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25 Marzo 2026 22:06

Caso Paragon, procure Roma e Napoli : “Effettuato accesso presso Aisi, nessuna traccia su Cancellato”

Le procure: "Indagini per identificare autori del tentativo di accesso abusivo e di intercettazione illecita ai danni del giornalista" Depositata consulenza su telefoni ‘spiati'. Nessuna responsabiltà dei Servizi
di Antonello de Gennaro

Le autorità giudiziarie che indagano sul caso Paragon hanno effettuato un accesso ai sensi dell’art. 256-bis c.p.p. presso l’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna, ndr)”. È quanto si legge in una nota congiunta delle procure di Roma e Napoli guidate da Francesco Lo Voi Nicola Gratteri  che, sotto il coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, procedono al momento contro ignoti, per accesso abusivo a sistema informatico e quanto previsto all’articolo 617 del codice penale su reati informatici, cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche e installazioni abusiva di apparecchiature atte a intercettare.

Nei giorni scorsi il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco e il sostituto procuratore di Napoli Claudio Onorati si sono presentati nella sede dell’ Aisi, senza preavviso e accompagnati dai loro consulenti, con un ordine di esibizione.

Dalla relazione del Copasir sull’utilizzo dello spyware Graphite da parte dei Servizi di informazione, approvata il 4 giugno 2025, era emerso infatti che l’Aisi aveva impiegato il software – avendone autorizzazione nelle forme previste dalla legge – per attività di esfiltrazione dati e intercettazione nei confronti di Giuseppe Caccia e Luca Casarini. Per questo motivo gli inquirenti hanno ritenuto necessario verificare se lo stesso software fosse stato utilizzato anche nei confronti del giornalista Francesco Cancellato.

I servizi segreti italiani, e in particolare l’Agenzia per la sicurezza interna Aisi, hanno ammesso l’utilizzo di quel sistema per spiarne le attività di Casarini e Caccia, esponetii di Mediterranea Saving Humans, nell’ambito del contrasto al traffico di migranti, previa regolare autorizzazione delle autorità di controllo (il sottosegretario alla Sicurezza, Alfredo Mantovano e la Procura generale di Roma),

Francesco Cancellato, Giuseppe Caccia e Luca Casarini.

Parti interessate all’indagine sono 7 persone: i giornalisti Eva Vlaardingerbroek, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, Roberto D’Agostino fondatore di Dagospia , e gli attivisti di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrari. Obiettivo della perizia era individuare “un’impronta” digitale, cioè un codice alfanumerico riconducibile allo spyware utilizzato. Secondo quanto emerge dalla consulenza, solo tre dei dispositivi Android analizzati mostrano tracce compatibili con un malware: quelli di Giuseppe Caccia, Luca Casarini e del giornalista Francesco Cancellato.

“In precedenza, infatti, dalla relazione del Copasir sull’uso dello spyware Graphite da parte dei Servizi di informazione, approvata il 4 giugno 2025, e da accertamenti effettuati emergeva come l’Agenzia avesse utilizzato, previa autorizzazione nelle forme di legge, il software ‘Graphite’ per attività di esfiltrazione dati e intercettazione nei confronti di Giuseppe Caccia e Luca Casarini. Si è reso pertanto necessario verificare“, si legge nella nota delle Procure “alla luce degli esiti della consulenza tecnica, se il software in uso all’Aisi fosse stato impiegato anche nei confronti di Francesco Cancellato”.

“L’attività di esibizione e analisi dei dati del server ‘Graphite’ in uso all’Aisi ha riscontrato le attività poste in essere, la notte del 14 dicembre, nei confronti di Casarini e Caccia, ma non ha consentito di rilevare tracce di operazioni riferibili a Francesco Cancellato, allo stato confermando l’assenza di elementi che riconducano l’attività di indagine ad Aisi, si spiega, “le indagini proseguono al fine di identificare gli autori del tentativo di accesso abusivo e di intercettazione illecita ai danni di Francesco Cancellato”.

Dalla consulenza depositata sul caso Paragon è emerso che “tra tutti i telefoni cellulari acquisiti dai numerosi querelanti, tracce di attività riconducibili a un malware sono state riscontrate esclusivamente su tre dispositivi Android”, riconducibili agli attivisti di Mediterranea Giuseppe Caccia e Luca Casarini e al giornalista Francesco Cancellato, spiegato la nota congiunta delle due procure. A condurre l’indagine sono i procuratori aggiunti Sergio Colaiocco e Vincenzo Piscitelli. Le denunce erano state sporte dopo le notifiche ricevute dalla società Meta (proprietaria di Whatsapp, Facebook ed Instagram) , con le quali i querelanti venivano informati della possibile infezione dei rispettivi dispositivi cellulari.

Nell’ambito dell’indagine, sono stati ascoltati nei mesi scorsi come testimoni il direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna (AiseGiovanni Caravelli e il direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna (AisiBruno Valensise. Le anomalie individuate riguardano in particolare i database di WhatsApp, dove i consulenti hanno riscontrato interazioni coerenti con il funzionamento di Graphite, lo spyware prodotto dalla società israeliana Paragon, già citato nei report di Meta. La compromissione dei dispositivi risalirebbe alle prime ore del 14 dicembre 2024.

Nel mese di febbraio scorso è stata depositata la consulenza tecnica collegiale disposta e in particolare, i consulenti tecnici hanno rilevato “una serie di anomalie nei database WhatsApp di tutti e tre i dispositivi Android, consistenti in interazioni compatibili con quanto riportato nei report Meta” con riferimento al funzionamento del software “Graphite” prodotto dalla società Paragon. La consulenza ha rilevato inoltre che “il periodo di presumibile compromissione dei dispositivi in uso a Casarini, Caccia e Cancellato risalirebbe alle prime ore del 14 dicembre 2024”. I consulenti hanno anche evidenziato come “l’esecuzione in serie di tre attacchi nella stessa notte suggerisce che essi possano essere stati parte di una medesima campagna di infezione

I Servizi hanno negato di aver intercettato Cancellato ed, effettivamente, non risulta alcuna traccia nei server delle agenzie di sicurezza come la magistratura ha potuto verificare. Poichè Paragon è un software ceduto in utilizzo soltanto agli Stati. Due le ipotesi plausibili: o uno Stato straniero abbia intercettato il giornalista italiano , o viceversa Cancellato è stato spiato illegalmente in Italia. Un dubbio a cui non c’è risposta poichè non c’è traccia alcuna nei server dei Servizi. Gli israeliani proprietari di Paragon tutelano la propria attività e non stanno fornendo alcuna informazione alle autorità italiane, e non dicono cosa c’è nei loro server. non fanno fanno sapere se sia possibile cancellare i dati.

Quindi il servizio segreto interno italiano non ha mentito, secondo a quanto è stato possibile verificare. Ed eventuali manomissioni del server, che sono state fermamente negate e smentite negate dall’ Aisi, non sarebbero state possibili senza la compartecipazione di Paragon, la società proprietaria del software con cui i Servizi italiani hanno interrotto i contratti di fornitura, che hapubblicamente affermato di avere ceduto Graphite solo a entità statali (quali sono le Agenzie di sicurezza italiane) e mai a soggetti privati.

Francesco Cancellato direttore della testata online Fanpage

Alla luce della consulenza tecnica, i magistrati hanno ritenuto necessario verificare se il software in uso all’Aisi fosse stato impiegato anche nei confronti di Francesco Cancellato. L’analisi dei dati del server Graphite dell’Aisi ha confermato le operazioni effettuate la notte del 14 dicembre nei confronti di Casarini e Caccia, ma non ha rilevato alcuna attività riferibile al giornalista, allo stato confermando l’assenza di elementi che riconducano l’attività di indagine ad Aisi. 

Alfredo Mantovano sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega ai Servizi, alla presentazione svoltasi ieri della Relazione annuale dell’intelligence, rispondendo a una domanda aveva detto:” A giugno dopo un lungo approfondimento con accertamenti senza precedenti il Copasir ha approvato all’unanimità una relazione sul caso Paragon. Le procure di Napoli e Roma hanno aperto un’indagine che non è conclusa sulla stessa materia. Io attendo con serenità la conclusione delle indagini ed anche nei confronti delle due procure da parte delle Agenzie c’è il massimo della collaborazione nella certezza che le Agenzie hanno rispettato in pieno le disposizioni di legge. I contratti con Paragon sono stati interrotti da tempo.

Relazione annuale politica dell’informazione per la sicurezza



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