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18 Luglio 2024 10:01
18 Luglio 2024 10:01

Il fascicolo sui finanziamenti illeciti a Emiliano va alla Procura di Torino

L’inchiesta relativo ad un pagamento non effettuato da Michele Emiliano e pagato da terzi, alla società di comunicazione Eggers di Torino che curò la su campagna elettorale per le primarie a segretario nazionale del Pd del 2017 contrapposto a Matteo Renzi ed Andrea Orlando. Fra gli indagati anche il suo capo di gabinetto in Regione, Claudio Stefanazzi, e gli imprenditori Pietro Dotti, Vito Ladisa e Giacomo Mescia,

Tocca alla Procura di Torino occuparsi del caso di presunti illeciti del finanziamento della campagna di Michele Emiliano per le primarie Pd del 2017. L’iniziativa è la conseguenza del trasferimento nel capoluogo piemontese di una parte di un fascicolo fino ad ora gestito dalla Procura di Bari. Il fascicolo è stato assegnato al pm torinese Giovanni Caspani.

Nell’aprile 2019 erano state prorogate per sei mesi le indagini sulla vicenda relative alla campagna di comunicazione per le primarie 2017, che vede coinvolto anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano .

La proroga venne notificata dalla Guardia di Finanza di Bari, su disposizione della magistratura barese, contestualmente alle perquisizioni nella Presidenza della Regione Puglia e nelle aziende riconducibili agli imprenditori indagati in concorso.

L’inchiesta era attorno ad un pagamento non effettuato da Emiliano alla società di comunicazione Eggers di Torino che curò la su campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017. Nel provvedimento del gip Antonella Cafagna su richiesta del procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e del sostituto Savina Toscani, comparivano i nomi dei cinque indagati: oltre ad Emiliano, accusato di “abuso d’ufficio“, “induzione indebita a dare o promettere utilità” e “concorso in reati tributari” per l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, vennero indagati anche il suo capo di gabinetto in Regione, Claudio Stefanazzi, e gli imprenditori Pietro Dotti, Vito Ladisa e Giacomo Mescia,

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