I nostri cari anziani da ringraziare e aiutare

I nostri cari anziani  da ringraziare e aiutare

Con l’epidemia le persone in età avanzata sono quelle che rischiano di più. L’umanità e la civiltà di un popolo si misurano dall’attenzione e dal rispetto che è riservato alla terza e alla quarta età

di Ferruccio De Bortoli*

Dobbiamo essere orgogliosi di come il Paese reagisce all’emergenza. E in questa domenica che non vogliamo sia triste (teniamoci su, ce la faremo) il nostro grazie va — ancora una volta — a medici, infermieri, al personale degli ospedali, all’intera struttura nazionale di assistenza. Ieri a mezzogiorno è esploso un applauso collettivo per loro. Ma il nostro grazie va anche a tutti coloro che non possono stare a casa perché debbono provvedere alle necessità di chi sta forzatamente a casa. Un pensiero particolare vorremmo dedicarlo però ai nostri anziani. Siamo uno dei Paesi più vecchi al mondo. Non è una colpa. «Molte famiglie perderanno i loro cari» ha detto ai britannici, con una frase raggelante, il premier Boris Johnson. Significa lasciarli andare?

Gli anziani sono i più colpiti dal virus anche perché sofferenti per altre patologie. Non sono gli unici. E questo dovrebbe indurre giovani e meno giovani ad atteggiamenti di maggiore prudenza. L’età media di coloro che hanno perso la vita è finora superiore agli 80 anni. Muoiono da soli. E non hanno nemmeno il diritto a un funerale normale. La sofferenza dei loro congiunti è accresciuta da un addio necessariamente sbrigativo, persino brutale. Ingiusto.

Gli anziani sono poi, tra i nostri concittadini, quelli che rischiano di essere maggiormente penalizzati dal cosiddetto «distanziamento sociale». Tanti erano già soli prima. Oggi lo sono molto di più. Per ovvie ragioni di prudenza nei contatti. E lo sono nonostante il moltiplicarsi di tanti piccoli o grandi gesti solidali. I vicini di casa, magari fino al giorno prima perfetti sconosciuti, che si offrono di far loro la spesa, di andare a comprare i medicinali, lasciandoli davanti alla porta. A distanza di sicurezza si è più uniti. Ci si conosce. Ci si dà virtualmente una mano. C’è anche chi ha riscoperto la posta. Condominiale. Si infila un biglietto con un messaggio per quell’anziano che non si vede più. «Come sta?». Una telefonata non costa nulla. Per chi è solo riempie le giornate.

In Italia il 33 per cento delle famiglie è costituito da un solo componente. Spesso anziano. Nelle grandi città come Milano si arriva al 50 per cento. Il peso delle tante disabilità è poi enorme. Da domani il Comune di Milano manderà agli inquilini delle sue case popolari, in stragrande maggioranza anziani, una lettera con un numero di emergenza e la disponibilità di tante associazioni a far fronte alle necessità, ma anche soltanto ad ascoltare, a dialogare (telefonando allo 020202). Gli aiuti sono tanti.

La Pellegrini, per esempio, ha assicurato 30 mila pasti a casa agli anziani di 17 comuni del Milanese. Don Giacomo Caprio, della parrocchia milanese di San Vito al Giambellino, ha stampato centinaia di copie di un volantino e le ha affisse ai citofoni. Ovviamente il messaggio è apparso anche sulla Rete, ma non tutte le persone di una certa età navigano. E non possono stare nella loro abitazione, collegati con il mondo intero e con i social network, come i volenterosi partecipanti alla campagna #iorestoacasa.

C’è anche la solitudine digitale. «Chiamatemi — ha scritto don Giacomo — vi compro io quello di cui avete bisogno». Seguendo, ovviamente, con grande scrupolo, tutte le regole di distanza. Lo hanno chiamato in tanti. «Alcuni semplicemente per essere sicuri che ci sarei stato in caso di bisogno e molti perché non volevano pesare sui loro figli e nipoti sapendoli in difficoltà». Ecco, gli anziani non sono solo soli, ma si sentono persino in colpa. «Fate tutto questo per noi che siamo già così avanti negli anni, ma ne vale la pena? Pensate al vostro futuro».

Sonia Ambroset, psicologa di Vidas, spiega che è comunque forte il loro istinto di auto protezione, perché i ricordi famigliari sono un pozzo di saggezza. «Sono più competenti di noi, hanno già vissuto momenti difficili, sono più disponibili ad accettare i vincoli della situazione». E la frase ricorrente verso figli e nipoti è: «Mi basta sentirvi».

L’umanità e la civiltà di un popolo si misurano dall’attenzione e dal rispetto che è riservato alla terza e alla quarta età. L’Italia, per fortuna, ha un immenso e diffuso capitale sociale. La rete di solidarietà che si è attivata un po’ ovunque a sostegno degli anziani per aiutarli a vincere la solitudine ne è una dimostrazione. In questa domenica così particolare se facessimo una telefonata in più ai nostri anziani, staremmo tutti un po’ meglio. Chi ha il ricordo dei tempi di guerra, di altre epidemie, di tante sofferenze,sa trovare le parole giuste per incoraggiare i più giovani senza esperienza e spesso senza memoria. Buona domenica.

*editoriale tratto dal CORRIERE DELLA SERA

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