Il design con cui sono stati costruiti Instagram e Facebook, i due principali social media dell’ecosistema Meta – nonché due fra i network più utilizzati al mondo – sono stati studiati e progettati appositamente per creare dipendenza. Like, scroll infinito, video che partono in automatico, contenuto sempre nuovo e sempre pronto ad attirare l’attenzione dell’utente perché fortemente personalizzato sulle sue attività. É quanto sostiene la Commissione europea, nelle conclusioni preliminari di un’indagine aperta nel 2024. L’obiettivo era quello di capire se la società di Zuckerberg stesse violando il Digital Services Act, regolamentazione volta a creare un sistema di servizi digitali sicuro nel continente europeo.
La risposta, per quanto riguarda Instagram e Facebook, sembra essere negativa. Se confermata, Meta potrebbe andare incontro a una sanzione pari al 6 per cento del suo fatturato globale: una cifra che può superare i 10 miliardi di dollari. Secondo la Commissione Europea, “le attuali misure di mitigazione adottate da Meta non sono riuscite ad affrontare efficacemente i rischi derivanti dal design delle sue piattaforme, che favoriscono la dipendenza”. Nuova funzionalità come la gestione del tempo passato sui due social media o le pagine di informazione e sensibilizzazione sulla salute mentale non sono assolutamente sufficienti perché si possono facilmente disattivare o ignorare. In particolare ci si concentra sul pubblico più attivo ma anche più vulnerabile: i minori.

Neanche i sistemi di controllo parentale sembrano essere efficaci così come i sistemi di verifica dell’età per identificare chi ha meno di 13 anni e – illegalmente – utilizza i social. “In questa fase dell’indagine – continua la Commissione Ue – si ritiene che Meta debba apportare modifiche al design sia di Instagram che di Facebook. Ad esempio, disattivando di default le principali funzionalità che favoriscono la dipendenza, quali la “riproduzione automatica” e lo “scorrimento infinito”, introducendo efficaci “pause dal tempo trascorso davanti allo schermo” e adattando il proprio sistema di raccomandazione per renderlo meno orientato al coinvolgimento“.
“Non concordiamo con questi risultati preliminari – replica un portavoce di Meta – che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti. Da quando è stata avviata questa indagine, abbiamo lanciato gli account per teenager, che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo, consentendo loro di bloccare l’accesso a Instagram di notte e di limitare il tempo di utilizzo giornaliero a soli 15 minuti. Condividiamo l’impegno della Commissione europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive, e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo“.
Come detto, queste sono conclusioni preliminari che, viene chiarito, “non pregiudicano l’esito finale dell’indagine”. Ritroviamo però in questo documento gli stessi timori e le stesse accuse che hanno portato a imbastire un maxi processo in California che vede coinvolti migliaia di querelanti privati, centinaia di famiglie e di distretti scolastici. Lo scopo della colossale azione legale è proprio quello di dimostrare come non solo i social di Meta, ma anche YouTube di Google, TikTok di ByteDance e SnapChat di Snap siano una componente importante dei disagi psicologici che affliggono molti bambini e ragazzi. Il motivo è sempre lo stesso: sono stati costruiti per creare dipendenza.





