Giorgia Meloni all’assemblea di Confindustria incalza l’Europa e propone un “cantiere comune contro la burocrazia in Italia per arrivare a una riforma radicale”. “Io penso che questo sia fondamentale farlo insieme, perché quando c’è un servizio che non funziona, se tu vuoi risolvere quel problema, devi interrogare gli utenti”, ha detto la premier rivolgendo un ringraziamento “per aver riconosciuto gli sforzi che il governo ha fatto in questi anni per rimettere al centro il lavoro, l’impresa, la produzione” ha sottolineato “Non lo considero scontato, in una nazione nella quale il dibattito tende spesso a scivolare nello scontro ideologico, a esaurirsi nella tifoseria e al merito dei problemi e delle soluzioni si finisce per non dedicare mai lo spazio che meriterebbe“.
“La semplificazione e la sburocratizzazione devono essere il nostro mantra per spingere la forza propulsiva della produzione e non per frenarla, finendo peraltro, come è accaduto in questi anni, spesso per favorire produzioni che arrivavano dall’estero”, ha affermato.
“Penso che la presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella qui oggi ricordi ancora una volta alla nazione intera quanto importante sia il ruolo che l’industria italiana ricopre, non solamente dal punto di vista economico ma anche sul fronte storico, identitario, culturale e direi anche reputazionale”, ha sottolineato Meloni che ha citato Virgilio: “‘Sit itur ad astra’, scriveva Virgilio, ‘così si sale alle stelle’. Per farlo, noi non dobbiamo temere di volare alto, di osare, di liberarci dalle incrostazioni, di scardinare le abitudini, per concentrarci su quello che alla fine sappiamo fare meglio, che è resistere, inventare e rilanciare“.
Sull’Unione Europea
“La principale, enorme fragilità che ci riguarda da vicino” risiede “nell’attuale configurazione dell’Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica” contribuendo “a spingere il continente verso un progressivo declino economico e geopolitico, un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante improvvisamente quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali“, ha detto ancora la premier.
“Non bisogna avere paura di dire le cose come stanno. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio. Chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli. Chiediamo priorità sensate e velocità delle decisioni, perché siamo in un tempo in cui la velocità di reazione agli eventi determina la posizione che occupi nello scenario, se cioè sei tra coloro che orientano le scelte o se piuttosto sei tra coloro che le subiscono. Serve sicuramente un cambio di passo sulla competitività, perché è impossibile chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali se noi siamo i primi a frenarla con meccanismi burocratici infernali, con il peso soffocante di milioni di adempimenti amministrativi e regolamenti”, ha detto.





