Cresce l'utile di Terna nel 1° semestre 2018. L’ Ad Luigi Ferraris: “Avanti con decisione nel percorso tracciato dal Piano 2018-2022”

ROMA –  Terna chiude il primo semestre dell’anno con risultati in crescita. I ricavi hanno raggiunto i 1.080,3 milioni di euro, in aumento del 3,3% rispetto al primo semestre del 2017, l’Ebitda è salito a 814,9 milioni (+2,5%), l’utile netto del Gruppo ha toccato quota 360,2 milioni (+2,5%), l’indebitamento finanziario netto è stato pari a 7.895,5 milioni (7.796,4 milioni nel primo semestre del 2017). Risultati che permettono alla società di proseguire senza sosta nella realizzazione del Piano strategico 2018-2022.

 

 

Luigi Ferraris

“I principali indicatori economico-finanziari del semestre confermano la solidità delle azioni manageriali intraprese e ci consentono di proseguire con decisione nel percorso tracciato dal Piano Strategico 2018-2022”, ha dichiarato l’amministratore delegato Luigi Ferraris. “Procede nei tempi previsti anche il programma degli investimenti che, grazie alle iniziative poste in essere anche per i prossimi mesi, contribuiranno a creare valore per tutti i nostri stakeholder”. Anche gli investimenti che nei primi sei mesi del 2018 sono saliti a 337,9 milioni di euro (+3,7%). Fattore che, insieme alla remunerazione del capitale dello stesso periodo, non pregiudica la qualità della struttura finanziaria che “rimane solida” come conferma il CFO Agostino Scornajenchi.

Tra i principali progetti del semestre vi sono gli avanzamenti dei cantieri per le interconnessioni elettriche Italia-Montenegro ed Italia-Francia e i lavori per la realizzazione del collegamento sottomarino in Laguna VenetaQuesto è un chiaro esempio dell’impegno di Terna per uno sviluppo sostenibile della rete elettrica nazionale per la transizione energetica e la decarbonizzazione del Paese”, ha fatto notare Ferraris commentando i risultati in call con gli analisti. “Continueremo a concentrarci sulle attività domestiche per garantire il fabbisogno e la sicurezza del sistema energetico nazionale avendo sempre cura delle comunità locali e dell’ambiente, ha aggiunto l’ad di Terna.

In effetti  la crescita dei ricavi è determinata dall’incremento dei ricavi tariffari del Regolato con il contributo del Non Regolato, in particolare per la crescita delle vendite del Gruppo Tamini e per l’avanzamento delle attività sull’Interconnector privato Italia-Francia.

Terna forte dei dati del 1° semestre  rafforzerà nei prossimi mesi l’impegno sui propri obiettivi strategici dando una forte accelerazione allo sviluppo della rete di trasmissione nazionale per favorire l’integrazione delle fonti rinnovabili migliorare la sicurezza del sistema. Tra gli impegni c’è anche il rinnovo degli asset del gruppo con l’obiettivo di ridurre i rischi di interruzioni del servizio, aumentare la sostenibilità ambientale e rafforzare la manutenzione con il ricorso a tecnologie di digitalizzazione della rete.

 

 

 

Terna società che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale è la prima azienda in Italia a ottenere la certificazione del proprio Sistema di Gestione degli Asset, su beni tangibili, ovvero linee e stazioni elettriche, secondo la norma internazionale ISO 55001:2014 “Asset Management” che definisce i requisiti per una ottimale gestione degli Asset.  La società ha aderito su base volontaria alla normativa denominata “Asset management – Management systems – Requirements” (“Gestione dei beni – Sistemi di gestione – Requisiti”), recepita in Italia nel 2015 come UNI ISO 55001:2015, standard a livello mondiale di riferimento per la gestione delle infrastrutture di una azienda.

La nuova certificazione si aggiunge agli accreditamenti già ottenuti da Terna negli anni passati (ISO 37001:2016 per i sistemi di prevenzione della corruzione, UNI EN ISO 9001:2015 per la gestione della qualità, UNI EN ISO 14001:2004 per la gestione dell’ambiente, BS OHSAS 18001:2007 per la gestione della salute e sicurezza sul lavoro, ISO IEC 27001:2013 per la gestione dell’Information Security Management System, UNI CEI EN ISO 50001:2012 per la Gestione dell’Energia, ISO/IEC 17025:2005 per la gestione del laboratorio multi-sito LST e del Centro di Taratura multi-sito) e conferma l’impegno responsabile e la grande attenzione alla sicurezza, alla trasparenza, alla sostenibilità e all’efficienza dell’azienda che gestisce oltre 72 mila km di linee in alta tensione, 871 stazioni elettriche e 781 trasformatori di elettricità distribuiti su tutto il territorio italiano, impiegando quotidianamente 350 imprese qualificate nei 200 cantieri aperti da Nord a Sud, dove sta realizzando oltre 100 opere infrastrutturali.

Dal 2005 Terna ha investito oltre 10 miliardi di euro per lo sviluppo e ammodernamento della rete elettrica di trasmissione nazionale, un ingente impegno economico che l’azienda ha deciso di affrontare con un modello di gestione integrato e volto sempre più all’innovazione delle infrastrutture, con l’introduzione di nuovi sensori e sistemi digitali per il controllo e la diagnostica da remoto delle linee e delle stazioni elettriche. La digitalizzazione, infatti, è uno dei driver del nuovo Piano Strategico di Terna che prevede complessivamente 5,3 miliardi di euro di investimenti al 2022. Di questi, circa 600 milioni di euro saranno dedicati proprio allo sviluppo di soluzioni innovative per far fronte alla crescente complessità del sistema elettrico: investire in digitalizzazione è fondamentale per gestire in modo sicuro, efficiente e affidabile i flussi di elettricità sulla rete, data anche l’esigenza di compensare la variabilità della domanda e, soprattutto, la generazione da fonte rinnovabile intermittente. Tali investimenti consentiranno alla società di disporre, entro il 2022, di una rete ancor più innovativa e sicura, coperta per circa l’80% da stazioni monitorate digitalmente.




Bcc: settore unito, no a rinvio riforma

ROMA – “È interesse di tutti, ed in particolare delle banche affiliate, dei soci, delle imprese e delle comunità territoriali, che la riforma parta nei tempi attualmente previsti dalla normativa, con l’avvio dei gruppi Bancari Cooperativi programmato al più tardi per il 1 gennaio 2019″. E’ quanto chiedono, in un comunicato congiunto, Confcooperative, Federcasse e i tre Gruppi Bancari Cooperativi che si dicono comunque “disponibili al dialogo con Parlamento e Governo” dopo che nella maggioranza si era prospettato uno slittamento della riforma.




Il Gruppo Nicolaus una realtà pugliese in crescita affiancata da Elite, programma della Borsa Italiana con Confindustria

ROMA – Il Gruppo Nicolaus, che nel 2018 festeggia i 15 anni di attività in ambito turistico e ha chiuso il 2017 con un fatturato di 80 mln di euro ed un EBITDA del 5,5%, ha fatto il suo ingresso in ELITE, il programma internazionale del London Stock Exchange, nato in Borsa Italiana in collaborazione con Confindustria e dedicato alle imprese ad alto potenziale di crescita.

L’azienda fondata nel 2003 dai fratelli Giuseppe e Roberto Pagliara ad Ostuni in provincia di Brindisi, , figura nel gruppo delle 30 nuove società selezionate, grazie alla partnership con Intesa Sanpaolo attraverso Mediocredito Italiano, per far parte della community ELITE creata con la finalità di offrire, anche mediante l’accesso a una Lounge esclusiva, un servizio di formazione e tutoring alle imprese desiderose di avviare un percorso di sviluppo organizzativo e manageriale.

Il senso del programma ELITE viene espresso molto bene nelle parole di Luca Peyrano, CEO di ELITE:  “ELITE rafforza ulteriormente il rapporto con il sistema bancario siglando questa partnership con un grande Gruppo come Intesa Sanpaolo attraverso Mediocredito Italiano. Le nuove società che entrano oggi nella community internazionale di ELITE rappresentano tanti settori di eccellenza del tessuto imprenditoriale del Paese. Abbiamo lanciato ELITE convinti che favorire la crescita delle aziende più ambiziose significhi generare innovazione, aggregazione, occupazione e capacità di avere un impatto concreto sull’economia reale” ed aggiunge  “Anche grazie alla collaborazione con Confindustria, ELITE è sempre più un punto di riferimento per le società d’eccellenza che attraverso questa piattaforma acquisiranno tutti gli strumenti per valutare l’accesso ai capitali per la crescita anche grazie al rapporto privilegiato con il proprio partner bancario.”

Siamo venuti a conoscenza del programma ELITE attraverso Banca Intesa che ci ha consigliati e ha organizzato un modulo per i suoi migliori clienti – racconta Giuseppe Pagliara, CEO del Gruppo Nicolaus – La possibilità di entrare a far parte di un programma così importante, oltre che un onore, rappresenta un importante riconoscimento del processo di crescita che il Gruppo Nicolaus è stato capace di esprimere. Unitamente ai requisiti economici che richiedono caratteristiche precise come un risultato operativo superiore al 5% del fatturato, per poter avere accesso a questa opportunità è necessario essere in possesso di criteri qualitativi chiaramente definiti, quali un business ambizioso e di alta qualità, un track record di risultati positivi, un management con alta credibilità, un posizionamento competitivo solido, un progetto di crescita convincente e la motivazione ad affrontare cambi culturali, organizzativi e manageriali eventualmente necessari per accedere a finanziamenti di lungo periodo.”.

“L’ingresso nella community di ELITE è cruciale per il progetto di evoluzione già avviato autonomamente da Nicolaus che non può prescindere da un approccio strategico al cambiamento culturale e organizzativo”  aggiunge Giuseppe Tanzarella CFO del Gruppo Nicolaus – Grazie a questa Lounge esclusiva potremo disporre di una preziosa guida per portare avanti con successo il nostro piano di sviluppo e potenziare le competenze organizzative, industriali e finanziarie, utili a intraprendere in modo efficace nuove attività anche su scala internazionale. I training mirati ci permetteranno di fare nostri strumenti sempre più complessi e acquisire nuovi protocolli di governance, connotati dall’eccellenza, che avranno una ricaduta più che positiva su tutti i comparti dell’azienda e sui nostri portatori di interessi.”




“L’economia della Puglia” il rapporto annuale sul 2017 della Banca d’ Italia

ROMA –  E’ stato presentato a Bari il rapporto annuale “L’economia della Puglia” a cui è intervenuto il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Valeria Sannucci. Nel 2017 l’attività economica regionale ha continuato a crescere in misura modesta, per effetto del positivo andamento dell’industria e dei servizi. Le favorevoli condizioni di accesso al credito hanno sostenuto l’ulteriore incremento dei finanziamenti bancari.

Le imprese

La ripresa nell’industria in senso stretto si è rafforzata, beneficiando dell’andamento positivo sia della domanda interna sia di quella estera. La crescita delle vendite si è riflessa nel maggiore grado di utilizzo della capacità produttiva e nella ripresa degli investimenti che, seppur modesta, costituisce un’importante inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Nel settore delle costruzioni il valore della produzione ha invece ristagnato per effetto delle difficoltà del comparto delle opere pubbliche; nel residenziale l’aumento delle transazioni ha determinato una riduzione dello stock di invenduto, che sta tornando su livelli in linea con la media di lungo periodo. È proseguita la crescita dell’attività nel settore dei servizi, sostenuta anche dal comparto turistico, che continua a beneficiare dell’aumento delle presenze, soprattutto di turisti stranieri.

Permane il divario negativo in termini di valore aggiunto pro capite rispetto alle aree più produttive del Paese. Dall’inizio del decennio scorso tale divario è aumentato anche per effetto del peggior andamento della produttività del lavoro in regione.

Il miglioramento della situazione congiunturale ha contribuito a rafforzare la redditività aziendale sospinta dall’aumento della redditività operativa e dal calo degli oneri finanziari; ne ha beneficiato l’autofinanziamento, che è stato destinato anche agli investimenti.

La crescita del credito alle imprese è proseguita, grazie soprattutto al positivo andamento della domanda per il finanziamento degli investimenti, estendendosi anche alle imprese di minori dimensioni. L’aumento del credito ha interessato tuttavia soltanto le imprese meno rischiose e si è concentrato nel settore manifatturiero e in quello dei servizi.

Banca d' Italia Puglia

Il mercato del lavoro

I livelli occupazionali in Puglia sono rimasti sostanzialmente stabili, dopo l’aumento del biennio precedente. Il numero di occupati in regione rimane pertanto significativamente inferiore rispetto ai valori pre-crisi. La riduzione della partecipazione al mercato del lavoro, congiuntamente all’andamento del numero di occupati, si è riflessa in un calo del tasso di disoccupazione.

Nell’ultimo decennio si è registrato un progressivo invecchiamento della forza lavoro regionale, solo in parte spiegato da fenomeni demografici, dall’allungamento dell’età lavorativa e dai flussi migratori, che in regione interessano in misura consistente i giovani e i più istruiti; vi ha contribuito anche una minore propensione dei giovani a partecipare alla forza lavoro. Nell’arco di un decennio infatti la quota dei giovani pugliesi che lavorano o che cercano lavoro si è ridotta, mentre è aumentata l’analoga quota riferita alla popolazione meno giovane.

Le famiglie

Nel 2017 la situazione economica delle famiglie è lievemente migliorata. Il reddito e i consumi hanno infatti continuato a crescere, a ritmi tuttavia inferiori rispetto all’anno precedente. Il numero di individui a rischio di povertà o esclusione sociale, sebbene in calo rispetto al livello massimo raggiunto nel 2013, in base ai dati più recenti resta ancora elevato rispetto alla media nazionale.

I prestiti erogati alle famiglie sono ulteriormente cresciuti, beneficiando delle favorevoli condizioni di accesso al credito. Ad aumentare sono stati sia i prestiti per l’acquisto di abitazioni sia il credito al consumo, in connessione con il miglior andamento del mercato immobiliare e della spesa in beni durevoli.

Il mercato del credito

È proseguito il processo di riconfigurazione della rete territoriale delle banche in regione. Nel 2017 gli sportelli sono ulteriormente diminuiti, soprattutto quelli delle banche di maggiore dimensione. Al calo si è associata una maggiore diffusione dei canali telematici per l’accesso ai servizi bancari.

I prestiti sono cresciuti più intensamente rispetto al 2016 e la raccolta bancaria ha continuato ad aumentare, sospinta dalla crescita dei depositi in conto corrente.

La qualità del credito è ulteriormente migliorata. Essa rimane tuttavia su livelli peggiori rispetto alla media nazionale e in linea con quelli del Mezzogiorno. Si è intensificata la riduzione delle sofferenze accumulate durante la lunga crisi, anche grazie alle cessioni e agli stralci di tali crediti dai bilanci.

La finanza pubblica

Nel triennio 2014-16 la spesa delle Amministrazioni locali è diminuita. La riduzione ha interessato sia la spesa corrente, compresa quella per il personale, sia la spesa in conto capitale. Su quest’ultima componente, costituita in gran parte da spesa per investimenti, ha influito negativamente la riduzione della spesa dei fondi strutturali europei, dopo il picco raggiunto nel biennio 2014-15, ultimi anni utili per la realizzazione delle spese relative al ciclo di programmazione 2007-2013. Anche le entrate correnti si sono ridotte, sia nella componente dei trasferimenti sia in quella dei tributi propri.

Nel 2016 la Regione Puglia ha esercitato la facoltà di procedere con il Piano di rientro dal disavanzo sanitario, approvando un nuovo Programma Operativo per il triennio 2016-18 che dovrebbe continuare l’attività di riordino delle strutture di offerta, con un contenimento della spesa e un innalzamento della qualità dei servizi sanitari, che in regione rimane inferiore a quella media nazionale.




Scandalo: quasi la metà degli appalti pubblici in Puglia sono irregolari

ROMA – Nella Puglia dei “furbetti” del malaffare ed evasione scoperti dalla Guardia di Finanza, svettano gli appalti irregolari della pubblica amministrazione affidati molto spesso e volentieri con gare “pilotate” e con trucchetti attivati per bruciare milioni di euro, come si evince dalle gare sottoposte a controllo nell’ultimo anno dalle Fiamme Gialle , da cui è emerso che  il 40% è stato assegnato in modo illecito, per appalti illegittimi assegnati per 131 milioni .

” La corruzione esiste, è molto diffusa “ ha dichiarato il Generale Vito Augelli, comandante regionale per la Puglia , durante le celebrazioni per il 244° anniversario della fondazione del Corpo, “ed è la punta dell’iceberg di un sistema di inefficienze e sprechi di risorse” . I dati resi noti parlano chiaro  e raccontano che in Puglia la tutela dei soldi pubblici e della legalità, , è ancora una chimera, sopratutto dopo aver verificato che ben 997 persone sono state indagate per aver procurato all’erario (e quindi allo Stato) danni per 432 milioni di euro e che le frodi congegnate a danno della Unione Europea, dello Stato e della Regione Puglia,  in particolare quelle collegate all’uso di fondi e alle start up di nuove attività imprenditoriali e commerciali  arrivano a 300 milioni.

Gli amministratori locali (cioè la politica) e gli imprenditori sono risultati essere spesso capaci di progettare le trame di truffe con molti zeri, e persino i semplici cittadini non sembrano indifferenti dal tentativo di lucrare ovunque sia possibile per sottrarsi al Fisco. Gli accertamenti sui ticket sanitari, hanno evidenziato come il 93% delle persone controllate.  non abbia pagato i ticket dovuti e sia quindi riuscita a farsi assistere gratis nelle strutture sanitarie, pubbliche e sopratutto quelle convenzionate.

Ma non solo solo i piccoli “evasori” quelli che cercano un vantaggio, infatti, ci sono i maxi-evasori: 50 finti “Paperoni” di Puglia, che  sono riusciti a sottrarre allo Stato 95 milioni in un anno. la loro identità è stata scovata dagli investigatori delle Fiamme Gialle  incrociando e raffrontando i dati relativi ai bassi redditi dichiarati ed reale tenore di vita vissuto. Ville al mare ed in campagna,  auto lussuose, barche, shopping sfrenato con la carta di credito di beni di lusso, vacanze nei posti più esclusivi d’ Italia e del mondo, sono stati i “sensori” della sproporzione tra i guadagni dichiarate e le reali somme a  disposizione. Evasori che non agiscono soli ma si fanno supportare ed assistere  di studi di commercialisti e tributari, che a volte “pompano” fatture, mentre in non pochi casi  occultano la contabilità.

“L’aggressione ai patrimoni illeciti è una delle nostre priorità – ha aggiunto  il Generale Vito Augellinegli ultimi diciotto mesi abbiamo sequestrato o confiscato 250 milioni di euro tra denaro, beni mobili e immobili, aziende, assett societari, che facevano capo a soggetti pericolosi “. Origine delle ricchezze accumulate, sono le  attività di usura, estorsione, traffico di droga, riciclaggio. Ma sono presenti anche altre tipologie di illeciti, che stanno prendendo sempre più piede negli ultimi anni , come  ad esempio lo sfruttamento del lavoro irregolare a partire dalle grandi aziende per finire alle piccole attività turistiche, nella vendita illecita di carburanti “truccati” e l’installazione di slot machine d’azzardo. Tutti fenomeni questi percepiti da vicino dai cittadini nella propria vita quotidiana, così come quello della circolazione di soldi falsi che sembrano circolare in grande quantità in Puglia, come dimostra il sequestro di banconote, titoli e valori bollati contraffatti per 350.000 euro.

Gli evasori fiscali più spregiudicati si buttano in operazioni all’estero, con il più classico degli stratagemmi cioè trasferendo fuori dall’Italia i profitti e non pagando le imposte nel nostro Paese. I “colletti bianchi” rappresentano quindi uno degli obiettivi più importanti dei finanzieri, ma in una città “difficile” come Bari (ma anche nelle altre province pugliesi) l’attenzione  della Guardia di Finanza resta sempre elevata ed attenta sulla criminalità organizzata.




Si allungano i tempi per i pagamenti della Pubblica amministrazione

ROMA – Tornano ad aumentare i tempi di pagamento della nostra Pubblica Amministrazione che ‘privano’ di 30 miliardi alle imprese. Lo segnala la Cgia  di Mestre la quale ricorda che dopo alcuni anni di progressiva diminuzione, dallo scorso gennaio ad oggi sono tornati a salire i tempi medi di pagamento della Pa.

Se  il compenso veniva corrisposto nel 2017 dopo 95 giorni dall’emissione della fattura – contro i 30 stabiliti dalla normativa europea che possono salire a 60 per alcune tipologie di forniture, come quelle sanitarie – nell’anno in corso la media è salita a 104 giorni. Nessun altra pubblica amministrazione (Pa) nell’ Unione Europea  salda i debiti commerciali con tempi così lunghi. Rispetto alla media europea, ad esempio, in Italia i ritardi sono superiori di oltre due mesi (precisamente 63 giorni). Se in Italia i giorni medi necessari riferiti al 2018 sono saliti a 104, in Spagna e in Francia ci vogliono rispettivamente 56 e 55 giorni per liquidare i fornitori. In Germania, invece, il dato è salito a 33 giorni, mentre nel Regno Unito si è attestato a 26.




In attesa del nuovo premier lo Spread sfonda quota 195 punti. La Borsa di Milano perde l’1,9% .

ROMA – Piazza Affari continua a scendere e, dopo aver aperto in calo dello 0,67%, ora cede l’1,9% a 22.770 punti. Gli investitori sono in attesa anche dei passi del Quirinale sul nuovo premier, dopo che Lega e Cinque Stelle hanno indicato Giuseppe Conte. I settori più sotto pressione sono quelli del petrolio e gas naturale (-2%) e delle materie prime (-3%). La Borsa di Milano è la peggiore fra quelle europee, tutte in rosso, con Francoforte che perde l’1,2%. Lo spread tra Btp e Bund sfonda quota 195 punti base aggiornando i massimi da giugno scorso, con il rendimento del decennale italiano in rialzo al 2,45%.

In attesa della formazione del nuovo Governo la Commissione europea si appresta a trasmettere all’Italia, oggi stesso, una serie di raccomandazioni in economia, prima fra tutte un intervento sul debito pubblico, troppo elevato. Raccomandazioni sono attese per tutti e 27 i Paesi dell’Ue.

Valdis Dombrovskis, vicepresidente Commissione Ue

Il nuovo Governo Italiano ancora non nasce ma già domani la Commissione europea invierà un messaggio molto dettagliato per indicargli tutte le debolezze dell’economia italiana sulle quali intervenire, prima fra tutte il debito pubblico troppo elevato. Bruxelles non vuole andare allo scontro prima ancora di conoscere i suoi nuovi interlocutori, e quindi non calcherà troppo la mano. Ma il concetto che farà arrivare è sempre lo stesso, molto chiaramente espresso anche oggi sull’Handelsblatt dal vicepresidente della Commissione Ue, guardiano dei conti pubblici, Valdis Dombrovskis: “Il nuovo governo mantenga la rotta e porti avanti in modo responsabile la politica di bilancio”. Nelle ‘raccomandazioni specifiche’ che la Commissione pubblicherà domani, almeno una buona notizia c’è.

L’Italia non rischia nessuna procedura per debito eccessivo per il 2017, perché la crescita più ampia del previsto ha ridotto la deviazione dei conti pubblici. E quindi saranno giudicati “ampiamente in linea” con le regole di bilancio. Il problema si sposta quindi sul 2018, anno in cui la Commissione si aspettava una correzione da 0,3% che non c’è stata e che non è stata messa in cantiere nel Def. Con il peggioramento del saldo strutturale di un ulteriore 0,3% nel 2019, la deviazione dall’obiettivo di risanamento concordato si allarga a 0,6%. Ma i commissari, pur sottolineando il rischio di “violazione significativa” del Patto di stabilità, sono concordi nel rinviare il giudizio definitivo, aspettando prima di tutto il Def aggiornato, e poi i dati consolidati del 2018 che arriveranno soltanto a primavera 2019.

Questo non significa che Bruxelles starà a guardare le mosse del nuovo Governo senza intervenire. Anzi, nella raccomandazioni già segnalerà il rischio di mettere mano alla Legge Fornero, chiedendo al Governo di garantire la sostenibilità del sistema pensionistico e tagliare le pensioni troppo alte e non coperte dai contributi versati. Inoltre, tornerà a sollecitare l’intervento sui crediti deteriorati, che ancora minacciano la stabilità del sistema finanziario italiano, e sono anche la principale ragione per cui la Germania frena sulla condivisione dei rischi nell’Eurozona. Uno spazio particolare sarà riservato al capitolo sociale, cioè lavoro e welfare, con l’invito a mettere in campo politiche più efficienti per sfruttare meglio le iniziative sulla formazione. Ma anche per favorire maggiormente l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, anche garantendo una migliore assistenza ai bambini. Restano poi le raccomandazioni sullo snellimento della giustizia e sulla lotta alla corruzione.

Intanto, mentre l’Istat avverte sui rischi di un rallentamento della crescita e il coordinatore Ue mette in guardia dal fermare il progetto della Tav, le cancellerie europee tornano a fare quadrato intorno alle regole comuni. “Valgono per tutti, anche per l’Italia”, riferiscono fonti dell’Eurogruppo. La ministra francese degli affari europei sottolinea che Parigi lavorerà con Roma “facendo attenzione a un triplice rispetto” degli impegni comuni, di quelli dei singoli Stati e di quelli della zona euro. Perché non è “né possibile, né auspicabile agire per conto proprio in seno all’Europa“. L’auspicio del ministro dell’economia tedesco Peter Altmaier è che si formi “un governo pro-europeo come negli ultimi 70 anni”. Solo l’Austria, con il suo Governo di destra alleato con l’estrema destra, concede il beneficio del dubbio: “Dobbiamo giudicare” il nuovo governo governo italiano “sui fatti e non sulle parole, e vedere cosa farà“, ha detto la ministra dell’economia Margarete Schramboeck.




M5s-Lega, il programma preoccupa i mercati finanziari: lo spread sale sopra 150 punti, la Borsa a Piazza Affari perde il 2,3%

ROMA – Mentre la Lega ed il M5s dicono di essere alla stretta finale per dar vita al nuovo governo lo spread tra Btp e Bund supera i 150 punti base e poi ritraccia. Dopo i moniti dell’Europa sul rispetto delle regole, in particolare dell’impegno a far scendere il debito pubblico, secondo la piattaforma Bloomberg il Btp decennale italiano di riferimento è tornato a rendere il 2% e il differenziale con gli omologhi titoli tedeschi si è portato fino a 150,1 punti (dai 130 della chiusura di ieri sera): massimi da metà gennaio.

Nelle sale operative della Borsa, segnala l’agenzia finanziaria Usa Bloomberg, pesa soprattutto l’indiscrezione di un possibile accordo sulla richiesta all’Eurosistema di cancellare 250 miliardi di debito italiano. Un’idea definita “superata” nelle stesure seguenti del contratto di governo, dalle parti in causache rimette al centro del dibattito soluzioni radicali: Jason Simpson, dalla francese Societe Generale, ricorda come i mercati negli ultimi mesi hanno dato per scontato che gli aspetti più estremi dei programmi elettorali sarebbero stati limati. Il rialzo di queste ore, va detto, s’iscrive in una generale crescita dei rendimenti del comparto obbligazionario.

Un segnale da leggere come un segnale di preoccupazione per gli addetti ai lavori, anche se gli isterismi del passato erano ben altra cosa. “Brutta reazione stamane sia per l’azionario che per il governativo dopo il contratto pubblicato ieri sera“, dice a caldo Vincenzo Longo da IG Markets. “Anche se i partiti hanno detto di aver rivisto i punti più discussi, gli investitori sembrano essere rimasti spiazzati dalle ipotesi (poco credibili e realizzabili) prese in considerazione dalle parti politiche“. In ogni caso, secondo l’esperto “la reazione è modesta, se si considera la portata della notizia“.

Basta pensare che a inizio anno il differenziale era intorno a 160 punti. Insomma, bisognerà vedere nei prossimi giorni cosa diventerà concretamente realizzabile del contratto e che credito verrà dato al programma dagli investitori internazionali. “Lo spread sale? Sono i giochini della finanza, vuol dire che stiamo facendo bene” ha dichiarato il leader del Carroccio, Matteo Salvini, in una sua diretta Facebook.”Guarda caso, appena abbiamo fatto l’ipotesi del governo M5s-Lega cominciano le fibrillazioni. Vedo una certa paura da parte degli eurocrati. Ma non mi spaventano“, ha aggiunto il capo del Movimento, Luigi Di Maio, sul rialzo dello spread.




L’evoluzione del cybercrime: Pec false di banche online, svuotati centinaia di conti correnti.

 ROMA  –  Lo stratagemma criminale con il quale un’organizzazione attiva in tutto il territorio italiano, dalla Calabria alla Lombardia al Trentino Alto Adige, è riuscita a sottrarre cifre ingenti dai conti di ignari correntisti di istituti di credito che lavorano prevalentemente online, rappresenta la frontiera più avanzata dei cybercriminali in Italia.

Per la prima volta è stato violata la presunta sicurezza della Pec, la posta elettronica certificata, ritenuta una garanzia della sicurezza delle comunicazioni e delle operazioni più delicate con banche e pubblica amministrazione. Fino ad ora.  La tipologia di attacco cibernetico “architettata” da un’organizzazione di cybercriminali scoperta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, a conclusione di una complessa indagine coordinata dalla locale D.D.A. guidata da Maurizio de Lucia, ha consentito di arrestare cinque persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico o telematico e sostituzione di persona , è stata definita con l’acronimo “man in the middle” .

Alcuni dei più noti istituti di credito  fra i quali Banca Mediolanum, Banca Fineco, CheBanca!, Ing Bank, Iw Bank e Barclays Bank sono stati saccheggiati grazie a Pec falsificate in danno di centinaia di conti correnti . Gli arrestati erano in grado di modificare, sui principali siti web istituzionali ( tra cui Telemaco Infocamere, www.registroimprese.it, www.inipec.gov.it, ) gli indirizzi di posta elettronica certificata di banche online italiane ed estere, sostituendoli con quelli di analoghe caselle di posta certificata appositamente attivate su provider specializzati ( in particolare Aruba e Legalmail) intestate a delle persone ignare o addirittura inesistenti.

Con questo ingegnoso stratagemma di pirateria informatica gli arrestati riuscivano, ad interporsi da una parte, tra i titolari dei conti correnti online e i rispettivi istituti di credito ( da cui viene il nome dell’operazione “man in the middle”) e dall’altro ad entrare in possesso delle credenziali di accesso ai rapporti finanziari. Ottenendo le “chiavi” dei conti correnti effettuavano rapidamente una pluralità di operazioni di home-banking spostando somme nella disponibilità dei correntisti su altri conti bancari intestati ad altre persone a loro volta ignare di essere vittima di furto d’identità ma gestiti dagli appartenenti all’organizzazione criminale.

Una consistente parte  delle cifre di cui si appropriavano,  venivano immediatamente riciclate con investimenti in Bitcoin, la moneta virtuale organizzata su un sistema di crittografia che rende anonime le transazioni. Moneta virtuale utilizzata successivamente anche per acquistare armi e munizioni nel “deep web” (la parte oscura del web, territorio prediletto degli hackers)

Gli arrestati alcuni dei quali già noti alle forze dell’ordine per essere stati coinvolti nel 2016 in una precedente operazione “Piscatores” mandata a segno dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria , sono quasi tutti calabresi: Giuseppe Cesare di 37 anni e Davide Tricarico,  32 anni, Nicola Ameduri, 35 anni,  Antonello Cancelli, 34 anni e Nicodemo Porporino di 54 anni vantano nei loro confronti di numerosi “precedenti” in tema di associazione a delinquere, truffe online, riciclaggio e accesso abusivo a sistemi informatici, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso o sistemi telematici, falsità in scrittura privata, sostituzione di persona, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi. Su richiesta dei magistrati titolari dell’indagine, il procuratore aggiunto Giovannella Scaminaci e il pm Antonella Fradà, il gip ha disposto anche un sequestro preventivo su 31 conti correnti e depositi bancari attribuibili agli indagati, rintracciando di 1 milione e 200.000 euro.

Alcune delle banche e delle istituzioni i cui nomi sono contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta di Messina hanno immediata mente emesso dei comunicati, per il timore di una fuga da panico della propria clientela online. Banca Fineco ha comunicato di “ non avere evidenza di alcun cliente della banca che abbia subito delle perdite di denaro dai propri conti correnti“. Mentre InfoCamere (società delle Camere di Commercio) ha sostenuto che “non ci sono state violazioni né delle procedure né dei sistemi informatici attraverso cui vengono gestite le iscrizioni o modifiche delle caselle PEC annotate nel Registro delle Imprese delle Camere di commercio, e che nessun dato ufficiale presente nel Registro risulta essere stato alterato. Il processo di iscrizione e variazione dell’indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) nel Registro Imprese consiste in una comunicazione telematica effettuata dal rappresentante legale dell’impresa (o da un suo delegato, sulla base di una procura regolata dalla circolare 3616/c 2008 del Ministero dello Sviluppo Economico), sottoscritta con firma digitale e inviata alla Camera di Commercio competente per territorio attraverso il sistema della “Comunicazione Unica”. La comunicazione di iscrizione o variazione così ricevuta viene poi verificata in Camera di Commercio prima di essere resa pubblica“.

InfoCamere ha riferito di aver fornito all’ Autorità Giudiziaria ed agli investigatori informatici dell’ Arma dei Carabinieri, tutte le informazioni richieste ai fini dell’indagine.

 

 




L'assemblea dei soci della Banca Popolare di Bari approva i conti 2017. In calo il risultato netto consolidato

ROMA – Approvato dall’assemblea dei soci della Banca Popolare di Bari alla presenza di circa 6 mila soci (presenti e per deleghe) . L’esercizio 2017 è stato caratterizzato dal forte impegno riservato al perseguimento degli obiettivi industriali, consolidando le sinergie di Gruppo generate dall’incorporazione, avvenuta a metà del 2016, del polo abruzzese (Banca Tercas e Banca Caripe). Il  risultato netto consolidato del 2017 è pari a 1,0 milione, rispetto ai 5,2 milioni del 2016. Al netto della rettifica sopra citata il risultato sarebbe stato di 13,4 milioni.

È quanto rende noto  il gruppo secondo cui l’assemblea ha anche provveduto al rinnovo parziale del consiglio di amministrazione in cui sono stati eletti il Dott. Raffaele De Rango, il Dott. Giorgio Papa, il Prof. Giulio Sapelli e il Prof. Francesco Venturelli.

I dati consolidati evidenziano una raccolta totale pari a 14,9 miliardi di euro (+10,2%), con la componente diretta attestata a 10,8 miliardi (+14,7%). L’indiretta si posiziona a 4,0 miliardi, in linea con quella dell’anno precedente (4,1 miliardi). Gli impieghi netti a clientela, pari a 8,9 miliardi di euro, evidenziano una contenuta riduzione, legata alla decisione di focalizzarsi sui settori economici di prevalente interesse. I costi operativi (319,8 milioni) si riducono del 6,3%, per effetto delle ulteriori azioni di razionalizzazione intraprese.

Il risultato netto consolidato del 2017 è pari a 1,0 milione rispetto ai 5,2 milioni del 2016, in funzione della rettifica di avviamenti per 18,5 milioni, Al netto della rettifica sopra citata il risultato sarebbe stato di 13,4 milioni. Il Gruppo Banca Popolare di Bari, che comprende anche Cassa di Risparmio di Orvieto, Popolare Bari Corporate Finance e BPBroker, al 31 dicembre 2017 contava su una rete territoriale di 353 filiali, distribuite in 13 regioni. Il numero complessivo dei dipendenti invece è pari a 3.062 unità. In considerazione dell’imminente trasformazione in società per azioni, nonché tenendo conto che la funzione di price discovery rispetto alle azioni è svolta dal mercato Hi-Mtf, l’assemblea ha deliberato di non determinare il sovraprezzo ai fini dell’ingresso di nuovi soci.

I soci hanno eletto Alberto Longo presidente del Collegio Sindacale in sostituzione di Roberto Pirola, “che per motivi strettamente personali ha lasciato l’incarico con l’approvazione del bilancio 2017”.  Rinnovato anche il Collegio dei Probiviri, nominando come componenti effettivi il Dott. Donato Carone, il Dott. Giuseppe Suaria, il Dott. Nicola Giuliano e come supplenti il Sig. Onofrio Lilla e il Sig. Michele Barili. 

“La banca non perderà la sua vocazione di cooperativa, di vicinanza e di sostegno al territorio. Porteremo ai soci benefici della spa senza perdere la nostra natura di cooperativa – ha affermato Marco Jacobini presidente della Banca Popolare di Bari,  – Il danno che la banca ha subito dalla riforma delle popolari  non si riferisce alla trasformazione in sé. Quando c’è una prospettiva certa, si lavora e si asseconda lo sviluppo della normativa con l’obiettivo di valorizzare al meglio i punti di forza della banca. Ma la vera difficoltà viene, sul fronte degli investitori, dall’incertezza che siamo stati costretti a subire negli ultimi due anni, sino alla recente pronuncia della Consulta“.

 

 

 

 

 

 




Monte Paschi Siena. Profumo e Viola a processo per “ostacolo alla vigilanza”

MILANO –  Il gup di Milano Alessandra Del Corno ha rinviato a giudizio gli ex vertici della banca toscana, Alessandro Profumo (attuale amministratore delegato del gruppo Leonardo) e Fabrizio Viola nonostante la procura milanese, attraverso i pm Baggio e Clerici, aveva chiesto l’archiviazione nei confronti dei due imputati principali . Il processo inizierà il 17 luglio. L’accusa di ostacolo agli organi di vigilanza e riferita allo stato dei bilanci della banca senese in merito alla tossicità dei derivati.

Tra i rinviati a giudizio dal Tribunale di Milano, compaiono anche l’ex presidente del collegio sindacale Paolo Salvadori e la stessa banca Monte dei Paschi di Siena per “responsabilità oggettiva”. Salvadori era imputato di falso in bilancio e aggiotaggio, ma da questa seconda accusa è stato prosciolto.  Nel filone principale a carico degli ex vertici del Monte dei Paschi (tra cui Mussari e Baldassarri), erano stati iscritti anche i nuovi vertivi. L’ipotesi era che anche Profumo e Viola conoscessero i bilanci della banca e passivi legati ai titoli derivati “Alessandria” e “Santorini“, i quali però non erano stati contabilizzati, così celando un buco monstre nei conti.

A conclusioni delle indagini la procura di Milano aveva però chiesto l’archiviazione di Profumo e Viola, decisione che non ha trovato d’accordo  però la procura generale milanese che  non ha condiviso questa linea e fatto riaprire il procedimento. E ieri anche il giudice delle udienze preliminari ha dato torto ai pm Baggio e Clerici. 




Cerved: “I Comuni italiani hanno bisogno di un credit manager”. Più di 23 miliardi i crediti “difficili”, quasi la metà delle entrate correnti

ROMA  – Secondo i bilanci 2016, gli ultimi disponibili, sono più di 23 miliardi di euro i crediti che i circa 8.000 Comuni italiani faranno fatica a riscuotere, il 15% in più rispetto ai 20 dell’anno precedente. A dirlo è Cerved, primario operatore italiano per l’analisi del rischio e la gestione del credito, che ha fatto un’attenta analisi dei bilanci. Un fenomeno in aumento, dunque, a cui sarebbe opportuno rispondere con strumenti dedicati, come la linea di servizi di supporto alla riscossione sviluppata da Cerved.

Si tratta di crediti di parte corrente – tasse come IMU, TARI, TASI, TOSAP (occupazione di spazi pubblici), ma anche entrate patrimoniali come multe stradali o rette scolastiche – che però sono sorti da almeno 12 mesi e quindi vanno contabilizzati in una specifica voce di bilancio. Parliamo di quasi la metà del totale delle entrate (47%) che siccome non è stata incassata entro un anno ha un’alta probabilità di non venire incassata mai, perché più passa il tempo e peggio è.

Marco Nespolo A.D. CERVED

“La Pubblica Amministrazione, così come le aziende private, dovrebbe cercare di rientrare dei crediti nella più alta percentuale possibile e in poco tempo, in modo da avere la liquidità necessaria per pagare i fornitori ed erogare i servizi ai cittadini – commenta Marco Nespolo, amministratore delegato di Cerved -. La soluzione è affidarsi a chi ha sviluppato strumenti e procedure dedicate che permettono di intervenire tempestivamente in via bonaria e stragiudiziale, recuperando tra il 30 e il 40% del denaro nell’arco di settimane o di mesi, mentre affidarsi alle cartelle esattoriali significa seguire un iter burocratico che fa passare in media 5 anni per arrivare a incassare non oltre il 5%. Questi 23 miliardi non ricossi, che rappresentano una seria carenza di liquidità per i Comuni, hanno altissime probabilità di tradursi in buchi di bilancio permanenti, con ricadute pesanti su tutti i cittadini. I Comuni più virtuosi hanno cominciato ad accorgersene, con ottimi risultati in termini di costi/benefici. È incredibile quante situazioni si risolvono con un approccio proattivo, oltre a riflettersi positivamente sul rapporto con il cittadino, che sente la PA più collaborativa, meno distante e vessatoria”.

Le situazioni più delicate riguardano il Centro-Sud: con circa 506 euro di crediti per abitante non incassati da più di 12 mesi contro una media italiana di 207, la Calabria conquista la “maglia nera”, seguita da Campania (410 euro), Sicilia (361 euro), Lazio (327 euro), Molise (278 euro), Abruzzo (270), Umbria (257), Toscana (250), Puglia (244), Sardegna (193), Basilicata (170), Liguria (164), Valle d’Aosta (143), Emilia Romagna (116).

Viceversa, le regioni con i Comuni più virtuosi, con un credito non riscosso pro-capite inferiore ai 100 euro, risultano Trentino Alto Adige (51 euro), Veneto (56), Friuli Venezia Giulia (70) e Lombardia (84), Piemonte (94), Marche (96).

Si possono raggiungere anche livelli patologici, come nel piccolo territorio di Las Plassas, in Sardegna, dove si è arrivati a superare i 5.000 euro per abitante, o le Isole Tremiti (più di 4.000). Anche se si considerano i Comuni maggiori, con almeno 100 mila abitanti, non mancano casi critici: a Napoli, Reggio Calabria, Roma e Salerno i crediti sorti da più di 12 mesi sono abbondantemente oltre i 1.000 euro a persona, con un’incidenza che supera il 100% delle entrate correnti. Viceversa, Forlì, Trento e Vicenza hanno un ammontare di crediti “anziani” che non supera il 5% del totale delle entrate correnti.

Performance così eterogenee non dipendono solo da divari territoriali, che pure rappresentano un fattore importante. Il ruolo dei comuni e di chi ne gestisce l’attivo può infatti essere determinante.

Il quadro normativo non aiuta. Manca infatti una disciplina organica e le regole sono poco chiare e datate: gli strumenti per la riscossione coattiva sono regolati da un Regio Decreto del 1910. Tuttavia i comuni possono già esternalizzare le “funzioni di supporto o propedeutiche all’accertamento o alla riscossione” a soggetti specializzati. Quelli che lo hanno fatto, hanno ottenuto risultati brillanti, con benefici indiretti anche sulle tendenze dei contribuenti e quindi sui numeri della riscossione spontanea.




Villaggi al Sud ed energia per la Pubblica Amministrazione

ROMA – Il Gruppo Nicolaus, www.nicolaus.it, grazie alle operazioni di finanziamento sostenute da Mediocredito Italiano e dal Banco di Napoli, entrambe società del Gruppo Intesa Sanpaolo, ha concluso due operazioni immobiliari: l’acquisizione totale del villaggio Il Gabbiano, in Marina di Pulsano (Taranto) , e l’acquisizione del villaggio Bagamoyo, in Marina di Sibari, di cui diviene proprietaria al 50% insieme al gruppo riconducibile alla famiglia Loi, rafforzando, così, la partnership con ITI Marina Hotels &Resort.

Per Nicolaus queste due acquisizioni vanno nella direzione di rafforzare le strutture di proprietà, consentendo di aumentare  il valore del gruppo turistico pugliese, in un momento particolarmente favorevole per le presenze turistiche nel mare italiano. Il gruppo Nicolaus nel 2017 ha ottenuto ricavi per 80 milioni. Lo conferma Giuseppe Pagliara, a capo del gruppo Nicolaus, “le operazioni sono state eseguite secondo il piano industriale attento da sempre alla gestione equilibrata dal punto di vista del debito e della patrimonializzazione. Il supporto di Intesa Sanpaolo è stato prezioso per compiere delle operazioni snelle e compatibili con l’attenzione che ci contraddistingue da sempre sulla posizione finanziaria della nostra società e per noi si è confermato come il miglior partner possibile“.

Secondo Francesco Guido, direttore Generale di Banco di Napoli, “il supporto a un’iniziativa di crescita dimensionale quale quella messa in atto da Nicolaus Tour, è un tassello di questa strategia e consente di dimostrare una volta in più che le imprese che posseggono specializzazione e forte competenza nell’indirizzare efficacemente le leve della pianificazione e del governo del proprio business e che hanno una qualificata presenza sui mercati internazionali, non possono che ricevere attenzione e sostegno finanziario ampio e solido per la propria crescita”.

Gli oltre 13mila edifici della Pubblica Amministrazione italiana consumano, secondo Enea, 4,3 terawattora di energia per una spesa di oltre 600 milioni di euro. Mettendo in efficienza le infrastrutture e gli impianti di riscaldamento e d’illuminazione si potrebbero abbattere i consumi del 40% con risparmi annui fino a 70 milioni.. Eppure i progetti stentano a decollare, nonostante le tecnologie e le risorse siano a portata di mano. Lo testimoniano i dati relativi agli stanziamenti dei fondi strutturali europei per progetti di efficienza energetica non ancora assegnati e in scadenza nel 2018 che ammontano, su base nazionale, a 850 milioni. Al Sud, tra avvisi in scadenza e spese ancora da dichiarare all’Unione Europea, la situazione è particolarmente grave: solo in Campania ci sarebbero 120 milioni che rischiano di essere sprecati.

“Il Mezzogiorno può disporre di cospicue risorse – sottolinea l’ingegnere Gianpiero Cascone, amministratore delegato della ESCo Samsø –  destinate all’efficientamento energetico delle aziende e delle infrastrutture pubbliche ma, mentre i privati hanno imparato da tempo a intercettare questi fondi rivolgendosi a società specializzate che le assistono nelle pratiche e nei progetti, la Pubblica Amministrazione rischia di veder sfumare milioni di euro a causa delle lungaggini burocratiche e della mancanza di competenze progettuali interne”. Samsø è impegnata in un roadshow sul territorio nazionale per sensibilizzare gli amministratori pubblici riguardo alla necessità di attivare tempestivamente l’iter necessario ad accedere ai finanziamenti.

Le risorse da assegnare complessivamente (non solo relative all’efficienza energetica dunque) ammontano a 588 milioni di euro per la Sicilia, 456 per la Campania, 436 per la Puglia, 149 per la Calabria, 73 per la Basilicata, 72 per la Sardegna e 10 per il Molise. Ci sono poi le Città Metropolitane italiane cui rimangono 82,8 milioni di euro da spendere. Ci sono anche gli esempi positivi. Samsø ha collaborato nel 2017 con la città metropolitana di Reggio Calabria, assistendo l’amministrazione negli adempimenti necessari a sfruttare gli oltre 8 milioni di euro stanziati dal Piano Operativo Nazionale in ambito di efficientamento. Risultato: tempi di accesso alle risorse accorciati di 1 anno e mezzo rispetto alla media.




Commercialisti: oltre 100 giorni lavorati all’anno dedicati agli adempimenti fiscali di base

ROMA –  Sono 122 giorni lavorativi all’anno, quelli che dedica il titolare di uno studio di commercialisti agli adempimenti fiscali di base, un tempo superiore a quello dei suoi collaboratori (84 giorni all’anno). Il dato  emerge da una ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Il sondaggio è stato condotto su 3.500 questionari con l’obiettivo di misurare in particolare il costo del software, delle banche dati e del tempo dedicato alla formazione e agli adempimenti di base da parte del personale dello studio.

Dall’indagine si evidenzia come oltre il 70% degli studi professionali si dedichi a tali attività che, per quanto riguarda il costo medio dei software specifici vede  negli  studi associati  un esborso di  9.868 euro pari a quasi il doppio di quelli individuali (4.985 euro) con differenze rilevanti da un punto di vista dimensionale, passando da una media di 4.724 euro per gli studi fino a cinque addetti a 9.406 euro per gli studi tra 6 e 10 addetti e arrivare infine ai 15.433 euro per quelli con oltre 10 addetti. Per quanto riguarda la formazione specifica in materia , in media gli studi riservano 12 giorni che salgono a 20 per quelli individuali e scendono a 5 per gli associati.

Un altro indicatore rilevato è il costo delle banche dati che passa da una media di circa 2.500 euro per gli studi individuali e condivisi ai circa 4.300 euro degli associati. Inoltre risulta come gli studi maggiormente esposti agli adempimenti fiscali (1.953) presentano una media più bassa e ciò in controtendenza generale. Evidentemente le banche dati e gli altri strumenti di aggiornamento sono maggiormente utilizzati dagli specializzati rispetto ai generici. 

 La ricerca ha indagato anche i costi sostenuti per l’invio del nuovo Spesometro 2017. Il sondaggio, svolto nel mese di dicembre , è stato effettuato mediante un questionario online ad un campione di 7000 commercialisti. Per quanto riguarda la distribuzione geografica dell’effettiva fatturazione dello spesometro, emergono delle differenze fra il Nord dove l’81,1% dichiara di averlo fatturato rispetto al 67,5% del Centro e al  41,4% del Sud, con una  media nazionale del 66,3%. La regione che ha fatturato il più alto numero di spesometri è il Trentino Alto Adige con l’88,4%, mentre quella con il numero minore è la Campania con il 32,8%




Bankitalia: “Non ci sono soldi per reddito cittadinanza”

ROMA – “La mancanza di copertura che la Lega ha presentato sulla flat tax non è dissimile dalla mancanza di coperture del reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle. Quindi, dal punto di vista dell’impatto potenziale negativo sui conti dello stato, più o meno siamo lì. Sono due misure molto diverse e molto costose. Ma la politica deve e può fare quello che vuole.

E’ quanto ha detto il direttore generale della Banca di Italia Salvatore Rossi, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. ‘‘Il reddito di cittadinanza mi sembra un’indennità di disoccupazione molto generosa, ma anche circoscritta in determinate condizioni. Bisogna capire se è compatibile con le coperture”. ‘‘Quando il popolo si pronuncia non si può essere spaventati. Non so se chiamerei i 5 stelle e la Lega ‘forze populiste’ – conclude il direttore generale della Banca di Italia -. Sicuramente sono due forze politiche che si oppongono a molte cose fatte in questi decenni e a molti apparati. Ma valutiamo dai fatti’‘.




Stime di crescita economica favorevoli per il nostro Paese

ROMA – L’economia italiana va verso il rafforzamento nel quadriennio 2017-20. Ad esserne certi sono gli esperti della Banca d’Italia che hanno elaborato proiezioni macroeconomiche per l’Italia relative al quadriennio 2017-20, calando perfettamente la realtà italiana nell’ambito dell’Euro zona. Le informazioni congiunturali mettono in luce un’espansione dell’attività economica nel trimestre in corso, in perfetta linea con quella constatata in media nei primi nove mesi dell’anno.

Il quadro previsivo presuppone il consolidamento della ripresa ciclica globale e il permanere di condizioni monetarie e finanziarie accomodanti, in linea con le attese dei mercati e le valutazioni dei principali previsori – sottolineano gli esperti – Le quotazioni petrolifere, derivate dai contratti futures, si manterrebbero stabili attorno ai 60 dollari al barile nel prossimo anno, per diminuire leggermente in seguito“. Lo scenario che si delinea considera le misure contenute nella manovra di bilancio per il prossimo triennio.

Si tratta di notizie estremamente interessanti, oggetto di attenta osservazione da parte degli analisti che traggono considerazioni importanti dalle scelte di politica economica delle banche centrali. Notizie rielaborate dagli analisti, tradotte in linfa vitale e di grande interesse per i mercati come quello del Forex. Le proiezioni macroeconomiche elaborate dalla Banca d’Italia considerano espressamente stime di crescita favorevoli, molto più positive rispetto agli scenari messi in luce dalla Commissione europea a partire dal PIL. Esaminando più da vicino il Prodotto Interno Lordo, gli analisti della Banca d’Italia prevedono un aumento dell’1,6 per cento nel 2017, per rallentare leggermente nel prossimo triennio, all’1,4 per cento nel 2018 e all’1,3 sia nel 2019 che nel 2020.

La crescita del PIL, secondo queste ultime stime, sarebbe anche più elevata soprattutto se confrontata alle precedenti proiezioni macroeconomiche elaborate dalla Banca d’Italia e rese pubbliche nel Bollettino economico di luglio. Osservando più da vicino i dati emerge che l’attività economica risulterebbe trainata prevalentemente dalla domanda interna. A proseguire a ritmi elevati sarebbe il “recupero ciclico degli investimenti, confermato dai dati più recenti e, in prospettiva, sospinto dal consolidamento delle prospettive di domanda e dal permanere di condizioni finanziarie accomodanti“.

A contribuire al recupero sarebbe inoltre “la proroga degli incentivi fiscali all’acquisto di macchinari, attrezzature e tecnologie avanzate previsto nella legge di bilancio“. Secondo gli analisti della Banca d’Italia il rapporto fra investimenti in capitale produttivo e PIL tornerebbe ai valori precedenti alla doppia recessione. Scorrendo il report risulta evidente che a crescere sarebbero anche i consumi delle famiglie, il mercato del lavoro e l’occupazione con un balzo in avanti di poco più del 4% .

L’inflazione, dopo una flessione prevista per il 2018, tornerebbe a salire ma gradualmente. In fatto di crescita dei prezzi è prevista una riduzione nel 2018, soprattutto in seguito all’esaurirsi dell’effetto del rincaro dei beni energetici e alimentari, una costante nei primi mesi del 2017. A dare vigore al graduale recupero dell’inflazione il sostanziale contributo delle retribuzioni relative al settore privato. Sulle previsioni della Banca d’Italia pesano per contro anche fattori di incertezza, conseguenza diretta del contesto globale e dei mercati finanziari.

“La ripresa dell’economia globale potrebbe venire frenata dall’acuirsi di tensioni geopolitiche e dal protrarsi dell’incertezza circa l’evoluzione futura delle politiche economiche internazionali, che resta elevata secondo gli indicatori disponibili – sottolineano gli analisti della Banca d’Italia –  Ne potrebbero risentire la volatilità dei mercati finanziari, attualmente molto bassa, e i premi per il rischio. Un inasprimento delle condizioni finanziarie potrebbe comprimere le scelte di investimento delle imprese e la spesa delle famiglie“.




Popolare di Bari. Il comitato degli azionisti ottiene decisione favorevole dall’ Arbitro per le Controversie Finanziarie

ROMA – Con la decisione n.138 del 5 dicembre, l’ Arbitro per le Controversie Finanziarie istituito dalla Consob ha accertato e dichiarato che la Banca Popolare di Bari ha violato alcuni obblighi nella vendita delle azioni nei confronti di una cliente, difesa dall’Avv. Antonio Pinto. Questo nonostante l’azionista avesse firmato vari documenti contenenti dichiarazioni a se sfavorevoli. Ha altresì condannato la Banca Popolare di Bari a risarcire parzialmente l’azionista per i danni subiti a causa dell’inadempimento. L’ACF ha quantificato i danni in una misura pari alla differenza fra il prezzo di acquisto e l’ultimo valore delle azioni risultante dalla quotazione attuale di 6,30 euro. Oltre ad interessi e rivalutazione monetaria. L’Acf non ha invece accolto la domanda di invalidità del contratto di acquisto e quindi l’azionista rimane titolare delle azioni.
Il presidente del Comitato Canio Trione ha sottolineato che è la prima decisione ottenuta dai legali del Comitato degli azionisti della Banca Popolare di Bari , composto da sette associazioni di consumatori, Codici, Codacons, Adusbef, Adiconsum, Unc, Assoconsum e Confconsumatori. “Auspichiamo che la banca assieme al Comitato pervenga al più presto alla individuazione di soluzioni di “sistema”,che vadano incontro alle richieste dell’intera platea dei risparmiatori-azionisti della banca. Sforzo che, ove necessario, deve coinvolgere anche le Istituzioni pubbliche.
L’Avv. Vincenzo Laudadio (Adusbef) ha precisato che: “se la banca non dovesse ottemperare alle decisioni dell’ACF, come Comitato proporremo di fare quello che la legge ci consente, ossia chiedere a un Tribunale, con un procedimento di cognizione sommaria ex art. 702 bis c.p.c., di condannare la banca a risarcire quanto dovuto“. L’Avv. Alessandro Amato (Codacons) chiede che la banca descriva al Comitato ed agli azionisti l’operazione di cessione dei crediti deteriorati, di cui il 5 dicembre sono stati divulgati sul sito BPB alcuni termini, chiarendo meglio i contenuti dell’operazione e le conseguenze sul prossimo bilancio.
Il Comitato degli azionisti della Banca Popolare di Bari inoltre ha reso noto che la Corte Costituzionale ha fissato per il prossimo 20 marzo 2018 l’udienza per la discussione sulla costituzionalità della legge di conversione 3/2015 del D.L. 33/2015 sull’obbligo di trasformazione in SPA delle Banche Popolari con attivo patrimoniale netto superiore ad 8 mld di euro e sulla relativa compressione del diritto di recesso prevista dalle suddette norme, ricorso che ha visto tra i promotori la stessa Adusbef.
 



Partono in 34 Paesi europei i bonifici bancari “istantanei”, ogni giorno ad ogni ora

ROMA – I bonifici potranno essere eseguiti 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno all’interno di 34 Paesi del vecchio continente – la cosiddetta area Sepa – con accredito istantaneo. E’ la fine dei vecchi “tempi bancari”: Massimo 10 secondi, anche per operazioni internazionali, e la somma verrà prelevata dal conto di addebito e resa disponibile su quello del beneficiario. Tutto grazie a un progetto caldeggiato dalla Banca Centrale Europea, supportato dai maggiori istituti e pronto a entrare da domani nella fase operativa .

Sono diciotto gli istituti di credito  che offriranno questo servizio per primi tra i quali compaiono  tre gruppi bancari italiani: Intesa San Paolo e Unicredit, (compresa la controllata  Hypovereinsbank in Germania ) , ed il gruppo Banca Sella.  La somma massima inviabile per il momento sarà di 15 mila euro, ma il limite e anche la tempistica di esecuzione dei bonifici potranno essere modificati con semplici accordi bilaterali tra banche. Inoltre, al servizio sarà applicata una tariffa differenziata indicata in autonomia da ciascun istituto ma il tratto comune è un lieve sovrapprezzo.

Il progetto europeo ha iniziato a prendere piede nel 2014 attraverso la società Eba Clearing, detenuta dalle maggiori 51 banche europee,  fondata per promuovere network di pagamento accettati nello spazio economico dell’Unione Europea, analizzando il mercato delle transazioni e sostenendo che questo beneficerebbe di un approccio sovrannazionale e della disponibilità dei servizi 365 giorni l’anno.  Nello stesso tempo la Bce raccomandava l’istituzione di almeno un sistema di pagamento istantaneo operativo nello spazio dell’Ue. Un gruppo di venti soggetti specializzati si mise al lavoro, elaborando un modello di massima e fissando una road map triennale. Da gennaio del 2017 iniziò la fase di sperimentazione.

L’esperimento ha datto buoni risultati e il sistema di pagamento istantanei denominato Rt1, basato sulla tecnologia messa a punto dall’azienda italiana Sia, è pronto a partire, offerto da un primo nucleo di istituti bancari di nove Paesi europei. Eba clearing stima che oltre cinquanta banche europee saranno pienamente operative dalla metà del 2018. Per la fine dell’anno prossimo l’ipotesi è che i pagamenti istantanei siano resi disponibili da una rete bancaria cui fa capo circa l’80% del volume globale delle transazioni in area Sepa.

Una delle caratteristiche del progetto è l’ampiezza dell’area interessata. Servizi di bonifico istantaneo sono infatti attivi nel Regno Unito, in Polonia, Turchia, Svizzera, Svezia e Danimarca, ma ciascuno marcia su binari separati. A partire da questo mese le operazioni potranno progressivamente essere eseguite in tutti i Paesi dell’ area Sepa (Single Euro Payments Area), l’area unica dei pagamenti in euro che comprende 34 Paesi e abbatte i confini bancari, un po’ come Schengen ha abbattuto le frontiere. All’interno dell’area Sepa ci sono 19 Stati che hanno adottato la moneta unica, altri 9 che accettano pagamenti in euro, e 6 Paesi esterni all’area Ue, che però collaborano sul fronte bancario.

Ulteriori banche dovrebbero aggiungersi e offrire il bonifico istantaneo nell’arco del 2018. A partire da quelle che hanno sostenuto il progetto dalle prime battute: le italiane Banca Popolare di Milano e Monte dei Paschi di Siena e alcuni gruppi esteri fra i quali Deutsche Bank, Credit Agricole e Ing Bank.




La BCC Avetrana sostiene lo sport locale a più livelli

ROMA – Sei realtà di tre diverse discipline, in quattro comuni, per un coinvolgimento di migliaia di persone, tra praticanti e tifosi. Anche per i campionati 2017-2018 la Banca di Credito Cooperativo di Avetrana mantiene il suo impegno per lo sport più genuino, quello dilettantistico e locale, che dalle prime squadre alle formazioni giovanili (maschili e femminili) rappresenta uno dei maggiori aggregatori sociali nelle comunità del territorio.

Agendo in alcuni casi da main sponsor e in altri da semplice sostenitore, per la stagione sportiva appena iniziata, l’istituto di credito ha destinato contributi a favore delle attività di USD AvetranaAtletico Avetrana e Atletico Manduria, per quanto riguarda il calcio, Fragagnano Dream Volley e Sava For Volley, per la pallavolo, Real Basket Manduria, per gli appassionati del pallone a spicchi.

Al di là delle legittime aspirazioni agonistiche di ciascuna di queste società – commenta Michele Pignatelli, presidente di BCC Avetrana -, il nostro impegno è motivato principalmente dalle positive ricadute che lo sport ha sugli stili di vita e sulla formazione dei giovani, nonché sulla qualità del tempo libero di chiunque se ne appassioni. Il tifo stesso, se vissuto con lo giusto spirito, ha il merito di ravvivare il senso di appartenenza alla comunità di origine, che per noi rimane un valore importante”.

Ma l’impegno di BCC Avetrana non si è limitato alle sole attività sportive tout court. Infatti, un altro valore primario collegato allo sport è certamente la sicurezza e la salute di chi lo pratica, a qualsiasi livello. Per questo, la banca ha assicurato la presenza di un defibrillatore presso il Circolo Tennis Manduria, finanziandone l’acquisto.




TERNA: approvati dal CdA i risultati del 3° trimestre 2017. Confermata la crescita del 3% annuo

ROMA –  L’Amministratore Delegato e Direttore Generale Luigi Ferraris ha illustrato i risultati dei primi 9 mesi e del terzo trimestre del 2017, esaminati e approvati dal Consiglio di Amministrazione di Terna S.p.A. , riunitosi oggi sotto la presidenza di Catia Bastioli. “I positivi risultati conseguiti nel periodo – ha dichiarato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale, Ferraris – confermano la capacità dell’azienda di proseguire un virtuoso percorso di crescita, in linea con gli obiettivi comunicati al mercato per l’anno 2017. La robusta generazione di cassa favorirà la necessaria accelerazione degli investimenti domestici finalizzati a supportare il processo di transizione energetica in atto e, in particolare, l’integrazione delle fonti rinnovabili e la sicurezza del sistema“.

Fatti di rilievo nel terzo semestre 2017

Finanza Il 14 luglio 2017 Terna ha firmato il Project Finance da 81 milioni di dollari per la costruzione della linea di trasmissione da 500 kV in Uruguay, che collegherà le città di Melo e Tacuarembó. L’intero finanziamento è stato qualificato come “green loan” da parte di Vigeo Eiris – agenzia specializzata nella valutazione degli aspetti di sostenibilità nella strategia e nella gestione delle imprese – per il positivo impatto della nuova linea di trasmissione sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Uruguay.

Il 19 luglio 2017 Terna ha lanciato con successo un’emissione obbligazionaria a tasso fisso per un totale di 1 miliardo di euro nell’ambito del proprio Programma Euro Medium Term Notes (EMTN) da Euro 8.000.000.000, a cui è stato attribuito un rating “BBB” da Standard and Poor’s, “(P)Baa1” da Moody’s e “BBB+” da Fitch. L’operazione rientra nei programmi di ottimizzazione finanziaria di Terna al servizio del piano di investimenti del Gruppo, pianificati per ammodernare la rete elettrica e realizzare una rete di trasmissione ancora più sostenibile, efficiente ed interconnessa a livello europeo. I titoli, con durata pari a 10 anni e scadenza in data 26 luglio 2027, sono assoggettati a una cedola pari all’1,375% e sono stati emessi a un prezzo pari a 99,602%, con uno spread di 50 punti base rispetto al midswap. I Titoli sono stati ammessi a quotazione alla Borsa del Lussemburgo.

Nomine. Il 3 agosto 2017, il Dottor Agostino Scornajenchi è entrato a far parte del Gruppo Terna e dal 1 settembre 2017 ha assunto il ruolo di CFO, Responsabile Amministrazione, Finanza e Controllo, nonché di Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari di Terna SpA.

Sostenibilità. Il 7 settembre 2017 Terna è stata confermata per il 9° anno consecutivo nell’Indice Dow Jones Sustainability. Rispetto allo scorso anno, Terna ha ulteriormente migliorato il suo posizionamento nell’Indice passando, con 89 punti, dal quinto al quarto posto (su 64 aziende valutate), confermandosi come la prima azienda italiana del settore Electric Utilities secondo le valutazioni di RobecoSAM (che seleziona le migliori aziende mondiali nel campo della sostenibilità per l’inclusione in tale indice). Il 20 settembre 2017 Terna è stata confermata per il 7° anno consecutivo negli indici Indici Stoxx Global Leaders e grazie alle eccellenti performance in ogni ambito di analisi – ambientale, sociale e di governance – è stata confermata in tutti e tre gli indici che compongono l’ESG Leaders.

Attività internazionali L’8 settembre 2017, Terna, tramite la sua controllata Terna Plus, ha formalizzato il contratto per la realizzazione di una linea a 138 kV nel centro del Perù, lunga 132 km, che unisce le stazioni elettriche di Aguaytìa e Pucallpa. La concessione, che Terna si è aggiudicata alla fine del mese di maggio a esito della gara indetta da Proinversion (agenzia statale per gli investimenti infrastrutturali controllata dal Ministero dell’Energia e delle Miniere Peruviano) ha una durata trentennale, per un valore di circa 9 milioni di dollari.

Questi i principali fatti di rilievo successivi al 3° trimestre 2017

FinanzaIl 13 ottobre 2017 Terna S.p.A. ha rinnovato il proprio programma di emissioni obbligazionarie EMTN da Euro 8.000.000.000. Deutsche Bank e Citigroup hanno svolto il ruolo di Joint Arrangers del programma, a cui è stato assegnato il rating BBB da parte di S&P, (P)Baa1 da parte di Moody’s e BBB+ da parte di Fitch.

S&P Global Ratings ha migliorato il  30 ottobre 2017 il rating di lungo termine di Terna S.p.A. da ‘BBB’ a ‘BBB+’, confermando il rating di breve termine a ‘A-2’ (l’outlook assegnato è stabile). L’upgrade di Terna segue quello della Repubblica Italiana da ‘BBB-’ a ‘BBB’ e riflette lo stand-alone credit profile (SACP) della Società, che S&P giudica a livello ‘a-’

Acconto divedendo 2017 di 7,4263 centesimi di euro per azione  .

In considerazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Terna S.p.A. del primo semestre 2017 e delle informazioni in merito alle prospettive economiche e alla prevedibile evoluzione della gestione per l’esercizio in corso, il Consiglio di Amministrazione di Terna S.p.A, avendo ottenuto in data odierna il parere della società di revisione PricewaterhouseCoopers (PwC) previsto dall’art. 2433-bis del codice civile, ha deliberato la distribuzione di un acconto sul dividendo ordinario dell’esercizio 2017 pari a 7,4263 centesimi di euro per azione, che in attuazione degli indirizzi del Piano Strategico 2017/2021 conferma la crescita del 3% annuo fino al 2021, allineata alla prevista evoluzione degli utili e dei principali parametri patrimoniali. L’acconto sul dividendo, al lordo delle eventuali ritenute di legge, verrà posto in pagamento a decorrere dal 22 novembre 2017 (record date ex art.83-terdecies del Decreto legislativo 24 febbraio 1998 n. 58 cd “TUF”: 21 novembre 2017), previo stacco in data 20 novembre 2017 della cedola n. 27.