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27 Ottobre 2026 03:59

“L’autista del tram deragliato a Milano era al telefono poco prima dello schianto”

Dagli accertamenti effettuati la conversazione con un collega sarebbe durata 3 minuti e 40 secondi. Gli avvocati del conducente negano: "Non era al cellulare"

Il conducente Pietro M. alla guida del tram 9 dell’ Atm deragliato a Milano il 27 febbraio scorso sarebbe stato al cellulare sno a dodici secondi prima che il mezzo andasse a schiantarsi contro un palazzo. Nell’incidente persero la vita Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky e rimasero ferite una cinquantina di persone. La conversazione telefonica intercorsa con un collega sarebbe durata 3 minuti e 40 secondi. E’ quanto emerge dalle indagini svolte dalla Polizia Locale di Milano nell’ambito dell’inchiesta della Procura milanese. Riscontri che potranno diventare certezze anche a seguito dell’ apertura della scatola nera.

Le indagini degli agenti del Radiomobile della polizia locale, guidati dal comandate Gianluca Mirabelli, e coordinate dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, proseguono. Ieri, con i carabinieri del NIL-Nucleo ispettorato lavoro di Milano, si sono presentati in Foro Bonaparte presso la sede dell’ Atm, l’ azienda municipale milanese dei trasporti urbani con un ordine di esibizione atti. Gli inquirenti hanno chiesto materiale tecnico, in particolare sul Tramlink, la documentazione lavorativa sul tranviere, e le eventuali “circolari/regole interne Atm per l’uso telefoni mobili in cabina”. 

La discrepanza tra l’attimo in cui Pietro M. ha terminato la comunicazione e l’impatto con il ristorante all’angolo sarebbe di soli 12 secondi. Forse anchr meno. Fino a risultare parecchio a ridosso della fermata «bruciata», dello scambio non azionato, e della curva presa a tutta velocità. Gli inquirenti stanno cercando di collocare esattamente il contatto telefonico nella timeline di quella giornata.

Le accuse a carico dell’autista del tram

Il macchinista è indagato per omicidio e lesioni colpose, aveva sostenuto di avere perso il controllo del tram a seguito di un malore improvviso . Secondo la procura, l’autista procedeva a “velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l’edificio posto all’angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario”.

Nel capo d’imputazione si legge che l’autista del tram “ometteva di regolare adeguatamente la velocità del mezzo condotto mentre si trovava in prossimità di una fermata e dell’intersezione stradale fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto” e con “negligenza, imprudenza e imperizia non si avvedeva che lo scambio ferroviario presente appena prima dell’intersezione citata era azionato in direzione ‘sinistra’ e ometteva di azionare il citato scambio in direzione ‘diritto’ e svoltava a sinistra a velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l’edificio posto all’angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario“


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