Il M5S in calo dopo il “caso Roma”. Il Pd sale. In calo Forza Italia e Lega

Il M5S  in calo dopo il “caso Roma”. Il Pd sale. In calo Forza Italia e Lega

Il sondaggio politico realizzato dalla Demos evidenzia come la crisi grillina “romana” abbia contribuito ad indebolire la fiducia nei confronti del M5S, ed incredibilmente abbia rafforzato, anche se non eccessivamente, la leadership del Partito Democratico di Matteo Renzi

La confusione intorno alla prima giunta grillina di Roma Capitale non trova una via d’uscita e tanto meno a tranquilizzarsi. Esattamente dodici mesi anno dopo le dimissioni  forzate (volute dal Pd romano)  di Ignazio Marino  la tensione politica nella Capitale resta elettrica, ma è cambiato il “protagonista” coinvolgendo adesso la nuova sindaca, Virginia Raggi, ed il suo partito. Il M5S giunto alla guida del Campidoglio.

CdG renziIl M5S è ancora oggi all’affannata ricerca di riuscire costruire una Giunta, “specchiata” e sopratutto affidabile, controllabile dai vari “direttori” dei grillini. Il sondaggio politico realizzato dalla Demos per il quotidiano La Repubblica evidenzia come la crisi grillina “romana” abbia contribuito ad indebolire la fiducia nei confronti del M5S,  ed incredibilmente abbia  rafforzato, anche se non eccessivamente, la leadership del Partito Democratico di Matteo Renzi. Nel frattempo, cresce l’attenzione  intorno al prossimo referendum .

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Dopo la pausa estiva le posizioni appaiono rovesciate e simmetriche. Rispetto a giugno gli orientamenti politici infatti evidenziano un calo di alcuni punti del M5S che nel voto proporzionale, perderebbe 3-4 punti, attestandosi intorno al 29%, venendo superato dal Pd, che risalirebbe al 32%. Lo stesso avverrebbe nell’ipotesi di un ballottaggio anche il confronto risulta ancora apertissimo a causa della distanza limitata fra i due partiti. 52 a 48 (circa).

La crisi romana del M5S, peraltro, favorisce una risalita dei consensi, seppure limitata,  nei confronti del Governo, al PDR (Partito di Renzi) ed al premier. Infatti, resta elevato e, comunque, stabile il sostegno per l’azione del governo. Il 43%: un dato praticamente inalterato rispetto a un anno fa. Mentre Renzi si colloca in base alla fiducia personale nei leader, in testa alla graduatoria, con il 44%.

La tendenza al cambiamento del clima d’opinione non segna comunque  una svolta netta e soprattutto, non sembra annunciare una vera e propria crisi del M5S anche se crescono i dubbi fra gli elettori, sulla capacità dei grillini di governare le città e tanto meno il Paese. Una percentuale consistente delle persone intervistate però si dimostra (oltre 4 su 10) indulgente riconoscendo al Movimento di Grillo la volontà di cambiare, E, quindi, conseguentemente la possibilità di sbagliare per migliorare la politica.

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Il M5S si presenta ancora, come l’unica alternativa al Pd. Secondo partito, nel voto proporzionale. Tutti gli altri lontanissimi. Fuori gioco. Forza Italia e la Lega di Salvini: affiancati, intorno al 10-11%. La Sinistra: poco meno del 6%. I FdI e gli altri soggetti di Destra al 4,5%. I “centristi”: più sotto.

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Il M5S in caso di ballottaggio con il Centrodestra, non avrebbe alcun problema e restano in due, PDR e M5S, a contendersi la leadership. In questa fase tuttavia appare una “retorica” politica – di successo: Politica e anti-politica.  Governo e contro-governo. Leader e anti-leader.

Se andiamo a valutare la graduatoria della fiducia verso i leader, questa situazione si nota in modo evidente. Dietro al premier Renzi, che resta l’ unico a superare il 40%, sono in molti dentro e fuori il Pd a collocarsi oltre la soglia del 30%.  Di Maio è preferito a Di Battista  fra gli esponenti del M5S anche se di poco: 38% a 35%. Incredilmente, però, entrambi sono superati dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. Le polemiche ed rl rumore mediatico intorno alla sindaca  sembrano quindi favorirla dandole visibilità ed, incredibilmente il paradosso della legittimazione. La Raggi presso l’opinione pubblica, infatti,  più che un amministratore pubblico inadeguato,  appare  il “bersaglio” di guerre politiche interne fratricide ed esterne al M5S.

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Fra i leader degli altri partiti procedono affiancati  Giorgia Meloni e Matteo Salvini entrambi intorno al 36%, venendo però superati da Pierluigi Bersani, il vero “riferimento” dell’opposizione interna “dentro” al Partito democratico. Infatti l’ipotesi di una lista a sinistra del Pd raccoglie consensi molto limitati. E non raccoglie consensi neanche ai simpatizzanti di Bersani.

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Provengono dal referendum sulla riforma costituzionale, collocato tra fine novembre e inizio dicembre,  i veri problemi, per il premier . L’esito di questa scadenza,  appare infatti incerto. Il SI, oggi, prevarrebbe di pochi punti,  anche se Renzi sta cercando di ridimensionarne la connotazione “personale”, la maggioranza degli elettori continua a percepirlo come una verifica politica diretta su di lui e il suo governo. Peraltro, e per contro, il fronte del NO non dispone di figure in grado di imprimere una spinta propulsiva determinante.

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Semmai, è vero il contrario. Massimo D’Alema, in particolare, che ha formato un “Comitato Nazionale per il No”, ottiene un livello di consensi molto limitato: 24%, probabilmente non solo a causa del referendum . Addirittura meno di Silvio Berlusconi e Stefano Parisi. Il fondatore di Forza Italia e il suo erede. In fondo alla graduatoria dei leader. A conferma del declino forzista. Visto che i suoi attori risultano, ormai, periferici nel sistema politico e nelle preferenze elettorali.

Nonostante i conflitti romani che lo hanno posto al centro dell’attenzione mediatica e politica, per ora, non si vede un’alternativa all’alternativa del M5S.  Hanno sollevato e stanno sollevando tante polemiche. All’interno e all’esterno.

Tanto rumore peraltro rischia di produrre l’effetto contrario. Legittimare Virginia Raggi, come protagonista interna al partito. Quando Matteo Renzi attacca il M5S romano per la decisione di rinunciare alle Olimpiadi o per la polemica caos che lo scuote, in questa fase, in effetti, lo legittima, lo rafforza l’ immagine del M5S come unica vera opposizione. E riassume la politica italiana nel contrasto e nell’alternativa fra PDR e M5S.

 

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NOTA INFORMATIVA

Questo sondaggio è stato realizzato da Demos & Pi per La Repubblica. La rilevazione è stata condotta nei giorni 6-8 settembre 2016 da Demetra (metodo mixed-mode CATI-CAMI). Il campione nazionale intervistato (N=1.023, rifiuti/sostituzioni 7.092) è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (margine di errore 3.1%).

Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it

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