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5 Dicembre 2022 01:16
5 Dicembre 2022 01:16

Il decreto salva Ilva in realtà ha graziato le società dei Riva: “L’Ilva non dovrà risarcire Taranto”

La decisione è stata adottata dal Gup di Taranto nel processo per disastro ambientale, a causa degli effetti del decreto che ha portato la società all'amministrazione straordinaria

L’ILVA non sarà tenuta a pagare alcun risarcimento alla città di Taranto. E’ quanto ha ha deciso la dr.ssa Vilma Gilli, giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Taranto, accogliendo le eccezioni processuali dei legali di ILVA spa, di RIVA Fire e di RIVA Forni elettrici  nell’udienza del processo in corso per il presunto disastro ambientale che sarebbe stato provocato dall’ ILVA .

In realtà la decisione del Tribunale, è stato un atto dovuto conseguente del decreto “salvaILVA” emanato il primo gennaio scorso dal Governo Renzi. Infatti la società è entrata ora in amministrazione straordinaria,  mentre le altre due società (della famiglia Riva) non avevano alcun ruolo e quindi non erano parti nell’incidente probatorio avvenuto a suo tempo.

I difensori dell’ILVA, hanno chiesto al Tribunale di Taranto l’applicazione delle norme previste del decreto Marzano con l’eventuale presentazione delle richieste risarcitorie, l’unico modo per i creditori di chiedere il risarcimento è di rivalersi nei confronti dei singoli imputati o di presentare le istanze al Tribunale fallimentare di Milano, richiesta questa a cui chiaramente si era associato il difensore delle altre due società dei Riva.

L’udienza preliminare è stata quindi aggiornata al prossimo 19 febbraio  per l’eventuale integrazione o riformulazione dei capi d’imputazione e la discussione dei pubblici ministeri . Ora che il gup ha accolto le richieste di esclusione delle società, l’unico modo per i creditori di chiedere il risarcimento sarà quello di rivalersi nei confronti dei singoli imputati o di presentare le istanze al Tribunale fallimentare di Milano, visto che l’ ILVA è ormai entrata in amministrazione straordinaria.

Per il procedimento che vede accusate 53 tra persone fisiche e giuridiche  ( per i quali la Procura di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio)  ognuna con rispettivi differenti livelli di responsabilità del reato di disastro ambientale, sono state oltre mille le costituzioni di parte civile presentate al gup . Parti civili che sono state  ridotte preliminarmente a circa 600 dal gup . L’insieme delle richieste risarcitorie è pari a 30 miliardi di euro, di cui 10 miliardi ciascuno per Comune di Taranto e Provincia di Taranto e altri 10 per i due ministeri, mentre  le tre società sono state escluse dai risarcimenti delle parti civili .

Giorgio Assennato direttore generale di Arpa Puglia,  e Pierfrancesco Palmisano il funzionario della Regione Puglia, il quale venne incaricato di seguire la conferenza di servizi dell’Aia 2011, potrebbero essere interrogati nella prossima udienza del 19 febbraio  o in quella successiva prevista per il  6 marzo.

Giovedì è stata convocata dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, una riunione a Palazzo Chigi per valutare e discutere sugli emendamenti del Governo al “decretoILVA” e di alcuni punti essenziali per il rilancio dello stabilimento siderurgico di Taranto, tra cui il necessario trasferimento di circa 150 milioni di euro ( cioè i fondi Fintecna) alla contabilità ordinaria dell’ ILVA spa in amministrazione straordinaria.

Contemporaneamente alla riunione di Palazzo Chigi,   è stata annunciata a Taranto la protesta degli autotrasportatori che  ha consentito oggi soltanto a 30 mezzi di accedere alla portineria imprese dell’ ILVA per il rifornimento delle merci ed  hanno organizzato per domani una marcia-protesta dei camion  sulla strada statale 100 (che porta a Bari) in direzione di Taranto e sulla strada statale ionica 106 (per Reggio Calabria) da cui si accede alla zona industriale. Ai vari rappresentanti di categoria è stata offerta la possibilità di azzerare i crediti vantati, a fronte di un anticipo del 70% sui nuovi ordini, ma chiaramente i trasportatori non accettano di trattare, ritenendo (giustamente) l’offerta un vero e proprio ricatto e chiedono legittimamente il pagamento delle fatture emesse prima dell’ingresso dell’ILVA in Amministrazione straordinaria.

 

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