GOVERNO CONTE: AL SENATO FIDUCIA RISICATA PER GOVERNARE. E SALE AL COLLE

GOVERNO CONTE: AL SENATO FIDUCIA RISICATA PER GOVERNARE. E SALE AL COLLE

E’ molto “probabile” che questa mattina si svolga un vertice di maggioranza, dopo il voto sulle comunicazioni del premier Giuseppe Conte che si sono svolte ieri alla Camera e oggi al Senato. Lo apprende l’ ANSA da fonti qualificate della maggioranza. Dopodichè secondo nostre fonti, Conte dovrebbe salire al Colle per recarsi dal Capo dello Stato.

di REDAZIONE POLITICA

Il Governo non raggiunge la maggioranza assoluta in Senato nonostante 156 voti favorevoli alla fiducia che difficilmente gli consentiranno al di andare avanti. Infatti i “no” alla politica del premier Conte e della sua maggioranze sono stati 14016 (tutti di Italia Viva) gli astenuti. Il verdetto dell’Aula di Palazzo Madama arriva costellato dalle polemiche. Il presidente del Senato Elisabetta Casellati chiude il voto, ma l’ex 5S Ciampolillo e Nencini del PSI (last minute) arrivano sul filo e riescono in extremis a votare a sostegno del Governo.

Il governo Conte è appeso ai voti dei senatori a vita, coloro che fino a qualche tempo fa il M5S, voleva abolire.Nel 2008 – secondo governo Prodi – uno squallido Beppe Grillo scriveva: “I nostri nonni governativi escono dagli ospizi per entrare in Parlamento con lo stesso obiettivo. Il governo è al sicuro grazie al voto dei senatori a vita. La Montalcini dai capelli turchini ha l’età di una trisavola e Andreotti è prescritto a vita e quindi non può morire. I costi della politica sono destinati ad aumentare. Badanti, infermieri, accompagnatrici e ambulanze per ricoveri d’urgenza in Piazza Montecitorio ci costeranno una Finanziaria”. Grillo insisteva nel 2012 : “I senatori a vita non muoiono mai, o almeno muoiono molto più tardi. In Senato pochi voti possono determinare l’esito di un voto di fiducia o l’approvazione di una legge non costituzionale. E’ già successo. I senatori a vita possono risultare decisivi. E’ già successo”. E nel 2013 : “Sono contrario alla nomina di senatori a vita con diritto di voto che alterano gli equilibri della democrazia popolare. Un’usanza medioevale e antidemocratica”. Ma proprio oggi sono stati i voti dei senatori a vita Mario Monti e Giuliana Segre a salvare le poltrone ministeriali del M5S del Governo Conte. Benedetta coerenza… !

E’ molto “probabile” che questa mattina si svolga un vertice di maggioranza, dopo il voto sulle comunicazioni del premier Giuseppe Conte che si sono svolte ieri alla Camera e oggi al Senato. Lo apprende l’ ANSA da fonti qualificate della maggioranza. Dopodichè secondo nostre fonti, Conte dovrebbe salire al Colle per recarsi dal Capo dello Stato.

Al momento il gruppo dei senatori guidati da Matteo Renzi di fatto tengono in ostaggio l’esecutivo giallo-rosso, infatti se al momento si sommassero i voti delle opposizioni, a Palazzo Madama i rapporti di forza cambierebbero. Senza Nencini, sono infatti 17 in tutto, contando anche un senatore assente per Covid, e dunque sommati ai 140 no delle opposizioni supererebbero l’attuale maggioranza e potrebbero paralizzando l’attività parlamentare in Aula e nelle commissioni parlamentari .

L’esistenza di un “problema di numeri” lo mette a verbale anche il premier: “se non ci sono, il governo va a casa“, dice chiaro e tondo davanti ai senatori, ingaggiando anche un duello con l’ormai rivale Renzi: l’ex premier sceglie di intervenire in discussione generale, così da garantirsi la replica del premier. Lo accusa di “non essere salito al Quirinale per paura” e di chiudersi in “un arrocco dannoso“. L’ ex-premier parla come il centrodestra, di un “mercato indecoroso di poltrone” e con un tono apocalittico torna a ripetere la necessità di un cambio di passo, dalla scuola all’economia, “o i nostri figli ci malediranno”, dice.

Qualcuno chi si chiede se il leader di Italia Viva abbia in serbo un cambio di strategia, cercando la rottura definitiva e infischiandosene del rischio diaspora fra i suoi: i parlamentari di Italia Viva dopo essersi riuniti hanno confermato l’astensione dal voto in aula.

“Abbiamo assistito ad un calcio-mercato lunghissimo e alla fine numeri decisamente deludenti. Un Paese in crisi non si governa con questi numeri. Noi siamo assolutamente disposti a discutere di tutto, tranne con la la destra. Anche di un governo di unità nazionale…ci sono tante possibilità ma Conte pensa più alla poltrona che al Paese“. ha detto Matteo Renzi a “Porta a Porta” su RAIUNO.

“Se hanno qualche voto in più è grazie a due di Forza Italia che hanno votato come i 5s e hanno votato i senatori a vita”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini che insieme a Giorgia Meloni leader di FdI, sono pronti ad andare al Colle per chiedere le elezioni.  “La sinistra, che si considera al di sopra delle regole, ritiene che il presidente Mattarella, in questo caso, chiuderà un occhio – dice la Meloni -, ma ho troppo rispetto del presidente Mattarella per crederlo, a maggior ragione in un momento come questo”. Anche Forza Italia chiede un incontro al capo dello Stato per valutare la situazione che si è venuta a creare“. 

Dopo le costanti assicurazioni che il gruppo sarebbe stato ‘unito e compatto’ sono emerse evidenti crepe. I due senatori di Forza Italia Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi (l’ex segretaria di Berlusconi), hanno votato “sì” alla fiducia e per questo “sono fuori dal partito: votare con il governo in questo caso non è una questione di coscienza” commenta Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, commentando il voto in Transatlantico al Senato, che spiega di aver informato Silvio Berlusconi, insieme alla capogruppo forzista al Senato Anna Maria Bernini.

Maria Rosaria Rossi, l’ex fedelissima di Berlusconi che ha votato a favore del governo

La Rossi era considerata una “fedelissima” di Silvio Berlusconi, la chiamavano “badante” del Cavaliere per il ruolo centrale di assistente, accompagnatrice, consigliera, custode di segreti politici svolto per oltre dieci anni alla corte del leader di Fi. E’ stata a lungo tesoriere di Fi, e legata da una stretta amicizia a Francesca Pascale l’ex compagna di Berlusconi, . Ospite immancabile alle cene organizzate nella residenza di Arcore, era stata indagata per falsa testimonianza del “processo Ruby ter”.

Un vero “caso” quello sul voto del senatore Lello Ciampolillo, nato a Bari il 2 febbraio 1972,  ex senatore del M5, ora confluito nel Gruppo Misto, venne fatto fuori all’inizio dello scorso anno, per ritardi nella restituzione di una parte delle indennità percepite, ma da tempo in rotta con i 5 Stelle e da sempre sostenitore di teorie complottiste sulla diffusione della xylella in Puglia e sui vaccini. Alle elezioni amministrative del 2009 era stato il candidato del Movimento 5 Stelle per la carica di Sindaco di Bari , ottenendo solto lo 0,4% dei voti.

Ciampolillo durante il voto di fiducia a Palazzo Madama non ha risposto alle due chiamate, ma quando la presidente del Senato aveva già chiuso le votazioni ha chiesto sul filo di lana di poter esprimere il suo voto. La Casellati ha deciso di fermare tutto e ricorrere alla registrazione della seduta prima di decidere se riaprire o meno il voto all’ex senatore del M5S. I questori del Senato si sono riuniti per chiarire la situazione. Ciampolillo è stato poi riammesso ed ha votato “sì” alla fiducia.

Anche Riccardo Nencini all’ultimo momento ha cambiato idea ed ha votato “sì”: spiegando di “essere stato convinto da Conte. Incredibile la posizione del senatore Nencini che fa parte del Gruppo parlamentare con Italia Viva . A questo proposito, a Rainews24 che gli chiedeva se fosse intenzionato a togliere il simbolo del Psi al gruppo di Italia viva al Senato (che nel 2019 ha consentito ai renziani di poter formare un gruppo autonomo), ha risposto secco: “Assolutamente no“.

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