L’inchiesta condotta dai pubblici ministeri Marzia Castiglia e Francesco Sansobrino della procura di Taranto sulla ipotizzata gestione illecita degli appalti presso il Comune di Martina Franca, coinvolge Salvatore Toma, attuale presidente di Confindustria Taranto, considerato “vicino” e sostenuto dall’ex presidente Vincenzo Cesareo e dal “re della spazzatura” pugliese, il massafrese Antonio Albanese. Al presidente degli imprenditori di Taranto e Provincia la procura jonica ha notificato un avviso di proroga delle indagini con l’ipotesi di reato di “traffico di influenze illecite”.

L’ impianto accusatorio degli inquirenti non riguarda esclusivamente le gare d’appalto del Comune di Martina Franca (comune di residenza ed attività economica di Toma) , ma un intervento per sbloccare l’iscrizione di una ditta nel registro delle imprese della Camera di Commercio. Secondo gli accertamenti e le indagini dei Carabinieri, l’imprenditore Emil Costin Ragulea avrebbe avuto difficoltà a registrare la propria attività nella sezione Artigianato a causa della mancanza di requisiti professionali specifici, come l’attestato da manutentore del verde.

Per sopperire a questo impedimento burocratico previsto dalla Legge, che è necessario per ottenere affidamenti pubblici (tra cui uno da 36mila euro proprio dal Comune di Martina Franca), Ragulea si sarebbe rivolto all’avvocato Fernando Rinaldi e a sua moglie Romina De Matteis. La coppia avrebbe assicurato il buon esito dell’operazione vantando la possibilità di contare sul supporto di Toma, che infatti oltre alla guida di Confindustria Taranto siede nella giunta della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto presieduta da Vincenzo Cesareo.

Secondo gli atti dell’inchiesta emerge che a seguito della sollecitazione di Rinaldi, Toma avrebbe sollecitato sulla vicenda una dirigente dell’ente camerale e quindi la pratica sarebbe stata riaperta: le pressioni del presidente di Confindustria, avrebbero così consentito di raggiungere l’obiettivo desiderato. La ditta di Ragulea, infatti, pur non avendone i requisiti venne iscritta nel registro delle imprese e l’imprenditore ha potuto così aggiudicarsi affidamento del servizio di manutenzione degli alberi del valore di 38mila euro.

A quel punto però, è emerso che la coppia Rinaldi-Demattei aveva escogitato un sistema per battere cassa facendo credere a Ragulea che Toma aveva chiesto soldi: l’avvocato martinese, inconsapevole di essere intercettato, raccontava di voler rinominare sulla propria rubrica dello telefonino il numero telefonico di sua moglie Romina De Matteis registrandola come “Confindustria ST” facendosi inviare un messaggio con la richiesta di denaro così fingendo che proveniva da Salvatore Toma. Secondo gli inquirenti la somma di 1500 euro versata dall’imprenditore Ragulea in realtà l’avrebbe intascata soltanto l’avvocato e sua moglie: nulla risulta essere stato versato a Toma (che infatti è indagato a piede libero) e tantomeno ai poco diligenti dipendenti della Camera di Commercio i quali al momento non risultano iscritti nel registro degli indagati.
Le indagini delegate dalla Procura ai Carabinieri hanno appurato che l’affidamento della gara a Ragulea sarebbe avvenuto a seguito del versamento di una misera tangente da 2mila euro al funzionario comunale di Martina Franca Antonio Raguso che avrebbe “manovrato” anche altri due affidamenti sempre legati al verde pubblico di Martina Franca, affidati a Cosimo Caliandro ed a Giuseppe Fornaio. Per questi motivi i pm Castiglia e Sansobrino hanno richiesto la misura cautelare in carcere per Raguso e gli arresti domiciliari per i tre imprenditori (Caliandro, Fornaro e Ragulea) e per l’avvocato Rinaldi e sua moglie De Matteis, richieste al vaglio dal gip Alessandra Romano che ha fissato per il prossimo 12 maggio gli interrogatori preventivi previsti dalla riforma del Codice Penale .





