Fine della privacy ! Con il decreto anti-terrorismo, la polizia potrà accedere ai dati dei pc degli italiani

Fine della privacy ! Con il decreto anti-terrorismo, la polizia potrà accedere ai dati dei pc degli italiani

Novità alla Camera: la possibilità di acquisire «da remoto» le comunicazioni presenti nei dispositivi informatici. Il pm potrà conservarli per 24 mesi. Il garante: «E la privacy?»

Le nuove norme anti-terrorismo fanno discutere .  Il cosiddetto decreto anti-terrorismo è stato varato lo scorso 10 febbraio a un mese esatto dagli attentati di Parigi e in questi giorni è in discussione alla Camera dei Deputati. Oggi in Commissione è stata approvata una novità che suscita già molte critiche: le forze dell’ordine potranno utilizzare programmi per acquisire “da remoto , cioè intrufolarsi nei nostri computers, controllare le nostre comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico e viene anche autorizzata l’intercettazione preventiva sulle reti informatiche .  E’ la fine della  privacy per i dati dei socialnetworks, smartphone, telefonini e computers . Per il ministro dell’Interno Angelino Alfano, è invece un passo avanti per garantire una maggiore sicurezza collettiva.

CdG violazione privacy

 

Accesso ai dati con software invisibili ed invasivi

Il procuratore potrà conservare i dati di traffico fino a due anni.  Le forze dell’ordine inoltre potrà usare programmi per acquisire “da remoto”, cioè dall’esterno le comunicazioni e i dati presenti in qualsiasi sistema informatico. Una modifica all’articolo 266 bis del codice di procedura penale, prevede che “è consentita l’intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici ovvero intercorrente tra più sistemi, anche attraverso –  ed è questa l’aggiunta apportata durante i lavori della commissione parlamentare – l’impiego di strumenti o di programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico”.

Il Garante della privacy è contrario a queste norme

CdG garanteprivacyLe due misure,  cioè le intercettazioni preventive e l’acquisizione con software occulti dei dati dai pc, hanno suscitato immediate critiche da parte del Garante della Privacy Antonello Soro : “L’equilibrio tra protezione dati ed esigenze investigative sembra sbilanciato verso queste ultime, che probabilmente non vengono neppure realmente garantite da strumenti investigativi privi della necessaria selettività”.

Un altro emendamento molto criticato è quello che aumenta da 1 a 2 anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta, attualmente rispettivamente di un anno e, nel secondo caso, di un mese. È una misura, ha dichiarato  Soro, “che va nel senso esattamente opposto a quello indicato alla direttiva europea sulla “data retention” in ragione della natura indiscriminata della misura, applicabile a ciascun cittadino, senza distinzione tra i vari reati e le varie tipologie di comunicazioni tracciate. “In quella sede – ha aggiunto Soro – la Corte ha ribadito la centralità del principio di stretta proporzionalità tra privacy e sicurezza”.

La stretta sulla propaganda jihadista  

Il decreto legge da una parte rifinanzia le missioni militari all’estero e dall’altra introduce norme per contrastare le nuove forme di terrorismo: di qui pene severe per i “foreign fighters“, cioè le persone che non commettono reati sul suolo italiano. Ma il carcere scatta anche per i reclutatori, per chi fa propaganda e per chi addestra. Con in più la previsione dell’aggravante delle pene se i reati vengono commessi attraverso mezzi informatici. Infine, su proposta del relatore Andrea Manciulli del Pd, è stata introdotta una misura (chiamata informalmente “norma Anti Greta e Vanessa“) per scoraggiare i viaggi in aree a rischio.”Chi intraprende viaggi in zone pericolose o li organizza avrà l’esclusiva responsabilità individuali” su eventuali conseguenze.  Il Ministero degli Esteri indicherà le aree a rischio e sconsigliera’ esplicitamente i Paesi dove recarsi.

 Probabile richiesta della fiducia parlamentare al Governo

Il decreto si è inceppato su una norma che prevede l’assunzione di nuovi allievi ufficiali dei Carabinieri, che costa 4 milioni di euro, e sulla necessità di mettere o meno la fiducia, davanti ai 250 emendamenti. Il Governo Renzi vorrebbe evitarla e ha quindi chiesto alle opposizioni parlamentari di circoscrivere la discussione a un numero più limitato di emendamenti

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