L’inchiesta arbitri continua a scuotere la Serie A. Oggi, sabato 9 maggio, la Procura di Milano, che sta curando le indagini per presunte designazioni combinate con arbitri “non graditi all’Inter”, ha annunciato che nuovi testimoni verranno ascoltati la prossima settimana dal pubblico ministero Maurizio Ascione. Ieri intanto è stata una giornata intensa al quarto piano del Palazzo di giustizia che ha ascoltato come testimoni il club referee manager dell’Inter Giorgio Schenone, il neodesignatore della Serie A e B Dino Tommasi e l’ex numero uno dell’Aia, Antonio Zappi. L’ex presidente dell’associazione arbitrale, recentemente squalificato per tredici mesi, avrebbe fornito chiarimenti sulle procedure adottate nelle revisioni video delle partite. Gli inquirenti sospettano che in alcune circostanze siano state effettuate “bussate”, cioè interventi mirati per modificare o confermare decisioni già prese sul campo. Le testimonianze raccolte serviranno a capire se tali episodi rientrassero nella normale attività tecnica oppure rappresentassero condotte irregolari. Questo filone potrebbe diventare decisivo per definire eventuali responsabilità disciplinari e penali.

Le accuse e gli indagati
Il designatore di Serie A e B Rocchi (così come Gervasoni) è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva (per alcuni episodi della stagione 2024/25) e gli è stato notificato un avviso di garanzia. Cos’è successo? L’accusa è di aver fatto pressioni su alcuni arbitri e aver scelto direttori di gara “graditi all’Inter”. I fatti al centro dell’indagine si rifanno alla passata stagione: al centro ci sono alcune partite di Serie A (Udinese-Parma e Bologna-Inter), la semifinale di Coppa Italia di ritorno Inter-Milan e Salernitana-Modena di Serie B. Gli investigatori vogliono vederci chiaro anche su Inter-Verona del 2023-24: in particolare per l’episodio della gomitata di Bastoni a Duda.

Le conversazioni tra Rocchi e Ponziani
Le indagini sono ripartite dalle conversazioni tra Gianluca Rocchi e Riccardo Pinzani, ora club referee manager della Lazio, ma fino alla scorsa stagione coordinatore dei rapporti con le società per l’Aia, sentito mercoledì per tre ore come teste dal pm titolare dell’inchiesta, Maurizio Ascione. Domande, affermazioni, ma anche ‘pretese’ dei club sulla scelta dei fischietti sarebbe quanto emerso negli ultimi giorni.
Un’audizione in cui – a quanto si apprende – a Pinzani (non indagato) sarebbero state fatte domande sul contenuto di quelle intercettazioni, risalenti alla primavera 2025 e riguardanti partite di calcio dello stesso periodo. Se il ruolo di Pinzani per sua stessa natura lo portava a confrontarsi con le società di calcio, che attraverso i loro referee manager legittimamente possono esprimere critiche o al contrario gradimenti per le scelte dei fischietti, diverso era quello di Rocchi.
Proprio su eventuali rapporti diretti tra il designatore e le società e sull’influenza che le ‘pretese’ di queste ultime avrebbero avuto nella scelta degli arbitri si concentra uno dei filoni dell’inchiesta per frode arbitrale, che ha portato all’autosospensione oltre che di Rocchi del supervisore Var Andrea Gervasoni. L’altro filone riguarda proprio quanto accadeva all’Ibc di Lissone, con le presunte ‘bussate’ al vetro della sala del video assistant referee. Dopo Pinzani e Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio competizioni della Lega Serie A, nei prossimi giorni verranno programmate le audizioni di diversi testimoni. Tra le persone che verranno sentite c’è anche Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter.

Inchiesta arbitri, il ruolo di Butti
È durata circa tre ore anche l’audizione di Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio competizioni della Lega Serie A, sentito mercoledì pomeriggio nell’ufficio del pubblico ministero Ascione. Butti, dirigente dell’Inter dal 2002 al 2013, club per cui ha ricoperto diversi incarichi – dal capo ufficio stampa a team manager della prima squadra – dal 2019 è head of competitions and operations della Lega Serie A. È sua la competenza di definire i calendari del campionato e di tenere i rapporti con i club. Non indagato nell’inchiesta per frode sportiva, è stato sentito come persona informata sui fatti.

Inchiesta arbitri, cosa c’entrano l’Inter e Schenone?
Negli ultimi giorni, nell’ambito dell’inchiesta, ha fatto discutere soprattutto un’intercettazione (pubblicata dal Corriere della Sera) risalente al 2 aprile 2025 – giorno della semifinale di andata di Coppa Italia tra Inter e Milan – tra Rocchi e Gervasoni. Secondo la ricostruzione, sarebbe proprio Gervasoni la persona del mondo arbitrale con cui Rocchi avrebbe discusso dei direttori di gara “graditi” all’Inter per il finale della passata stagione.
La frase balzata alle attenzioni, più di altre, è quella in cui Rocchi, riferendosi a Daniele Doveri (arbitro che sarebbe “non gradito” ai nerazzurri) direbbe a Gervasoni: “Loro non lo vogliono più vedere”. Da qui l’ipotetica richiesta di scegliere Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile 2025, per non averlo in un’eventuale finale di Coppa Italia e nelle ultime giornate della Serie A 2024-25.
Il “loro” dell’intercettazione non ha consentito ancora alla procura di identificare con sufficiente attendibilità il riferimento interista: si può però intuire che dal ruolo, da 6 anni club referee manager dell’Inter, cioè dirigente addetto a interloquire con il referente della Commissione arbitri nazionale per i rapporti ufficiali con le società, al nome venuto fuori nella telefonata tra Rocchi e Gervasoni (Giorgio), gli inquirenti possano prendere in considerazione, come ragionamento, che si tratti di Giorgio Schenone.
L’audizione di Schenone, durata circa 3 ore, si è concentrata sull’incontro del 2 aprile 2025 allo stadio San Siro, cui partecipò l’allora designatore Gianluca Rocchi (autosospeso) indagato insieme a Andrea Gervasoni per frode sportiva in concorso. Anche le altre audizioni dei testimoni, a quanto si apprende, avrebbero fornito elementi utili alle indagini che potrebbero allargare l’indagine.
Il dirigente interista ha confermato l’esistenza di contatti frequenti con Gianluca Rocchi, spiegando però che si trattava di normali rapporti professionali costruiti nel tempo. Schenone ha escluso in maniera netta di aver mai tentato di influenzare le decisioni arbitrali: “Non ho mai fatto pressioni sulle scelte da fare”. Secondo La Repubblica, il pm Ascione avrebbe concentrato molte domande sui rapporti tra il club nerazzurro e l’allora designatore della Serie A. Gli investigatori vogliono capire se dietro alcuni colloqui vi fossero semplici confronti istituzionali oppure vere e proprie pressioni. Schenone, uscito dal Palazzo di Giustizia, ha ribadito di non aver avanzato richieste particolari sugli arbitri da assegnare alle gare dell’Inter.

Il presunto incontro di San Siro
La sera del 2 aprile 2025, mentre a San Siro andava in scena la semifinale d’andata di Coppa Italia tra Milan e Inter (finita in parità) si sarebbe svolto il presunto “vertice” che, a dire di chi indaga, coinvolgerebbe Rocchi e altri fischietti. Restano cinque gli indagati – oltre a Rocchi, il supervisore Var Andrea Gervasoni e gli assistenti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo; Daniele Paterna è accusato di falsa testimonianza – , così come cinque sono le partite su cui si concentra il fascicolo che prende forma nell’ottobre del 2024.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il designatore Rocchi avrebbe agito “in concorso con più persone” al Meazza per “combinare” o “schermare” la designazione dell’arbitro Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato di evitare all’Inter un direttore di gara ‘sgradito’, così da avere abbinamenti più favorevoli in gare di maggiore interesse, sia in Coppa Italia che in campionato. Il 5 aprile, pochi giorni l’incontro ‘sospetto’, Doveri viene designato per Parma-Inter in campionato, mentre per Bologna-Inter del 20 aprile la scelta cade su Andrea Colombo ritenuto ‘gradito‘ ai nerazzurri.
La Procura vuole inoltre verificare se Schenone agisse autonomamente oppure come tramite di richieste provenienti da livelli più alti dell’ Inter. Gli elementi raccolti finora vengono considerati ancora parziali e necessitano di ulteriori conferme investigative. Il lavoro degli investigatori punta a ricostruire con precisione l’intera rete di rapporti tra società e vertici arbitrali.
Gli inquirenti stanno analizzando intercettazioni telefoniche, documenti e altri elementi tecnici raccolti nel corso di mesi di attività investigativa. Particolare attenzione viene riservata ai contatti avvenuti nelle settimane decisive della passata stagione calcistica. La Procura di Milano intende verificare se vi sia stato un sistema organizzato capace di orientare designazioni arbitrali e valutazioni VAR. Le persone ascoltate finora hanno negato l’esistenza di pressioni o accordi illeciti, ma gli investigatori continuano a lavorare per verificare ogni dettaglio emerso dalle intercettazioni. L’inchiesta sta suscitando forte attenzione nel mondo del calcio italiano, soprattutto per il coinvolgimento di figure di primo piano dell’arbitraggio nazionale. I prossimi interrogatori potrebbero fornire nuovi elementi utili a comprendere la reale portata della vicenda.
L’obiettivo del pm Ascione è chiudere l’inchiesta (i cui atti restano secretati) prima del suo trasferimento – probabilmente nel mese di luglio – alla Procura europea. Va ricordato che, al momento, l’inchiesta sul sistema arbitrale vede cinque indagati. Va inoltre ricordato che il procuratore della Federcalcio Giuseppe Chinè ha richiesto gli atti alla Procura di Milano per un’eventuale riapertura dell’indagine sportiva.





