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26 Agosto 2026 23:58

Meta pagherà agli stati Usa fino a 18 miliardi di dollari; raggiunto un accordo nel processo sulla dipendenza dai social

Il processo era iniziato la settimana scorsa e solo oggi si è parlato in aula del flop del «tasto pausa» e dei contenuti inadatti ai minori

Il colosso dei socialnetwork Meta ha raggiunto un accordo extragiudiziale storico con gli stati americani per risolvere una causa legale relativa alla sicurezza dei minori su Facebook e Instagram. Un accordo che cerca di risolvere le accuse rivolte alla società di Mark Zuckerberg, di creare dipendenza nei ragazzi, a causa dai social media .

A trascinare Meta in tribunale a Oakland, è stata una coalizione di 29 Stati ed è con loro, tramite un gruppo bipartisan di 52 procuratori generali, che l’azienda ha trovato l’accordo da 18 miliardi di dollari, giocando d’anticipo sui concorrenti.

La società Meta pagherà un massimo di circa 18 miliardi di dollari, dei quali 2,2 miliardi di dollari alla California e dovrà introdurre determinate regole per gli utenti adolescenti.  I pagamenti saranno distribuiti in 10 anni. Meta ha accettato di porre fine allo scorrimento infinito dei contenuti e di imporre un limite di due ore al giorno su Instagram e Facebook. Per evitare un utilizzo compulsivo e disturbi del sonno, l’azienda limiterà l’utilizzo tra mezzanotte e le 6 del mattino e disattiverà le notifiche tra le 22 e le 7 del mattino. Meta limiterà anche le funzionalità che gli psicologi associano a confronti sociali negativi, come i filtri di bellezza e il conteggio dei clic sul pulsante “Mi piace”. Rafforzerà inoltre gli strumenti di verifica dell’età e i controlli parentali.

L’accordo stragiudiziale prevede un pagamento iniziale di 12,7 miliardi di dollari da parte di Meta per finanziare iniziative a favore della sicurezza online dei giovani. L’azienda si è inoltre impegnata a versare ulteriori 5,3 miliardi di dollari qualora due concorrenti, YouTube e TikTok, adottassero nuove politiche e l’azienda di Zuckerberg ha esortato  YouTube e TikTok a fare altrettanto. “L’accordo che abbiamo negoziato consentirà ai genitori di gestire facilmente l’accesso dei propri figli alle nostre piattaforme”  ha dichiarato CJ Mahoney, responsabile legale di Meta, in un comunicato. “Ma il suo successo dipende dal fatto che tutte le altre piattaforme di social media seguano l’esempio di Meta“.

Prima ancora del patteggiamento, in realtà, erano già arrivati alcuni verdetti di colpevolezza. “I social fanno male ai bambini” si legge, in sintesi, nelle carte di una serie di processi intentati negli scorsi mesi contro altre big tech. Nel precedente più rilevante, a marzo, un giudice del New Mexico aveva condannato Meta a pagare 375 milioni di dollari per aver “ingannato i consumatori sulla sicurezza delle proprie piattaforme” ed, a inizio agosto, aveva alzato la stessa sanzione a 942 milioni totali stabilendo che Meta pone pericolosi “ostacoli alla salute” dei minori. Ma quello di Oakland, in California, è stato il processo-pilota da cui, di fatto, dipendono altri 3mila casi simili, ancora in attesa di una data di inizio, intentati nei mesi scorsi da scuole e cittadini privati.

Il patteggiamento, che di fatto pone fine al processo pilota, è stato raggiunto nella seconda settimana del processo, che si svolge presso il tribunale federale di Oakland, dove California, Colorado, Kentucky e New Jersey chiedevano circa 200 miliardi di dollari per le accuse di danni arrecati a minori da Meta. L’accordo, che non prevede un’ammissione di colpevolezza, dovrà essere approvato dal giudice  Yvonne Gonzalez Rogers. L’importo del risarcimento è uno dei più alti mai pagati da un’azienda tecnologica agli Stati, ma l’azienda di Zuckerberg deve ancora affrontare numerose cause legali intentate da distretti scolastici e privati cittadini. Proprio il mese scorso Meta aveva dichiarato di aver speso 2 miliardi di dollari solo nel secondo trimestre per risolvere le sue controversie legali.

“L’obiettivo di questo processo era proteggere i nostri ragazzi e tutelarli da funzionalità dannose”, ha commentato a caldo il procuratore generale del Colorado, Phil Weiser.

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