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6 Settembre 2026 16:10

Lavitola, lasciato dalla compagna perde anche il benestare per i domiciliari

La donna italo argentina, che è insieme a lui dai tempi della sua latitanza, ha preso le distanze non solo dalla vicenda, ma anche dal suo ormai ex compagno

Lunedì mattina Lavitola sarà di fronte ai giudici del Riesame di Roma, per cercare di uscire dal carcere di Rebibbia ed ottenere i domiciliari. Accusato di essere il mandante dell’attentato ai danni dell’amico Sigfrido Ranucci , Valter Lavitola anche se riuscisse nel suo intento non potrebbe tornare nella casa di Roma insieme alla sua compagna italo argentina, che è accanto a lui dai tempi della latitanza, la quale ha preso le distanze non solo dalla vicenda, ma anche dall’imprenditore. 

Lavitola domani mattina si presenterà di fronte ai giudici del Riesame, depositando una memoria di 60 pagine e facendo dichiarazioni spontanee per precisare la confessione resa nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Davanti al gip l’imprenditore aveva ammesso di avere organizzato l’attentato e aveva detto che il suo scopo era attirare l’attenzione per portare a un innalzamento del livello di protezione di Ranucci. Secondo la Procura, invece, l’obiettivo era aumentare la popolarità dell’amico in vista di un suo possibile ingresso in politica. Sono diversi i punti su cui la difesa di Lavitola insisterà con i giudici per ottenere un affievolimento della misura cautelare.

A fine agosto, la compagna argentina di Lavitola ha revocato davanti ai carabinieri, la propria disponibilità “precedentemente espressa di accogliere Lavitola presso l’abitazione” in cui vive con i loro figli. Revocata anche la disponibilità di fargli scontare un eventuale affidamento in prova ai servizi sociali nel ristorante Cefalù, di cui lei è amministratrice. E non è tutto: la donna, che si è rivolta a un legale, potrebbe anche presentare una memoria. A nulla sono servite le due lettere che Lavitola le ha scritto ed inviato dal carcere di Rebibbia, nella speranza di recuperare il rapporto. Oltre alla delusione per gli sviluppi dell’inchiesta, hanno pesato le conversazioni emerse dalle intercettazioni e l’intervista rilasciata al quotidiano Libero da Adriana Limares, donna brasiliana amante di Lavitola che si è dichiarata “La sua fidanzata“.

Dalle indagini in corso sono emersi anche nuovi dettagli ed ulteriori accuse in relazione agli affari di Lavitola in Africa, legati al business del carbon credit. Affari sui quali anche la Procura di Roma ora intende fare luce , soprattutto per chiarire un eventuale coinvolgimento di Sigfrido Ranucci. Tutto parte da un’intervista rilasciata dall’ex conduttore di Report a The Standard un quotidiano dello Zimbabwe, , anticipata via mail a Lavitola prima della pubblicazione e rimossa dal web dopo la perquisizione a carico dell’imprenditore. Nel testo si parlava di un’inchiesta di Report su investitori italiani – probabilmente Lavitola, che però non viene mai nominato – attivi nel settore del carbon credit, truffati da un socio locale. In alcune mail inoltre, Ranucci chiedeva a Lavitola i dati del “corruttore-millantatore”. Adesso l’ex socio di Lavitola, Benjamin Chimutengo, come anticipato dal Tg1, accusa il conduttore: “L’intervista faceva parte di una campagna di Lavitola contro di me a cui lui ha contribuito usando la sua influenza pubblica”. E non è finita: Chimutengo ha annunciato anche azioni legali in Italia.

Gli avvocati Sergio e Arturo Cola difensori di Valter Lavitola sostengono che non ci sia un rischio di fuga: dopo avere saputo di essere indagato, e dopo avere subito una perquisizione in luglio che ha fatto saltare un suo viaggio in Africa, Lavitola avrebbe costantemente informato i carabinieri del Nucleo investigativo e i magistrati dei suoi spostamenti. Sempre secondo gli avvocati, Lavitola dopo l’arresto, avrebbe deciso di collaborare, ammettendo di avere organizzato l’attentato. Il Gip aveva però definito le sue dichiarazioni “fumose” e “inverosimili“, soprattutto in relazione al movente. Adesso l’ex editore ha intenzione di fornire nuovi dettagli, per chiarire i rapporti con il giornalista e i timori per la sua sicurezza, nel tentativo di alleggerire la sua posizione e fare cadere l’aggravante delle modalità mafiose che gli vengono contestata dagli inquirenti.

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