Dal 19 giugno, scatta l’ennesima stretta contro il telemarketing aggressivo, con una vera rivoluzione per l’attivazione dei contratti non voluti, con un nuovo scudo contro le telefonate moleste dei call center. Le norme a difesa dei consumatori, inizialmente previste solo per il settore di luce e gas, vengono adesso estese anche alle offerte di telefonia e internet. Alcuni dubbi persistono come la questione dei consensi rilasciati precedentemente , e la data di avvio del numero unico a tre cifre, destinato a identificare al volo gli operatori a finalità commerciale.
Ecco che cosa cambia, e come proteggersi
Il giro d’affari di telemarketing e teleselling, secondo il primo rapporto nazionale presentato a fine 2024 dal Centro Studi EbinCall, supera i tre miliardi annui in Italia , con più di 2 mila call center attivi e oltre 80 mila addetti. Ma è necessaria un’importante premessa, quando si parla di chiamate commerciali, in quanto ci sono operatori che lavorano in assoluta legalità e chi, invece, si avvale e sfrutta i cosiddetti “mezzi impropri”.
La giungla delle telefonate di vendita commerciali non richieste, va vista sotto due aspetti. Da una parte, c’è l’esercito dei call center illeciti che (in genere, da paesi esteri) usa numeri contraffatti per perpetrare frodi ai danni di inconsapevoli utenti. Dall’altra, ci sono call center che operano senza rispettare le regole vigenti a partire degli orari autorizzati per effettuare le chiamate, con dischi telefonici con registrazioni vocali inviate a qualsiasi ora della giornata e molto spesso con pratiche aggressive sleali. Secondo le stime in circolazione, è stata stimata a 15 miliardi la “piaga” delle telefonate promozionali fastidiose ricevute ogni anno dai consumatori.
L’ esplosione nel 2025 dei numeri chiamanti dall’ estero
L’ AGCOM, autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha introdotto l’anno scorso, una duplice tagliola contro questo dilagante fenomeno: lo scorso 19 agosto contro le chiamate con numeri fissi italiani falsificati ed il successivo 19 novembre su quelle fatte con numeri mobili italiani contraffatti. Secondo i dati diffusi dalla stessa Agcom a fine 2025, solo “fra il 19 e il 30 novembre 2025 sono state bloccate circa 49,3 milioni di chiamate illecite da numerazioni mobili italiane, pari al 56% del totale delle chiamate da rete mobile con numero italiano (circa 88,3 milioni)”. Bloccati di più di quattro milioni di contatti non richiesti al giorno. circa 10 milioni di chiamate bloccate provenienti dall’estero con numerazione di rete fissa falsamente italiana.
Nonostante il filtro anti-spoofing, le telefonate continuano a disturbare la pace quotidiana degli italiani, perché il fenomeno ha cambiato faccia. I call center che operano illegittimamente utilizzato i numeri di prefissi reali da Paesi Ue. Secondo gli ultimi dati, attualmente, oltre 23 milioni di contatti al giorno hanno un prefisso estero: ovvero, tre quarti di tutte le chiamate indesiderate., mentre il traffico con numerazione internazionale in precedenza, sfiorava appena il 20%. Telefonate ricevute con numerazioni estere, da Parigi, Londra, Bruxelles o Madrid che traggono in inganno ignari consumatori con un familiare, amici o contatti di lavoro in Europa. Al momento l’unica difesa è non rispondere a numeri internazionali e salvare i numeri conosciuti per riconoscerli.
Il telemarketing aggressivo: è lecito o no?
Nonostante diverse sanzioni, straripano persino dei comportamenti scorretti da parte degli operatori regolari, Il settore maggiormente interessato e colpito, per chiamate e reclami, è quello energetico anche per via della liberalizzazione in corso.
Basti pensare che le associazioni dei consumatori stimano da 300 mila a oltre un milione i contratti attivati ogni anno con scarsa trasparenza, consenso non chiaro, cambio operatore non intenzionale o prassi aggressive. E, nella maggioranza dei casi, nascono proprio da contatti telefonici non richiesti. Dai dati dell’ultimo anno disponibile, cinque milioni di italiani sono passati a un altro fornitore di luce e gas, indotti da operatori di call center pressanti, senza avere degli effettivi vantaggi, con pesanti aggravi di spese per le proprie utenze.
Il costo aggiuntivo sulla bolletta per un consumatore alle prese con un cambio o un’offerta non richiesti, infatti, comporta un danno economico di ulteriore spesa che oscilla in media fra 100 e 500 euro all’anno (il 20% in più rispetto le tariffe di mercato). Un danno economico per gli utenti domestici solo per l’energia da 2,1 miliardi di euro , che arriva fino a 3 miliardi se il conto viene esteso ad altri settori. Da qui, l’esigenza di un nuovo intervento.
Cosa cambia con l’imminente giro di vite
Dal prossimo 19 giugno, scatta il divieto di contatti diretti senza consenso dell’interessato. Praticamente, diventerà molto più improbabile ricevere telefonate commerciali non richieste (ma anche messaggi o mail)in quanto sarà consentito contattare qualcuno esclusivamente previo consenso esplicito e tracciabile (passando alla formula “opt-in”). Quindi se un cittadino non ha autorizzato prima il fornitore in modo chiaro (per esempio, con una richiesta tramite modulo online o chiamando il call center dell’azienda) per essere informato su offerte e promozioni, non può essere disturbato.
La vera rivoluzione a tutela dei consumatori, riguarda i cambi di gestore o i contratti attivati senza la reale intenzione dell’utente. Se conclusi telefonicamente in maniera fraudolenta non saranno più validi e quindi possono essere annullati. Questo non significa che non riceveremo più chiamate commerciali. Infatti quando navighiamo sul web o acquistiamo un servizio online o compiliamo un modulo, dobbiamo prestare sempre la massima attenzione ai consensi che rilasciamo sull’utilizzo del nostro numero telefonico. Gli utenti adesso avranno un mezzo per difendersi in più: saranno gli operatori a dover dimostrare il consenso fornito dai consumatori alle chiamate e ai messaggi e, di conseguenza, la validità del contratto siglato.
Il numero identificativo unico a tre cifre
La reale arma di difesa del nuovo scudo contro le chiamate moleste, è il numero unico a 3 cifre che sarà assegnato agli operatori di settore, imprese e call center legali , così da poter essere identificabili immediatamente . Alla fine dello scorso aprile, l’Agcom ha deliberato affinché, compatibilmente con la disponibilità di risorse, per i servizi di assistenza clienti possano essere assegnati numeri brevi a 3 cifre, così da rendere riconoscibile l’identificazione per chi riceve la telefonata. In pratica, come se arrivasse una chiamata dal “112” numero unico di emergenza.
Nel corso dell’esame della commissione Finanze del Senato il numero unico breve, ha rischiato di saltare, a causa dei lobbistio e dei parlamentari compiacenti “oliati”. Respinto il “blitz” di una modifica dell’ultimo minuto che avrebbe ridotto questa tutela, ed ora si attendono delucidazioni dalle autorità competenti, Agcom e Garante per la privacy. Le telefonate lecite potranno arrivare solo dal numero unico a tre cifre stabilito da Agcom in modo che i consumatori saranno in grado di riconoscere il numero al volo senza fare confusione. Chi usa altre numerazioni per le offerte commerciali dovrà disattivarle. Per questo motivo, il passaggio di chiarimento dell’Autorità è fondamentale anche ai fini delle eventuali sanzioni.
Chi dovrà adeguarsi alle nuove norme?
Le nuove misure inizialmente previste ed inserite nel “decreto energia” per contrastare il telemarketing aggressivo su luce e gas, sono state estese anche alle telecomunicazioni grazie al voto dei parlamentari della commissione Finanze del Senato che hanno a cuore i diritti ed interssi dei consumatori. Modifica questa, inserita a seguito di una un’interrogazione parlamentare di tre deputati (Misiani, Tajani e Nicita), che lamentava il rischio di distorsione sul divieto di chiamate senza consenso solo per la vendita di servizi di luce e gas.
Nel testo originario, infatti, se le telco non possono chiamare i clienti per fare offerte di energia, le aziende energetiche possono invece chiamare gli utenti per promuovere servizi di telecomunicazioni, come fibra e connessione Internet. Per evitare questa distorsione i è stato approvato un emendamento che amplia il divieto di chiamate commerciali senza consenso anche alle offerte di telefonia e internet, annullando la “furbata” iniziale inclusa nella prina versione del decreto. Va ricordato, inoltre, che le comunicazioni di altra natura continuano a muoversi nel quadro ordinario: dunque, con il consenso privacy e il Registro pubblico delle opposizioni. che resta operativo.
Il Registro pubblico delle opposizioni: fissi, mobili e posta
Attivato nel 2022, le iscrizioni di numeri telefonici al Rpo, oggi aperto a tutti i numeri telefonici nazionali, sia di rete fissa sia di cellulari, risultano ormai 32 milioni all’8 giugno 2026. Sono 92 mila, invece, gli indirizzi (Rpo postali) iscritti alla stessa data per opporsi a volantini e pubblicità cartacea: un’opzione possibile solo se l’indirizzo di posta tradizionale compare negli elenchi telefonici pubblici in associazione al numero di telefono.
Lo strumento è gratuito e rapido da azionare (un solo giorno lavorativo). Basta andare sul sito del Registro (https://registrodelleopposizioni.it/cittadino/) e compilare un modulo (in alternativa, inviare una mail o chiamare il numero verde dedicato). Si possono iscrivere tutti i numeri fissi e mobili di cui si è intestatari, fino a un massimo di cinque per ogni iscrizione (anche se non iscritti agli elenchi telefonici pubblici per la rete fissa).
Tre le tutele attivate dall’iscrizione. Innanzitutto, consente di opporsi al telemarketing ovvero a qualsiasi contatto indesiderato per fini pubblicitari, vendita diretta, ricerche di mercato e comunicazioni commerciali. In secondo luogo, l’iscrizione annulla anche tutti i consensi al telemarketing rilasciati in precedenza, eccetto quelli dei soggetti con cui l’utente ha contratti sottoscritti attivi (gestori di utenze di luce, gas, acqua, telefonia ecc) e quelli autorizzati volontariamente dopo. Infine, fa scattare il divieto di comunicazione, trasferimento e diffusione dei dati a terzi da parte da parte del titolare del trattamento.
L’opposizione si attiva anche verso le chiamate registrate o in caso di campagne promozionali affidate a committenti con sede fuori dall’Italia (cioè, call center esteri legittimi) ma non verso sms.





