Ecco i primi indagati all’ente ecclesiastico Don Uva di Trani, dove la Procura fa rispettare la Legge

Ecco i primi indagati all’ente ecclesiastico Don Uva di Trani, dove la Procura fa rispettare la Legge

“Era tutto organizzato”. La Procura di Trani travolge la sede amministrativa dell’ente ecclesiastico coinvolto negli scandali e con oltre mezzo miliardo di debiti

Schermata 2016-02-22 alle 10.20.04Carabinieri e la Guardia di Finanza del Comando provinciale di Bari, hanno lavorato ininterrottamente restando in stretto contatto con il capo della Procura, Carlo Capristo, e con il suo aggiunto, Francesco Giannella che insieme coordinano le indagini sin da lunedì della scorsa settimana. Gli investigatori hanno reperito documenti, ascoltato testimonianze alcune delle quali drammatiche, ed avrebbero acquisito anche delle riprese di alcune telecamere di sorveglianza. Un fascicolo destinato ad individuare un secondo livello di complicità , cioè i “mandanti” della spedizione punitiva.

Nella palazzina degli uffici del Don Uva, il commissario governativo e il suo direttore amministrativo, sono stati tenuti letteralmente in ostaggio dai violenti che hanno messo a ferro e fuoco l’ufficio danneggiando gli arredamenti, e prendendo a schiaffoni alcuni dirigenti, e mandando  il direttore amministrativo in ospedale. L’obiettivo del violento assalto minaccioso era quello di portare a casa la rescissione contrattuale e garantire ad Ambrosia la prosecuzione del rapporto di lavoro con la Casa Divina Provvidenza. Operazione malavitosa avvenuta in diretta telefonica, garantendo che “la missione è andata a buon fine”, agli interlocutori dall’altro capo del telefono.

Ad effettuare la spedizione, sulla base i primi accertamenti, non sarebbero stati solo lavoratori della ditta che l’11 gennaio scorso si è vista recapitare dal commissario Cozzoli la rescissione di un contratto trentennale siglato nel 2000 e con scadenza nel 2030,  ma avrebbero partecipato dei personaggi della malavita foggiana, coinvolgimento che ha spinto gli inquirenti ad accendere i fati su tutti gli aspetti della vicenda a 360° in merito alla quale, la magistratura di Trani ha preannunciato delle “risposte adeguate“.

L’appalto per la mensa e per le pulizie alla Casa Divina Provvidenza è  stato “cancellato”. La marcia indietro sul contratto trentennale all’Ambrosia di Milano effettuata dal commissario, avvocato Bartolo Cozzoli, che è  sotto scorta dopo la spedizione punitiva subita al “Don Uva“, non produrranno alcun effetto: primo, perché il documento è stato sequestrato, secondo perché rappresenta un «corpo di reato». Secondo perchè altro non sarebbe che la conseguenza di una “forzatura” che per il codice penale viene definita “estorsione“.

La Procura di Trani va spedita come un treno nelle indagini sull’assalto organizzato messo in atto da una trentina di persone nella sede amministrativa dell’ente ecclesiastico “Casa Divina Provvidenza”  sommerso da mezzo miliardo di debiti,travolto dagli scandali e da oltre mezzo miliardo di debiti. Diverse persone sarebbero state già iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di sequestro di persona, estorsione, danneggiamento, lesioni personali, reati aggravati dal fatto che la vittima è un pubblico ufficiale.

L’obiettivo di Cozzoli era e resta quello di cercare  di risanare un ente saccheggiato e depredato negli anni, tagliando e ottimizzando i costi ma soprattutto consegnarlo ai potenziali acquirenti interessati (4 le offerte presentate che saranno esaminate lunedì 29) senza contratti «impegnativi» per altri 15 anni come quello di Ambrosia.

Tuttavia, il 15 febbraio scorso – dopo una lettera della ditta che annunciava le opportune iniziative – si è verificata l’aggressione culminata con la retromarcia (ora praticamente invalida) dell’ avv.  Cozzoli. Così facendo dunque,  Ambrosia technologies cesserà di svolgere il servizio secondo quel contratto il 15 marzo prossimo. Cosa potrà accadere successivamente, non è prevedibile . I 200 lavoratori della ditta Ambrosia, secondo quanto trapela da fonti del Palazzo di giustizia tranese, non avrebbero nulla di cui temere in quanto il loro posto di lavoro verrebbe comunque riprotetto in caso di affidamento di nuova commessa. Anche se l’incursione dell’altra sera a cui avrebbe partecipato il delegato aziendale di un sindacato, allo stato attuale complica la situazione rendendo tutto più difficile.

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