reato. Contestualmente, l’immediata attività sul territorio italiano permetteva anche di sequestrare ai suoi familiari la somma contante di oltre 412 mila euro e di circostanziare le responsabilità degli altri 3 complici italiani coinvolti, a vario titolo, nelle vicende criminali oggetto delle investigazioni.    

In sostanza, la puntuale ricostruzione dell’omicidio Diviesti e l’individuazione del gruppo strutturato organizzato finalizzato al riciclaggio internazionale di denaro è stata resa possibile grazie al fatto che era già in atto una più ampia attività investigativa, riguardante cittadini albanesi stanziati in Puglia, svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari con la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari,  nell’ambito del monitoraggio dei traffici internazionali di sostanza stupefacente dall’Albania alla Puglia.

Peraltro, la stessa Procura della Repubblica di Trani, nell’ambito di una autonoma attività di indagine eseguita dalla Squadra Mobile della Questura di Andria – poi delegata unitamente alla D.I.A. di Bari nell’ambito del procedimento instaurato presso la DDAdi Bariha acquisito e condiviso elementi rilevanti per la ricostruzione di alcune circostanze relative all’omicidio. La complessiva attività di indagine che ha consentito di chiarire la vicenda di cui si è detto, fa parte di un articolato contesto investigativo sviluppato nell’ambito della Squadra Investigativa Comune con la SPAK albanese, grazie al quale il Giudice presso il Tribunale di Primo Grado di Tirana ha emesso una Misura Cautelare Personale, eseguita congiuntamente in Italia, Albania e Spagna, nei confronti dello stesso albanese accusato dell’omicidio DIVIESTI e di altre 9 persone, ritenute appartenenti ad un gruppo strutturato organizzato con sede a Tirana finalizzato al riciclaggio internazionale di denaro dalla Puglia all’Albania.

Gli stessi indagati dall’Autorità Giudiziaria albanese hanno infatti garantito un “flusso” ininterrotto di trasferimento di denaro contante (provento della vendita dello stupefacente commercializzato all’“ingrosso” in Italia) tra cui ulteriori 680 mila euro sequestrati dalla Polizia Albanese – il 14 novembre 2024 – presso il valico di frontiera di Murriqan (tra Montenegro e Albania) a seguito di precise indicazioni fornite dal Centro Operativo Dia di Bari.

L’operazione si incardina in progetto investigativo che si è sviluppato ormai da anni tra la DDA di Bari e la SPAK di Tirana, volto a contrastare l’incessante traffico internazionale dicocaina ed eroina gestito dalle organizzazioni criminali albanesi e rappresenta il seguito di altre operazioni della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari denominate  “Shefi”, “Kulmi”, “Shpirti” e“Ura”, eseguite tra il 2018 e il 2025, con cui il Centro Operativo D.I.A. di Bari ha già dato esecuzione, tra Italia, Albania ed altri Stati Europei, a 170 misure cautelari, al sequestro di beni mobili ed immobili per diversi milioni di euro nonché al rinvenimento di oltre sette tonnellate di droga tra cocaina, eroina, hashish e marijuana permettendo, nei vari gradi di giudizio, di comminare pene, per ciascun imputato, fino a 20 anni di reclusione.

Il G.I.P. del Tribunale di Bari, accogliendo le istanze della D.D.A., ha riconosciuto integralmente l’impianto accusatorio, anche in relazione alle aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso. I provvedimenti restrittivi emessi dal Giudice presso il Tribunale di Tirana hanno riguardato il cittadino albanese principale indagato attinto per l’omicidio di Francesco Diviesti e 9 albanesi, tra i quali i più stretti familiari, il proprietario e due dipendenti di una Società di trasporto e, infine, un narcotrafficante internazionale, allo stato irreperibile, ritenuto al vertice dell’Organizzazione.

Gli odierni provvedimenti cautelari – nei confronti di 11 albanesi e 4 italiani tra i quali quattro donne sottoposta agli arresti domiciliari e all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria – sono stati eseguiti, anche in esecuzione di un mandato d’arresto internazionale, in Italia a Barletta (Bat), Roma Rebibbia ed Anagni (Fr), in Albania a Tirana, Fier e Valona nonché in Spagna a Madrid.

Importante è stata la collaborazione dei Comandi Provinciali dell’Arma dei Carabinieri di Barletta-Andria-Trani e di Frosinone nonché dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Bari e B.A.T. che hanno fornito supporto per una adeguata cornice di sicurezza nel corso delle operazioni oltre che l’indispensabile ausilio delle unità cinofile antidroga e “cash dog”. Risultano indagate – in stato di libertà – altre 3 persone di nazionalità italiana, la cui eventuale illecita condotta sarà valutata nelle successive fasi processuali.

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