La “fake” news sulla sorella della Boldrini : “Sciacalli, si chiamava Lucia ed è morta da anni”

La “fake” news sulla sorella della Boldrini : “Sciacalli, si chiamava Lucia ed è morta da anni”

Accusata di gestire cooperative la “sorella della Boldrin” In realtà faceva la restauratrice. Ed è morta anni fa. Sarebbe il caso di prendere l’esempio del Governo Tedesco, ma il nostro guardasigilli pensa solo appe primarie del Pd….

“Lo voglio dire a ridosso delle feste di Pasqua, proprio nel momento in cui molti si riuniscono in famiglia e con le persone care. La mia unica sorella, morta anni fa per malattia, non si è mai occupata di migranti. Restaurava e dipingeva affreschi. Peraltro, non si chiamava nemmeno Luciana, ma Lucia”  così scrive e denuncia sul suo profilo Facebook  la presidente della Camera, Laura Boldrini che torna così ad accendere i riflettori contro le “fake news” (cioè le notizie false)  e le «bufale» del web.

Questa volta, su internet, denuncia la Boldrini gira una “notizia” che – come pubblicato sul suo profilo – mette all’indice sua sorella accusata di gestire “340 cooperative che si occupano di assistenza agli immigrati” e delle quali “nessuno ne parla ovviamente“.

La Boldrini, allora, attaccatutti quelli che hanno condiviso sulle loro bacheche  – sottolinea nel post –  e sui loro profili queste e altre menzogne su di lei. E soprattutto a chi ha creato queste false notizie, personaggi senza scrupoli, sciacalli che non si fermano nemmeno davanti ai morti“.

Il presidente della Camera Boldrini aveva già preso un’iniziativa del genere lo scorso 25 novembre, quando aveva reso pubblici i nomi di chi la offende in rete. Tra le persone smascherate una, bracciante agricola delle Marche, la quale inizialmente aveva chiesto scusa alla presidente, salvo poi rifiutare il suo invito a incontrarsi alla Camera per conoscersi di persona. In quell’occasione Non erano mancate le critiche a Boldrini, accusata dai soliti “garantisti della diffamazione” di aver a sua volta esposto alla gogna dei social persone deboli e inconsapevoli.

Lo scorso novembre Boldrini ha scritto al creatore di Facebook, Mark Zuckerberg, affinchè istituisse un ufficio in Italia (attualmente sono in Irlanda) in grado di rispondere con prontezza a chi chiede di bloccare contenuti offensivi. Nel 2014 ha istituito la “Commissione di studio per l’elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi a Internet” che ha prodotto la Carta dei diritti e dei doveri in Internet, presentata nel luglio del 2015 e oggetto di una mozione approvata in Aula nel novembre dello stesso anno. Emanazione di questo lavoro è poi  la “Commissione Internet della Camera nelle scuole” per portare i principi della Carta tra gli studenti.

Per il prossimo 21 aprile, infine, nell’ambito della campagna #BastaBufale, la Camera dei deputati ospiterà quattro tavoli di lavoro per approfondire il tema delle notizie false. Basterà ? Ne dubitiamo fortemente.

In Germania invece sono molto più risoluti ed efficaci con la nuova proposta di legge contro le fake news e la diffusione dell’odio sui social network presentata alcune settimane fa  dal ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas, che prevede fino a 50 milioni di euro di multa, nomina di un rappresentante nazionale contro cui avviare procedure di sanzione e maggiore prontezza nella rimozione dei contenuti illegali. “Non abbiamo intenzione di creare una commissione per la verità in una società dove si applica la libertà d’espressione”, ha puntualizzato il Guardasigilli tedesco  Maas nel tentativo di respingere preventivamente l’accusa di censura.”Poiché le regole che proponiamo sono dirette a contrastare la diffusione di contenuti criminali, sono anche un mezzo per fermare le fake news di tale natura. Le fake news devono essere punibili, per fare un esempio, se si configurano come espressioni del reato di diffamazione“.

Cosa prevede la nuova legge tedesca. La proposta prevede che i social network attivino una procedura per la segnalazione dei contenuti illegali che sia “prontamente identificabile, accessibile e sempre disponibile”. Impone inoltre una stretta sui tempi di verifica, che devono avvenire il più rapidamente possibile. Le piattaforme dovranno inoltre cancellare post, immagini e video che violano la legge in maniera palese entro 24 ore, informando sempre in maniera trasparente gli autori delle segnalazioni. Previsto anche l’obbligo di redigere una relazione pubblica trimestrale che riporti il numero di richieste ricevute, i metodi utilizzati per trattare le segnalazioni e una valutazione sulla professionalità dei team impegnati nella moderazione dei contenuti.

nella foto il nuovo Governo della Germania

Le sanzioni . Le multe introdotte dalla proposta di legge tedesca si applicano nel caso un social network non implementi strutture adeguate per moderazione oppure se i contenuti illegali non vengono cancellati entro i tempi prescritti. Potrà essere causa di sanzione persino il ritardo nella pubblicazione dei report trimestrali . Il legale rappresentante dell’azienda in Germania potrà essere multato fino a 5 milioni di Euro, mentre la cifra più importante e pesante – cioè 50 milioni di euro – è la massima pena amministrativa che i Tribunali federali potranno comminare all’azienda. Non sono previste invece sanzioni di natura penale.

I social network Facebook e Twitter sotto pressione.  Il polso di acciao del guardasigilli del Govero tedesco si affianca alla proposta di legge presentata dal il ministero della Giustizia che ha reso noti anche i risultati di uno studio condotto ad inizio 2017 da Jugendschutz, una organizzazione no-profit che si occupa di tutela dei minori. Dai numeri è emerso che Facebook, nonostante le solite assicurazioni grandi promesse inutili (le prime furono a dicembre 2015), non ha mai migliorato le proprie procedure per l’identificazione e la rimozione dei contenuti illegali.

L’associazione no-profit tedesca ha usato l’account di un comune utente per inviare 540 segnalazioni. Ebbene Facebook ha agito soltanto nel 39% dei casi,  cioè il -7% rispetto ad un analogo test condotto nel 2016. Twitter è riuscita a fare persino di peggio, rimuovendo i contenuti illegali solo nel 1% dei casi, esattamente come accaduto l’ anno prima. Molto più efficienti a Mountain View, dove gli amministratori di YouTube, ha risposto in maniera rapida sul 90% delle segnalazioni (+80% rispetto al test precedente), al punto tale da convincere il ministro Maas a citare esplicitamente Google come esempio virtuoso e a formulare una proposta di legge scritta su misura per regolamentare i social network.

Il principale problema è che i network non prendono abbastanza sul serio le segnalazioni dei propri utenti”, ha commentato Maas. “Google ha dimostrato con YouTube è possibile migliorare. Pertanto ci è chiaro che dobbiamo aumentare la pressione sui social network. Ci servono regole per obbligare in maniera più decisa le aziende a rimuovere i contenuti illegali”.

Resta da chiedersi cosa aspettino in Italia i nostri Governanti ed il nostro Parlamento a seguire il buon esempio tedesco.

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