La sindaca di Roma, Virginia Raggi è stata assolta: “il fatto non costituisce reato”

La sindaca di Roma, Virginia Raggi è stata assolta: “il fatto non costituisce reato”

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha accolto la sentenza di assoluzione, ed è scoppiata in un pianto liberatorio , abbracciando i suoi avvocati tra gli applausi

ROMA –  “Il fatto c’è, ma non costituisce reato” in base all’articolo 530 comma 1 del codice di procedura penale, così ha detto il giudice Roberto Ranazzi durante la lettura della sentenza, al termine di una camera di consiglio durata meno di 40 minuti.

 “Questa sentenza spazza via due anni di fango. Andiamo avanti a testa alta per Roma, la mia amata città, e per tutti i cittadini», ha commentato lei in lacrime abbracciando i suoi avvocati. Ha stretto poi la mano al giudice Roberto Ranazzi ed ai pm Paolo IeloFrancesco dall’Olio, presente alla lettura della sentenza.

In questo momento ho mille pensieri ed idee che vorrei condividere. – scrive sui social la RaggiUmanamente è stata una prova durissima ma non ho mai mollato. Credo in quel che faccio; credo nel lavoro, nell’impegno costante, nel progetto che nel 2016 mi ha portato alla guida della città che amo follemente. Un progetto che finalmente può andare avanti con maggiore determinazione”

“Vorrei liberarmi in un solo momento del fango che hanno prodotto per screditarmi, delle accuse ingiuriose, dei sorrisetti falsi che mi hanno rivolto, delle allusioni, delle volgarità, degli attacchi personali che hanno colpito anche la mia famiglia. Vorrei, soprattutto, che questo fosse un riscatto per tutti i romani, di qualsiasi appartenenza politica, perché il loro sindaco ce la sta mettendo tutta per far risorgere la nostra città.” ha proseguito la Raggi.

“Non provo rancore nei confronti di nessuno. Mi auguro che quanto accaduto a me possa divenire una occasione per riflettere: il dibattito politico non deve trasformarsi in odio. Adesso vorrei che i cittadini, tutti, collaborassero alla rinascita di Roma. Rimbocchiamoci le maniche: da domani si torna al lavoro. Ancora più forti. P.S.  Ringrazio i miei avvocati Pier Francesco Bruno, Emiliano Fasulo e Alessandro Mancori, i giudici e la procura per il lavoro svolto” proseguito la Raggi nel suo commento sui social.

 

 

La sindaca di Roma Virginia Raggi era arrivata questa mattina alle 12, in Aula al Tribunale di Roma,  dove si è svolta l’ultima udienza del processo che la vede accusata di falso  nel processo sulla nomina di Renato Marra con l’accusa di “falso“. La Raggi, in trench beige, è arrivata assieme al marito Andrea Severini che l’accompagna in Tribunale per  la prima volta da quando è cominciato il processo. In Aula, oltre a tanti giornalisti, presenti anche alcuni consiglieri M5S.

Il  pubblico ministero Francesco Dall’Olio che insieme al procuratore aggiunto Paolo Ielo, rappresenta la pubblica accusa, ieri aveva così aperto  la sua requisitoria al processo Raggi .  “A nostro avviso è pacifico che si tratti di falso ideologico in atto pubblico“. Il magistrato aveva ripercorso il ruolo di Raffaele Marra che, secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo nella nomina di suo fratello Renato a capo dell’ufficio Turismo. “In questa realtà Marra ci mette la manina, anzi no, la manona“. Il falso che avrebbe commesso la sindaca era contenuto in una sua nota all’anticorruzione capitolina in cui si assunse la piena paternità di quella nomina, escludendo qualsiasi ruolo del capo del personale. “Marra ci ha messo la manina, ma la sindaca lo sapeva“, ha detto Dall’Olio.

“Troppi pesi su questo processo – ha detto nella requisitoria finale il procuratore aggiunto Paolo Ielo , a lato nella foto – È giusto fare un processo come se questi pesi non esistessero. E il senso del lavoro del magistrato e del processo: la legge deve essere uguale per tutti. Movente duplice: da un lato la protezione di Marra, che è un uomo di macchina fondamentale per la gestione del comune. Marra è la chiave che mette in moto il motore. Ma c’è un altro elemento: il codice etico del M5S. All’articolo 9 del codice all’epoca vigente si dispone che l’iscrizione mette il sindaco nelle condizioni di dimettersi. La richiesta di Anac è stata fatta per sapere se è stato rispettato l’obbligo di astensione da parte di Raffaele Marra, il rischio era un procedimento penale per il capo del personale. E la possibilità che lei venisse iscritta a modello 21 per concorso era molto alta. Era essenziale proteggere Marra anche per proteggere se stessi dal rischio di dimettersi “.

Raffaele Marra e Virginia Raggi

Nel corso della requisitoria i pm si sono soffermati a lungo parlando del ruolo di Marra. “Non era come gli altri 25 mila dipendenti comunali” e “andava protetto perché era ‘uomo-macchinà e fondamentale per la nuova amministrazione perché a conoscenza di tutte le difficoltà“, ha sostenuto l’accusa. In poche parole “senza di lui non si poteva andare avanti“. Per quanto riguarda la Raggi, invece, “ci sono elementi chiari, univoci e concordanti per sostenere che fosse assolutamente consapevole del ruolo in concreto svolto da Marra nella nomina del fratello: non era un ruolo compilativo o di chi ha meramente eseguito in modo pedissequo quanto deciso dalla sindaca“.

L’avvocato Pierfrancesco Bruno, legale del sindaco Virginia Raggi, con i colleghi Emiliano Fasullo e Alessandro Mancori, ha iniziato la sua arringa difensiva riallacciandosi alla requisitoria dei pm Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio, che ieri hanno chiesto una condanna a 10 mesi di reclusione per il primo cittadino “Quali sarebbero i pesi che incidono su questo processo? La diffusione mediatica? Le conseguenze sulla sindaca? Non occorreva prospettare al giudice questo dato. Perché la difesa non ha mai fatto scudo di questo”.

“Si dice che la sindaca avrebbe mentito all’Anticorruzione del Comune per cercare di proteggere Raffaele Marra e se stessa da un’ipotesi di abuso di ufficio“, ha continuato il legale della Raggi con riferimento all’accusa che la Procura contesta all’ex capo del Personale in Campidoglio. “Marra ometteva di astenersi per la nomina del proprio fratello, così procurando intenzionalmente al medesimo un ingiusto vantaggio patrimoniale”. “L’ipotesi di abuso è basata sul non aver rispettato il criterio della comparazione dei curricula per assegnare il posto di capo del dipartimento Turismo; ma quello – fa notare l’avvocato Brunonon era un interpello comparativo, bensì esplorativo”.

Nel caso in cui il verdetto di oggi per Virginia Raggi dovesse essere la condanna in primo grado, i Cinque Stelle manterranno la linea dura: dimissioni subito e, in caso di “resistenza” del sindaco, verrò decretata la sua espulsione immediata.  Da eliminare l’ipotesi circolata di una corsa in solitaria della Raggi. Molto difficile che possa mantenere una maggioranza in Consiglio, così come in Giunta, dove la maggior parte degli assessori “superstiti” ai rimpasti record, è stata indicata direttamente da Milano, cioè dalla Casaleggio.

Il vicepremier Luigi Di Maio partecipando a “Accordi&Disaccordi“, lo spazio di informazione e approfondimento sull’attualità del canale Nove di Discovery Italia. ha escluso modifiche al codice etico del M5s in relazione al processo:  “Si è sempre applicato nel M5s. Ho sentito anche di quello che si dice in questo momento, che si sta provando a modificare il codice, ma non c’è nessuna volontà di fare alcuna cosa del genere. E’ una questione di coerenza“. Anche Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede  parla di un codice etico M5schiarissimo“,  mentre oggi  all’improvviso il blog delle Stelle offre un’altra interpretazione sull’obbligatorietà delle dimissioni in caso di una sentenza sfavorevole: “In caso di condanna nessun automatismo“.

Il post del marito di Virginia. Andrea Severini, il marito “ritrovato” della sindaca di Roma ieri ha scritto su Facebook: “La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici. CORAGGIO” .  Severini aveva postato sul suo profilo una foto dall’alto, nella quale si vedevano alcuni giornalisti in attesa sotto la casa della coppia, a Borgata Ottavia, e li aveva insultati definendoli: “Avvoltoi con sembianze umane” ignorando che stavano facendo solo il proprio lavoro. Poco dopo il post è stato rimosso.

La sentenza è uscita nel pomeriggio di oggi  alle 15:20: “il fatto c’è ma non costituisce reato”.  La Procura aveva chiesto una condanna a 10 mesi di reclusione. Ha prevalso quindi la linea difensiva di legali del primo cittadino. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha accolto la sentenza di assoluzione, ed è scoppiata in un pianto liberatorio , abbracciando i suoi avvocati tra gli applausi. La Procura di Roma si è riservata di proporre ricorso in appello contro l’assoluzione, soltanto dopo la lettura delle motivazioni non ancora rese note.

 

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