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8 Giugno 2026 19:38

“Mani pulite” 30 anni dopo: solo 1.408 condannati su 2.565 indagati

Data la mancanza di statistiche giudiziarie, in quanto i database ministeriali non erano e non sono pensati per questo tipo di statistiche adesso può essere detto praticamente tutto ed il contrario di tutto: Basti pensare che persino nelle cancellerie dei magistrati della Procura di Milano ad un certo punto si perse il conto degli esiti

Molti continuano a chiedersi se l’inchiesta  “Mani Pulite” della Procura di Milano che fece saltare il “banco” politico ed economico della 1a Repubblica, dal punto di osservazione delle sentenze sia finita pressochè nel nulla, come propagandano i critici più accesi ? Data la mancanza di statistiche giudiziarie, in quanto i database ministeriali non erano e non sono pensati per questo tipo di statistiche adesso può essere detto praticamente tutto ed il contrario di tutto: Basti pensare che persino nelle cancellerie dei magistrati della Procura di Milano ad un certo punto si perse il conto degli esiti .  Persino gli archivi dei giornali non aiutano, considerato che moltissimi indagati non finirono mai sotto i riflettori delle cronache.

L’unica maniera per arrivare ad una percentuale accettabile di statistiche è stato quindi quello di provare ma dal basso delle statistiche,  e non dall’alto, per ritrovare il corso degli incartamenti processuali, riuscendo ad abbinare a un nome e cognome un ultimo stato noto dei processi, fino a inizio 2000. Applicando questo parametro si può provare a ragionare con attendibilità sul destino giudiziario di 2.565 persone in carne ed ossa indagate dai pm del pool vero e proprio degli anni 1992-1994 (Antonio Di Pietro, Colombo e Piercamillo Davigo, quindi Francesco Greco, a cui si affiancarono Paolo Ielo, Elio Ramondini, Tiziana Parenti e Raffaele Tito) piuttosto che sul numero dei procedimenti iscritti con 3.146 imputazioni di reato, a volte la stessa persona per più ipotesi). 1.408 di loro sino all’anno 2000  avevano patteggiato o erano stati condannati , mentre 544 erano stati assolti e 448 prosciolti per prescrizione (o in pochi casi per amnistia o morte dell’indagato o imputato).

All’appello manca l’esito per i rimanenti che non si è riusciti a ricostruire, poichè spesso si trattava di fascicoli spezzettati in più filoni d’indagine o di posizioni trasmesse per competenza territoriale ad altre procure italiane anche se l’ipotesi più realistica è che siano finiti per ingrossare la casella delle prescrizioni.

Secondo quanto scrive il Corriere della Sera a scontare una pena in carcere nel 2000 erano solo in 4 persone, tutte coinvolte nel filone delle tangenti alla Guardia di Finanza: indice del fatto che, pur di portare a casa una sentenza in tempi compatibili con il rischio di prescrizione, le pene eseguite non furono in generale abbastanza soft, al punto che che tra sospensioni condizionali, ricalcoli per l’istituto della continuazione e cumuli  la pena massima definitiva nei processi di “Mani pulite” in fin dei conti  non è stata quella di Mario Chiesa conclusasi con 5 anni e 4 mesi), o quella di Sergio Cusani di 5 anni e 5 mesi di cumulo finale, ma bensì quella di un quasi  ignoto capo-compartimento Anas, che non essendo figura di rilievo pubblico oggi non avrebbe senso rinominare, e che in uno stralcio trasmesso a Genova fu condannato nel 1998 a 5 anni e 6 mesi: la stessa pena alla quale scese con un patteggiamento in Appello il generale della GdF Giuseppe Cerciello, partito da un iniziale condanna complessiva a 16 anni.

 
 
 
 
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