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6 Ottobre 2022 16:41
6 Ottobre 2022 16:41

Liste centrodestra, la corsa è ancora lunga: troppi nomi sul tavolo e pochi collegi

Il distacco odierno tra le due coalizioni è oggi di circa 15 punti: un dato che pesa in modo significativo sull’attribuzione dei seggi nella quota uninominale, prevista dall’attuale legge elettorale

Anche il centrodestra è alle prese con il Risiko delle candidature. A soli 5 giorni dal 22 agosto, data entro la quale le liste dei partiti dovranno essere formalmente presentate, i partiti della coalizione sono al lavoro per la stesura dei nomi che correranno per le elezioni politiche del 25 settembre. Le principali forze dell’alleanza hanno raggiunto a fine luglio un accordo sulla distribuzione dei collegi (98 a Fratelli d’Italia, 70 alla Lega, 42 a Forza Italia e 11 a Noi Moderati) ma anche a destra nella messa a punto delle candidature ci sono diversi problemi.

Le elezioni politiche sono sempre più vicine e il centrodestra, trainato da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, incrementa il proprio vantaggio sul centrosinistra. Il distacco odierno tra le due coalizioni è oggi di circa 15 punti: un dato che pesa in modo significativo sull’attribuzione dei seggi nella quota uninominale, prevista dall’attuale legge elettorale. È quanto emerge dalla fotografia scattata dal sondaggio “Barometro Politico” dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento. 

Se ci si recasse alle urne adesso, Fratelli d’Italia della Meloni sarebbe con il 24,3 per cento il primo partito, un punto e mezzo in più rispetto al Partito Democratico, che è attestato al 22,8 per cento. Al terzo posto, al 15,2 per cento si trova la Lega di Matteo Salvini; al 10,6 per cento il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte. A seguire troviamo Azione di Carlo Calenda che è dato al 5,3 per cento e l’Alleanza Verdi-Sinistra al 4,1 per cento. 

Forza Italia che viene indicato dai sondaggi come il partito del centrodestra meno consistente in termini numerici, saranno costretti a limare il numero dei candidati e lo stesso Antonio Tajani, coordinatore del partito, in una intervista al Corriere della Sera, ammette che “andranno fatti dei sacrifici” in Forza Italia. L’obiettivo e’ ricandidare gli uscenti, ma la riduzione del numero dei parlamentari e il complesso meccanismo della legge elettorale costringe ad una stretta.

Silvio Berlusconi dovrebbe essere capolista al Senato nel proporzionale in cinque circoscrizioni e dovrebbe essere candidato nell’uninominale a Monza. Lo stesso Tajani sarà pluricandidato in diversi collegi (tra cui Lazio e Campania). Sul resto dei nomi (Adriano Galliani ha già escluso una sua ricandidatura), i lavori sono in corso. In mattinata intanto ha escluso una sua candidatura il manager Flavio Briatore, intervistato dall’AGI, il quale ha chiarito che non sarà nelle liste alle elezioni del 25 settembre, benché negli ultimi giorni si siano rincorse ipotesi e indiscrezioni sulla sua “discesa in campo“.

Il metodo che seguirà la Lega è quello di dare priorità agli uscenti : “L’obiettivo è confermare la Lega come il partito dei sindaci, degli amministratori locali e dei giovani – fanno sapere fonti leghiste, spiegando “che Matteo Salvini sta ascoltando e ascolterà il territorio, oltre a tutti i dirigenti“. Sembra resistere anche la voce di una candidatura di Umberto Bossi alla Camera. “Tra i volti nuovi – fa sapere ancora la Legaoltre al presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mario Barbuto, ci sono intellettuali come il professor Giuseppe Valditara ed esponenti dell’ambientalismo pragmatico come il presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe. Non mancheranno, nelle liste della Lega, esponenti delle Forze dell’Ordine, del mondo dei balneari e della sanità, alcuni grandi imprenditori, sportivi ed editori. Nelle prossime ore verranno ufficializzati altri nomi“.

Più complicato il rebus per Giorgia Meloni, che al contrario di Forza Italia e Lega, si trova ad affrontare un problema diametralmente opposto, ovvero reclutare quanto più possibile candidati che andranno a costituire la futura classe dirigente del partito che si presume (secondo i sondaggi, che vanno sempre presi con le pinze) dovrebbe essere il più votato dagli italiani. I nomi che circolano sono quelli dell’ex ministro dell’Economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti, dell’ex magistrato Carlo Nordio, dell’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata e dell’ex presidente del Senato in quota FI, Marcello Pera. Un collegio blindato dovrebbe essere affidato al responsabile economico del partito, Maurizio Leo, e dovrebbe approdare in Parlamento anche l’ex governatore siciliano Nello Musumeci, molto vicino alla leader di FdI.

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