Ilva, il “ricatto” occupazionale di Arcelor Mittal al Governo

Ilva, il “ricatto” occupazionale di Arcelor Mittal  al Governo

Un operazione “folle” se non spregiudicata. qualora effettuata, sopratutto in considerazione che Arcelor Mittal è debitore nei confronti dello Stato italiano , ma anche ricordando che il gruppo franco indiano si era aggiudicato la gara impegnandosi ad investire circa 4 miliardi e mezzo di euro ed assumere gli ex 8.700 dipendenti di ILVA in A.S.

di REDAZIONE ECONOMICA

ArcelorMittal si era aggiudicata la gara per l’acquisto del gruppo Ilva a un prezzo di 1,8 miliardi di euro, che deve ancora pagare, soldi con i quali il Governo doveva coprire il miliardo erogato con i vari prestiti ai commissari straordinari ed oltre mezzo miliardo di debiti di Ilva a.s con le banche, pool creditizio guidato da Banca Intesa SanPaolo) garantito dallo Stato . Il gruppo franco indiano peraltro deve ancora pagare due quote trimestrali di canoni di affitto degli stabilimenti ed ha oltre 40 milioni di euro di fatture arretrate da pagare verso i fornitori mentre guarda caso arrivano nuovi fornitori tedeschi già operanti in Italia presso  le Acciaierie Thyssenkrupp di Terni (da cui proviene Lucia Morselli n.d.r.)

Il Governo Conte dopo aver manifestato la propria incapacità nel far rispettare i contratti, a causa della folle rimozione dello scudo penale voluta dal ministro Di Maio (all’epoca titolare del ministero dello Sviluppo Economico e di quello del Lavoro n.d.r.) di cui la Morselli risulterebbe essere stata consulente proprio del “Dossier ILVA” (incarico mai smentito) prima di essere nominata amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia, con il decreto agosto sono stati stanziati 470 milioni di euro , dote finanziaria messa a disposizione di Invitalia per entrare nel capitale di Ami, il braccio italiano costituito dal colosso mondiale dell’acciaio ArcelorMittal per gestire l’ex Ilva.

Un operazione “folle” se non spregiudicata. qualora effettuata, sopratutto in considerazione che Arcelor Mittal è debitore nei confronti dello Stato italiano , ma anche ricordando che il gruppo franco indiano si era aggiudicato la gara impegnandosi ad investire circa 4 miliardi e mezzo di euro ed assumere gli ex 8.700 dipendenti di ILVA in A.S.

Peraltro secondo i “furbetti” di Arcelor Mittal Italia la somma stanziata dal Governo Conte non sarebbe sufficiente e gli analisti che stanno esaminando la documentazione chiesta e ottenuta da Ami sono al lavoro per arrivare ad una valutazione degli “asset” entro un paio di settimane, per poter riprendere il negoziato a campagna elettorale per le Regionali conclusa.

Nel frattempo la lancetta dell’orologio scorre inesorabilmente ed entro due mesi, cioè a novembre, Arcelor Mittal Italia dovrà decidere se restare con lo Stato come “partner-socio azionista” e rilanciare gli stabilimenti di Taranto e Novi Ligure con un rinnovamento “green”, oppure restituire le chiavi degli stabilimenti siderurgici italiani e tornarsene in India pagando una penale di mezzo miliardo di euro, secondo quanto previsto da gli accordi dello scorso 4 marzo dinnanzi al Tribunale di Milano.. 

Il ministro Patuanelli, l’ AD ArcelorMittal Morselli ed il premier Conte

L’operato di Arcelor Mittal Italia al momento risulta deficitario a causa anche delle perdite mensili che sta accumulando (si parla di oltre tre milioni di perdite al giorno) con la gestione degli stabilimenti la cui produzione è stata ridotta ai minimi storici , fermandosi quest’anno intorno ai tre milioni di tonnellate. La Morselli accampa scuse chiamando in ballo gli effetti della pandemia , mentre invece secondo i sindacati a causa di una serie di evidenti errori di gestione, nonostante il ricorso ripetuto alla cassa integrazione Covid i cui costi ricadono a carico dello Stato, e dal prossimo 14 settembre decorrerà una nuova tornata per altre 9 settimane.

Sono tutti parametri che gli analisti finanziari stanno valutando per definire quanto vale Arcelor Mittal Italia, e quindi determinare il valore di una eventuale quota di maggioranza del 51%. Valutazione non facile. Legittimo chiedersi quale sia il valore di Ami considerato che il suo unico asset è il siderurgico di Taranto ex Ilva, stabilimento che tra l’altro è in locazione (non pagata !) e non è una proprietà del gruppo franco-indiano la cui produzione è stata sensibilmente ridotta da scelte aziendali sconsiderate, a partire dal piano industriale lacrime e sangue presentato dall’azienda a giugno, avvallato dalla ritirata di tutto il top management internazionale inviato a Taranto da Arcelor Mittal Italia e ritirato subito dopo, ed il folle licenziamento di dirigenti ex-ILVA non in allineati alle decisioni e comportanti arroganti dell’ “accoppiata” Morselli-Ferrucci (il direttore delle risorse umane n.d.r.)

Secondo le prime indiscrezioni circolanti i franco-indiani non si accontenterebbero dei 470 milioni stanziati dal Governo Italiano, dimenticando ( volutamente ?) che sono ben altre le risorse economiche disponibili per rilanciare l’ex Ilva. Infatti una volta definita la compagine societaria e di governance aziendale, sul tavolo ci sono disponibili i fondi europei del “Green new deal” e del “Recovery Fund”.

La tensione in fabbrica tra incidenti causati da una discutibile manutenzione degli impianti ed i tagli occupazionali annunciati nel frattempo cresce ed aumenta di giorno in giorno. I vertici sindacali nazionali continuano a pressare per la riconvocazione del tavolo al Mise, mentre a livello locale si accusa Arcelor Mittal Italia di non fare gli interventi di manutenzione agli impianti necessari.

Una cosa è certa: un Governo serio non accetterebbe mai un ricatto del genere, ed avrebbe utilizzato tutte le leve giudiziarie e fiscali a propria disposizione per ricordare al gruppo franco.indiano che i contratti si rispettano senza “se” e senza “ma”. E che non si può trattare ancora una volta gli italiani come accaduto nel caso dei due marò Girone e Latorre. Giusto per non dimenticare.



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