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19 Maggio 2022 21:06
19 Maggio 2022 21:06

Il processo ILVA “Ambiente Svenduto” riparte da Taranto

A seguito della recente decisione della Suprema Corte di Cassazione che ha confermato quale legittima sede processuale il Tribunale di Taranto,  rigettando l’istanza di rimessione presentata dagli illustri avvocati e professori difensori dai legali di quindici imputati  nel vano tentativo di far trasferire il processo a Potenza, è entrato oggi nel vivo il processo denominato “Ambiente Svenduto”  con lo svolgimento dell’udienza preliminare a carico dei vertici dell’ ILVA, di politici, amministratori e funzionari di enti e ministeri,  per i danni ambientali che secondo le accuse sarebbero stati causati dallo stabilimento siderurgico, sotto la gestione “privata”  della famiglia Riva degli ultimi vent’anni. L’udienza sarà focalizzata a valutare le numerose richieste di costituzione di parte civile e di risarcimento danni,  in merito quali è affidata la valutazione e decisione del  Gup Vilma GilliIl processo giunge dopo una serie di azioni giudiziarie del pool dei pm, coordinato da Franco Sebastio procuratore capo di Taranto,  e condiviso dal gip Patrizia Todisco , che ha portato a  numerosi arresti e sequestri giudiziari

Il Comune di Taranto ha già chiesto  sin dalla precedente udienza di giugno 10 miliardi di danni per le emissioni inquinanti dell’ILVA. Oltre a numerosi movimenti ambientalisti (veri e quelli presunti tali), come Legambiente , l’ associazione Altamarea, i sindacati metalmeccanici, le organizzazioni dei mitilicoltori , la Confagricoltura  , la Regione Puglia, il Comune di Statte e il Ministero dell’Ambiente. Già nella richiesta di rinvio a giudizio f sono individuate 286 parti lese, prevalentemente cittadini che risiedono nel quartiere Tamburi adiacente allo stabilimento siderurgico, e quindi secondo la Procura, maggiormente sottoposti e danneggiati alle conseguenze ambientali. E proprio perchè è rilevante il peso dei risarcimenti che si profilano che, nelle trattative in corso per la vendita dell’Ilva, si parla della costituzione di una new company, dove trasferire impianti, attività, personale e debiti industriali, e di una bad company cui invece accollare tutto il contenzioso.

Sono 52 gli imputati,  cioè 49 persone e 3 società della famiglia Riva, l’  ILVA spa, Riva Fire  che è la società capogruppo che controlla l’ ILVA e la  Riva Forni Elettrici.  Sono complessivamente 286 le persone offese nella richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura della repubblica di Taranto, tra cui  il Comune di Taranto,  la Provincia di Taranto, la Regione Puglia ed   il Ministero dell’Ambiente e quello della Salute. L’accusa più pesante è quella a carico di Fabio e  Nicola Riva, i figli di Emilio ed attuali proprietari dell’ ILVA, dell’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, e dell’ex addetto alle relazioni istituzionali dello stabilimento, Girolamo Archinà,  e di altri imputati: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. Tra i politici chiamati a rispondere in giudizio compare Nichi Vendola,  Governatore della Regione Puglia , con accuse a proprio carico di “concussione aggravata” poichè gli sono state contestate ed addebitate indebite pressioni sull‘Arpa Puglia affinchè fosse più “morbida” e meno rigorosa nei controlli ambientali all’ ILVA. Imputato è anche l’attuale sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno. chiamato a rispondere, di “omissione di atti di ufficio” perchè, sempre secondo l’accusa, si sarebbe limitato a denunciare alla Procura, attraverso esposti, malattie e morti provocate si presume dall’inquinamento dell’ ILVA, senza far nulla pur avendo i poteri  di autorità sanitaria locale, quale Sindaco 

 Praticamente tutti gli imputati  sono a piede libero, cioè in stato di libertà,  ad eccezione di Fabio Riva, il quale come ben noto si trova in libertà su cauzione a Londra essendo oggetto di ben due ordinanze di custodia cautelare , a seguito del procedimento in corso Taranto e per un’altra vicenda giudiziaria emessa dal Gip del tribunale di Milano . All’epoca dei fatti contestati  Fabio Riva, figlio del defunto Emilio Riva, ricopriva la carica di vice presidente della Riva Fire,

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