LE CHAT DEL FIGLIO DI BEPPE GRILLO DOPO LA NOTTE DEL PRESUNTO STUPRO IN SARDEGNA

LE CHAT DEL FIGLIO DI BEPPE GRILLO DOPO LA NOTTE DEL PRESUNTO STUPRO IN SARDEGNA

I giovani e i messaggi agli amici su WhatsApp: “3 vs 1, queste occasioni non le perdo”. “Io alle 10 del mattino ero ubriaco marcio…”. “Chi era questa?”. “Ma che ne so…”. Un altro termine che compare puntualmente in ogni chat è «scittare» (cioè fumare o prendere in giro). Era una delle regole del gruppo Instagram (ora chiuso) di cui facevano parte i quattro amici genovesi. Il profilo si chiamava Official Mostri. «Mi mancate fratelli scittatori» si scrivono l’un l’altro i ragazzi. È questa forse la sola ed unica frase sentimentale di mille conversazioni. Tutto il resto è soltanto un pavoneggiarsi, un descrivere dettagli irripetibili, un intercalare di parolacce e bestemmie. Per le ragazze nemmeno una parola gentile.

di REDAZIONE CRONACHE

È il CORRIERE DELLA SERA a rivelare cosa è realmente accaduto quella notte a casa Grillo, grazie ad alcune chat agli atti dell’indagine della Procura della repubblica di Tempio di Pausania. Era il 17 luglio del 2019, ore 14.15, quando i ragazzi che oggi sono accusati della violenza di gruppo avvenuta a casa di Beppe Grillo , ospiti del figlio Ciro, hanno appena accompagnato ad Arzachena le due ragazze vittime degli abusi, Silvia e Roberta . 

Ciro e Beppe Grillo

Le lasciano lì ad aspettare un taxi e tornano a Cala di Volpe, nella casa dove Roberta dormiva mentre in tre scattavano fotografie oscene accanto a lei, quella stessa casa dove Silvia racconta di essere stata stuprata da tutti e quattro (Ciro il figlio di Beppe Grillo, ed e i suoi amici Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria). Queste le chat di Whatsapp più imbarazzanti.

Il tempo di rimanere soli in macchina e i ragazzi cominciano a raccontare agli amici lontani della loro notte brava. Capitta è il più attivo di tutti con chat, fotografie, video presenti sul suo smartphone che è stato finora una miniera di informazioni per la Procura di Tempio Pausania che indaga sulla notte della presunta violenza sessuale.

Alle 14.15 di quel 17 luglio è proprio Capitta ,registrato in un gruppo di WhatsApp come “Capi“) che chatta con un amico.
No, non puoi capire“, scrive Capitta .
«Cosa?» chiede l’altro.
“No… 3 vs 1 stanotte, lascia stare” prosegue Capitta
«Spiega meglio» insiste l’amico.
“No, no, sì, poi ti farò vedere” continua Capitta
«Ma con una tipa?».
“Ma no, guarda… ero ubriaco marcio. Frate te lo giuro”.
«Ma chi eravate? Te, Corsi e Ciro?».
La risposta di Capitta è una conferma : «3 vs 1 , ovvio. Ma io veramente alle dieci del mattino ero ubriaco marcio …bevuto beverone alle nove».
«Chi era questa?».
“Ma che ne so… Poi vi racconterò, ora non si può ancora”. dice Capitta
«Mi fai morire» commenta l’amico.
Comunque — aggiunge Capi — c’era il cameramen. Sai che non me le faccio scappare ’ste occasioni. 4 video facili… Poi vi farò vedere tutto. Se vuoi ti chiamo e ti racconto un po’“.
«Ti chiamo io dopo» propone l’amico.
E Capitta gli risponde : «Se sono ancora vivo. Ora sono morto. Siamo andati al Billionaire, tutti 50 hanno messo».
«Sei un idolo» gli risponde l’altro.

Le chat di Whatsapp

Seguono particolari che inducono l’amico a scrivere: «Poveraccia».
E Capitta: «All’inizio non sembrava che volesse».
E’ stato proprio leggendo questa conversazione che gli inquirenti hanno appreso ed accertato che i ragazzi partecipi dei video girati durante quello che i ragazzi chiamano «sesso consenziente» erano quattro, non solo uno. Una notte che la ragazza definisce invece «violenza sessuale».
Alla domanda «Ma chi eravate? Te, Corsi e Ciro?» Capitta risponde volutamente in modo generico. Dovrebbe escludere “Corsi“, cioè Corsiglia, perché dormiva dopo aver avuto un «normale rapporto sessuale con Silvia», come lui racconta a verbale (mentre invece la ragazza afferma che l’ha violentata per primo). Ma chattando e vantando le prodezze del gruppo Capitta invece lo coinvolge (nel suo «3 vs 1») perché vuole proteggere «Vitto», cioè Vittorio Lauria, che è l’unico del gruppo dei quattro che è fidanzato e quindi come i suoi amici hanno deciso la sua ragazza non deve sospettare di niente.

Altra conversazione sempre via WhatsApp. «Capi» parla con un altro amico.
«Broc, abbiamo fatto un casino stanotte».
«Cioè?». «3 vs 1».
«Puede chiamarti? Non credo a quello che leggo. Aspetto maggiori dettagli prima di commentare. Era bella almeno?».
«Media». commenta Capitta.

Il 31 luglio risulta una chat fra Ciro Grillo e Capitta.
«Oh, mi mandi quei video? Quelli»
chiede Ciro.
«Ahaha. Perché li vuoi? Non li mando a nessuno , dai».
«Li voglio far vedere a (cita due nomi, ndr) e agli altri. Vabbé come vuoi».

Il gruppo Instagram

Il 2 agosto 2019 viene reperita sullo smartphone di Capitta un’altra conversazione questa volta con Ciro Grillo.
«Ho invitato delle tipe a casa” annuncia Ciro Grillo.
E l’altro: «Ci parte il 3 vs 1? Impazzisco».
E poi l’organizzazione di quella serata e delle successive, nella speranza — si intuisce — che si possa ripetere la notte brava a Cala di Volpe.
L’espressione «3 vs 1» Capitta la utilizza con tutti. Ne va fiero.
Il 19 luglio, cioè due giorni dopo la presunta violenza, scrive al solito amico lontano per dirgli «3 vs 1, ciao ciao».
«Tu, corsi e…» chiede l’altro.
E Capitta, ancora una volta mente per tutelare «Vitto» che è fidanzato, scrive: «Perché sicuro corsi? ahahah. Comunque, sì: io, corsi e Ciro. Vitto si è chiamato fuori, vabbé giusto».

Nell’interrogatorio di Ciro Grillo si legge: “La mattina del 17 luglio 2019 eravamo nel patio io, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta assieme a Silvia… Lei ha bevuto qualche sorso di vodka, da sola e senza che nessuno di noi la costringesse. Dopo la vodka ricordo che abbiamo parlato in modo scherzoso del rapporto sessuale che lei aveva appena avuto con Francesco Corsiglia e parlando lei ci ha lasciato intendere che era meglio una cosa con tre piuttosto che con uno solo”. ed aggiunge “Siamo andati tutti di là” e fornisce i dettagli di quel che i 4 rampolli della Genova “bene”… descrivono come “rapporto consensuale”.

Secondo la versione della ragazza, ricorda il Corriere, “il rapporto sessuale con Francesco Corsigliasarebbe stato uno stupro e l’assunzione di vodka (che viene descritta da Silvia come sostanziosa e non come “pochi sorsi” riferiti dalla difesa) non spontanea ma forzata. Poi, scrive ancora il quotidiano, la giovane ha riferito che i ragazzi “la costringevano e comunque la inducevano a compiere e subire ripetuti atti sessuali con ciascuno di loro”.

Un altro termine che compare puntualmente in ogni chat è «scittare» (cioè fumare o prendere in giro). Era una delle regole del gruppo Instagram (ora chiuso) di cui facevano parte i quattro amici genovesi. Il profilo si chiamava Official Mostri. «Mi mancate fratelli scittatori» si scrivono l’un l’altro i ragazzi. È questa forse la sola ed unica frase sentimentale di mille conversazioni. Tutto il resto è soltanto un pavoneggiarsi, un descrivere dettagli irripetibili, un intercalare di parolacce e bestemmie. Per le ragazze nemmeno una parola gentile.

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