Il pg della Cassazione: “Rimuovere Palamara dalla magistratura”. La difesa: “Prosciogliere Luca Palamara da tutti gli addebiti contestati”

Il pg della Cassazione: “Rimuovere Palamara dalla magistratura”. La difesa: “Prosciogliere Luca Palamara da tutti gli addebiti contestati”

La rimozione dall’ordine giudiziario. E’ la sanzione, la più grave prevista , chiesta dalla procura generale della Cassazione per Luca Palamara. A formulare la richiesta al collegio della sezione disciplinare del Csm è stato l’avvocato generale Pietro Gaeta. Nella sua arringa il magistrato Stefano Giaime Guizzi difensore di Luca Palamara, uno dei magistrati più qualificati ed esperti di questioni disciplinari al Csm ha chiesto di prosciogliere Luca Palamara da tutti gli addebiti contestati, o in alternativa “se si dovesse comminare una sanzione sia applicata la sospensione per due anni stante la pendenza del processo penale”

di ANTONELLO de GENNARO

Per i magistrati della procura generale della Cassazione, che ha sottolineato l’assoluta “gravità degli illeciti’’, l’ex presidente dell’ ANM Luca Palamara ha messo in atto ‘’condotte molteplici e plurioffensive’’quale ‘’organizzatore regista e sceneggiatore della strategia’’ messa in atto, per la quale ha avuto un ‘’ruolo primario“.

L’accusa ha chiesto di espellere Luca Palamara dalla magistratura. La Procura Generale della Cassazione puntando alla sanzione massima nel processo in corso davanti alla Sezione disciplinare del Csm in cui l’ex presidente dell’Anm, già sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e sotto inchiesta per corruzione a Perugia, deve rispondere dei suoi comportamenti nei confronti dei colleghi che concorrevano per un posto in diverse procure.

L’avvocato generale ha sostenuto che Palamara inoltre ‘’non ha fornito elementi idonei ad attenuare la gravità delle accuse’’ e “non ha interloquito con il suo giudice naturale’’. ‘’Almeno tre soggetti estranei alla funzione istituzionale, per interessi personali hanno pilotato e promosso la nomina del procuratore di Roma, dell’aggiunto e programmato quella di un atto ufficio giudiziario “, ha detto Pietro Gaeta nella sua requisitoria, ricostruendo quanto accaduto all’hotel Champagne di Roma (che ha cessato la sua attività ! n.d.r. ) adiacente al Csm, nel corso dell’udienza al processo disciplinare Luca Palamara che discusse in quella riunione di nomine con Cosimo Ferri e Luca Lotti e 5 magistrati del Csm, che si sono dimessi dal Consiglio Superiore della Magistratura a seguito dell’esplosione del caso.

Un incontro  in cui il pm romano e i parlamentari Luca Lotti e Cosimo Ferri per differenti ma cospicui interessi personali hanno pilotato e promosso la nomina” del procuratore capitolino e di un aggiunto, oltre che “programmato la nomina del direttivo di un altro ufficio giudiziario, quello di Perugia.

’’Non si è trattato di una interlocuzione fisiologica né di una interlocuzione istituzionale tra magistrati e politici, né dell’interlocuzione tra componente togata e laica, prevista nel Csm’’, ha sottolineato Gaeta. ‘’Proprio perché esiste un perimetro previsto dalla Costituzione, questa riunione esorbita in maniera evidente da questo perimetro’’

Si tratta dunque a giudizio dell’avvocato generale della Cassazione, di ‘un modello totalmente alterato’’ e l’incontro ‘’si colloca fuori da qualsiasi schema legale’’.

Nel corso della sua requisitoria a Palazzo dei Marescialli, il sostituto Pg della Cassazione Simone Perelli ha dichiarato che sui vertici della procura di Roma e di Perugia c’era un “disegno occulto e inconfessabile” e l’ obiettivo era “selezionare candidati che avrebbero dovuto sovvertire le regole dello stato di diritto

 A concludere la requisitoria dell’accusa è stato il sostituto Pg della Cassazione Perelli, che aumenta il carico delle accuse: Palamara mirava ad un “procuratore di Perugia addomesticato, che doveva assecondare il sentimento di rivalsa suo e di Lotti nei confronti di Paolo Ielo (attuale procuratore aggiunto a Roma, ndr). Condotta di una gravità inaudita“, respingendo le argomentazioni della difesa: “Non vale invocare il mantra della spartizione correntizia“.

Sui vertici della Procura di Roma dove secondo l’accusa si mirava a garantire “discontinuità” con la gestione di Giuseppe Pignatone, e di Perugia si era in presenza un “disegno occulto e inconfessabile” e l’ obiettivo era “selezionare candidati che avrebbero dovuto sovvertire le regole dello stato di diritto”.

Durante l’udienza si è discusso anche dei tempi adottati per il procedimento disciplinare, ritenuti dalla difesa e da una parte della stampa troppo brevi . Secondo il rappresentante della procura di Cassazione Gaeta, non c’è invece alcuna forzatura dei tempi, nessuna compressione dei suoi diritti di difesa,  e quindi nessuna volontà di far diventare il pm romano, un “capro espiatorio” ed il suo processo la “tacitazione della cattiva coscienza della magistratura”, al fine “sacrificarne uno per salvarne mille”.

Gaeta ha respinto tutto ciò che ha definitobolle mediatiche” e che rappresentano per il lavoro svolto dal suo ufficio accuse “insostenibili”. In particolare ha respinto l’accusa di aver compresso i diritti di Luca Palamara opponendosi alla lista dei 130 testimoni, presentata dalla difesa, giudicandola “avventata e strumentale per non far emergere posizioni involgenti altri magistrati” rivendicando il rigoroso rispetto delle regole anche sull’utilizzazione delle intercettazioni della riunione all’ Hotel Champagne. Quella conversazione fu captata in modo “assolutamente casuale”, non si sapeva della presenza dei due parlamentari. Intercettazioni che però sono state utilizzate.

Luca Palamara e Stefano Giaime Guizzi

Nella precedente udienza il magistrato Stefano Giaime Guizzi difensore di Luca Palamara, uno dei magistrati più qualificati ed esperti di questioni disciplinari al Csm, aveva ricordato e contestato le fughe di notizie apparse sul quotidiano La Repubblica a firma di Carlo Bonini, contestando che “Non c’è serenità per affrontare il giudizio. Questi dubbi non sono stati ritenuti fondati” aggiungendo “Il vulnus è che non ci sia consigliere del Csm che non si sia espresso pubblicamente su questa vicenda. C’è chi ha paragonato il metodo Palamara al metodo mafioso, chi ha stabilito parallelismo con la P2. Tutte queste circostanze unite al fatto che i componenti del Csm sono indicati come persone offese. Io non conosco caso in cui il giudice sia anche persona offesa di quella vicenda. Non c’è serenità per affrontare giudizio”.

Prosciogliere Luca Palamara da tutti gli addebiti contestati. E’ stata la richiesta conclusiva avanzata dalla difesa di Palamara, alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. “Dissento dalla richiesta del pg della sanzione massima” ha spiegato Stefano Giaime Guizzi, chiedendo che “se si dovesse comminare una sanzione sia applicata la sospensione per due anni stante la pendenza del processo penale“.

Guizzi ha anche anticipato che Palamara in merito all’utilizzo delle intercettazioni valuterà se “questo non costituisca materia di un possibile ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo” riferendosi alle intercettazioni con i deputati Lotti e Ferri che non dovevano essere utilizzate in quanto c’è la “possibile violazione dell’articolo 68 della Costituzione, visto che è stato intercettato anche il parlamentare Cosimo Ferri, entrato nel perimetro dell’indagine sin dai primi atti”. “Riteniamo quindi che il tema dell’utilizzabilità delle intercettazioni non sia chiuso e questo potrebbe portare Palamara davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo’”, ha aggiunto Guizzi, durante l’arringa.

E’ molto probabile che il magistrato inquisito, dopo aver scelto di non rispondere alle domande del procuratore generale proprio in quanto basate sulle intercettazioni dei dialoghi intercettati nella riunione del 9 maggio, nell’udienza che si svolgerà domattina, faccia delle dichiarazioni spontanee. Poi la sentenza, che a questo punto dovrebbe arrivare anche domani.

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