di Antonello de Gennaro
Così come scrive il CORRIERE DELLO SPORT “Uno (Malagò n.d.r.) si definisce «una vittima», l’altro (Abodi n.d.r.) spera “di non dover intervenire” ma onestamente faccio fatica a credere a quest’ultima affermazione. L’ attuale presidente della FIGC Giovanni Malagò è finito al centro dell’ennesima diatriba sul caso del mancato tesseramento che, a differenza di quanto sostengono il procuratore generale Taucer e, di rimando, il presidente del Coni, Buonfiglio, secondo la Figc non è un presupposto per rendere inammissibile una candidatura. Un fatto che ieri Abodi (l’altro) ha commentato esprimendo una posizione ben precisa, poco conciliante con le istanze di Malagò (l’uno): “Sono convinto che nella fattispecie Malagò non abbia responsabilità – ha detto il ministro per lo Sport durante l’evento di Fenix (la festa dei giovani di FdI) a Roma – Ma non possiamo neanche sottovalutare che le regole che valgono per tutti le ha fatte proprio il Coni, e questo il presidente Malagò lo sa“.
Il Ministro dello Sport Abodi aggiunge il CORRIERE DELLO SPORT si è anche augurato “che la questione non si politicizzi», ma sa molto bene che il tema del commissariamento, “è da tempo un obiettivo di alcuni parlamentari di Fratelli d’ Italia che sostengono la maggioranza di Governo” che lo ha indicato al Quirinale come Ministro dello Sport , “e non solo del solito Lotito“.

In realtà la questione è prettamente “politica”. Come i fatti dimostrano. Non è infatti una banalità e casualità che alcuni ambienti di Fratelli d’ Italia siano interessati a mettere le mani sul “business” del calcio italiano. Il CORRIERE DELLO SPORT evidenzia che Malagò ieri non ha risparmiato stoccate all’attuale presidente del Buonfiglio, che lui sostenne come suo successore alla guida del Comitato Olimpico, elezione che senza il sostegno di Malagò, Bonfiglio non avrebbe mai ottenuto.
Malagò è stato abbastanza chiaro. “Sono sotto attacco. La questione è esclusivamente di carattere personale e politica. Se mi sono pentito di averlo appoggiato? Tutto e tutti credo siano a dir poco sorpresi da certi comportamenti, ma nella vita non si finisce mai di imparare“. Lo statuto Figc parla di “regolarità del tesseramento“ e secondo l’interpretazione corrente non prevede l’obbligatorietà della tessera quella che invece è necessaria per dirigenti di società, allenatori o atlete. Per la Federcalcio il nodo dell’appartenenza a questo mondo si risolve con l’accreditamento di una componente, invece per il prefetto Taucer stretto collaboratore del sottosegretario Alfredo Mantovano (Fratelli d’ Italia) e per il Coni l’interpretabilità non sussiste e secondo loro si è in regola quando si è tesserati. Malagò non lo era, come però del resto non lo era Gabriele Gravina.
La Corte è andata persino oltre ricordano che “la legittimazione a contestare l’ ammissibilità delle candidature spetta al candidato ammesso e al procuratore Federale” (quindi a Taucer) . Come mai il mancato tesseramento non è stato mai segnalato e contestato prima, cioè allorquando Malagò‘ si è candidato e quando è stato eletto dempocraticamente a stragrande maggiornaza ?

Il prefetto Ugo Taucer è stato capo della “segreteria tecnica” del sottosegretario di Stato Aldolfo Mantovano, nel 2009 al Ministero dell’ Interno, ed è Procuratore Generale dello Sport (anche nel suo curriculum non emerge alcune esperienza e/o competenza sportiva) dal 2018 . Resta naturale chiedersi: come mai non ha contestato anche al predecessore di Malagò, cioè Gabriele Gravina, quanto contesta ora all’attuale presidente della FIGC eletto democraticamente ? Consultando il suo curriculum vitae disponibile online sul sito del CONI, si legge che Taucer annovera fra i suoi studi e competenze il titolo di “Diploma di aspirante al Comando di navi mercantile” e “Laurea in Scienze Politiche – Indirizzo politico internazionale“. Quindi privo di alcuna specifica competenza giuridica.


“Oggi io sono sotto attacco, non io perché sono riconosciuto, ma per una procedura elettorale, di cui non solo non sono colpevole ma sono addirittura vittima”. Ha detto il presidente della Figc Giovanni Malagò, parlando dal palco di Fenix. “Adesso c’è il problema del tesseramento, il cartellino, sono l’unico presidente italiano della Figc ad aver vinto un torneo di calcio a 5, per 12 anni sono stato presidente Coni e sono l’unico membro individuale del Cio, il problema sarebbe che dopo le elezioni improvvisamente un signore dice che non ci sia il tesseramento” .
La sentenza attuale
“La premier Meloni ripete sempre “lasciate decidere quello che vuole la gente”. Quindi è giusto che una persona eletta al 70% e chiamata dagli altri abbia questo tipo di problemi?“, è la riflessione-contestazione del presidente Malagò , arrivata proprio nel giorno in cui le motivazioni della sentenza della Corte federale d’Appello sul reclamo respinto all’avvocato Miele, l’uomo che ha scatenato il caso, portano nuove argomentazioni alla tesi di Malagò.

Come raccontato ieri dal CORRIERE DELLO SPORT “avverso le candidature è ammessa impugnazione entro sette giorni dalla pubblicazione sul sito federale». La Corte tiene il punto e va persino oltre ricordando che “la legittimazione a contestare l’ammissibilità delle candidature” spetta «al candidato ammesso e al procuratore federale“. Quindi il ricorso di Miele, non aveva alcuna competenza-diritto ad essere preso in considerazione , in quanto “non è legittimato“.
La scansione temporale ha, secondo la Corte guidata da Torsello, una funzione precisa: “Consentire che ogni contestazione sull’assetto delle candidature sia definita prima del voto”. “Ammettere che il medesimo vizio possa essere dedotto dopo – si legge ancora – e da chi non era legittimato a dedurlo prima, significherebbe consentire che la composizione degli organi di vertice della federazione resti esposta a contestazione per un tempo indefinito“.
Qualcuno spieghi a Taucer ed ai suoi “mandanti” che le norme valgono sempre, per tutti, e non solo quando si vuole forzare la mano. La politica deve smetterla di cercare di infiltrarsi nello sport.









