Apertura anno giudiziario, la Cassazione: “Inchieste troppo lunghe. No ai processi mediatici. I Pm siano più riservati”  

Apertura anno giudiziario, la Cassazione: “Inchieste troppo lunghe. No ai processi mediatici. I Pm siano più riservati”  

La fuga di notizie sulle indagini in corso, un maggior opportuno riserbo richiesto ai magistrati, uno stop alla prescrizione. Sono stati questi i temi centrali nella cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario, che si è svolto questa mattina a Roma nel “Palazzaccio”, cioè il palazzo della Suprema Corte di Cassazione. Necessaria quanto mai una riforma penale non più rinviabile, come ha dichiarato il ministro della Giustizia Andrea Orlando  , aggiungendo che  “L’azione di riforma proseguirà, ma si è già sensibilmente ridotto il peso di quelle patologie, cronicizzatesi nel corso di troppi anni”. “Dovevamo misurarci con tre emergenze – ha sottolineato  Orlando – ” il sovraffollamento carcerario, le carenze di personale, la mole dell’arretrato e i tempi della giustizia. Le abbiamo affrontate“.

La prima volta nella storia che non vede presente la delegazione dell’Associazione nazionale magistrati , sempre più “politicizzata”. L’Anm,ha deciso di disertare l’evento  in polemica con il Governo per il mancato rispetto degli accordi sui correttivi al decreto sulla proroga dei pensionamenti solo per alcuni magistrati e sulla legittimazione ai trasferimenti. Una nota di immancabile corporativismo che le toghe non potevano farci mancare manifestando ancora una volta il proprio comportamento da “casta” che si sente intoccabile e al di sopra di tutto e tutti.

In compenso presente tra il pubblico  il premier Paolo Gentiloni seduto accanto al Capo dello Stato Sergio Mattarella,  a differenza dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che  non aveva mai partecipato negli anni scorsi all’appuntamento istituzionale.

Maggiore riserbo dei pm. Il procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo ha fortemente criticato la fuga di notizie dalle cancellerie dei magistrati ai giornalisti compiacenti ed a volta quasi “organici“, fenomeno definito  “grave perchè rischia di ledere il principio costituzionale di non colpevolezza“. Per questo motivo ha chiesto maggior riservatezza alla magistratura , ricordando il richiamo della Corte di Strasburgo ai pm, ai quali è imposta “la massima discrezione anche là dove si sia trattato di sostenere pubblicamente le ragioni e la bontà dell’attività giudiziaria svolta“. Servono quindi  “meno leggi” e maggiore “fiducia nei magistrati”, ha concluso il procuratore generale.

Stop al reato di clandestinità. “Merita di essere presa in seria considerazione la proposta di aprire talune, significative finestre di controllo giurisdizionale nelle indagini, piuttosto che prevedere interventi di tipo gerarchico o disciplinare“. E’ stato questo uno dei passaggi salienti della relazione per l’apertura dell’anno giudiziario del Primo presidente della Cassazione  Giovanni Canzio  nel suo intervento in cui ha criticato anche le indagini “troppo lunghe” e le “distorsioni del processo mediatico” a cui hanno contribuito negativamente anche alcune “spiccata autoreferenzialità” di certi magistrati.

 Canzio  poi ha difeso  l’utilità della riforma penale confermando e  ribadendo  il suo “no” al reato di clandestinità, pur evidenziando la necessità di adeguare il sistema repressivo contro la “terribile minaccia” del terrorismo internazionale con  “adeguate misure di polizia e prevenzione”  , un maggior coordinamento delle indagini anche con l’istituzione della Procura europea, e un “efficace sistema repressivo, fino a configurare gli atti di violenza terroristica come crimini contro l’umanità“. Canzio si è soffermato anche sul tema della prescrizione, che è pressochè irrisoria in Cassazione (ha riguardato solo l’1,3% dei processi) ma che secondo lui andrebbe bloccata dopo la condanna in primo grado.  Il Presidente Canzio nella sua relazione ha sottolineato che un carcere più umano attenua il rischio di radicalizzazione,  ed appare “comunque irragionevole che la prescrizione continui a proiettare gli effetti estintivi del reato nel corso del processo, pur dopo la condanna di primo grado, mentre sarebbe più corretto intervenire con misure acceleratorie sulla durata dei giudizi di impugnazione“.

I processi per corruzione sono ancora pochi. Nell’evidenziare, inoltre, come sia sentita nel Paese   la “percezione di una diffusa corruzione sia nella Pubblica amministrazione che tra i privati“, il presidente della Corte di Cassazione ha spiegato che tale percezione “non trova riscontro nelle rilevazioni delle statistiche giudiziarie. Il dato nazionale registra, infatti, un numero esiguo di giudizi penali per siffatti gravi delitti, con appena 273 procedimenti definiti nel 2016 in Cassazione, pari allo 0,5%.  Quindi è necessario  “avviare un’approfondita riflessione sull’efficacia delle attuali misure, preventive e repressive, di contrasto del fenomeno”. Quanto all’andamento del settore penale, i risultati della Cassazione hanno dimostrato una “significativa inversione di tendenza”: aumento del 12,2% dei procedimenti definiti, calo dell’arretrato del 15,7%, tempo di definizione di soli otto mesi, “ben al di sotto della media europea“.

Legnini: torni dialogo Anm-governo – “Superare le difficoltà del rapporto tra l’Anm e il governo“, attingere “al proprio senso di responsabilità, alimentando la cultura del dialogo“: è l’appello che Giovanni Legnini  il vice presidente del Csm ha rivolto nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario:”Auspico fortemente che si possano superare le difficoltà proseguendo un percorso di innovazione nell’amministrazione della giustizia“. Una scelta non causale, visto che per la prima volta oggi l’Anm diserta la cerimonia in polemica con il governo.

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